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Cesvi. 51 Paesi in emergenza: ecco l’Indice Globale della fame nel mondo

Cesvi. 51 Paesi in emergenza: ecco l’Indice Globale della fame nel mondo
Ottobre 14
04:31 2020

 

La pandemia e il surriscaldamento ambientale rischiano di avere effetti devastanti

sulla povertà globale.

Secondo la ong potrebbero raddoppiare le persone colpite dalle crisi alimentari

 

La pandemia da una parte e i cambiamenti climatici dall’altra hanno prodotto un cortocircuito che avrà ripercussioni sull’emergenza alimentare globale. L’obiettivo fame zero nel 2030 (“goal 2” dell’Agenda Onu) rischia di rimanere un’utopia: potrebbero anzi raddoppiare le persone che non hanno cibo a sufficienza.

È uno scenario preoccupante che emerge dalla 15esima edizione dell’Indice globale della fame presentato dal Cesvi, organizzazione umanitaria che opera in 22 Paesi. L’emergenza è attualmente ad un “livello moderato” su scala mondiale, in lieve miglioramento rispetto al 2000, ma 11 Paesi registrano livelli allarmanti e altri 40 gravi.

 

La situazione più disperata in tre Paesi – Ciad, Timor Est e Madagascar – seguiti da altri otto in condizioni drammatiche: Burundi, Comore, Repubblica Centrafricana, Repubblica democratica del Congo, Siria, Somalia, Sud Sudan e Yemen.

I quattro parametri che Cesvi prende in esame non lasciano spazi a dubbi. Secondo i dati dell’Onu e della Banca mondiale quasi 690 milioni di persone nel mondo sono denutrite, 144 milioni di bambini al di sotto dei cinque anni soffrono di arresto della crescita e 47 di deperimento.

Solo nel 2018, 5,3 milioni di piccoli sono morti per la malnutrizione. La recessione economica dovuta al Covid- 19 e le conseguenze del cambiamento climatico, in particolare le alluvioni e le devastazioni delle locuste in Africa, sono due fattori che faranno crescere l’insicurezza alimentare e nutrizionale di milioni di persone.

La percentuale di persone denutrite nel mondo è stabile (8,9%) ma il numero assoluto è in aumento: 10 milioni di persone in più nel 2019 rispetto all’anno precedente, 60 milioni rispetto al 2014. Sono l’Asia meridionale e l’Africa a sud del Sahara le regioni con i livelli di fame più elevata. In entrambe le aree la fame è di livello grave, a causa dell’elevata percentuale di persone denutrite (rispettivamente 230 e 255 milioni) e dell’alto tasso di arresto della crescita infantile che colpisce un bambino su tre.

L’Africa a sud del Sahara ha il più alto tasso di mortalità infantile al mondo, mentre l’Asia meridionale ha il più alto tasso mondiale di deperimento infantile.

«La lotta alla fame globale – ha sottolineato la presidente di Cesvi, Gloria Zavatta – deve essere sempre di più un impegno comune e una sfida sempre più urgente, resa ancora più complessa dalla pandemia di Covid-19 e dalle sempre più drammatiche conseguenze del cambiamento climatico. Cesvi è in prima linea da decenni nella lotta alla fame e nel sostegno alle popolazioni in fuga da guerre, persecuzioni e violazioni dei diritti umani».

Uno dei paesi a rischio è la Somalia con 5,2 milioni di persone bisognose di aiuti umanitari. Il coronavirus ha ampliato gli effetti di una crisi economica prolungata alla quale si aggiungono le devastanti inondazioni fluviali che stanno colpendo il paese e una grave invasione di locuste iniziata a fine 2019, che impatta sulla produzione agricola e sulla sicurezza alimentare.

I dati, basandosi su dati antecedenti alla crisi sanitaria, non riflettono ancora l’impatto della pandemia. Ma fanno presagire uno scenario drammatico in particolare c’è il rischio di un raddoppio delle persone colpite da crisi alimentari acute: 80 milioni di persone malnutrite nei soli Paesi importatori netti di alimenti. Le misure adottate per contenere la diffusione del virus hanno avuto come effetto collaterale l’aumento della povertà. In alcune aree è stato limitato l’accesso ai campi e ai mercati, provocando impennate localizzate dei prezzi alimentari e riducendo le opportunità di reddito. In altre parole è diminuita la capacità delle popolazioni vulnerabili di acquistare cibo.

La pandemia danneggerà i più piccoli. Le scuole chiuse in varie parti del mondo impediscono a milioni di bambini di ricevere un pasto giornaliero nutriente. Potrebbero aumentare di 6,7 milioni i bambini che soffrono di deperimento con 130.000 decessi in più. Da Cesvi arriva un nuovo appello ad affrontare l’emergenza alimentare in modo trasversale, tenendo conto delle interconnessioni tra gli esseri umani e l’ambiente e favorendo relazioni commerciali più eque. «Occorre realizzare una serie di interventi atti a garantire la continuità della disponibilità alimentare, la produzione e la distribuzione di cibo – è l’appello che il presidente Zavatta ha rivolto alle istituzioni –. Probabilmente dovremo affrontare altri choc e sfide da qui al 2030».

(Avvenire)

 

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