Lamorgese sullo Ius Culturae: “Tempi maturi per la riforma della cittadinanza”

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La ministra dell’Interno: “La norma deve maturare in Parlamento e necessita di un’ampia maggioranza”

Una apertura allo Ius Culturae che sarebbe un passo verso una società più civile nella quale ragazzini nati e cresciuti in Italia, che hanno fatto le scuole e che vivono regolarmente nel nostro paese possano essere cittadini italiani.

Riforma della cittadinanza? “I tempi sono maturi”. Lo sostiene la ministra dell’Interno, Luciana Lamorgese, che definisce il tema “strategico” per il Paese.

Anche se, precisa, la norma “deve maturare in Parlamento” e “necessita di un’ampia maggioranza”. Dopo aver incassato la modifica dei decreti sicurezza, il capo del Viminale concede un’intervista a Lavialibera (lavialibera.libera.it) , rivista di Libera e Gruppo Abele, in cui affronta alcune sfide cruciali del momento: dai flussi migratori — “la cui gestione è diventata molto più difficile” — ai tentativi di mafie e gruppi criminali di approfittare dell’emergenza Covid per accaparrarsi “una fetta consistente di aiuti pubblici”.
Sui decreti sicurezza parla di “un lavoro lungo e complesso che ha dato i suoi frutti. Abbiamo chiarito i casi in cui può essere concessa la protezione umanitaria, ampliato la convertibilità dei permessi di soggiorno per motivi di lavoro, reintrodotto la possibilità di avviare i richiedenti asilo a lavori di utilità sociale, ristabilito il diritto di iscrizione all’anagrafe per tutti i richiedenti protezione internazionale nonché accorciato i tempi per le risposte alle richieste di cittadinanza per naturalizzazione e matrimonio, passati da quattro a tre (comunque un anno in più rispetto ai due previsti prima dei decreti Salvini, ndr).

Il ministro dell’Interno giudica il nuovo Patto europeo su migrazione e asilo come ” un passaggio atteso da diversi mesi con il quale è stata avviata na fase cruciale dei negoziati per la riforma della strategia migratoria dell’Unione. Non è ancora quel netto superamento del sistema di Dublino da noi auspicato e che continueremo a chiedere. Ma ci sembra di cogliere elementi di discontinuità rispetto alle proposte degli scorsi anni”.

(Globalist)

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