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Conferenza sul Bullismo e Cyberbullismo, lo slogan: “Quelli veramente forti aiutano gli altri”

Conferenza sul Bullismo e Cyberbullismo, lo slogan: “Quelli veramente forti aiutano gli altri”
Ottobre 06
06:59 2020

 

Si è conclusa poche ore fa, la conferenza sul bullismo e cyberbullismo, un progetto di informazione e prevenzione in collaborazione con la Regione Lazio. Ospiti il Dott. Di Pietrantonio, Criminologo la Dott.ssa Della Cieca, Pedagogista clinica e la Prof.ssa Amoroso, Avvocato e docente di diritto dell’Ist. Salvo D’Acquisto di Castel Giuliano.

Con la presenza del Presidente, Giovanni Furgiuele e la moderatrice Erica Trucchia, gli esperti hanno affrontato le tematiche prestando attenzione agli aspetti pedagogici, comportamentali e legali fornendo al nostro pubblico in ascolto, non solo indicazioni volte a identificare le caratteristiche di tali fenomeni, ma sopratutto le possibili soluzioni per vittime e genitori.

La Dott.ssa Viola, che suo malgrado non ha potuto partecipare, ci ha inviato un testo scritto, che proponiamo al termine di questo articolo.

Di seguito al Video, troverete il link in riferimento al progetto “STOP BULLISMO E VIOLENZA” ricordo che per le segnalazioni potete scrivere all’indirizzo: redazione@lagone.it

Nasce “STOP VIOLENZA” il servizio online gratuito contro ogni forma di violenza

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Intervento scritto della Dott.ssa Viola

medico psichiatra e psicoterapeuta

 

Bullismo e violenza di genere: quale soluzione?

Il bullismo e la violenza di genere sono fenomeni sociali da sempre presenti nella storia della nostra società, ma essi, oggi, si infiltrano e si propagano attraverso i nuovi mezzi di comunicazione e attraverso l’isolamento individuale e familiare.
Internet, social, cellulari sono utili mezzi di comunicazione che possono diventare mezzi di persecuzione e di controllo verso individui più fragili o individui che stanno attraversando fasi di vita delicate.
Molto spesso ciò che colpisce nei drammi che arrivano alla cronaca, è la situazione di isolamento rispetto alle famiglie di origine o comunque di rapporti familiari evanescenti.
La vittima del bullismo (o ancor peggio del cyberbullismo) e della violenza di genere si trova quasi sempre sola davanti al proprio persecutore. A volte queste situazioni si protraggono per anni e il meccanismo dell’isolamento è una delle condizioni che vengono create e perseguite con attenzione e metodo dal o dai persecutori.
La vittima può essere minacciata o al contrario, le si fa credere di essere protetta, e così gradualmente si affida a chi poi la perseguiterà. La necessità del controllo della vittima è uno degli elementi che esalta il senso di onnipotenza dell’aguzzino.
Quando si giunge a questi livelli la situazione è già molto seria. La vittima potrà rendersi conto della gravità della situazione, ma spesso le sarà difficile o impossibile uscirne senza che si scateni una tragedia.
A questo livello la comunicazione e la relazione hanno già caratteristiche gravemente patologiche e la situazione necessita di trattamenti complessi anche multispecialistici.
Personalmente credo che solo interventi di prevenzione sia sociale che sanitaria, attuati anche attraverso programmi culturali, possano modificare la difficoltà storica in cui ci troviamo.
Possiamo dire che nella nostra società non si fa prevenzione psicologica e non vi sono informazioni su aspetti psicologici e psichiatrici che potrebbero essere utili alle persone.
L’informazione determina una riflessione, e al termine di un percorso di consapevolezza, un cambiamento. Se pensiamo all’alimentazione sappiamo, perché vi sono molte trasmissioni interamente dedicate all’argomento, che mangiare troppo salato o mangiare troppi grassi determina aterosclerosi e patologie cardiache. Questo non vuol dire che tutti elimineranno o ridurranno nella propria dieta sale e grassi, ma la maggior parte delle persone è a conoscenza dei disturbi che possono dare.
Corsi psico-educazionali per coppie o per genitori possono essere estremamente utili nel trattare temi delicati come il bullismo e la violenza familiare. Per esempio, può essere importante far comprendere ad un genitore che un brutto voto del figlio a scuola, non deve far esplodere la violenza né verso il figlio, né verso il professore e che trattandosi anche di un problema riguardante l’autorità, un valido lavoro con il figlio a questo riguardo, rinforzerà le capacità del genitore stesso e l’Io del ragazzo, nel futuro.
Molti dei comportamenti dei genitori verso i figli possono essere o assolutamente identici a quelli dei propri genitori oppure esattamente opposti, spesso senza una vera e propria elaborazione. Parlare dei vari problemi che si possono creare in famiglia o con i figli adolescenti, può essere di aiuto. Il mestiere di genitore non ha scuole e in un periodo storico durante il quale il cambiamento dei valori e delle tecnologie è rapidissimo, la necessità di un confronto è indispensabile. E questo vale anche per le dinamiche di coppia là dove si confonde l’amore con la simbiosi, o dove il picchiarsi è una modalità di comunicazione che prevale sulla capacità di parlarsi.
La psicoeducazione deve informare e formare i genitori, i familiari e i docenti per eventuali casi di bullismo e la donna stessa per le situazioni di violenza, evitando che possibili vittime debbano da sole far fronte a condizioni di vita drammatiche. In ogni caso, la psicoeducazione deve essere realizzata prima dell’insorgere di una patologia vera e propria o del crearsi di situazioni familiari gravemente disfunzionali.
Tali attività di prevenzione devono essere gratuite, accessibili a tutti ed effettuate in ambito socio-sanitario pubblico.
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Purtroppo, nella maggior parte dei casi, i consultori e i servizi psichiatrici già si trovavano in affanno per mancanza di personale e di risorse dopo la crisi del 2008. Ora, la problematica del Covid-19 fa supporre che le risorse saranno erogate, in ambito pubblico, essenzialmente ai servizi più esposti alla pandemia.
Questo vuol dire che consultori, centri antiviolenza, centri di salute mentale, servizi per la disabilità, servizi per l’infanzia e servizi per le demenze, saranno in sofferenza non potendo ottenere le risorse necessarie per un valido funzionamento.
Per chi, con problemi economici, abbia una situazione di sofferenza familiare e necessiti di una psicoterapia individuale, familiare o per un minore (bambino o adolescente), non ha, nella maggior parte dei casi, la possibilità di accedere ad una psicoterapia gratuita, se non dopo un periodo di attesa inadeguatamente lungo.
È assolutamente necessario, che chi gestisce le risorse in sanità abbia chiara la carenza di supporto psico-sociale alla popolazione, carenza che spesso dà luogo a gravi sofferenze personali e familiari.

Dott.ssa Dianella Viola medico psichiatra e psicoterapeuta

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