Corriere della Sera 02/05/2020 – Le tre regioni e la provincia autonoma sono a rischio: i dati non ancora stabili. Lo studio della Fondazione Gimbe: ยซMa in queste zone si concentra lโ80% della popolazione che dal 4 maggio tornerร al lavoroยป
In almeno tre regioni (piรน una provincia) i dati sulla diffusione del coronavirus dicono che รจ ancora in corso la fase 1; e che quindi, dopo il 4 maggio e con la riapertura di numerose attivitร , potrebbero ripiombare in una situazione altamente rischiosa. Lo sottolinea uno studio della Fondazione Gimbe, che da quando รจ scoppiata lโepidemia si รจ dedicata a un attento lavoro di analisi dei ยซnumeriยป sanitari. ยซDei 4,5 milioni di persone che torneranno al lavoro โ sottolinea il report di Gimbe โ la maggior parte si concentra dove lโepidemia รจ meno sotto controlloยป. Le zone a rischio sono Piemonte, Lombardia, Liguria e la provincia autonoma di Trento.
Dati non stabili
Lo studio ha preso in esame lโandamento del coronavirus nella settimana tra il 22 e il 29 aprile. In particolare ne รจ merso che i casi totali in Italia sono cresciuti dellโ8,7% e i decessi del 10,4% . Di segno opposto sono i ricoverati con sintomi (-19,3) e in terapia intensiva (addirittura -24,7%). Come interpretare queste cifre alla vigilia del primo passo verso la normalitร ? ยซA 4 giorni dallโavvio della fase 2 โ afferma Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe โ il nostro monitoraggio indipendente documenta un ulteriore alleggerimento del carico degli ospedali e in particolare delle terapie intensive. Tuttavia, sul fronte di contagi e decessi, nonostante il progressivo rallentamento, il numero dei nuovi casi non ha raggiunto quella prolungata stabilizzazione propedeutica alla ripartenza secondo le raccomandazioni della Commissione Europeaยป.
Italia a piรน velocitร
La statistica fa emergere unโItalia a piรน velocitร e dove la ripresa di attivitร economiche e contatti sociali potrebbe non rispecchiare il principio della massima prudenza raccomandato proprio dalla Ue: lโ80% dei nuovi casi si concentra infatti in cinque regioni del nord che saranno prevedibilmente le stesse in cui la fase 2 metterร in movimento piรน persone. Lo studio di Gimbe ha di conseguenza lavorato su due indicatori: il numero di casi totali ogni 100.000 abitanti e lโincremento percentuale dei casi nellโultima settimana.
Occhio al Nord (piรน le Marche)
La mappa che ne consegue mostra che quattro aree (Piemonte, Liguria, Lombardia e Trentino) non posso dirsi fuori dalla fase 12. In particolare gli incrementi di casi in Liguria (+14%) e Piemonte (+13,7) sono al di sopra della media nazionale (+8,7). Ad esclusione del Friuli Venezia Giulia tutte le altre regioni del Nord sono ยซsuscettibili di aumentiยป. Sicilia e Lazio navigano in acque relativamente tranquille mentre in un quadrante verde, lontano da situazioni di rischio si collocano tutte le altre regioni del centro e del sud ad eccezione delle Marche. In definitiva, ne esce un quadro in cui al Nord ci sono troppi rischi e al Sud troppi limiti.
Aperture sul filo del rasoio
ยซCon questo quadro epidemiologico โ puntualizza Cartabellotta โ se dal 4 maggio alcune aree dovranno sottostare a restrizioni eccessive che favoriscono autonome fughe in avanti, come dimostra il caso Calabria, per altre la riapertura avverrร sul filo del rasoio perchรฉ dei 4,5 milioni di persone che torneranno al lavoro la maggior parte si concentra proprio nelle Regioni dove lโepidemia รจ meno sotto controllo. E, soprattutto, occorre essere consapevoli che lโeventuale risalita della curva dei contagi sarร visibile non prima di 2 settimaneยป. ยซCome ogni decisione politica โ conclude โ il decreto sulla fase 2 rappresenta un inevitabile compromesso tra evidenze scientifiche ed interessi di altra natura. Con queste posizioni, modulare regole diverse secondo lโepidemiologia del contagio tra le varie Regioni avrebbe inevitabilmente fatto saltare il bancoยป.



