LAGONE

Comitato Montebello, “Dietrofront clamoroso del Sindaco”

Comitato Montebello, “Dietrofront clamoroso del Sindaco”
gennaio 22
14:00 2020

Riceviamo e pubblichiamo

Dr. Armando Tondinelli, sindaco di Bracciano

Tutti gli Assessori e i Consiglieri comunali

Dr.ssa Teresa Pamela Costantini, segretario generale

Dr.ssa Maria Grazia Toppi, capo area amministrativa,  affari generali, legale

Arch. Lidia Becchetti, capo area urbanistica

Magg. Claudio Pierangelini, capo Polizia Urbana

Arch. Enzo Paniccia, commissario regionale ad acta per Montebello

E p. c.: On. Nicola Zingaretti, presidente Regione Lazio

On. Massimiliano Valeriani, assessore urbanistica Regione Lazio

On. Marco Cacciatore, presidente Commissione Urbanistica Regione Lazio

Nonché:  Dr.ssa Gerarda Pantalone, prefetto di Roma

Gen. Marco Minicucci, comandante Legione Carabinieri Lazio

Dr. Andrea Lupi, procuratore-capo alla Corte dei Conti Lazio

Dr. Andrea Vardano, procuratore-capo al Tribunale di Civitavecchia

LORO SEDI

Bracciano, 20-01-2020

 

Oggetto: Montebello  –  Dietrofront clamoroso del Sindaco: ammette per la prima volta che le strade e le aree verdi son comunali, stracciando la sua ordinanza di luglio, che voleva addebitare agli Abitanti il costo (72.000 euro) di manutenzione e messa in sicurezza. Ora è suo dovere ritirare subito l’ordinanza.  E’ suo dovere anche lasciar lavorare con tranquillità il Commissario ad acta contro gli abusivismi.

 

Signor Sindaco, Montebello prende atto del suo clamoroso dietrofront. Per la prima volta, ella ammette che le strade e le aree verdi del nostro Villaggio son proprietà comunale. Straccia così la sua ordinanza 124 del 29-7-2019. Basandosi sul rifiuto di tale circostanza, lei provò allora ad addebitarci la spesa (72.000 euro) di manutenzione e messa in sicurezza di tali aree e strade, che essendo invece pubbliche, rientran per legge nei bilanci pubblici. Manutenzione e messa in sicurezza gliele aveva ripetutamente imposte l’Asl. Ritenendo l’ordinanza illegittima, il nostro Legale sporse denuncia a Civitavecchia. Non le chiediamo un tardivo “mea culpa”, ma l’immediato ritiro della 124 del 29-7-2019, in autotutela. Farlo è un suo ineludibile dovere, che combacia peraltro col suo  specifico interesse verso Procura e Corte dei Conti. Per completezza informativa, il cambio-linea è nella sua missiva 42879 del 5-12-2019, all’indirizzo dell’arch. Enzo Paniccia, commissario ad acta per gli abusivismi a Montebello. Paniccia lo nominò la Regione Lazio, su input quasi unanime (che rarità!) di Maggioranza e Minoranza regionali. Quel cambio-linea, tuttavia, è l’unica perla esatta e di gran rilievo dell’intera missiva, che per il resto è spesso erronea.

Il lavoro del Commissario ad acta contro gli abusivismi

Ma come s’è giunti a tanto? A Montebello il Comune ha, in teoria, la proprietà legale di un grande edificio di mille mq, pressoché pronto per l’uso, ma in larga parte abusivo; gli fan ghirlanda tre gazebo ed una piscina, anch’essi rigorosamente abusivi. Alla proprietà legale, tuttavia, non s’aggiunge il possesso fisico: per l’intollerabile inerzia di taluni Uffici, limitatisi ad un’ambigua “a’ mmoina”, l’ex-Proprietario ne conserva ancora la piena disponibilità (egli solo ha le chiavi di 7 cancelli e tre ingressi). E’ peraltro pacifico: gli abusivismi van abbattuti. Non rileva che la proprietà sia pubblica o privata. Non bloccan le ruspe neanche i ricorsi giudiziari, se privi di “sospensiva”. A meno che… A meno che il Consiglio comunale non destini le parti abusive, con un sedime 10 volte superiore,  ad un uso pubblico (asilo, centro per anziani e/o per giovani, ecc.). Beh, il valore dei citati abusivismi dimezzerebbe da solo l’attuale bilancio deficitario di Bracciano; e ne ridurrebbe gli esborsi per locazioni. Una Lotteria, insomma, da afferrarsi a volo. Ma ella, signor Sindaco, sciupa il denaro delle nostre tasse, contrastando al Tar-Lazio la Regione e il Comitato, che voglion “arricchirla” di manufatti gratis. Strabiliante! Noi e la Regione vogliamo “arricchirla”, ma lei ci fa causa, col denaro delle nostre tasse. E favorisce di fatto quell’ex-Proprietario, che per Urbanistica, Vigili e Regione è “abusivo e inadempiente ai suoi obblighi”.

Il 31 ottobre il commissario Paniccia compie un sopralluogo a Montebello e verifica, per l’appunto, gli abusivismi di edificio-gazebo-piscina. Conferma così gli scrupolosi rapporti 2009-2015 di Urbanistica e Vigili, che anche la Regione riterrà validi. Egli poi chiede, ope legis, se, per le opere abusive, il Consiglio comunale preveda quel preciso utilizzo pubblico futuro, cui s’accennava prima; e ciò per evitar le ruspe, a vantaggio dei bisogni collettivi. In tal caso, però, occorre, in 30 giorni, una delibera consiliare. Invece della delibera, ella, signor Sindaco, partorisce la citata missiva 42879, che, escluso il dietrofront, sembra L’aquilone del Pascoli, che “ondeggia, pencola, urta, sbalza”, in un limbo onirico. Paniccia la prende in contropiede, inviando la 42879 alla Regione, che la cestina brutalmente (una “supercàzzola” per taluni). La stessa Regione concede infine 150 giorni di proroga commissariale per le demolizioni. Conseguenze pratiche. Ella, signor Sindaco, non riesce né a donare un edificio alla Città, né ad evitar le ruspe, né a coprirsi dalle feroci, immancabili polemiche di ieri, oggi, domani. Complimenti!

Palesi contraddizioni della missiva sindacale – Replica punto per punto

Il Sindaco scrive – Avevo rappresentato l’opportunità, se non la necessità, che le operazioni inerenti all’incarico (del Commissario) avessero inizio presso l’Ufficio comunale (…), in contradditorio con tutte le parti interessate (…), in modo che (egli) potesse acquisire l’intera documentazione amministrativa relativa agli abusi contestati (…). (La documentazione) fornita(gli) dalla Regione Lazio, unica in suo possesso (…), come da (lui) stesso dichiarato, era certamente incompleta. Mi spiace constatare che (il mio) invito (giace nel dimenticatoio).

Nostra replicaTrasecoliamo. Si rende conto, signor Sindaco, di quel che scrive? Due i casi. O lei dice il vero, e dunque rifiutò l’intero dossier alla Regione, inducendola ad erronee valutazioni. Oppure lei non dice il vero in un atto pubblico. Quanto al contradditorio nel sancta sanctorum dei suoi Uffici, il Commissario, invece che al chiuso, glielo propose all’aperto, invitando lei, la Capo-area, la srl “abusiva” e il nostro Comitato al sopralluogo del 31 ottobre. Era l’occasione per chiarirsi alla luce del sole. Ma quel giorno ella s’eclissò, insieme alla Capo-area e alla srl “abusiva”. Forse c’era vento con gli aquiloni. Giunse tuttavia trafelata un’ignara “Travet” con un’incombenza, caricarsi di figuracce: portò tre chiavi che non aprivano alcun cancello o ingresso, a ulteriore prova che i manufatti abusivi son tuttora nella piena disponibilità della Srl “abusiva”, pur non essendone più la proprietaria.

Il Sindaco – Il Municipio non può decider nulla, ”sussistendo squilibri strutturali del bilancio in grado di provocarne il dissesto (…). (V’è) un piano di riequilibrio pluriennale, che vincola le risorse ”.

Replica – Ci stropicciamo gli occhi! Ella, signor Sindaco, da un po’ lo strombazza ovunque: entro maggio 2021 la sua “super-valentia” azzererà il deficit comunale. Perciò s’avventura oggi in taluni scialacqui voluttuari e controversi: ricchi cachet alle Starlets, sfarzo di Direttori artistici e Uffici stampa, pompose promotion su lontane radio private… Lo ripetiamo. A Montebello il Sindaco non solo non getterebbe soldi dalla finestra, ma ridurrebbe addirittura il disavanzo. Nessuno, peraltro, rinunciarebbe a edifici milionari, per risparmiare qualche cent su vetri rotti, maioliche sporche, infissi in sofferenza. E poi, qualunque sia l’uso, nulla vieta al Sindaco di chiedere il restauro ai Gestori.

Il Sindaco – L’ordinanza di demolizione n. 46 del 18-12-2009 non è stata adottata “per la repressione degli abusi edilizi riscontrati nell’edificio sito presso il Villaggio Montebello in via delle Rose snc” come riportato dall’arch. Paniccia, ma per “la demolizione di alcune opere di urbanizzazione primaria realizzate dal Lottizzatore in difformità al piano di lottizzazione.

Replica Incredibile! Il Sindaco sottolinea, con la matita blu, un microscopico lapsus calami del Commissario e non s’accorge del gravissimo, macroscopico j’accuse contro se stesso e i suoi Predecessori. L’ordinanza 46/2009, a firma Guardia Forestale ed Area urbanistica, si collega infatti col j’accuse dell’Asl su aree verdi e strade, di cui all’inizio; e squaderna una verità disdicevole: Amministratori vecchi e nuovi han consentito che per 12 anni si perpetuassero, senza reprimerli, una miriade di indegni abusivismi, tutti sulla black list. Le porcherie son ancora lì, vive e vegete, benché deturpino l’ambiente e creino pericoli per sicurezza-salute. Qualche esempio: 300 metri di orribili muri di contenimento abusivi, con lunghi ferri a vista, ove, specie i Bimbi, potrebbero infilzarsi; cinque vani grezzi abusivi in via delle Rose, con flore incancrenite, sedi di topi, serpi, zanzare; pozzetti non ispezionabili, perché sommersi da jungle; mancanza di asfalto, marciapiedi e illuminazione su via delle Ginestre, coi relativi rischi; enormi zone incolte e impraticabili, tranne da chi le usa per discariche abusive, eccetera.

L’impossibile sanatoria del ristorante

Il Sindaco – L’ordine di demolizione (del ristorante riguarda) l’ordinanza 113 del 18-5-2015, con cui (s’ingiunge alla Società responsabile dell’abuso) la rimozione delle opere in assenza di permesso di costruire (…). (La Società) ha poi presentato (…) una sanatoria ex art. 36 DPR 390/2001, denegata dal Comune, in quanto, come primo motivo, (essa) non risultava più proprietaria del manufatto, acquisito al patrimonio comunale, in forza della sentenza 3326/2014 del Tar-Lazio, (con) successiva trascrizione alla Conservatoria. (…). Il trasferimento al patrimonio del Comune, ed è questa la peculiarità, è intervenuto prima dell’emissione dell’ordinanza di demolizione, con ovvie ricadute sull’iter sanzionatorio, a causa del venir meno della disponibilità materiale e giuridica del bene in capo al responsabile dell’abuso e, quindi, della possibilità di ottemperare all’ordinanza, dopo il diniego di sanatoria.

ReplicaChe dire? Siamo sempre più basiti. Dobbiamo ribadirlo. Per la prima volta il Sindaco chiosa che son del Comune sia le aree della sentenza Tar 2014, sia quel che vi sorge sopra e sotto. Ma il 29-7-2019  egli aveva scritto diversamente: “le opere d’urbanizzazione primaria risultano incomplete, non collaudate e mai prese in carico dal Comune”. A parte ciò, la missiva finge d’ignorare che la sanatoria ex art. 36 non poteva concederla neanche il Guardasigilli. Il diniego del Comune chiarisce urbi et orbi che il Richiedente, ope legis, ha l’obbligo della doppia conformità (deve essere proprietario del suolo sia alla concessione, sia alla sanatoria). E’ dubbio che il Richiedente fosse proprietario all’incipit, perché i suoli, per Convenzione, son sempre stati di pertinenza comunale: a mo’ di Totò con la Fontana di Trevi, l’ex-Lottizzatore li aveva “venduti” ad srl dell’entourage. E’ assolutamente indubbio, invece, che il Richiedente non fosse proprietario al momento della sanatoria. Dulcis in fundo, è stupefacente che un Sindaco avvalori lo strafalcione amministrativo, secondo cui il Responsabile dell’abuso non possa ottemperare alla ordinanza di ripristino-luoghi, perché (udite!, udite!) non ha più la disponibilità materiale del manufatto. Roba da sbellicarsi dalle risa. E’ proprio in virtù dell’ordinanza sanzionatoria che il Responsabile dell’abuso ha l’obbligo giuridico del ripristino (ripetiamo: ha l’obbligo giuridico del ripristino), sia o no proprietario. Il Comune ordina, lui esegue. Se no, giocheremmo alle Sturmtruppen.

La proprietà delle aree non c’entra nulla con gli abusivismi da perseguire

Il Sindaco – La complessità della vicenda risiede nella sovrapposizione del procedimento sanzionatorio con gli effetti della sentenza Tar-Lazio, appellata al Consiglio di Stato. (Il Comune), valutati i rischi di giudizio, con gli eventuali risvolti risarcitori in caso di soccombenza, e considerato che, comunque, il manufatto e l’intera area di pertinenza non sono più nella disponibilità materiale e giuridica del Responsabile dell’abuso, (ha deciso di) attendere che il Consiglio di Stato si pronunci definitivamente sulla titolarità del diritto di proprietà dell’immobile.

Replica – Non v’è sordo peggiore di chi non vuol sentire. In primis chiediamo al Sindaco se, facendo i debiti scongiuri, egli ha una fiducia incrollabile nel buon diritto di Comune, Regione, Cittadinanza; e se s’impegnerà fin allo spasimo perché vinca la “Giustizia giusta”.  Qualora (e noi lo crediamo) ci venga da lui un fervente okay, noi fumeremo con serena fiducia il calumet della pace. In secundis, non mischiamo le fave coi ceci. La sentenza definitiva del Consiglio di Stato, che riguarda la proprietà delle aree, non c’entra nulla con gli abusivismi del ristorante, che, come abbiamo già detto, restano tali chiunque sia il proprietario. E vanno sanzionati, senza se e senza ma. O si demoliscono, o s’acquisiscono con un sedime 10 volte superiore, previa delibera di Consiglio. Se il Sindaco non fa la delibera di Consiglio, non v’è altra strada legale che la demolizione. E, per cortesia, non scherziamo! Anche se (ipotetica di terzo tipo) il Consiglio di Stato dovesse riformare la sentenza Tar, gli abusi restano abusi; e dunque non v’è alcun pericolo risarcitorio per il Comune. Né se demolisce, né se acquisisce. In tertiis, come già detto, non risponde al vero che l’ex-Proprietario non abbia più la disponibilità degli abusivismi. Egli ce l’ha, eccome! La riprova durante il sopralluogo 31 ottobre dell’arch. Paniccia…

Post Scriptum – Sollecitiamo un dibattito pubblico su due episodi, che ci turbano nel profondo.

1) – E’ vero o no che nel bagno del Comune si rinvenne una pistola, ivi pericolosamente “dimenticata”? Si trattava di segnali mafiosi? O di avvisaglie terroristiche? Oppure di un’inqualificabile e perseguibile sciatteria, che poteva finire in tragedia? Da parte di chi?

2) – E’ vero o no che qualcuno rimosse i regolari manifesti della Minoranza su temi incandescenti? Al di là delle sanzioni penali, il fatto è d’una straordinaria gravità politica. Non si possono rimuovere manifesti o sequestrare giornali, senza il mandato della Magistratura, che a sua volta ha le mani legate dall’art. 21 Cost. e dal decreto lgt 1944, che limita l’ingerenza alla sola oscenità. Se no si calpesta un diritto sacro per ogni Democrazia: la libertà di pensiero e parola. Chi si presume offeso ha l’arma delle querele.

Distinti saluti.

Il Presidente del Comitato Villaggio Montebello

(Dr. Amedeo Lanucara)

 

Gen. Feliciano Mancini, vice presidente

Amm. Luigi D’Elia, past president

Dr. Alberto Perra, past president

Sign. Massimo Toffolo, past president

Sign. Enrico Ricciatti, segretario

Sign. Giorgio Pastori, tesoriere

Sign.ra Francesca Giansanti, componente, Direttivo

Sign. Giancarla Bonalumi, componente Direttivo

Sign. Claudio Caprioli, componente Direttivo

 

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