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Road to Venezia 76 – uscita 24 – SUSPIRIA Luca Guadagnino  

Road to Venezia 76 – uscita 24 – SUSPIRIA  Luca Guadagnino   
luglio 21
14:10 2019

di Marco Feole

Il 2018 e la sua corrispettiva edizione numero 75 del Festival del Cinema di Venezia verrà per sempre ricordato (decidete voi in che chiave), anche e soprattutto secondo me, come l’anno in cui Luca Guadagnino ha deciso di fare e presentare poi, il remake di Suspiria di Dario Argento. Ovvero di un CAPOLAVORO PERFETTO.

Perché remake? Facciamo finta che ci sia qualcuno che non conosce il film originale, mi sento male dentro al pensiero, ma ok. Premettendo questo proviamo a spiegare cos’è Suspiria di Dario Argento, e perché se oggi siamo cosi tanto innamorati di questa Arte lo dobbiamo in parte proprio a quest’uomo.

Suzy è una giovane americana che vola in Germania, fino all’Accademia di Friburgo, sede di una delle più famose scuole europee di danza. Arriva in una notte di tempesta, e dopo aver visto una ragazza fuggire prova a suonare al campanello dell’Accademia, ma invano. Ci riprova il giorno seguente e stavolta sarà miss Tanner con poca cordialità ad accoglierla e presentarla all’insegnante, la signora Blanc. La quale mette in guardia la giovane Suzy sulla tragica fine di Pat, la ragazza che la sera prima lei aveva visto fuggire. Consigliandole di fare attenzione alle amicizie le dice anche che non potrà alloggiare nell’Accademia stessa, ma in città, insieme ad un’allieva del terzo anno, Olga. Suzy inizia ad ambientarsi, conosce le altre allieve, ma si accorge che il clima è tutt’altro che amichevole, ma soprattutto noterà molto presto che i veri problemi sono altri.

Siamo nel 1977 e Dario Argento è in puro stato di grazia. L’inizio del film è sensazionale, per atmosfere ed efficacia della potenza visiva. L’azione è immediata, e tu sei già dentro un’atmosfera misteriosa e piena di minaccia, pur non sapendo ancora nulla. L’uso del colore che Argento mette in scena oltre a restare indelebile nella mente di chiunque ha visto il film e ne ricorda, diventa parte integrante e caratteristico, insieme un gioco di luci e movimenti di macchina di una sagacia e fantasia registica che diventano un piacere non solo per gli occhi, ma un piacere quasi fisico. Fisico e metafisico, quello che Argento mette nel 77’, utilizzando elementi favolistici e delle fiabe in chiave puramente Horror. Mostra personaggi tipici di quel genere, ci porta nel bosco (non letteralmente) pieno di paure e misteri, e lo fa rappresentandolo come un’Accademia non dall’aspetto cupo ma tutt’altro, quasi magico e per questo ancora più terribile.

Un innovatore, un assoluto maestro nel creare atmosfere, Dario Argento raggiunge con Suspiria forse il suo picco massimo, trovando un equilibrio nel fare il suo Cinema tra il visionario e il racconto fatto di simbolismi. Una trama lineare, non senza momenti che sembrano sconnessi tra loro, ma che sono solo passaggi lasciati ad uno spettatore attento e capace di trarne le proprie suggestioni e impressioni. Lasciandosi guidare da una protagonista perfetta, in tutto, interpretata da una Jessica Harper bellissima. Argento sceglie spesso e volentieri, sequenze senza parole, lasciando tutto in mano alla forza dell’immagine e delle sue atmosfere, rese indelebili dalle scenografie di Giuseppe Bassan, la fotografia sensazionale di Luciano Tovoli e impossibile non citare le caratteristiche musiche firmate dai Goblin.

Un genere quello Horror, scomparso letteralmente dalle recenti e meno recenti ormai, produzione cinematografiche italiane. Un peccato. Grandissimo per me che lo amo, enorme ancor di più per il nostro Cinema zeppo di generi sempre uguali, che sembra non voler più sperimentare, troppo legati ormai alla necessità di fare cassa. Provare con il rischio di toppare al botteghino è un lusso che purtroppo qualcuno non può e non vuole prendersi.

 Suspiria è un film che rappresenta l’Horror italiano, in maniera sublime, che sanciva ancora una volta quanto Dario Argento e il nostro Cinema insegnavano e ispiravano. Ecco perché tra mille motivi, questo film pesa come un macigno sulla cultura cinematografica di ognuno di noi. E se oggi qualcuno di noi, ama follemente il Cinema, lo deve anche e soprattutto a Dario Argento.

Ora direte: “ma non era del remake di Guadagnino che dovevamo parlare?”

Si. Ma non c’è più tempo.

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