LAGONE

Quella per il clima non è solo una battaglia per il futuro, ma per il presente e per la civiltà

Quella per il clima non è solo una battaglia per il futuro, ma per il presente e per la civiltà
marzo 16
12:42 2019

Claudio Cappabianca
Giovanni Furgiuele

Clima e intolleranza
Oggi abbiamo partecipato alla manifestazione Friday for Future in una scuola elementare e abbiamo costatato come molti bambini di età tra i sette e dieci anni siano molto sensibili e preparati nei temi ambientali. Le domande poste, tutte finalizzate al come si possa ribaltare la situazione, avevano una logica stringente nonostante la semplicità derivante dalla tenera età e denotano che la scuola ha instillato in loro un germe positivo.
Oggi abbiamo anche avuto notizia di una nuova aggressione di stampo fascista causando una cinquantina di morte, domanda: rispetto del pianeta e violenza fisica hanno qualcosa in comune? La mia risposta è si e provo a spiegare la mia teoria.
Quando si verificano crisi economiche in contemporanea prendono forza movimenti d’intolleranza nei confronti di chi è diverso rispetto a un modello basato su egoismi e difesa del proprio io. Cerchiamo di fare un pò di ordine sia nelle definizioni, sia nella lunga storia dell’umanità.
L’uomo è nato nomade: alla sua comparsa per il suo sostentamento alimentare si consumavano esclusivamente le risorse locali e quindi appena finite iniziava il cammino verso nuovi territori. La stanzialità è arrivata quando si è iniziato a coltivare il proprio territorio.
Nei primi anni del XIX secolo naturalista francese Jean-Baptiste de Lamarck nel suo saggio Filosofia zoologica affermava che la natura è soggetta a leggi proprie e autonome determinanti evoluzioni e cambiamenti delle specie nel corso dei secoli: graduali modificazioni degli organismi per adattarsi ai nuovi ambienti/clima/cibo. E’ stato coniato il termine Ominazione per indicare il processo di evoluzione della specie umana e la sua progressiva diffusione sulla Terra, a partire dalla sua comparsa in Africa centro-orientale circa 2 MLN di anni fa.
Il miscelamento delle razze, termine sconfessato dallo scienziato genetista Luca Cavalli-Sforza, scomparso da poco, ha prodotto civiltà e culture molto differenti tra loro ma queste non possono e non devono essere considerate strutture chiuse o isolate tra di loro; troppi esempi di sovrapposizioni o punti fondamentali in comune si possono vedere nelle religioni, costumi, arte e tutto ciò che l’uomo produce. Le caratteristiche fisiche predominanti di certe popolazioni dipendono invece da un numero molto ridotto di geni e sono state selezionate esclusivamente da condizioni ambientali.
Troppo spesso si utilizzano termini poco corretti per spiegare differenti ma simili fenomeni:
migrazione- si intende lo spostarsi di singole persone da un luogo ad un altro in base a una programmazione individuale o familiare;
immigrazione- in genere lo spostamento di un singolo o più persone in paesi differenti dal proprio o nello stesso paese di origine, in tal caso si parla di immigrazione interna. L’immigrazione è determinata da fattori ambientali, sociali, economici, politici;
emigrazione- è comprensivo del fenomeno sociale che porta un singolo individuo o un gruppo di persone a spostarsi dal proprio luogo originario verso un altro luogo. L’emigrazione può essere interna, quella che avviene da una regione all’altra dello stesso Stato.
In fisica con il termine entropia viene definita la misura del disordine molecolare, misura della graduale dispersione e degradazione di energia e materia, fino alla morte termica dell’universo stesso: ossia quando il movimento delle singole molecole, per estensione dei singoli individui, viene annullato si ha la paralisi totale e quindi la morte del sistema. Senza mobilità l’umanità si sarebbe estinta, infatti, essa assume una rilevante importanza sin dall’origine della storia della vita associata.
La stessa biologia afferma che l’accoppiamento d’individui della stessa origine provoca una serie di malformazioni o degenerazione della specie.
Altro fenomeno, che nonostante l’aumento delle conoscenze scientifiche, che ha un immeritato successo è il negazionismo: novax, la terra è piatta, abolizione del darwinismo e per concludere l’incremento della incultura.
Perché sostengo che no ai cambiamenti climatici e intolleranza sono collegati? Sin dai primi anni sessanta, gli scienziati sostenevano come ad un incontrollato incremento demografico non corrispondeva sicuramente una gestione oculata e programmata delle risorse del pianeta: lo scorso anno, il primo agosto ha segnato il cosiddetto Earth Overshoot Day, ovvero le risorse naturali che l’umanità ha a disposizione per il restante 2018 sono state esaurite e si consumerà in debito per cinque mesi. Tutte le risorse, acqua, minerali, suolo e quant’altro di cui l’umanità necessita tendono a essere consumate prima che la Terra possa reintegrarle. La data dell’Overshoot ogni anno anticipa.
I negazionisti affermano che il riscaldamento globale è una invenzione, eppure basta vedere come fenomeni rari fino a qualche anno addietro, trombe marine alluvioni, disastri geologici prima erano rari, ora sono frequenti. Ma cosa si vuole nascondere: il raddoppio del canale di Suez sta provocando l’innalzamento della temperatura del Mediterraneo, il cambiamento della fauna e della flora ma tutto ciò è giustificato solo ed esclusivamente dalla necessità di maggiore velocità dei trasporti con costi ridotti.
Tutto viene visto in funzione dell’economia, e qui si vede come necessitiamo di mano d’opera poco qualificata o che si accontenta di salari più bassi. Negli anni del boom economico italiano, anni ‘50 e ’60, abbiamo assistito alla deportazione, mi scuso per il termine, di masse contadine dal sud al Nord Italia senza curarci degli aspetti sociali di integrazione o come sistemare migliaia di lavoratori. Cosa si è ottenuto? Ghettizzazione, conflitti tra lavoratori, discriminazione, etc. Oggi, sia per i cambiamenti climatici, sono previsti circa venticinque milioni di popolazioni che dovranno abbandonare isole o zone costiere per l’innalzamento dei mari, sia per guerre, povertà derivante molto spesso dalla desertificazione o all’acquisto di interi territori da parte di nazioni ricche per coltivare i loro prodotti.
Il sistema economico spinge a maggiori consumi non per sostenere la popolazione, ma per autosostenersi prediligendo chi ha, ma non chi non ha.
Quindi, linguaggi sempre più violenti che servono solo a giustificare il proprio IO senza badare a che la propria libertà non infici i diritti altrui. Migliaia di persone abbandonano i loro paesi rischiando la vita per permettere a noi di avere un’agricoltura di qualità: perché non ci chiediamo dove vanno la sera quei lavoratori della terra che per qualche decimo di euro consentono di mettere in tavola frutta e ortaggi? A volte muoiono anche italiani, vedi la signora che morì di infarto l’anno scorso dopo che aveva lavorato sotto un sole cocente in piena estate per oltre dieci ore. Però facciamo le fiaccolate….
Ebbene dobbiamo essere grati alla signorina Greta Thunberg di soli quindici anni che ha scosso con i suoi accorati appelli le coscienze di tanta gente: da quanto ho visto oggi ringrazio quei ragazzi che hanno raccolto l’appello, mi auguro che noi grandi capiamo il messaggio e iniziamo un lungo percorso, non certo facile, per cambiare qualcosa, ripeto alcuni cambiamenti nell’immediato, mettendo da parte un po’ del nostro innato egoismo, sono possibili per poter dare un futuro ai nostri successori.

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