LAGONE

LE PRIMARIE DEL PD E GLI INTERESSI DELL’ITALIA

LE PRIMARIE DEL PD E GLI INTERESSI DELL’ITALIA
febbraio 26
11:52 2019

Di Sergio Gentili

Cosa diranno le primarie del PD domenica prossima, interessa le forze popolari e del lavoro.
Non perché si possano determinare le condizioni per nuove convergenze identitarie sul quel partito, cosa assolutamente improponibile, quanto per valutare da quale parte si collocherà quell’importante partito neoliberale.
Molte persone, di diversa estrazione sociale e con opposti orientamenti ideali e politici, iscritti e non, votanti e non votanti il PD, parteciperanno alla scelta del segretario. I vari candidati hanno cercato, e cercano, voti per loro mobilitando comitati elettorali, capobastoni delle correnti, quel che resta del loro potere locale, personaggi delle parrocchie, gruppi etnici, ecc. I diversi e opposti orientamenti assemblati in quel partito si conteranno: liberali, radicali, cattolici e quel che resta dei DS. Come si sa, questa improbabile miscela di opposti finora è stata portata a unità grazie al comando di un capo, eletto in modo plebiscitario e per questo indiscusso e indiscutibile. Nel PD tutto si è tenuto fino a quando non si sono verificano delle vere e proprie catastrofi politiche ed elettorali che, poi, hanno sempre scandito il cambio dei segretari: da Veltroni a Bersani, da Bersani a Renzi, da Renzi a ……?
Comunque, la forma e i metodi dei partiti democratici spetta a loro deciderli e vanno rispettati.
Auspico solo che chi parteciperà alle primarie ci andrà non per dare una delega in bianco al futuro uomo (tra i candidati non c’è una donna) della provvidenza che uscirà dalle urne o da un compromesso in assemblea nazionale, ma per chiedere un rinnovamento profondo in grado di rimuovere le politiche che hanno danneggiato il paese, colpito i diritti dei lavoratori e portato milioni di elettori ad abbandonare quel partito e a collocarsi tra l’astensione e il voto ai 5stelle o alla Lega. Nelle elezioni abruzzesi e sarde si sono confermate le tendenze all’astensionismo, alla crescita elettorale del centro destra e alla sconfitta dei candidati sostenuti dal PD, l’unica novità significativa è crollo del consenso ai grillini. La continua crescita delle destre deve allarmare tutti e richiede, per contrastarla, un cambiamento radicale dei giudizi politici, dell’azione politica e sociale e delle alleanze. Non basta l’agitazione da polverone per fare l’opposizione, ci vogliono precise proposte e lotte per la giustizia sociale, il lavoro e lo sviluppo sostenibile. Affidare la prospettiva politica, come fa il PD, al recupero “a prescindere” degli scontenti 5stelle delusi dal governo (molti di loro erano gli scontenti del centro sinistra) appare un illusorio fatalismo di chi non vuole fare i conti con i propri errori e vuole sfuggire ancora al merito delle questioni sociali: pensioni, investimenti, tasse, precariato e disoccupazione giovanile, Mezzogiorno, tutela ecologica, regionalismo differenziato, ruolo dello Stato ecc. Analoga cosa vale per chi a sinistra affida le proprie sorti all’agitazione senza forze sociali e alla pura e semplice crisi e/o ripresa del PD.
Io, avendo da tempo lasciato il PD, non parteciperò alle primarie, ma come cittadino di sinistra sono interessato agli orientamenti politici di quel partito, perché penso che un ruolo politico positivo potrebbe e dovrebbe ancora svolgerlo.
Il paese però attende dal PD cambiamenti, parole chiare e comportamenti coerenti anche perché i vari candidati a segretario ancora non hanno chiarito punti politici e programmatici di fondo. Ne indico alcuni:
a) superamento della politica di Renzi del “popcorn”, del “tanto peggio tento meglio”, che ha tagliato ogni ponte con gli “stellati”, ha portato Salvini al governo e, da qui, il leghista ha potuto agire ampiamente determinando una impennata impressionante dei suoi consensi e nel paese ha alimentato l’ondata popolare razzista e fascistica. E’ evidente che l’interesse primario della democrazia è la cacciata dal governo della Lega. Ma ciò sarà possibile nel medio periodo solo con una pressione e mobilitazione popolare su contenuti sociali e per il lavoro, intrecciata ad una iniziativa politica tesa, da una parte, a isolare Salvini e a rendere inconciliabili le divisioni tra lega e stellati, dall’altra parte, a creare le condizioni per un nuovo governo baricentrato a sinistra dei 5stelle. Non ci sono altre strade, le elezioni anticipate sarebbero un’autostrada per Salvini capo del governo. Quindi, il PD è chiamato a superare la scellerata politica di mettere la Lega e gli stellati nello stesso sacco, senza distinzioni, politica che finora ha avuto l’effetto di rinsaldare il loro accordo e di far guadagnare consensi e spazio politico alla Lega;
b) superare l’estremismo euro-liberista che ha guidato il PD, sostituendolo con una politica che guardi ai ceti medi, al lavoro e ai diritti dei lavoratori (vedi art.18), che sia per lo sviluppo sostenibile e per l’estensione dello stato sociale ;
c) stabilire un asse forte con i sindacati, valorizzando la politica unitaria di Landini, per combattere il precariato con un piano per il lavoro ai giovani, con un piano straordinario d’investimenti pubblici e privati, mentre sul reddito di cittadinanza, che ha suscitato vaste attese popolari, occorrerà agire per garantirne il massimo accesso, la sostenibilità finanziaria e la realizzabilità, liberandolo dalla propaganda governativa;
d) ridare un ruolo centrale allo Stato sia in termini d’intervento nell’economia, di garanzia dei diritti alla persona, di solidarietà sociale e di accoglienza multirazziale, sia in termini di responsabilità e dignità nazionale in Europa.
Per ora non si capisce cosa deciderà il PD. Una cosa è certa: se i democratici vorranno bloccare la loro deriva e contribuire a salvare il paese dall’ascesa delle destre al governo nazionale, dovranno cambiare orientamenti e programmi, e svolgere un ruolo unitario. Passa da qui la ricostruzione di un centro sinistra alternativo al liberismo e al trumpismo nostrano, un centro sinistra assai diverso dal passato, radicato tra le forze del lavoro e tra i ceti medi, con precisi programmi sociali per il lavoro e per l’ambiente, epurato da vecchi e nuovi personalismi, clientelismi e da chi è compromesso col malgoverno, l’affarismo e il male affare.

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