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Cinema da Camera – 4- L’angelo Sterminatore di L. Bunuel

Cinema da Camera – 4- L’angelo Sterminatore di L. Bunuel
ottobre 07
07:33 2018

4. L’ANGELO STERMINATORE del 1962

Luis Bunuel

 di Marco Feole

 Chi ama il Cinema in ogni sua forma, soprattutto quella surrealista, non può non conoscere e ricordare Luis Bunuel. Regista spagnolo naturalizzato messicano, uno dei massimi esponenti del surrealismo e dell’irrazionalità nel mondo del Cinema. Ha spesso raccontato a suo modo nella sua carriera, la natura dell’inconscio, la critica anti-borghese e la sessualità umana.

Parlando di Bunuel, non potevamo non parlare di quello che viene considerato da molti e dal sottoscritto, il suo miglior lavoro. L’angelo sterminatore.

Dopo una serata teatrale, un gruppo di persone dell’alta borghesia si ritrova in un palazzo per cena, ma nonostante l’elevato numero di invitati la servitù se ne va, a differenza del maggiordomo. Nel corso della serata inizieranno ad accadere fatti insoliti e inspiegabili, tra orsi e gregge di pecore che passeggiano indisturbati nel palazzo, zampe di gallina che spuntano dalla borsetta di una signora, fino al maggiordomo che inciampa con la prima portata, portano tutti a pensare si tratti di uno scherzo. Quando poi alla fine della cena, gli invitati si ritrovano in salotto per conversare sembrano quasi non rendersi conto del tempo che passa, e senza alcun riferimento alla cosa si ritrovano a passare la notte lì. Il mattino seguente però quando finalmente tutti si decidono ad andare, si accorgono che non riescono ad attraversare la porta, come ci fosse una barriera invisibile. Il nervosismo cresce, iniziano i primi litigi e bisogni primari come mangiare e bere non aiutano a stemperare l’atmosfera. I dialoghi si faranno sempre meno borghesi, e tutte le convenzioni della buona società lasceranno spazio agli istinti animaleschi più brutali.

Surreale e controverso, Bunuel mette in scena una dimensione psicologica dalla potenza incredibile. Una critica alla condizione umana generale forse. Una pellicola ricca di simbolismi e messaggi velati. Il regista spagnolo usa questa rappresentazione cosi forte per spiegare come nel momento del bisogno prevalgono gli aspetti più orribili dell’animo umano.

Film ispirato ad un soggetto teatrale di Jose Bergamin, Bunuel scrive la sceneggiatura insieme a Luis Alcoriza, e secondo l’idea iniziale la pellicola doveva descrivere e rappresentare in maniera surreale il deterioramento psicologico di un’intera classe sociale. Con uno stile onirico e surreale mirava ad indicare le assurdità della classe borghese aristocratica e reazionaria, ponendo l’accento sulla perdizione del genere umano, bloccato nell’anima. In questo la metafora del film, o almeno una di esse, quell’uomo imprigionato a vagare in una stanza, impenetrabile dall’esterno, senza via d’uscita.

La potenza dell’opera ambigua, elegante e profonda di Bunuel a distanza di anni, è proprio lasciare ancora irrisolti i tanti punti interrogativi e le diverse chiavi di lettura che lo spettatore ha davanti a se. Un’opera quasi apparentemente incompleta, ma volutamente lasciata cosi da un regista che sembra quasi voler affidare a noi, alla nostra sensibilità individuale, quell’ultimo tassello per renderlo compiuto. Semplicemente imperdibile!

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