LAGONE

Riccardo Agresti, dirigene scolastico della Corrado Melone: “Io non replico al sindaco, non sono io il suo interlocutore”

Riccardo Agresti, dirigene scolastico della Corrado Melone: “Io non replico al sindaco, non sono io il suo interlocutore”
ottobre 05
20:03 2018

Qualcuno cerca di far apparire la questione “mensa” come una diatriba personale fra il Sindaco ed un suo possibile avversario alle prossime elezioni o fra il Sindaco ed un agitatore di folle che sarà bene far allontanare per avere la quiete pubblica. Ad altri, quindi, lascio le repliche alle mezze verità ed alle gravi imprecisioni scritte dal Sindaco, basate su dati suggeriti dai suoi collaboratori che non sono stati in grado nemmeno di fornirgli i numeri corretti, mettendolo in ridicolo di fronte a chi sa di cosa si parli.

Vorrei, perciò, sottolineare che il conflitto non è tra Alessandro Grando e Riccardo Agresti, ma fra il responsabile della salute dei cittadini di Ladispoli e i bambini della “Melone”.

Forse il problema nasce dal fatto che io non sia in vendita e che non stia contrattando favori per me o la mia famiglia (come in genere fanno i politici corrotti, amici o avversari che siano), ma chieda il rispetto del diritto alla salute dei bambini affidati alla Scuola che dirigo. Pertanto lascio ad altri queste repliche, anche perché è ormai evidente la strategia di questa Amministrazione che procede ad occhi bendati commettendo errori su errori. Inizialmente hanno tentato di nascondere gli errori commessi cercando alla cieca, di volta in volta, motivazioni plausibili (prima a voce: “i lavori serviranno per la riqualificazione dei locali”, poi a Centromareradio: “i lavori sono necessari per problemi strutturali che rendono inutilizzabile il polifunzionale”, infine sui giornali “i lavori sono stati realizzati per offrire il polifunzionale alla cultura”. Le scuse non hanno funzionato e, vista la reazione dei genitori, hanno cercato di buttarla “in caciara”, così il Sindaco ha perso l’autocontrollo davanti ai genitori ed ha lanciato accuse a vanvera: il preside “è un comunista” (questa la definizione affibbiata a chiunque lo contraddica), i docenti “politicizzati” (ma lui non lo è?) ed i genitori marionette “manovrate” dal preside (come se i genitori possano farsi manovrare da qualcuno). Infine ora, vista la “mala parata”, cerca di ridimensionare ad una diatriba fra due persone (una delle quali in cerca di una popolarità ormai ridotta allo zero) quello che altro non è che mancata attenzione che l’Amministrazione ha verso la salute dei bambini (non credo possa definirsi altrimenti il pretendere di far mangiare 120 bambini in uno spazio angusto nel quale rischierebbero di fare la “fine dei topi” in caso di incidente).

Oppure il problema potrebbe nascere dal timore di fornire un vantaggio ad un possibile candidato alle prossime elezioni. Chi ha ipotizzato questa idea è evidente che non mi conosca. Quando lavoro per la Scuola io ho un unico partito: i bambini. Premesso questo, confesso anche che so di non avere le capacità per fare politica (intendo quella con la “p” minuscola). Infatti io non ho protettori (perché voglio rimanere libero); non chiedo favori (perché non voglio dover “ringraziare” nessuno); non so risultare simpatico a tutti i costi (non riesco ad essere ipocrita e parlo senza peli sulla lingua); non ho tessere di partito (perché ragiono con la mia testa); non scendo a compromessi (soprattutto se si tratta di difendere diritti altrui); non faccio promesse che non sia sicuro di mantenere (e nemmeno faccio favoritismi: ciò che prometto ad uno, lo prometto a tutti); non sono figlio di persone che hanno “amici di amici” (nessuno mi voterebbe perché non sono “nessuno”) … insomma non rappresento alcun pericolo dal punto di vista politico, anche perché non mi appoggio né sono appoggiato da alcuna forza politica.

Ma infine forse proprio la mia debolezza politica nasconde il motivo di questo “attacco” alla mia persona. La certezza di colpirmi senza aspettarsi alcuna reazione di alcun tipo da parte di alcuno. Questo è il mio vero rischio: avere con me solo il sorriso dei bambini che in questi giorni ancor più di prima mi salutano dovunque mi vedano. Sarò mandato via ed andrò a lavorare per altri bambini, ma non dimenticherò mai questa solidarietà che mi manifestano spontaneamente ed autonomamente dovunque mi incontrino, una solidarietà che non potrà essere affievolita con la diffusione di menzogne. Peccato che i bambini non votino!

Riccardo Agresti

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