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Partito Democratico di Bracciano. Gli affari del cittadino: la Regione alza la voce con l’amministrazione

Partito Democratico di Bracciano. Gli affari del cittadino: la Regione alza la voce con l’amministrazione
settembre 25
16:11 2018

Pesante diffida della Regione Lazio all’amministrazione comunale sulla vicenda del cittadino.

La nota è stata inoltrata anche alla Procura della Repubblica.

Hai un terreno di 17 mila mq su cui vorresti costruire nove ville, ma il Piano Regolatore Generale prevede per quel terreno “solo” l’edificazione di servizi ad interesse pubblico?

Niente paura! A Bracciano puoi farlo!

Basta nominare un nuovo un Capo Area all’Urbanistica (casualmente candidato alle elezioni amministrative con la coalizione del sindaco Tondinelli) che tramite un Certificato di Destinazione Urbanistica  trasformi la destinazione urbanistica di quel terreno (zona F) in una zona C equiparabile a zona B (che non è mai stata neppure con il PRG previgente)così da permettere la costruzione delle tanto agognate ville.

Non ci credete?

Eppure, tutto ciò è successo.

E’ piu’ di un anno che seguiamo sul nostro blog lo sviluppo delle vicende del cittadino non piu’ anonimo(Arturo Cimaglia):

Con precedenti comunicati che si trovano sul nostro sito vi abbiamo raccontato di come la Giunta Comunale, su richiesta dell’allora segretaria, abbia prima cercato di mettere un freno alle “pressioni” di Cimaglia con l’approvazione di una delibera di giunta che stabiliva di nominare un legale per dare riscontro alle sue note, e poi abbia affermato che in realtà si era trattato di un errore (revocando la delibera stessa).

Nello stesso articolo, ricostruimmo la vicenda dei terreni del suddetto cittadino, che non ha edificato, quando poteva farlo, con il PRG previgente alla variante approvata nel 2009 per non cedere le aree al Comune e per non realizzare le opere di urbanizzazione necessarie (cosa che invece i cittadini  residenti nelle lottizzazioni accanto hanno realizzato e pagato) perché pretendeva ( e pretende ancora oggi) di costruire direttamente nove villini in una zona dove non è previsto e dove insistono abusi edilizi oggetto di diniego del permesso di costruire in sanatoria (salvo che per il nuovo capo area che ha inspiegabilmente revocato tali dinieghi, dopo oltre nove anni, disattendendo, tra l’altro, la normativa che prevede l’ annullamento entro 18 mesi dall’adozione dell’atto).

Successivamente, abbiamo provato a schematizzare ed a semplificare le questioni al Sindaco, con 10 semplici domande, vista la sua assoluta incapacità ( o mancanza di volontà) nell’affrontare un contradditorio. Probabilmente la risposta alla domanda numero 9 (Per quale motivo non si limita ad espropriare l’ultimo breve tratto di via del Sassone, invece di autorizzare la realizzazione di 9 ville su un terreno F2 (servizi)? Come farà a rilasciare l’autorizzazione? Farà una variante al Piano regolatore Generale?) oggi la conosciamo: basta nominare una Capo Area che attraverso l’emissione di un Certificato di Destinazione Urbanistica in contrasto con il PRG vigente, cambi la classificazione urbanistica del terreno! Come non averci pensato prima? E pensare che in tutta Italia centinaia di Amministrazioni impiegano anni per una variante al Piano Regolatore che deve prima essere proposta ed adottata in consiglio comunale attenendosi a termini perentori previsti per osservazioni e controdeduzioni, le quali devono essere nuovamente approvate o respinte dal consiglio comunale.

 Successivamente il tutto deve essere valutato ed approvato dall’ente regionale che invia nuovamente all’amministrazione per un ulteriore e definitivo passaggio in consiglio comunale, il quale restituirà la delibera di consiglio alla Regione per l’approvazione definitiva e pubblicazione sul Bollettino della Regione Lazio. Questo dovrebbe essere l’iter per modificare la classificazione, giustificandone l’interesse pubblico, di un terreno. A Bracciano, comune di frontiera, basta il rilascio di un nuovo certificato di destinazione urbanistica.

Infime abbiamo pubblicato una prima nota della Regione Lazio, con la quale la stessa chiedeva l’immediata sospensione della procedura prevista dalla delibera 115\2017 ( quella che riguarda Cimaglia, i suoi villini, i condoni per i suoi abusi edilizi), e le motivazioni erano in parte la risposta alle nostre domande. Nello stesso articolo, riproponemmo le dieci domande in forma ancora piu’ semplificata e comunque non ricevemmo risposta.

Oggi la Regione, piu’ precisamente l’ Area “Vigilanza Urbanistico-Edilizia e Contrasto all’Abusivismo“, il 17/09/2018 invia una ulteriore nota con la quale conferma quanto precedentemente sostenuto ( e disatteso dall’amministrazione di Bracciano) e diffida la Capo Area arch. Becchetti a provvedere entro 15 giorni all’annullamento del certificato  di destinazione urbanistica rilasciato con riferimento ai terreni del cittadino che determina una illegittima modifica ( così la definisce la Regione).

Le motivazioni di questa diffida sono facilmente riscontrabili nella nota della Regione e nella storia di quei terreni, che abbiamo tentato di ricostruire tramite gli articoli sopra citati.

La Regione Lazio scrive chiaramente che “la revisione di atti e titoli edilizi, fino a giungere ad una vera e propria modifica, da parte comunale, delle previsioni edificatorie dell’area  approvate dalla Regione… attraverso considerazioni non confacenti alla fattispecie” appare evidente sia un “contenuto discrezionale dell’accordo” che “non può prevalere sulla legge nè sostituirsi ad essa, ma deve rispettare procedure previste dalla legge per le varianti urbanistiche, che non possono essere adottate con una semplice deliberazione di Giunta Comunale né, tantomeno, con una certificazione rilasciata dal dirigente”.

 In piu’ la Regione sottolinea, come avevamo fatto noi provocatoriamente nella domanda 10, che la modifica della destinazione urbanistica prevista dalla procedura concordata descritta all’ art. 11 della 241/90 “deve sempre rispondere al pubblico interesse”: il Sindaco, Cimaglia o la Becchetti prima o poi ci spiegheranno quale sarebbe il pubblico interesse da rinvenire nella procedura così come da loro avviata.

Appare chiaro che ormai gli occhi della Regione, e non solo,sono puntati su questa vicenda incresciosa che va avanti da tanti anni (il permesso di costruire presentato da Cimaglia è del 2005).

Noi rimaniamo fiduciosi, fiduciosi nel sistema di controllo, sia esso politico, amministrativo, contabile o penale. Siamo sicuri che alla fine la verità prevarrà e che a Bracciano si tornerà a respirare un clima più sereno, quello che solo la buona Politica sa portare.

Fino a quel momento, restiamo vigili e continuiamo a chiedere come l’interesse di un cittadino possa prevalere su quello di tutta la collettività.

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