Di nuovo. Con fermezza. Sulla questione migranti.

Due giorni fa Lโ€™Agone.it ha pubblicato lโ€™appello di Benedetta Onori che invitava lโ€™opinione pubblica a riflettere sullโ€™epopea tragica dellโ€™Acquarius, che tutti ben conoscono.

Lo ha fatto con puntualitร  e garbatezza, in modo chiaro ed univoco, quelย  modo che vorremmo sentire usato da tanta classe dirigente del nostro paese.

Il pezzo era corredato da una foto simbolo della tragedia dei migranti che sta trasformando il Mar Mediterraneo in una enorme tomba: quella del bambinoย  Alan Kurdi.

Quella foto iconica รจ diventata, al pari dello scatto alla povera Phan Thแป‹ Kim Phรบc fotografata da bambina che fuggiva dal napalm in Vietnam, o del caduto nella guerra civile spagnola di Robert Capa, rappresentativa di unโ€™epoca, perchรฉ la nostra epoca รจ, nei fatti, segnata dallโ€™enorme evento migratorio.

Dato che il nostro sfortunato tempo รจ segnato anche dallโ€™avvento della post veritร  il crudissimo ritratto del piccolo Alan รจ stato sottoposto al processo dei complottisti da tastiera sulla sua veridicitร  (in fondo le lauree in analisi dei pixel e manipolazione dei media vengono distribuite gratuitamente su YouTube ogni primo giovedรฌ del mese).

La foto รจ autentica, fu scattata dalla giornalista turca Nilรผfer Demir e, cosa piรน importante, aprรฌ un piccolo squarcio nel velo di omertร  ed ipocrisia latente.

Alla fine, di tutta quella vicenda, la cosa piรน triste รจ stato constatare che lโ€™intermundi eternamente connesso era abitato non soltanto da esaltati ed odiatori di professione, ma anche da persone che avrebbero preferito credere che quel bambino non fosse mai esistito.

Torniamo al presente, in quellโ€™attualitร  in cui molti di fronte al cinismo del ministro dellโ€™interno si dicono che โ€œin Spagna gli sparavano con i proiettili di gommaโ€, come se due torti facessero una ragione.

La condivisione del pezzo sui social con la foto di Alan ha scatenato lโ€™indignazione di alcuni: รจ del tutto comprensibile che di fronte alla tragedia la sensibilitร  di qualcuno possa sentirsi ferita, non era evidentemente intenzione dellโ€™autrice del pezzo nรฉ del giornale che lโ€™ha pubblicata offendere alcuno, la potenza dellโ€™immagine serviva a rievocare, a definire anche semanticamente, lโ€™oggetto di un appello, che nel merito (da chi si รจ fermato alla foto) probabilmente non รจ stato colto.

Lโ€™immagine รจ stata tolta per motivi tecnici dal sito e sostituita con una piรน attuale, lโ€™impossibilitร  materiale di cambiare lโ€™immagine di anteprima del post contenente lโ€™articolo senza toglierlo dal social network ย ha dato adito ad alcuni inqualificabili vigliacchi di attaccare personalmente ed in maniera diretta lโ€™autrice, sentendosi in qualche modo โ€œgiustificatiโ€.

La redazione ci tiene a ribadire con forza la sua vicinanza a Benedetta Onori, stigmatizza con fermezza comportamenti vili ed insultanti ed invita chi abbia posizioni compiute e ragionateย  sul tema dei migranti a confrontarsi civilmente anche attraverso lo strumento del nostro giornale che รจ sempre disposto a dare voci alle opinioni, anche divergenti, purchรจ sensate.

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