Sinistra Italiana di Roma chiede alla Regione di sospendere l’autorizzazione ad ACEA di captazione di acqua dal lago di Bracciano

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Riceviamo e pubblichiamo: 

Il 22 Marzo si è celebrata la 25a edizione della giornata mondiale dell’Acqua, istituita dalle Nazioni Unite nel 1992 nell’ambito delle direttive dell’Agenda 21 della conferenza di Rio sullo stato dell’ambiente: i Paesi aderenti affermarono che le problematiche ambientali devono essere affrontate in maniera globale, e istituirono la Commissione per lo Sviluppo Sostenibile per favorire l’attuazione del Piano d’Azione di Rio (Agenda 21) e degli altri accordi internazionali. L’acqua potabile, la sua carenza sempre più evidente a fronte di una domanda crescente – con le stragi di esseri umani, specialmente bambini, per sete e per fame – è stata una priorità. Da allora la sensibilità al tema è cresciuta costantemente, e oggi l’impegno anche in Italia è sulla difesa dell’acqua in quanto “bene comune”.

Nel 2011 la maggioranza assoluta degli elettori italiani, attraverso il voto referendario ha deciso per “l’acqua pubblica”, non assoggettata alle regole di mercato, gestita da organismi pubblici senza che sia riconosciuta nella tariffa una quota per la redditività dei capitali impiegati: ma i governi che si sono succeduti da allora si sono distinti nel violare la volontà popolare puntando con vari strumenti alla definitiva privatizzazione dell’acqua piuttosto che alla pubblicizzazione delle gestioni privatistiche esistenti.

Gli ultimi tentativi, dalle misure legislative per la privatizzazione dei servizi alla riforma istituzionale, sono stati almeno temporaneamente bloccati, anche se per l’insieme di diversi provvedimenti approvati negli ultimi anni è in corso un meccanismo per cui, attraverso processi di aggregazione e fusione, i quattro colossi multiutility attuali – A2A, Iren, Hera e Acea potranno inglobare tutte le società di gestione dei servizi idrici, ambientali ed energetici, con l’aggiunta dell’Acquedotto Pugliese, il più grande d’Europa, che si sta tentando di privatizzare.
Il Lazio ha approvato, recependo una proposta del Forum dei movimenti per l’acqua, una legge che sancisce la gestione pubblica dell’acqua e supera il regime attuale incentrato sui cosiddetti ATO (Ambito Territoriale Ottimale) e sulla gestione unitaria all’interno di ciascun ATO.

I Comuni della provincia di Roma, capitale compresa, fanno parte di ATO2 e la gestione dell’acqua “deve” essere affidata unitariamente alla società ACEA ATO2 detenuta per più del 95% da ACEA (società per il 49% privata); pochissimi comuni (cito nella zona Nord-ovest Anguillara e Canale Monterano) hanno voluto mantenere in proprio il servizio: su di essi incombono intimazioni di ACEA con minacce di deferimento alla Corte dei conti.

Ebbene, la nuova legge regionale prevede che la gestione, pubblica, debba essere garantita tenendo conto dei confini dei bacini idrografici, e introduce quindi i cosiddetti Ambiti di Bacino Idrografico (ABI). Il cambiamento è radicale: perché la gestione deve essere pubblica, deve essere unitaria all’interno dei vari ABI – e non degli ATO, che di fatto coincidono con le Provincie – con ciò superando il monopolio attuale di ACEA; perché è rafforzato il ruolo decisionale dei singoli Comuni; perché è prevista la partecipazione dei cittadini alle scelte. Purtroppo, però, non si è proceduto alla definizione degli ambiti di bacino idrografici, nonostante sia stata presentata da molto tempo una proposta di legge, anch’essa avanzata dal Forum dei movimenti per l’acqua, sottoscritta da molti consiglieri di vari partiti (primo firmatario Gino De Paolis).

Ciò premesso, l’Assemblea congressuale di Sinistra Italiana di Roma invita la Giunta ed il Consiglio regionale del Lazio a dare finalmente attuazione alla legge sull’acqua pubblica mettendo immediatamente all’ordine del giorno la discussione e approvazione della legge di costituzione degli ABI. A tal fine impegna tutti i suoi rappresentanti nelle istituzioni ad operare nella direzione indicata. Sarebbe un gran bel risultato per parecchi milioni di persone, un esempio virtuoso per l’intero Paese, l’inizio forse di una svolta netta rispetto alle politiche degli ultimi vent’anni che hanno fatto dell’acqua una merce e del mercato il punto di riferimento per la sua gestione provocando una peggiore qualità del servizio, minore economicità e minori investimenti.

Sarebbe un gran bel risultato anche per il territorio sabatino, che vive il dramma ambientale – e di una popolazione che si sente attaccata nella sua identità – di un lago che vede il livello ridotto a valori veramente preoccupanti, e le cui acque sono letteralmente depredate da ACEA con conseguenze forse già irreversibili: il superamento degli ATO e l’introduzione degli ABI rimetterà in discussione il monopolio di ACEA e la sua gestione di tipo privatistico che antepone gli interessi economici a quelli della collettività, alla tutela dei beni comuni, al progredire di politiche di sviluppo sostenibile. Anche su questo tema il congresso si esprime prendendo decisamente posizione contro la politica di ACEA e chiede alla Regione di sospendere l’autorizzazione a suo tempo (1990) concessa (quando peraltro ACEA era totalmente pubblica) per far fronte ad emergenze idriche dell’area metropolitana romana: tale autorizzazione prevede una captazione media giornaliera di 1.100 litri/sec, che corrisponde ad un volume annuo captato di 31.5 milioni di metri cubi, ma prevede anche che la captazione debba cessare in caso di pregiudizio dell’equilibrio del lago.

E’ ciò che sta accadendo, ma ACEA non intende né interrompere né ridurre la captazione dal lago.

Per quanto detto l’Assemblea congressuale di Sinistra Italiana di Roma chiede alla Regione di sospendere immediatamente l’autorizzazione ad ACEA di captazione di acqua dal lago di Bracciano, in attesa della istituzione degli ABI e dell’Ambito di Bacino all’interno del quale sarà collocato il lago di Bracciano: è questa, infatti, l’autorità che dovrà e potrà gestire l’equilibrio idro geologico del bacino idrografico garantendo allo stesso tempo la fornitura di acqua potabile alla comunità cittadina e la tutela della risorsa da un suo uso smodato, sconsiderato e che ne mette a repentaglio la stessa conservazione e la disponibilità futura.

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