Padre Pio di Bracciano: contro-proposta alla riconversione

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Il Comitato in difesa del nosocomio avanza una riqualificazione dinanzi alla proposta “inaccettabile” mossa dalla Regione.

Il Comitato per la difesa del Padre Pio prova la carta del rilancio. Più posti letto e una chance di riqualificazione. La palla adesso, anzi il paziente, alla cabina di regia della Regione Lazio. Questione economica, siamo tutti numeri. Questione di rimpalli politici. Questione di buchi neri nella coscienza della società. Chi pensa alle reali ricadute? Chi decide e come? Padre Pio di Bracciano, unico nosocomio per oltre venti comuni e per una bacino di circa 200mila abitanti. Un destino di lotte intestine tra poteri all’ultimo taglio, dimenticatoio della Asl Rmf, ora ospedale fantasma.

Eppure anche e soprattutto una “cerniera” indispensabile per il territorio. Che sta sopravvivendo a fatica alla privatizzazione della sanità, alla migrazione verso la sempre più ingolfata Capitale, alla decurtazione di risorse. Al decreto n. 80/2010 emanato dalla ex Commissaria ad acta Polverini, che disegnava una riconversione in punto di primo soccorso che metteva in ginocchio la sanità locale. Già di fatto piagata da una gestione poco trasparente delle risorse, dalla mancanza di (ricambio del) personale, distribuito senza equanimità tra le strutture, da una latitanza di una pianificazione sociale, civile e finanziaria mirata per ciascuna area.

Il Consiglio di Stato congelava il decreto 80. La giunta Zingaretti insediatasi nel 2013 e il neo vicecommissario ad acta della Regione Lazio Alessio D’Amato avanzavano quindi un piano operativo nei confronti della struttura braccianese che nella sostanza replicava le direttive di “rientro” della Polverini. Nell’ottica del risparmio nei confronti di ospedali scarsamente produttivi. Dopo un incontro con i vertici regionali nella suddetta cabina di regia del SSR, il comitato per il Padre Pio, rigettata la proposta della Regione, ha elaborato una contromisura, sostenuto dal comune di Bracciano e dagli altri comuni del comprensorio, pur assenti alla conferenza stampa del 23 giugno indetta per illustrare il programma stesso.

Il piano operativo regionale, giudicato come “insultante” da Mauro Negretti, portavoce del comitato, lavoratore del Padre Pio e consigliere comunale di Bracciano, prevedrebbe una riduzione a 30 posti letto totali (dagli attuali 58 effettivi). Fatto inammissibile tanto per il comitato quanto per il sindaco Sala, intervenuto il 23, e per il primario di medicina del Padre Pio,  il Dott. Caianello, che pretende dalle amministrazioni una lotta decisa verso provvedimenti che relegano la provincia alle retrovie. Nella proposta del comitato i posti letto dovrebbero diventare 88 totali, di cui 40 per l’area medica, 36 per l’area chirurgica e 8 per il day hospital. Per un costo inferiore al milione di euro.

Un investimento che la Regione dovrà considerare e che dalle prime stime del comitato, farebbe scendere il disavanzo costi/ricavi che grava sul nosocomio (dal 55% al 72% il rapporto) in modo più efficiente rispetto allo stesso piano regionale. Cifre che certo vanno verificate. Ma che risultano come la prima luce in un tunnel in cui il segnale rosso degli 0,5 posti letto/abitante della Asl Rmf diverrebbe realtà con la riduzione dei posti letto del Padre Pio. Una contraddizione per un’area così vasta già dissanguata. Dall’imponenza dell’ospedale di Civitavecchia, dal lassismo di alcuni amministratori, dalla miopia regionale. In una Regione che potrebbe ricevere 400milioni in più dallo Stato dopo la rilevazione Istat della popolazione laziale. Mentre il sindaco Sala ha inviato una diffida al direttore della Asl Rmf al prendere provvedimento affrettati e non giustificati “che apportino modificazione all’attuale organizzazione dell’ospedale Padre Pio e alle prestazioni medico-sanitarie, nel rispetto della sentenza del Consiglio di Stato n. 0342/2012”, appellandosi contestualmente al Presidente della Repubblica Napolitano, i cittadini si preparano alla mobilitazione. Scritta, per strada, sui media, alle porte di una Regione che dovrà ascoltare.

Sarah Panatta

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