Oriolo: svelati retroscena degli affreschi di Palazzo Altieri e degli artisti che li crearono

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Il Palazzo Altieri di Oriolo Romano da sempre ha affascinato per il patrimonio artistico che racchiude: non solo la Galleria dei Papi (recentemente ristrutturata), ma anche i pregevoli affreschi. Non sempre, però, il visitatore ne riesce a cogliere l’alto valore, oppure tutta la dinamica anche storica che si cela dietro ogni dipinto, ogni ritratto, ogni quadro ed ogni affresco che adornano le numerose sale del Palazzo, dove sono molteplici le conferenze che vi vengono organizzate, richiamando un vasto pubblico anche da fuori il paese e dunque non prettamente od esclusivamente oriolese. Una di queste è stato l’incontro che si è tenuto domenica 15 giugno con lo studioso Michele Nicolaci (dell’Università ‘La Sapienza’ di Roma). L’oggetto della conferenza è stata una spiegazione storico-artistica su “Onofrio Santacroce e gli artisti. Novità su Giovanni Baglione, Francesco Bassano e Antonio Maria Panìco dal carteggio Santacroce presso l’archivio Orsini (1595-1600)”.

Al di là della lunga dicitura, l’obiettivo è stato quello di spiegare i rapporti che hanno legato i Santacroce, in particolare Onofrio, ad altre potenti famiglie dell’epoca (i Farnese ed i Mattei) tramite un’arte molto in voga a quel tempo: quella della committenza di opere artistiche per acquisire prestigio, fama e farsi conoscere. Oltre che tramite matrimoni combinati che legavano in maniera ancora più stretta i nuclei familiari, come ben visibile dall’albero genealogico illustrato durante la conferenza. Come gli artisti solevano un po’ copiarsi e riprendersi tra di loro, anche i più importanti feudatari di quegli anni cercavano gli stessi artisti che avevano committenze presso altre famiglie di spicco. Quello che è particolare notare, però, soprattutto per quanto riguarda Onofrio Santacroce, è che egli strinse rapporti più profondi con gli artisti con cui interagì, quasi di amicizia, di stima e di rispetto reciproci. E fu molto più che un semplice committente, diventando spesso anche mediatore ed intermediario per gli artisti stessi con terzi. Tutte notizie che possiamo ricavare, sebbene il rapporto di Onofrio con alcuni degli artisti sopra citati fosse già noto, che ci vengono confermate e a cui aggiungiamo qualche preziosa informazione in più grazie alle lettere ritrovate presso il noto Archivio Orsini (1595-1600). Si tratta, precisa Nicolaci, di circa 900 lettere in 50 anni, alcune anche di difficile interpretazione, ma sicuramente di rilevante fascino artistico, storico e letterario.

Innanzitutto, è bene sottolineare di non dover confondere i Santacroce di Vejano con la famiglia potente di Roma. Per quanto riguarda gli artisti con cui è entrato in relazione Onofrio Santacroce, sicuramente Giovanni Baglione (1573-1643) è quello che più incuriosisce. Baglione o Baglioni, a volte si firma in maniera diversa, “è il più noto di tutti gli artisti –ha spiegato Nicolaci- per motivi che prescindono dalla sua biografia; egli, infatti, tace molto in merito alla sua vita, falsificando le notizie che la concernono e celando spesso informazioni sulle sue origini. Sicuramente frequenta Paul Bril, nelle grazie dei Mattei, e ciò è visibile nella sua espressione artistica e nelle forme e figure dei suoi quadri”. Nelle epistole scambiate con Onofrio, gli vengono commissionate due opere: una tavola d’altare di “San Giuseppe nunziato dall’angelo” alta 14 palmi per circa 130 scudi; e un ritratto di Paolo Santacroce. Occorre tenere presente che il Baglione è stato l’acerrimo nemico del Caravaggio. Tanto che quest’ultimo, insieme a Orazio Gentileschi, Ottavio Leoni e Onorio Longhi, compose due poemetti satirici ai danni dello stesso Baglione e del suo amico e collega pittore Tommaso Salini; dando dell’“incompetente” al primo e definendolo “il vituperio della pittura”. In realtà, nonostante il suo distacco dalla maniera del Caravaggio, Baglione riscosse molto successo presso l’alta società e le alte istituzioni quali la Chiesa. Ottenendo persino il Cavalierato di Cristo, carica di cui vennero insigniti solamente pochi artisti, come attesta il suo quadro del 1606: “Cavaliere dell’abito di Cristo”. Tra le sue opere più famose c’è “San Filippo, Offerta dei vasi fatta da Costantino a Silvestro” nel transetto di San Giovanni in Laterano (1600), avvenuta durante il suo apprendistato, in ambito tardomanierista, presso il pittore fiorentino Francesco Morelli.

Anche per quanto concerne gli affreschi di Oriolo, infatti, grande difficoltà destano la datazione degli stessi, ma soprattutto la loro attribuzione. Non è scartata l’ipotesi che più che del Baglione fossero del maestro Morelli e della sua bottega, dove facevano scuola diversi artisti, ognuno specializzato in un ambito e con le sue caratteristiche peculiari. Bassano (1549-1592), invece, noto per la realizzazione nel 1574 de La predica di San Paolo e nel 1577 della Circoncisione, fu impegnato anche nella ricostruzione di Palazzo Ducale a Venezia nel 1580. Pare sia morto suicida. Infine, di Antonio Maria Panìco (1560-1630) sappiamo che realizzò delle pitture che decorano l’interno della Chiesa di S. Anna, conosciuta anche come S. Maria della Cavarella, a Farnese. E due quadri, un’Annunciazione e una Presentazione del Bambino al tempio, che dovevano essere collocate in due dei sei scomparti delle pareti laterali, purtroppo andati perduti. Nelle decorazioni all’interno della Chiesa sono rappresentati degli episodi di carattere sacro della vita della Madonna (la Nascita, la Dormitio Virginis, l’Assunzione), simboli esoterici legati alla scienza alchemica, i cui significati sono comprensibili solo ad un ristretto nucleo di iniziati, del quale lo stesso Panico doveva sicuramente far parte.

Barbara Conti

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