๐—œ๐—น ๐—น๐—ฎ๐—ด๐—ผ ๐—ป๐—ผ๐—ป ๐—ต๐—ฎ ๐—ฏ๐—ถ๐˜€๐—ผ๐—ด๐—ป๐—ผ ๐—ฑ๐—ถ ๐—ฒ๐˜€๐˜€๐—ฒ๐—ฟ๐—ฒ ๐—บ๐—ฎ๐—ฟ๐—ฒ.

Da profilo Facebook di Massimo Guitarrini

Non deve inseguire orizzonti lontani nรฉ imitare ciรฒ che non รจ.
Ha onde piccole, confini riconoscibili, un equilibrio fragile. La sua forza sta nella calma, nella profonditร , nella capacitร  di custodire la vita e di insegnarci il valore del ๐—น๐—ถ๐—บ๐—ถ๐˜๐—ฒ e della ๐—ฐ๐˜‚๐—ฟ๐—ฎ.
Il lago non deve dimostrare niente a nessuno.
Anche ๐—•๐—ฟ๐—ฎ๐—ฐ๐—ฐ๐—ถ๐—ฎ๐—ป๐—ผ dovrebbe imparare dal suo lago.
Lo dico chiaramente: dobbiamo superare questo complesso di inferioritร . ๐—•๐—ฟ๐—ฎ๐—ฐ๐—ฐ๐—ถ๐—ฎ๐—ป๐—ผ ๐—ป๐—ผ๐—ป ๐—ฒฬ€ ๐—น๐—ฎ ๐—ฝ๐—ฒ๐—ฟ๐—ถ๐—ณ๐—ฒ๐—ฟ๐—ถ๐—ฎ ๐—ฑ๐—ถ ๐—พ๐˜‚๐—ฎ๐—น๐—ฐ๐—ผ๐˜€’๐—ฎ๐—น๐˜๐—ฟ๐—ผ e il Lago di Bracciano non รจ un mare che non ce l’ha fatta.
Non รจ una comunitร  che vive all’ombra del potere, in ricerca favore dei grandi dove ricavare un vantaggio misero.
Abbiamo una storia, unโ€™identitร  e una bellezza che non hanno bisogno di essere confrontate con quelle degli altri.
Forse in passato questo non era cosรฌ evidente.
In Piazza del Comune cโ€™erano le palme, piante esotiche che richiamavano un immaginario lontano dalla natura del nostro territorio. Erano simbolo dell’epoca imperiale/coloniale in cui il prestigio sembrava arrivare da ciรฒ che appariva esotico, monumentale, distante.
Nel dopoguerra, lungo il lago, furono piantati i pini, quasi a ricreare il paesaggio del litorale tirrenico. Una scelta figlia della cultura del tempo, che oggi mostra tutti i suoi limiti (radici superficiali, caduta per squilibrio strutturale, proliferazione della processionaria). Come se, per sentirci piรน importanti, avessimo avuto bisogno di assomigliare a qualcosโ€™altro.
Oggi, invece, abbiamo lโ€™occasione di guardarci con occhi diversi. Di riconoscere il valore delle nostre scelte, anche quando vanno controcorrente. Di costruire un futuro che parta da ciรฒ che siamo, non da ciรฒ che vorremmo imitare.
๐—ฃ๐—ฒ๐—ฟ๐—ฐ๐—ต๐—ฒฬ ๐—นโ€™๐—ถ๐—ฑ๐—ฒ๐—ป๐˜๐—ถ๐˜๐—ฎฬ€ ๐—ป๐—ผ๐—ป ๐—ฒฬ€ ๐˜‚๐—ป๐—ฎ ๐˜€๐—ฐ๐—ฒ๐—ป๐—ผ๐—ด๐—ฟ๐—ฎ๐—ณ๐—ถ๐—ฎ.
Nasce dal rapporto autentico tra un territorio, la sua natura e le persone che lo abitano.
๐—˜ ๐—ถ๐—ฑ๐—ฒ๐—ป๐˜๐—ถ๐˜๐—ฎฬ€ ๐—ป๐—ผ๐—ป ๐˜€๐—ถ๐—ด๐—ป๐—ถ๐—ณ๐—ถ๐—ฐ๐—ฎ ๐—ฒ๐˜€๐—ฐ๐—น๐˜‚๐˜€๐—ถ๐—ผ๐—ป๐—ฒ.
Cโ€™รจ chi confonde il senso di appartenenza con il diritto di decidere chi รจ davvero braccianese e chi no. Ma Bracciano รจ sempre stata un ๐—ฐ๐—ฟ๐—ผ๐—ฐ๐—ฒ๐˜ƒ๐—ถ๐—ฎ ๐—ฑ๐—ถ ๐˜€๐˜๐—ผ๐—ฟ๐—ถ๐—ฒ, di persone, di incontri. La sua identitร  non รจ mai stata immobile: si รจ costruita attraverso gli arrivi, le partenze, gli scambi e le contaminazioni.
๐—Ÿ๐—ฒ ๐—ฟ๐—ฎ๐—ฑ๐—ถ๐—ฐ๐—ถ ๐—ป๐—ผ๐—ป ๐˜€๐—ผ๐—ป๐—ผ ๐—บ๐˜‚๐—ฟ๐—ถ.
Servono a dare forza ai rami, non a tenere lontani gli altri.
Eppure, ancora oggi, facciamo fatica a sentirci davvero una comunitร . Litighiamo invece di confrontarci, diffidiamo invece di ascoltarci, trasformiamo troppo spesso le differenze in conflitti.
๐— ๐—ฎ ๐˜‚๐—ป๐—ฎ ๐—ฐ๐—ผ๐—บ๐˜‚๐—ป๐—ถ๐˜๐—ฎฬ€ ๐—ป๐—ผ๐—ป ๐—ฐ๐—ฟ๐—ฒ๐˜€๐—ฐ๐—ฒ ๐—ฎ๐—น๐˜‡๐—ฎ๐—ป๐—ฑ๐—ผ ๐—น๐—ฎ ๐˜ƒ๐—ผ๐—ฐ๐—ฒ.
Cresce quando sa ascoltare, discutere e partecipare. ๐—œ๐—น ๐—ฑ๐—ถ๐—ฎ๐—น๐—ผ๐—ด๐—ผ ๐—ป๐—ผ๐—ป ๐—ฒฬ€ ๐—ฑ๐—ฒ๐—ฏ๐—ผ๐—น๐—ฒ๐˜‡๐˜‡๐—ฎ: รจ il coraggio di costruire anche partendo da idee diverse.
Partecipare non significa essere sempre dโ€™accordo. Significa sentirsi responsabili dello stesso luogo e cercare, insieme, un punto di incontro.
A Bracciano viviamo tra due grandi simboli.
Da una parte il ๐—–๐—ฎ๐˜€๐˜๐—ฒ๐—น๐—น๐—ผ, memoria di un potere concentrato nelle mani di pochi.
Dallโ€™altra il ๐—Ÿ๐—ฎ๐—ด๐—ผ: un ๐—ฏ๐—ฒ๐—ป๐—ฒ ๐—ฐ๐—ผ๐—บ๐˜‚๐—ป๐—ฒ, fragile e prezioso, che non appartiene a qualcuno in particolare, ma a tutti e tutte. E che continuerร  a vivere solo se tutti ce ne prenderemo cura.
๐—ก๐—ผ๐—ถ ๐—ฐ๐—ถ๐˜๐˜๐—ฎ๐—ฑ๐—ถ๐—ป๐—ถ ๐˜€๐—ถ๐—ฎ๐—บ๐—ผ ๐—ป๐—ฒ๐—น ๐—บ๐—ฒ๐˜‡๐˜‡๐—ผ.
Possiamo continuare a coltivare la cultura della delega, del favore e della contrapposizione. Oppure possiamo scegliere quella dellโ€™๐—ฎ๐˜€๐—ฐ๐—ผ๐—น๐˜๐—ผ, della ๐—ฝ๐—ฎ๐—ฟ๐˜๐—ฒ๐—ฐ๐—ถ๐—ฝ๐—ฎ๐˜‡๐—ถ๐—ผ๐—ป๐—ฒ e della ๐—ฟ๐—ฒ๐˜€๐—ฝ๐—ผ๐—ป๐˜€๐—ฎ๐—ฏ๐—ถ๐—น๐—ถ๐˜๐—ฎฬ€ ๐—ฐ๐—ผ๐—ป๐—ฑ๐—ถ๐˜ƒ๐—ถ๐˜€๐—ฎ.
Il futuro di Bracciano non si costruisce aspettando che qualcuno decida per tutti. Si costruisce insieme, rispettandoci anche quando non siamo dโ€™accordo e mettendo il ๐—ฏ๐—ฒ๐—ป๐—ฒ ๐—ฐ๐—ผ๐—บ๐˜‚๐—ป๐—ฒ davanti agli interessi personali.
๐—œ๐—น ๐—น๐—ฎ๐—ด๐—ผ ๐—ป๐—ผ๐—ป ๐—ต๐—ฎ ๐—ฏ๐—ถ๐˜€๐—ผ๐—ด๐—ป๐—ผ ๐—ฑ๐—ถ ๐—ฒ๐˜€๐˜€๐—ฒ๐—ฟ๐—ฒ ๐—บ๐—ฎ๐—ฟ๐—ฒ.
๐—˜ ๐—•๐—ฟ๐—ฎ๐—ฐ๐—ฐ๐—ถ๐—ฎ๐—ป๐—ผ ๐—ป๐—ผ๐—ป ๐—ต๐—ฎ ๐—ฏ๐—ถ๐˜€๐—ผ๐—ด๐—ป๐—ผ ๐—ฑ๐—ถ ๐—ฒ๐˜€๐˜€๐—ฒ๐—ฟ๐—ฒ ๐—ฎ๐—น๐˜๐—ฟ๐—ผ ๐—ฑ๐—ฎ ๐˜€๐—ฒฬ.
Ha soltanto bisogno di riconoscersi per ciรฒ che รจ sempre stata: una ๐—ฐ๐—ผ๐—บ๐˜‚๐—ป๐—ถ๐˜๐—ฎฬ€ ๐—ฎ๐—ฝ๐—ฒ๐—ฟ๐˜๐—ฎ, attraversata da mille storie, capace di custodire le proprie radici senza trasformarle in confini.

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