di Marco Feole
βVoi non potete capire comβera bella Provvidenza. LΓ¬ dietro cβera il bar Jolly, il nostro bar. Γ lΓ¬ che lβho incontrata la prima volta. Maria diceva che a Provvidenza non sarebbe mai successo niente. Cβaveva torto!β
Il bene mioΒ diΒ Pippo Mezzapesa, film in programma nellaΒ 75ima edizione del Festival del Cinema diΒ Venezia.
Elia Γ¨ l’ultimo abitante di Provvidenza, un paese della campagna pugliese, reso ormai deserto dopo un devastante terremoto. Tutti i suoi abitanti ormai sono al paese nuovo, tranne uno. Il ricordo della moglie Maria, scomparsa proprio in seguito a quel terremoto, e lβorgoglio nel gridare con forza βQuesta Γ¨ casa mia!β. Elia Γ¨ solo, e i suoi unici contatti con lβesterno, unici contatti umani, sono con Gesualdo, che gestisce unβagenzia di viaggi, e Rita una ex collega di Maria. Suo cognato, sindaco di Provvidenza Nuova, cerca in tutti i modi di far allontanare Elia al punto di richiedere lβintervento della forza pubblica. Da quel momento in poi perΓ² accadrΓ qualcosa di strano, qualcosa che tormenterΓ il protagonista, che inizia ad avvertire una presenza, che lui legherΓ proprio alla sua compianta moglie.
Pippo MezzapesaΒ riprende con questo film un filone del Cinema italiano negli ultimi anni in cui il ruolo del Paese, la necessitΓ di restare e non scappare, il senso del ricordo, Γ¨ fondamentale. Dopo ad esempio βCi vediamo domaniβ di Zaccariello nel 2013 o βUn paese quasi perfettoβ di Gaudioso del 2016 solo per citarne due,Β MezzapesaΒ mette in scena qui uno straordinario Sergio Rubini come custode della memoria, perchΓ© bisogna ricordare e si deve ricostruire ciΓ² che Γ¨ crollato, invece di inventarsi un paese nuovo e senza storia. Lo fa Cinematograficamente in maniera superiore rispetto i citati in precedenza, proprio nel senso pratico delle inquadrature, e nella potenza del Cinema di cittΓ , o di paese in questo caso. Nella fine degli anni 2000 questo regista firmΓ² a parer mio, due stupendi documentari. In uno di questi con protagonista Pinuccio Lovero (presente anche neΒ Il bene mio) cβera un becchino in un paese in cui non moriva nessuno. Qui torna dopo un lungo periodo a dirigere un lungometraggio, e lo fa raccontando una realtΓ apparente con tratti fiabeschi e con misteri da scoprire.
Sergio Rubini Γ¨ solo, un po’ alla Will Smith o Max Rockatansky di Mad Max, e passa il suo tempo a riparare, impegnandosi in solitudine nella raccolta e conservazione di un luogo, come un museo della memoria, pieno di oggetti ormai abbandonati, che rappresentano il ricordo degli abitanti, la memoria delle loro vite, delle loro storie. Delle storie di tutti. Una metafora quella diΒ MezzapesaΒ che prova a toccare la poesia, legando tutto e forse anche troppo alla bravura di Rubini. Si perchΓ© forse si rischia di non affezionarsi mai ad Elia, pur essendo quasi il solo a video, e purtroppo a non avere troppo visibili le sfaccettature dei personaggi secondari che entrano al centro della vicenda con poca convinzione. Un peccato, perchΓ© i ruoli di Gesualdo e di Rita, affidati a Dino Abbrescia e Teresa Saponangelo, servivano proprio ad arrivare a quel colpo di scena finale collettivo che purtroppo non cβΓ¨, che avrei voluto, e che forse ci sarebbe stato ampliando il campo visivo di una cinepresa troppo innamorata in questo caso del suo Elia. Ed Γ¨ un peccato anche perchΓ© se cβΓ¨ un lavoro stupendo dellβambiente che racconta di questa storia, cβΓ¨ un lavoro meno efficace sui personaggi, quelli forse un po’ trascurati a discapito di un solo vero protagonista.
Nell’Italia dei terremoti, Il bene mioΒ Γ¨ sicuramente un messaggio prezioso, perchΓ© come detto anche prima, pone lβaccento sul valore del recupero e non sulla rifondazione da zero, e dimostra come spesso lβidentitΓ delle persone Γ¨ legata ad un posto fisico, quello in cui si Γ¨ nati e cresciuti. Film presentato alla βGiornata degli autoriβ nellβultimo festival diΒ Venezia, lΓ¬ doveΒ MezzapesaΒ fece scintille proprio dieci anni fa con Pinuccio Lovero, e il suo becchino meraviglioso. Qui, forse aΒ Il bene mioΒ ho voluto meno bene, rispetto a quanto avrei pensato, ma ciΓ² non toglie aΒ Pippo MezzapesaΒ il ruolo di ottimo regista.


