Tutti parlano di sostenibilità. Pochi riescono davvero a praticarla.
Nei programmi elettorali, nei documenti amministrativi e nei discorsi pubblici, lo sviluppo sostenibile è ormai diventato un riferimento quasi obbligato. Nessuno si dichiara contrario alla tutela dell’ambiente, alla qualità della vita, alla riduzione degli sprechi o all’uso responsabile delle risorse.
Eppure, nella vita concreta dei Comuni, qualcosa si inceppa.
Il nodo non è soltanto locale. Lo sviluppo sostenibile nasce dalla consapevolezza che il modello di vita dei Paesi sviluppati consuma una quantità di risorse del pianeta superiore alla quota che, in termini di equità globale, potrebbe spettare alla loro popolazione. Se questo modello fosse esteso indistintamente a tutti, la Terra non sarebbe in grado di sostenerlo.
Da qui discende una responsabilità precisa: rendere sostenibili gli stili di vita, i modelli produttivi e le forme di consumo anche nei territori locali.
Le amministrazioni realizzano opere, partecipano a bandi, approvano progetti, installano impianti, riqualificano spazi, avviano iniziative anche meritorie. Ma la somma di tante buone azioni non produce automaticamente uno sviluppo sostenibile.
Il problema è più profondo: spesso si cercano soluzioni prima di aver compreso le cause, si rincorrono finanziamenti prima di aver definito le priorità, si progettano interventi prima di aver costruito una diagnosi del territorio.
L’articolo pubblicato sulla rivista di architettura αrchitέ, prova a mettere a fuoco una fragilità diffusa della pubblica amministrazione locale: la difficoltà di trasformare un principio condiviso in un metodo di governo.
Un Comune non diventa sostenibile perché realizza qualche opera “verde”. Diventa sostenibile quando impara a leggere sé stesso, a capire quanto consuma, quanto eccede, quali comportamenti alimentano quella distanza e come può riconvertire progressivamente il proprio modello di sviluppo.
La domanda vera, allora, non è soltanto: cosa dobbiamo fare?
La domanda più scomoda è: perché oggi non siamo sostenibili?
Solo da questa domanda può cominciare un percorso serio di cambiamento.
Arch. Vincenzo Lombardi


