“Ai nostri posti ci troverete”, questa la frase del settimo congresso regionale della Rete degli Studenti Medi del Lazio tenutosi questo sabato a Roma. Un momento di confronto che ha visto il sindacato studentesco più grande della regione impegnato nella discussione politica interna, nel dialogo con le realtà del territorio e nel rinnovo delle cariche interne.
Durante il congresso è stato eletto Simone Montori in qualità di Coordinatore Regionale.
Montori, ex studente del Liceo Vian di Anguillara, è stato rappresentante degli studenti della sua scuola e successivamente presidente della consulta provinciale degli studenti di Roma, il mini parlamentino che rappresenta l’intera comunità della capitale e della provincia romana.
Oggi prosegue il suo percorso all’interno del sindacato studentesco, assumendone la guida a livello regionale.
«La Rete degli Studenti Medi del Lazio prosegue il suo lavoro» nel suo intervento, Simone Montori, neo eletto Coordinatore Regionale del Lazio «Un percorso che continua da 12 anni, che vede studenti organizzarsi, riunirsi e mobilitarsi per immaginare e rivendicare un nuovo modello di scuola.».
L’Amministrazione comunale informa che il Sindaco Alessandro Grando ha firmato un’ordinanza che introduce una serie di misure straordinarie volte a garantire la sicurezza urbana, il decoro pubblico e una serena convivenza durante il periodo estivo.
Le disposizioni saranno in vigore dal 3 luglio al 20 settembre 2026 su tutto il territorio comunale.
Nel dettaglio, l’ordinanza prevede:
dalle ore 21:00 alle ore 7:00 è vietata la vendita per asporto di bevande in contenitori di vetro e di bevande alcoliche di qualsiasi gradazione, in qualsiasi tipo di contenitore, da parte delle attività di somministrazione, degli esercizi alimentari e misti della media distribuzione e degli artigiani autorizzati alla vendita di bevande;
dalle ore 21:00 alle ore 7:00 è vietato consumare bevande in contenitori di vetro e bevande alcoliche in tutte le aree pubbliche, comprese strade, piazze, parchi, aree verdi e arenili, ad eccezione dei dehors e degli spazi esterni regolarmente autorizzati dei pubblici esercizi;
è vietato, per l’intera giornata, il consumo di bevande alcoliche all’interno dell’area del mercato giornaliero compresa tra via Ancona e via Odescalchi;
dalle ore 3:00 alle ore 7:00 è vietata la somministrazione di qualsiasi bevanda alcolica;
gli esercizi di vicinato del settore alimentare dovranno osservare la chiusura dalle ore 21:00 alle ore 7:00.
L’ordinanza prevede sanzioni amministrative per i trasgressori e, nei casi di recidiva entro 15 giorni dalla prima contestazione, la sospensione dell’attività o la chiusura temporanea del locale, secondo quanto previsto dalla normativa vigente.
Il provvedimento è stato adottato con l’obiettivo di prevenire situazioni di degrado urbano, limitare gli episodi di abuso di alcol e tutelare la sicurezza di cittadini, famiglie e turisti durante il periodo di maggiore afflusso estivo.
L’Amministrazione comunale invita tutti i cittadini, gli operatori economici e i visitatori a rispettare le disposizioni contenute nell’ordinanza, contribuendo con senso civico a rendere Ladispoli una città sempre più sicura, accogliente e vivibile.
Il Sindaco di Cerveteri Elena Gubetti: “Un servizio di cui andiamo orgogliosi, per una stagione estiva da vivere in serenità e sicurezza”
“Siamo orgogliosi che per il sesto anno consecutivo Campo di Mare si confermi essere la spiaggia di tutti, la spiaggia dove chiunque possa trovare accoglienza, inclusività e accessibilità. Oggi riapre Liberamente, la spiaggia comunale libera e gratuita, pronta ad accogliere persone con disabilità motorie e fisiche in completa sicurezza. Uno spazio senza barriere, che rimarrà aperto sino alla fine dell’estate”. Ad annunciarlo è Elena Gubetti, Sindaco di Cerveteri, che prosegue:
“Liberamente è un progetto di cui andiamo orgogliosi, nato in piena pandemia quando l’intero litorale non aveva una spiaggia come la nostra. Negli anni in più occasioni è stato preso ad esempio, replicato in altri Comuni e più volte oggetto di interessanti articoli sulle testate giornalistiche nazionali più prestigiose, una testimonianza di quanto il progetto sia sempre stato estremamente valido sin dal primo momento”.
“La spiaggia – aggiunge il Sindaco di Cerveteri Elena Gubetti – le cui strutture oggi sono divenute di proprietà comunali e non più noleggiate come accaduto nei primi anni, sarà aperta tutti i giorni, sette giorni su sette, domeniche e festivi inclusi dalle ore 09:00 alle ore 19:00 e sarà dotata di tutti i servizi necessari ad accogliere le persone nel massimo del confort. A gestire il servizio, la Cooperativa Sociale Solidarietà, realtà che già in passato ha svolto il servizio garantendo professionalità, competenza ed estrema capacità organizzativa. Per prenotare il proprio posto in spiaggia, contattare il numero 3513580419”.
“Oltre ad augurare un buon lavoro al personale della Cooperativa – aggiunge Elena Gubetti, Sindaco di Cerveteri – ci tengo a ringraziare la Multiservizi Caerite, nelle persone dell’Amministratore Unico Alessio Pascucci e del Direttore Generale Linda Ferretti, che in tempi rapidissimi hanno proceduto alla fase della logistica e di preparazione della struttura. A tutti, una buona Estate da vivere come sempre Liberamente!”.
L’Assessore alle Opere Matteo Luchetti: “I lavori in corso realizzati grazie al pieno rispetto del Regolamento sugli Scavi”
“Proseguono i lavori di ripristino del manto stradale all’interno del territorio comunale di Cerveteri. Cantieri costati neppure un centesimo all’Ente, in quanto frutto della corretta applicazione del vigente Regolamento sugli Scavi. Attività di rifacimento del manto stradale che hanno riguardato l’intera sede della carreggiata a seguito di lavori nel sottosuolo effettuati da E-Distribuzione e che grazie all’attenzione del Geometra Federico Feriozzi dell’Ufficio Opere Pubblico stanno andando avanti in maniera serrata”. A dichiararlo è Matteo Luchetti, Assessore alle Opere Pubbliche del Comune di Cerveteri, che prosegue:
“Nelle scorse settimane i lavori hanno interessato la frazione di Cerenova, poi si sono spostati nella parte alta del paese, in zona Casaccia e San Pietro e ora stanno interessando la parte bassa del capoluogo. In particolar modo si sono concentrati sul un tratto di via Settevene Palo, via Rio dei Combattenti e via Carlo Cavalieri e il prospicente spiazzale”.
“In particolar modo – sottolinea l’Assessore alle Opere Pubbliche Matteo Luchetti – evidenzio come per la prima volta, dopo tanti anni, grazie all’ottimo lavoro eseguito dal Geometra Feriozzi e dal nostro Ufficio Opere Pubbliche, siamo riusciti ad ottenere il completo rifacimento di via Carlo Cavalieri e dell’area limitrofa, un tratto di strada i cui lavori non potevano più essere rimandati e che cittadini residenti e soprattutto le attività commerciali ci chiedevano da tempo. Un impegno che personalmente avevo preso con molti di loro e che sono felice di aver portato a compimento”.
“I rifacimenti dei manti stradali non finiscono qui però – aggiunge Matteo Luchetti – è stato infatti eseguito l’affidamento per il “Piano Strade 2026”, il maxi-appalto da quasi un milione di euro realizzato dall’Amministrazione comunale e che nelle prossime settimane vedrà lavori di rifacimento completo del manto stradale sia a Cerenova che a Cerveteri capoluogo”.
Domenica 28 giugno, nella splendida cornice della sala conferenze della BCC di Trevignano Romano, l’esibizione del coro “Che coro!”, diretto dal maestro Massimo Paffi, direttore artistico dell’Associazione La settima nota di Manziana, di Saxofono e laboratori jazz, ha regalato al numeroso pubblico un momento di intensa armonia. Nata appena nove mesi fa, questa giovane realtà musicale, venti voci unite dalla stessa passione per il bel canto, ha saputo trasmettere energia e coinvolgimento per tutta la durata dell’esecuzione.
Il coro ha scelto un repertorio ampio e capace di colpire nel profondo, inaugurato da pagine celebri di due maestri della musica per immagini: Vangelis, che mosse i primi passi come tastierista degli Aphrodite’s Child, formazione iconica della fine dei ’60, ed Ennio Morricone, la cui impronta emotiva è immediatamente riconoscibile, e da un brano tratto da un film Walt Disney, per poi spaziare dai New Trolls a Elvis Presley, da Angelo Branduardi a Antonio Carlos Jobim, fino ai classici di Mina e Lucio Battisti. Particolarmente apprezzata la versione di Summertime di George Gershwin, eseguita dal maestro Massimo Paffi al flicorno e dal maestro Francesco Consaga, direttore del Complesso Bandistico “C. Carbonetti” di Trevignano Romano, al sax soprano, già protagonisti dell’accompagnamento di alcuni brani interpretati dal coro.
Di rilievo la presenza, tra il pubblico, del presidente de L’agone Nuovo, Giovanni Furgiuele, di Lidia Bassani che ha ideato e realizzato il concerto e della sindaca di Trevignano Romano, Claudia Maciucchi, che, dopo aver portato i saluti dell’amministrazione comunale, affiancata dal maestro Paffi e da Paola Grossi ideatrice e responsabile del coro, ha partecipato a una breve intervista insieme agli altri due protagonisti, che riportiamo di seguito.
Maestro Massimo Paffi:
Eccoci qua, con il coro “Che coro!” di Trevignano romano, qui alla BCC. Splendido concerto di musica varia, colonne sonore, musica cantautorale anni ‘70’, ’80 Walt Disney. Sono venuti in molti nonostante il caldo e la voglia di andare al lago, siamo molto contenti, il coro si è espresso al massimo, è stato un duro lavoro, iniziato in ottobre del 2025, con molti impegni natalizi, di pasqua, una bella rassegna corale con altri cori e festa della musica a Manziana, cosa dire… più di questo…siamo perfettamente in linea con l’impegno.
Sindaca Claudia Maciucchi:
Siamo veramente contenti di questo “Che coro!” Loro tutto l’inverno hanno provato nell’aula consiliare che, lo diciamo sempre, è la casa di tutti e quindi la mettiamo sempre a disposizione di tutti. Siamo veramente entusiasti che in quasi un anno di tempo hanno ottenuto dei buonissimi risultati e questa sera è stato il clou e devo dire che hanno coinvolto, ci hanno fatto cantare, abbiamo battuto le mani tutti… che vogliamo di più? Veramente grazie!
Ideatrice e responsabile del Coro: Paola Grossi:
Sono molto contenta e molto soddisfatta perché questa è un’idea nata qui a Trevignano da un gruppo di amici: abbiamo detto perché non ci proviamo? Ci siamo riusciti e quindi sono molto felice di essere riuscita in questo impegno. Vorrei dire quello che ha detto la sindaca: noi facciamo le prove nella sede comunale perché lo scopo è quello di creare comunità, questo è un gruppo che vuole creare la comunità di Trevignano e cantare insieme, divertirsi e stare insieme e cercheremo in futuro di trovare altre collaborazioni con altri artisti di Trevignano per fare sempre più cose interessanti. Una bella soddisfazione, posso dirlo, anche mia personale perché nata dal niente: è un gruppo molto entusiasta e molto forte.
Appuntamento in riva al mare alle ore 21:30. L’Assessore Francesca Cennerilli: “Ricco programma di spettacoli, musica, cabaret e presentazioni letterarie”
Il mese di luglio a Campo di Mare si apre all’insegna della comicità: mercoledì 1° luglio, sul Lungomare dei Navigatori Etruschi alle ore 21:30 all’interno di Etruria Village c’è Carmine Faraco, un volto celebre della Tv italiana, per tanti anni protagonista di trasmissioni quali Zelig e Colorado e divenuto famoso con il tormentone “La domanda non è “Chi è?”, ma: pecchè?. L’ingresso è libero e gratuito.
“Prendono il via gli eventi estivi sul Lungomare dei Navigatori Etruschi – ha dichiarato Francesca Cennerilli, Assessore alla Cultura del Comune di Cerveteri – anche quest’anno, abbiamo lavorato affinché a pochi passi dal mare vi fossero delle attrattive che potessero unire spettacolo e occasioni conviviali, momenti per stare insieme godendo dei nostri meravigliosi tramonti. Per tutta l’estate, a seguito dell’affidamento dei bandi per l’intrattenimento sul Lungomare, ci saranno spettacoli di cabaret, musica, DjSet, presentazioni letterarie e molto altro, organizzati dalla collaborazione tra Amministrazione comunale e due storiche realtà del nostro territorio quali il ‘Banana Village’ e il ‘Nostro’”.
“La partecipazione a tutti gli spettacoli in programma sul Lungomare è libera e gratuita – aggiunge Francesca Cennerilli – vi aspettiamo in spiaggia, per un’estate tutta da vivere”.
Allevare correttamente le bovine da latte può generare utili interessanti, a condizione che tutte le difficoltà insite in questa complessa attività imprenditoriale vengano gestite in modo quasi “maniacale”, ma sempre razionale, orientando gli sforzi verso la ricerca di soluzioni piuttosto che di capri espiatori.
Il vero grande problema è che il latte è ancora una commodity, ossia un prodotto il cui prezzo alla stalla è determinato principalmente dal rapporto tra domanda e offerta e, di conseguenza, è spesso, anzi molto spesso, oggetto di dinamiche speculative. Esistono tuttavia esempi virtuosi rappresentati dai lungimiranti e consolidati Consorzi di tutela delle Indicazioni Geografiche, come quelli del Parmigiano Reggiano e del Grana Padano, che hanno adottato efficaci misure di regolazione dell’offerta. Tali interventi, affiancati da campagne di comunicazione professionali rivolte ai consumatori, hanno consentito una più equilibrata distribuzione delle risorse economiche lungo le rispettive filiere e, soprattutto, una maggiore stabilità economica complessiva.
Per gran parte della restante produzione nazionale, invece, il prezzo del latte è caratterizzato da continui saliscendi che generano incertezza, rendono difficoltosa la programmazione degli investimenti di medio e lungo periodo e alimentano un costante stato di tensione negli allevamenti.
L’obbligatorietà di indicare l’origine del latte in etichetta e il crescente richiamo esercitato dai claim riconducibili al Made in Italy, presenti su gran parte del latte alimentare e su molti formaggi non IG, non sembrano influenzare in modo significativo le trattative sul prezzo del latte alla stalla. Lo stesso vale per l’andamento del prezzo del latte spot, soprattutto nelle fasi di ribasso.
Questo contesto di incertezza, caratterizzato da un elevatorischio speculativo, richiede l’adozione di approcci metodologici rigorosi che consentano agli allevatori di gestire la propria attività in un clima di maggiore razionalità. Condurre un’impresa che opera a monte in mercati dominati da commodity, come quelli dell’energia, degli alimenti zootecnici e del credito, e che produce a valle un bene che è anch’esso una commodity, rappresenta una sfida oggettivamente complessa.
Osservando l’andamento del prezzo del latte vaccino alla stalla, riportato in forma ufficiale e open access dalla Camera di Commercio di Verona, emerge con chiarezza quanto sia appropriato attribuire al latte non destinato alle produzioni IG la definizione di commodity.
Un prezzo del latte che oscilla con tale intensità da un mese all’altro, registrando una differenza di 14,96 euro/q.le tra maggio 2025 e maggio 2026, dimostra una fragilità strutturale difficilmente riscontrabile in altri comparti produttivi. Una situazione ancora più difficile da comprendere se si considera che, nello stesso periodo, i prezzi dei prodotti alimentari sugli scaffali della grande distribuzione hanno continuato a mostrare una tendenza prevalentemente crescente.
Non va inoltre dimenticato che il crollo del prezzo del latte è iniziato nel settembre 2025, quando il valore aveva raggiunto 62,95 euro/q.le, al termine di una fase in cui le produzioni risultavano già particolarmente elevate. Il differenziale tra il prezzo di settembre 2025 e quello di maggio 2026 ammonta a ben 15,99 euro/q.le, una variazione che evidenzia ulteriormente la volatilità di questo mercato.
Per i non addetti ai lavori, questi numeri possono apparire astratti, ma le loro conseguenze economiche sono estremamente concrete. Considerando, ad esempio, un allevamento con 250 bovine in mungitura, una produzione giornaliera di 90 quintali di latte e una consegna annua di circa 32.850 quintali, una riduzione del prezzo pari a 15,99 euro/q.le si traduce in un mancato ricavo annuale di 525.600 euro. Una cifra enorme, capace da sola di compromettere la redditività aziendale, rallentare gli investimenti e mettere sotto pressione la sostenibilità economica dell’intera attività produttiva.
Costo di produzione del prezzo del latte
Ogni allevatore dovrebbe dotarsi di un conto economico strutturato, nel quale i centri di ricavo e di costo siano organizzati secondo logiche analoghe a quelle della contabilità industriale, così da poter stimare con un elevato grado di approssimazione il proprio punto di pareggio (breakeven). Si tratta di un’informazione indispensabile non solo nella fase di trattativa del prezzo del latte, ma anche per confrontarsi in modo oggettivo con altri allevatori e comprendere se si è realmente in grado di svolgere in modo efficiente questa attività imprenditoriale.
La valutazione della qualità di un allevamento basata esclusivamente su performance tecniche, come la produzione media pro capite o la fertilità, può risultare infattifuorviante se non integrata con una lettura economica completa dell’azienda.
Benchmark
Con il supporto delle organizzazioni sindacali o, in alternativa, delle cooperative e delle aziende fornitrici di servizi, sarebbe auspicabile attivare un sistema di monitoraggio dei costi di produzione e dei ricaviper aree omogenee. L’obiettivo è costruire un confronto basato su dati reali, derivanti dai conti economici aziendali, utile agli allevatori sia per individuare eventuali inefficienze gestionali sia per dotarsi di strumenti di dialogo più solidi e argomentati nelle trattative sul prezzo del latte, almeno fino a quando il sistema non verrà maggiormente indicizzato o razionalizzato.
Sarebbe inoltre logico e auspicabile che il prezzo del latte alla stalla fosse determinato da chi vende il prodotto e non da chi lo acquista, così da riequilibrare il flusso della catena del valore dalla stalla fino alla GDO. Oggi, infatti, è spesso la grande distribuzione organizzata a influenzare il prezzo di vendita dei prodotti lattiero-caseari, mentre l’industria di trasformazione definisce il proprio margine in base a obiettivi di profitto noti a priori, lasciando che il prezzo del latte alla stalla venga determinato per differenza, talvolta attraverso argomentazioni supportate da dati interpretati in modo opportunistico.
In Italia esiste già un’esperienza significativa, gestita da una società di consulenza indipendente, che aggrega ai fini di benchmark circa 60 aziende situate nella Pianura Padana tra loro omogenee e responsabili complessivamente di circa l’1,5% della produzione nazionale di latte. Questo gruppo di lavoro analizza periodicamente ogni singola voce del conto economico, attribuendo a ciascun centro di costo e di ricavo un rank, consentendo agli allevatori di verificare la propria posizione relativa.
Il concetto di rank è infatti ben conosciuto dagli allevatori, che lo utilizzano abitualmente per valutare il potenziale genetico della mandria e dei tori impiegati nei piani di accoppiamento. Se, ad esempio, una mandria si colloca in rank 89, significa che, rispetto all’indice considerato, appartiene al miglior 11% della popolazione. Verificare la coerenza tra le scelte gestionali e i risultati economici attraverso il conto economico e i ranking rappresenta il metodo piùoggettivo e rigoroso per valutare le decisioni aziendali e la qualità dei fornitori di beni e servizi.
Questa stessa metodologia può essere applicata anche alle performance produttive, riproduttive e sanitarie, ma assume pieno valore professionale solo quando il benchmark viene effettuato tra aziende realmente simili e operanti nello stesso areale geografico.
Acquisti oculati
Gli acquisti di alimenti zootecnici rappresentano una delle voci più onerose del conto economico, incidendo spesso per oltre il 50% dei costi operativi (OPEX). All’interno di questa categoria rientrano i mangimi destinati alle diverse categorie animali, ciascuna con esigenze nutrizionali specifiche.
Attraverso piani alimentari ben strutturati e una politica di approvvigionamento razionale è possibile ridurre in modo significativo gli esborsi non necessari, a condizione però che venga posta sotto attenta analisi anche la voce relativa alla cosiddetta “campagna”, ovvero quel ramo aziendale in cui vengono prodotti parte degli alimenti aziendali.
Nei software gestionali più evoluti, infatti, la contabilità viene spesso articolata per rami d’azienda, distinguendo tra campagna, stalla, eventuali caseifici e punti vendita e la produzione di energie rinnovabili. Questa suddivisione consente un’analisi molto più dettagliata delle criticità e delle inefficienze, permettendo interventi mirati.
Oltre ai mangimi, tra le principali voci di spesa rientrano anche farmaci e vaccini, materiale seminale e consulenze professionali, tutti costi che, per loro natura, possono essere oggetto di ottimizzazione attraverso un’analisi attenta e sistematica.
Conclusioni
La determinazione di un equo prezzo del latte alla stalla, se vi è reale volontà, è possibile. Uscire dalla condizione di commodity del latte italiano significa assumere come obiettivo strategico la sicurezza alimentare, intesa non soltanto come salubrità del prodotto, ma come capacità strutturale del sistema di garantire a ogni cittadino l’accesso agli alimenti di cui nutrirsi.
Ad oggi, in questa direzione è stato fatto ancora troppo poco, per ragioni che risultano difficili da comprendere. Lo Stato e il sistema associativo dovrebbero assumere un ruolo più incisivo nel mettere in sicurezza la produzione lattiera nazionale, non solo bovina, disponendo peraltro di strumenti già esistenti.
Si afferma spesso che “nel torbido si pesca meglio”, ma la logica del continuo braccio di ferro tra industria e allevatori appare oggi un retaggioarcaico. Esiste infatti un evidente concorso di responsabilità in questo modello operativo, che sembra, nei fatti, essere accettato da entrambe le parti.
Le esperienze passate delle Centrali del Latte pubbliche, la lungimirante intuizione dei Consorzi Agrari e il ruolo delle cooperative hanno rappresentato strumenti fondamentali per contenere la progressiva erosione della zootecnia italiana e l’abbandono delle aree rurali. In quel periodo, pur a fronte degli stessi problemi strutturali, le tensioni si manifestavano spesso attraverso proteste e mobilitazioni più evidenti, ma inserite in un contesto in cui esistevano anche strumenti collettivi di regolazione del mercato.
Giovedì 2 luglio parte il nostro primo appuntamento all’aperto nel suggestivo cortile del Teatro Maurizio Fiorani! Ospiti della serata: I Cantori in Terra di Lavoro!
Preparatevi a una vera festa di suoni travolgenti. Ascolteremo la grande tradizione musicale popolare italiana — tra ballate, tarantelle e pizziche — interamente rivisitata in una coinvolgente chiave contemporanea.
Cultura, ritmo e tanta energia sotto le stelle! E dopo il concerto? Restiamo insieme!
Il TMF è felice di offrirvi un allegro convivio a fine serata con le nostre squisite penne all’arrabbiata e un buon bicchiere di vino rosso!
Quando: Giovedì 2 luglio 2026
Ora: Ore 21:00
Dove: Cortile del TMF – TMF Teatro Maurizio Fiorani
La prenotazione è gradita! Riserva il tuo posto ai numeri: 380 462 0311 e 328 674 8785
Non mancare, ti aspettiamo per fare festa insieme!
De Palma: «Quando crollano case, ospedali e certezze, gli infermieri diventano presidio di vita, triage, assistenza, continuità e umanità. Anche gli infermieri militari e il personale sanitario dell’Aeronautica dimostrano quanto questa professione sia strategica nelle missioni di soccorso»
ROMA, 29 GIUGNO 2026 – La missione italiana della Protezione Civile in Venezuela, attivata dopo il violento terremoto che ha colpito il Paese sudamericano, rappresenta ancora una volta il volto migliore dell’Italia che soccorre, cura e protegge.
Il contingente, composto da soccorritori, sanitari, Vigili del Fuoco e funzionari dell’Unità di Crisi della Farnesina, è partito con il supporto logistico dell’Aeronautica Militare, a bordo di un velivolo decollato da Pratica di Mare, per raggiungere le aree colpite dal sisma e sostenere le autorità locali nelle attività di ricerca, soccorso e prima assistenza.
In questo scenario drammatico, segnato da vittime, feriti, dispersi, strutture danneggiate e una pressione enorme sul sistema sanitario venezuelano, emerge con forza il ruolo degli infermieri e degli altri professionisti sanitari impegnati nelle emergenze umanitarie.
Nelle missioni internazionali, gli infermieri non sono figure accessorie. Sono professionisti essenziali nella gestione del triage, nella stabilizzazione dei feriti, nella medicazione delle lesioni traumatiche, nel controllo del dolore, nella prevenzione delle infezioni, nell’assistenza ai pazienti fragili, nel supporto psicologico ai sopravvissuti e nella continuità delle cure quando ospedali, ambulatori e servizi territoriali vengono travolti dalla catastrofe.
Un ruolo prezioso è svolto anche dagli infermieri militari e dal personale sanitario dell’Aeronautica Militare, formati per operare in contesti complessi, in missioni operative, evacuazioni sanitarie, trasporti aeromedici, maxi-emergenze e scenari nei quali la rapidità dell’intervento può fare la differenza tra la vita e la morte. Sono competenze che uniscono preparazione clinica, disciplina operativa, capacità logistica e prontezza nel lavorare in condizioni estreme.
La letteratura internazionale e le indicazioni dell’International Council of Nurses riconoscono agli infermieri competenze specifiche in tutte le fasi del disastro: preparazione, risposta immediata, recupero e riabilitazione. In terremoti, alluvioni, guerre, epidemie e maxi-emergenze, sono spesso loro a intercettare per primi i bisogni clinici e umani delle comunità colpite.
«Il Venezuela oggi ci ricorda una verità semplice e potentissima: senza infermieri non esiste risposta sanitaria efficace alle catastrofi», dichiara Antonio De Palma, Presidente Nazionale del Nursing Up. «Quando una missione parte per salvare vite, dentro quella missione c’è anche il sapere infermieristico: saper valutare rapidamente, saper assistere in condizioni estreme, saper lavorare con mezzi ridotti, saper restare accanto alle persone quando tutto intorno è crollato.
Gli infermieri italiani che operano nella protezione civile, nell’emergenza-urgenza, nei team sanitari e nelle missioni umanitarie portano nel mondo competenze, coraggio e responsabilità. Ma non possiamo ricordarci del loro valore solo davanti alle macerie. La stessa centralità che riconosciamo nelle emergenze internazionali deve essere riconosciuta ogni giorno anche nel nostro Servizio sanitario nazionale».
«A loro, e a tutti i professionisti impegnati in Venezuela, va il nostro ringraziamento»., conclude De Palma.
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU) ritiene non più rinviabile una riflessione sull’organizzazione delle attività educative nelle scuole dell’infanzia italiane alla luce dei profondi cambiamenti climatici che stanno interessando il nostro Paese. Le sempre più frequenti ondate di calore impongono infatti una revisione delle modalità di organizzazione dei servizi pubblici essenziali, affinché il diritto all’istruzione sia pienamente conciliato con il diritto alla salute e alla sicurezza di bambini e lavoratori.
L’attuale calendario scolastico prevede, nella quasi totalità delle Regioni italiane, che le attività educative della scuola dell’infanzia si concludano il 30 giugno, mentre le lezioni della scuola primaria e della scuola secondaria terminano mediamente nella prima metà del mese di giugno. Una differenza di circa tre settimane che, in passato, trovava giustificazione nelle peculiari finalità educative e sociali della scuola dell’infanzia, ma che oggi merita una nuova valutazione alla luce dell’evoluzione climatica e delle condizioni del patrimonio edilizio scolastico.
Negli ultimi anni, infatti, la seconda metà del mese di giugno è stata caratterizzata, soprattutto nelle Regioni del Centro-Sud, da temperature frequentemente superiori ai 35 °C, con ondate di calore sempre più intense, prolungate e ricorrenti. In numerosi edifici scolastici destinati alla scuola dell’infanzia persistono, tuttavia, condizioni strutturali non adeguate ad affrontare tali situazioni, a causa dell’assenza di impianti di climatizzazione o di efficaci sistemi di mitigazione del calore.
In questo contesto, i bambini della scuola dell’infanzia, per le loro caratteristiche fisiologiche, risultano particolarmente vulnerabili agli effetti delle elevate temperature. Analogamente, il personale docente e ATA è chiamato a svolgere una delicata attività educativa e di vigilanza in ambienti che non sempre garantiscono condizioni microclimatiche compatibili con il benessere, la salute e la sicurezza.
La questione non riguarda semplicemente il comfort ambientale. Riguarda il diritto delle bambine e dei bambini a vivere un’esperienza educativa di qualità, il diritto dei lavoratori a operare in condizioni sicure e il dovere delle istituzioni di organizzare i servizi pubblici secondo criteri di ragionevolezza, efficacia e prevenzione.
La scuola dell’infanzia è il primo segmento del sistema nazionale di istruzione e formazione. Promuove lo sviluppo dell’identità, dell’autonomia, delle competenze e della cittadinanza, favorendo la costruzione delle relazioni, del pensiero critico, della creatività e dell’apprendimento attivo. Non può pertanto essere considerata un semplice servizio di custodia, ma rappresenta un momento fondamentale del percorso educativo e della crescita della persona.
L’articolo 32 della Costituzione tutela la salute come diritto fondamentale dell’individuo e interesse della collettività; l’articolo 34 garantisce il diritto all’istruzione; l’articolo 97 impone alla Pubblica Amministrazione di assicurare il buon andamento e l’efficacia della propria azione. A tali principi si affiancano gli obblighi previsti dal Decreto Legislativo n. 81 del 2008, che impone ai datori di lavoro di valutare tutti i rischi presenti negli ambienti di lavoro, compresi quelli derivanti dalle condizioni microclimatiche, adottando ogni misura necessaria alla loro prevenzione.
Non può inoltre sfuggire una evidente asimmetria organizzativa: mentre gli alunni della scuola primaria e della scuola secondaria concludono il proprio percorso didattico prima del periodo statisticamente più esposto alle ondate di calore, i bambini della scuola dell’infanzia e il personale scolastico rimangono impegnati per oltre tre settimane aggiuntive, spesso in edifici privi di adeguati sistemi di climatizzazione. Una differenziazione prevista dagli attuali calendari scolastici regionali, ma che oggi appare meritevole di una verifica alla luce dei principi di proporzionalità, ragionevolezza, uguaglianza e tutela della salute.
Per tali ragioni, il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani propone l’apertura di un confronto istituzionale nazionale tra il Ministero dell’Istruzione e del Merito, il Ministero della Salute, la Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, l’ANCI, le organizzazioni sindacali rappresentative, le associazioni professionali, gli esperti di salute pubblica e climatologia e tutti i soggetti istituzionali interessati, con l’obiettivo di elaborare una proposta condivisa di revisione del calendario scolastico della scuola dell’infanzia, tenendo conto delle mutate condizioni climatiche e delle esigenze di tutela della salute.
Il Coordinamento chiede inoltre che tutte le istituzioni scolastiche procedano, nell’ambito dell’aggiornamento del Documento di Valutazione dei Rischi previsto dal Decreto Legislativo n. 81/2008, a una specifica valutazione del rischio da stress termico, individuando le misure organizzative, preventive e strutturali necessarie a garantire la tutela della salute dei lavoratori e degli utenti.
Il cambiamento climatico rappresenta ormai una realtà strutturale con la quale anche il sistema scolastico è chiamato a confrontarsi. Adeguare l’organizzazione del servizio educativo non significa ridurne la qualità né comprimere i diritti delle famiglie; significa, al contrario, rendere effettivi i principi costituzionali di tutela della salute, del diritto all’istruzione e della dignità del lavoro, garantendo a tutte le bambine e a tutti i bambini ambienti educativi sicuri, inclusivi e coerenti con le sfide del nostro tempo.
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ritiene pertanto opportuno che il Ministero dell’Istruzione e del Merito, d’intesa con le Regioni e nel rispetto delle rispettive competenze, valuti la possibilità di uniformare la data di conclusione delle lezioni per tutti gli ordini di scuola, salvaguardando il monte ore annuale previsto dalla normativa vigente. Un calendario maggiormente omogeneo favorirebbe l’equità del sistema scolastico, la tutela della salute, una migliore conciliazione tra tempi di vita e di lavoro delle famiglie e una più razionale organizzazione del servizio pubblico di istruzione.
La tutela della salute dei minori costituisce un diritto umano fondamentale e rappresenta una condizione imprescindibile per l’effettività del diritto all’istruzione. Di fronte agli effetti sempre più evidenti del cambiamento climatico, le istituzioni sono chiamate ad adottare politiche scolastiche capaci di coniugare qualità educativa, sicurezza degli ambienti, sostenibilità e rispetto della dignità della persona.
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani continuerà a promuovere il confronto con il mondo della scuola, le istituzioni e la società civile affinché il sistema educativo italiano sappia affrontare con responsabilità le nuove sfide climatiche, ponendo sempre al centro la tutela dei diritti delle bambine, dei bambini e di tutto il personale scolastico.