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Comunicato stampa
Comunicato stampa
C’è un Vannacci in ogni stato europeo. C’è un Vannacci spagnolo che si chiama Vox. Il Vannacci tedesco è AFD. C’è il Vannacci danese. Ognuno ha il problema di un’estrema destra che ha la necessità di creare un’emergenza migranti per soffiare sulla paura”. Lo ha affermato l’esponente del Partito Democratico, Alessia Morani, intervenendo questa sera a Filorosso su Rai 3, il programma condotto da Antonino Monteleone con Adele Grossi, nel corso del confronto dedicato allo scontro tra Italia e Spagna dopo i fatti di Ceuta, e la richiesta dell’Italia della sospensione di Schengen.
Per Alessia Morani “questo è il quadro che lega l’Italia con Vannacci e con la Meloni che sta provando a contenere questa ondata di estrema destra facendo la faccia cattiva, inutilmente, con la Spagna. Vorrei ricordare che quell’invasione chiamata Stella è avvenuta in 48 ore e in 48 ore si è risolta. Noi abbiamo bloccato Schengen, nonostante siano stati rimpatriati praticamente tutti, senza che ci fosse un reale pericolo, perché Ceuta è in Marocco. Per cui è tutta un’emergenza creata ad arte per contenere questa ondata di estrema destra”.
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“Tenere in sicurezza la nazione e quindi tutelare in nostri confini. E’ evidente a tutti che quello che è successo a Ceuta. L’Italia ha agito per difendere l’interesse nazionale. Perché il pericolo del terrorismo è concreto”. Lo ha affermato la deputata di Fratelli d’Italia, Ylenja Lucaselli, intervenendo questa sera a Filorosso su Rai 3, il programma condotto da Antonino Monteleone con Adele Grossi, nel corso del confronto dedicato allo scontro tra Italia e Spagna dopo i fatti di Ceuta, e la richiesta dell’Italia della sospensione di Schengen.
Secondo Lucaselli “il comportamento del Governo Meloni è stato esemplare. Perché ha chiesto a Bruxelles l’applicazione dell’articolo 28 del Codice frontiere Schengen che disciplina la procedura d’urgenza. Cosa non fatta invece dal Governo Spagnolo, che invece ha risposto chiedendo l’applicazione degli articoli 25 e 27 il cui testo è completamente diverse e relativi a procedure ordinarie. Il rimpatrio e il respingimento sono tecnicamente due cose completamente diverse. Qui si parla di rimpatri, quando in realtà Sanchez ha fatto respingimenti”.
Per tre sere, Tolfa ha smesso di essere un borgo: è diventata TolfArte, la sua creatura più luminosa, la festa che da ventidue anni trasforma il centro storico in un universo parallelo dove luci, colori, suoni e profumi si mescolano fino a smentire ogni legge sull’impenetrabilità dei corpi. Un festival che non si attraversa: si vive, si respira, si assorbe come un balsamo di leggerezza in un tempo che di leggero ha sempre meno.
Lo scorso venerdì, sabato e domenica, le vie del centro, gli androni degli antichi palazzi, le scalinate e le piazzette sono stati invasi da artisti di strada, acrobati, musicisti, performer, pittori, scultori, narratori. Ogni angolo una sorpresa, ogni svolta un piccolo incantesimo. TolfArte è un poutpourri di buon umore, un laboratorio a cielo aperto dove l’arte diventa improvvisazione, intuizione, creazione istantanea di stati d’animo. È il luogo dove la fantasia prende forma senza chiedere permesso, dove il pubblico non assiste: partecipa, si lascia trascinare, si perde e si ritrova.
Il Paese dei Balocchi che Collodi avrebbe amato
Accanto alle esibizioni, un’area street food ricca e variegata ha diffuso nell’aria profumi di cucine diverse, sapori che si intrecciavano come voci di un coro gastronomico. Una miscellanea di odori che ha contribuito a trasformare Tolfa in un Paese dei Balocchi, evocando quella dimensione collodiana di stupore e libertà che appartiene solo ai luoghi dove l’immaginazione è sovrana.
E poi l’artigianato: non le solite cianfrusaglie commerciali, ma creazioni autentiche, opere di mani sapienti che rivendicano orgoglio e identità. Legno, metalli, stoffe, ceramiche: materiali che nelle mani degli artigiani diventano storie, simboli, piccoli frammenti di bellezza.
L’arte di strada come filosofia di vita
TolfArte è anche una riflessione vivente sul senso dell’arte di strada. Un’arte che non cerca palchi prestigiosi, che non insegue la celebrità, che vive di sacrificio, di passione pura, di un distacco quasi ascetico dalla brama di successo. Gli artisti di strada incarnano un valore raro: la capacità di incantare a costo zero, di donare emozioni senza biglietti, senza filtri, senza barriere. Sono i custodi di un’arte democratica, che appartiene a tutti e che proprio per questo diventa potente.
In queste serate, le differenze si sono sciolte come neve al sole. Si sono livellate le classi, le gerarchie, le età. Grandi e bambini, turisti e residenti, curiosi e appassionati: tutti insieme, all’anno zero di una vita ideale, dove il sorriso è il primo comandamento e la meraviglia l’unica legge.

Gli elementi della natura come protagonisti silenziosi
Il fuoco, il legno, l’acqua, i metalli: gli elementi primordiali hanno partecipato alla festa con il loro potere ancestrale. Nelle mani di artisti sconosciuti — e forse destinati a restare tali — sono diventati strumenti di sogno, materia di spettacolo, trama di una narrazione collettiva che ha avvolto Tolfa come una carezza. Per tre sere, la realtà difficile dell’oggi ha ceduto il passo all’oblio, allo stupore, alla timida inclinazione alla speranza.

Dipinti delle emozioni e arti figurative: la bellezza che si fa intima
Lodevoli le sessioni di dipinti delle emozioni in musica, dove pennelli e note hanno dialogato creando opere che sembravano nascere direttamente dal cuore. E splendide le personali di pittura e arti figurative ospitate negli antichi palazzi tolfetani, luoghi che hanno aggiunto fascino e profondità alle opere esposte.

Ventidue anni di TolfArte: la conferma di un rito collettivo
Ventidue edizioni non sono solo un traguardo: sono la prova che TolfArte è diventata un rito comunitario, un appuntamento irrinunciabile per chi cerca spensieratezza a basso costo, bellezza accessibile, emozioni genuine. Tolfa, ancora una volta, ha dimostrato di saper accogliere, stupire, trasformare. E TolfArte si conferma un’occasione unica per lasciarsi andare, per ritrovare la parte più leggera di sé, per ricordare che la fantasia — quando è condivisa — diventa una forma di resistenza alla durezza del mondo. Ludovica Di Pietrantonio, direttore L’agone
Gianluca Di Pietrantonio, redattore L’agone
È ufficialmente iniziata la raccolta firme per il referendum che punta a cambiare le regole sull’educazione sessuale e affettiva nelle scuole italiane. Al centro dell’iniziativa c’è la richiesta di superare alcuni dei vincoli introdotti dalla normativa attuale, considerati dai promotori un ostacolo alla possibilità di affrontare questi temi all’interno della scuola.
Il referendum interviene in particolare sulle modalità di partecipazione degli studenti alle attività di educazione affettiva e sessuale. Oggi, in determinati casi, è previsto il consenso scritto preventivo delle famiglie, con l’eventuale esclusione dall’aula degli studenti che non ne siano in possesso. L’obiettivo dei promotori è eliminare questo meccanismo e permettere che tali percorsi siano inseriti più stabilmente nell’offerta formativa degli istituti.
L’idea è quella di portare nelle scuole un’educazione calibrata sulle diverse fasce d’età, capace di affrontare temi come la conoscenza del corpo, le emozioni, le relazioni e il rispetto reciproco. Un percorso che, secondo i sostenitori, dovrebbe coinvolgere l’intera comunità scolastica e non tradursi in un’attività accessibile solo ad alcuni studenti.
La campagna punta inoltre a presentare il referendum come un’iniziativa trasversale, non legata a una specifica appartenenza politica, ma alla discussione sul ruolo della scuola nella formazione delle nuove generazioni.
Le firme possono essere raccolte anche online attraverso la piattaforma ministeriale, tramite SPID. Se verrà raggiunta la soglia necessaria, la questione potrebbe arrivare al voto dopo le prossime elezioni, diventando uno dei primi temi con cui il futuro Governo e i cittadini saranno chiamati a confrontarsi
Francesca Greco, redattrice L’agone
Comunicato stampa
“Dopo l’inaugurazione, a giugno scorso, del nuovo presidio municipale di via Quarto Peperino come presidio di protezione civile, prende ora il via la seconda parte del progetto, che vede l’immobile di Saxa Rubra come sede di un progetto di welfare generativo per l’inserimento lavorativo di persone in condizione di svantaggio.
Un bene pubblico utilizzato per politiche sociali attive attraverso l’inclusione sociale e lavorativa, per favorire concrete opportunità per l’inserimento nel mondo del lavoro. Per questo, è online l’avviso pubblico per la partecipazione al Progetto di accompagnamento all’inclusione lavorativa. L’iniziativa è rivolta a persone con disabilità, categorie protette, donne vittime di violenza, giovani, disoccupati di lunga durata, lavoratori over 50 e genitori soli, in attuazione al “Regolamento di affidamento di contratti pubblici sopra e sotto soglia per l’inserimento lavorativo di persone in condizione di svantaggio”, approvato dall’Assemblea Capitolina il 10 gennaio 2023.
I partecipanti potranno seguire un percorso di orientamento e accompagnamento, tutoraggio e supporto all’inserimento lavorativo attraverso un periodo di formazione che si svolgerà proprio all’interno del nuovo presidio municipale di via Quarto Peperino. Le domande di partecipazione dovranno essere presentate entro l’11 settembre 2026, utilizzando l’apposito modulo allegato all’Avviso. Qui tutte le informazioni: https://www.comune.roma.it/web/it/bando-concorso.page?contentId=BEC1626589.
Siamo convinti che per uscire da una condizione di disagio, oltre all’assistenza, sia necessario mettere le persone nelle condizioni di lavorare, per costruire un percorso di autonomia e restituire dignità, fiducia e prospettive concrete a chi si trova in una situazione di fragilità. Sarebbe utile che questo approccio fosse adottato anche a livello nazionale, ma intanto abbiamo scelto di portarlo avanti sul territorio, in autonomia, con strumenti concreti e utilizzando un bene pubblico.”
Così in una nota il Presidente del Municipio XV, Daniele Torquati e l’Assessora al Sociale e Pari Opportunità, Agnese Rollo.
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