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Gestione dei rifiuti nel Lazio: fra discariche e inceneritori, recupero e riciclo

Piano di gestione dei rifiuti nel Lazio: la discussione ora in Consiglio regionale

Dopo la conclusione il 19 giugno della consultazione pubblica del nuovo Piano di Gestione dei Rifiuti, approvato dalla Giunta e valido fino al 2031, ora la discussione passa in Consiglio regionale.

La prima modifica riguarda la suddivisione del territorio in 2 ATO (Ambiti territoriali Ottimali) superando i precedenti 5 provinciali: l’ATO1 comprende tutto il Lazio esclusa la città di Roma, l’ATO2 riguarda la sola capitale. Ciascun ATO dovrà operare in maniera autonoma per la raccolta dei rifiuti, il recupero di materia e riciclo, e lo smaltimento della quota indifferenziata residua da inviare all’incenerimento e infine conferire in discarica, garantendo l’autosufficienza e la chiusura completa del ciclo.

Pe l’ATO2, però, un piano già esiste, ed è quello approvato dal Sindaco Gualtieri in qualità di Commissario straordinario a dicembre 2022: tale piano viene recepito integralmente in quello regionale, che risulta pertanto dalla somma di due elaborazioni svolte in tempi e con logiche differenti.

Il Piano di Roma, infatti, prevede obiettivi di riciclo inferiori a quelli imposti dalla normativa europea, puntando tutto su un nuovo mega inceneritore che dovrà bruciare 600.000 tonnellate l’anno di rifiuti indifferenziati, senza alcun trattamento preventivo; per il resto del Lazio, invece, è imposto il trattamento dei rifiuti indifferenziati in impianti TMB (Trattamento Meccanico Biologico) che producono materiale “stabilizzato” da conferire in discarica e combustibile più “pregiato” da bruciare nell’inceneritore di S. Vittore, che si amplierà.

La logica vorrebbe che il trattamento fosse esteso a tutto il Lazio, puntando, però, alla evoluzione dei convenzionali TMB, cioè impianti progettati per massimizzare il recupero di ulteriore materia, con consistenti vantaggi economici e specialmente la riduzione del ricorso a discariche e inceneritori.

Per Roma, poi, il piano di Gualtieri non prevede una discarica, e dunque i rifiuti della capitale – in quantità rilevanti – verranno conferiti in quella di Civitavecchia che si prevede di ampliare. Nel resto del Lazio si amplieranno altre discariche esistenti – Viterbo, Aprilia (LT) e Roccasecca (FR) – per le quali esistono criticità ed un profondo dissenso di cittadini e amministrazioni locali.

Una anomalia generalizzata è poi la proliferazione incontrollata di impianti per il trattamento della frazione organica, prevalentemente i “biodigestori” con produzione di biogas, al punto che nello stesso piano regionale si afferma che nel complesso la capacità impiantistica in Lazio potrebbe arrivare, se tutti gli impianti si dovessero realizzare, ad oltre 1,9 milioni di tonnellate, oltre il doppio del fabbisogno atteso al 2031 (710.000 tonnellate).

Il Piano prevede, poi, di estendere il ricorso alla tariffa puntuale, potente disincentivo allo spreco e incentivo alla raccolta differenziata e riciclo, ma ad una parte ancora del tutto insufficiente della popolazione laziale. Inoltre, si prevede una riduzione della produzione di rifiuti a monte, ma in maniera limitata. Infine, sui costi a carico dei cittadini incideranno fortemente gli inceneritori, se come sembra verranno tassati per le quote di CO2 emesse.

Per i consiglieri regionali si preannuncia un gran lavoro, che seguiremo puntualmente, anche con ulteriori approfondimenti sul nostro giornale e sul sito

Giuseppe Girardi

Anguillara. Sindaco Pizzigallo: «La riconferma è una grande responsabilità»

Angelo Pizzigallo è stato riconfermato sindaco di Anguillara Sabazia. Un risultato che conferma la fiducia dei cittadini nel percorso amministrativo intrapreso negli ultimi cinque anni e che apre una nuova fase per la città. In questa intervista il primo cittadino traccia un bilancio del lavoro svolto, guarda agli obiettivi del secondo mandato e illustra le priorità che guideranno l’azione amministrativa nei prossimi cinque anni.

Sindaco, innanzitutto complimenti per la tua vittoria, netta e inequivocabile: te l’aspettavi? E quali sono, secondo te, le ragioni di questa riconferma?

«Le elezioni rappresentano sempre un momento importante di verifica del lavoro svolto e, fino all’ultimo, il giudizio degli elettori non va mai dato per scontato. Naturalmente speravamo in una riconferma, ma il risultato ottenuto del 63,19% ci consegna una grande responsabilità. È la prima volta che un sindaco e la sua amministrazione vengono riconfermati ad Anguillara Sabazia. Credo che i cittadini abbiano premiato soprattutto la serietà, la coerenza e la concretezza dell’azione amministrativa portata avanti in questi cinque anni, insieme al dialogo costante costruito con la comunità.»

Questo è il tuo secondo mandato: ci puoi sintetizzare gli elementi di continuità e quelli di novità rispetto al precedente?

«L’elemento di continuità principale è il metodo: ascolto, presenza sul territorio, attenzione ai conti pubblici e capacità di trasformare le progettualità in opere e servizi concreti. Continueremo a lavorare per migliorare la qualità della vita e valorizzare il patrimonio ambientale e culturale. La novità sta nella possibilità di completare un percorso già avviato e affrontare nuove sfide, accelerando su temi strategici come la rigenerazione urbana, la mobilità, la sostenibilità ambientale e la valorizzazione del lago.»

Spesso si parla della necessità di creare sinergie tra i Comuni del territorio. Come pensi si possa procedere in questa direzione e su quali temi ritieni più importante lavorare insieme?

«Le sfide che i Comuni affrontano oggi superano spesso i confini amministrativi e richiedono una visione condivisa. Dobbiamo continuare a collaborare soprattutto sui temi della mobilità, della tutela ambientale, della valorizzazione turistica e culturale, della gestione dei servizi e della capacità di intercettare finanziamenti regionali, nazionali ed europei. Fare rete significa avere maggiore forza istituzionale e ottenere risultati più significativi per i cittadini. Anguillara è pronta a fare la propria parte promuovendo un dialogo costante e progetti concreti con tutte le amministrazioni vicine.»

Quali sono le iniziative e i progetti avviati negli anni precedenti che ritieni fondamentale completare entro i prossimi cinque anni?

«Il prossimo mandato sarà caratterizzato dalla volontà di portare a compimento una serie di interventi strategici già avviati e finanziati, affinché possano produrre pienamente i benefici attesi dalla comunità. Tra le priorità vi è innanzitutto il completamento delle opere pubbliche già programmate, con particolare attenzione alla riqualificazione degli spazi urbani, delle infrastrutture e degli edifici pubblici. È fondamentale proseguire il percorso di valorizzazione del lungolago e delle aree di pregio ambientale, che rappresentano una delle principali risorse identitarie ed economiche della città. Un altro obiettivo centrale riguarda il rafforzamento dei servizi scolastici, sportivi e sociali, attraverso interventi di manutenzione, ammodernamento e realizzazione di nuove strutture. Allo stesso tempo sarà importante continuare a investire sulla digitalizzazione dell’ente e sul miglioramento dell’efficienza amministrativa, per offrire servizi sempre più rapidi e accessibili ai cittadini. Grande attenzione sarà dedicata anche alla mobilità sostenibile, alla sicurezza del territorio e alle politiche ambientali, con interventi che possano migliorare la vivibilità urbana e la qualità della vita delle future generazioni. Infine, ritengo fondamentale consolidare il lavoro svolto per attrarre finanziamenti esterni. In questi anni abbiamo dimostrato che una programmazione seria consente di ottenere risorse importanti; nei prossimi cinque anni dovremo continuare a trasformare le opportunità in risultati tangibili e duraturi per Anguillara Sabazia.»

Paola Forte

Come ridisegnare lo scenario del territorio

Guerre, crisi internazionali e ricadute economiche sul turismo

Il turismo è per sua natura, un esercizio di fiducia nel futuro. È la libertà di muoversi basandosi su due presupposti fondamentali: la sicurezza percepita e la stabilità economica.

Quando questi due pilastri tremano per venti di guerra e tensioni internazionali, l’onda d’urto non si ferma ai confini dei conflitti, ma si propaga lungo tutta la filiera, colpendo anche territori lontani.

Con i fronti aperti in Ucraina e l’instabilità nel Medio Oriente e nel Golfo Persico, il turismo sta vivendo un cambiamento. Non siamo al crollo delle partenze, ma a una diversa riallocazione dei flussi e un aumento delle spese.

Tra le cause: la chiusura di spazi aerei, porti, canali strategici, l’impossibilità di far arrivare le materie prime, le rotte ridisegnate. Le tensioni del Golfo, che intercetta circa il 14% del transito globale, hanno costretto le compagnie aeree a deviazioni di rotta e ciò significa voli più lunghi, più consumi di  carburante, aumento delle tariffe.

Le ripercussioni sui territori, a forte vocazione turistica come l’Italia, secondo Federalberghi  e l’Istat, registrano una tenuta delle presenze, ma dicono che sono cambiate le abitudini degli utenti. Quando la percezione della sicurezza vacilla, i turisti, come americani e  inglesi, tendono a evitare l’Europa, troppo vicina ai luoghi di guerra.

L’indotto sul territorio ne risente a cascata. Non soffre solo l’hotel, ma i ristoranti, le guide turistiche, i trasporti locali, le botteghe artigiane. Le persone prenotano all’ultimo momento, fanno vacanze brevi e gli operatori vivono nell’incertezza.

Va meglio il flusso verso mete ritenute più sicure come Spagna, Grecia o aree interne italiane, come il Lago di Bracciano, Anguillara, Trevignano e il viterbese, che si trovano a vivere dinamiche molto particolari.

Civita di Bagnoregio, Bomarzo, i palazzi storici di Caprarola, Viterbo e Bracciano, sono mete storicamente inserite nei tour degli operatori del turismo internazionale, ma già si registrano le prime disdette. Significa che i bus turistici che si fermano per il pranzo nei ristoranti locali, i biglietti dei musei e i grandi gruppi negli hotel, saranno meno e gli operatori sono  costretti a ripensare l’accoglienza.

Bracciano e la Tuscia beneficiano della loro vicinanza strategica a Roma, percepite come mete-rifugio sicure, meno affollate e meno care e possono diventare l’alternativa perfetta.

Non aiuta però l’inflazione in atto, per cui il turista tende a rifugiarsi negli agriturismi e B&B, e i negozi di artigianato locale e la ristorazione d’élite faticano a sopravvivere.

L’ economia locale si basa su microimprese, agricoltura a conduzione familiare, piccoli alberghi diffusi nei borghi, ristoranti tipici, e riscaldare o rinfrescare gli ambienti a volte costa più degli introiti.

La sfida del turismo nel territorio punta sulla sostenibilità, accompagnando il settore verso tempi nuovi.

Franco Marzo

Turismo: il futuro possibile a un’ora da Roma

C’è un tratto d’Italia, a un’ora dalla Capitale, dove il turismo non è un’industria lontana, ma una possibilità concreta, quotidiana, quasi domestica. È il territorio che abbraccia il Lago di Bracciano, i suoi borghi, le sue riserve naturali, e scende fino al litorale di Cerveteri e Ladispoli. Un mosaico di paesaggi diversi e complementari, dove acqua, storia e natura convivono senza sforzo. Ed è proprio qui che si gioca una delle sfide più interessanti del nostro tempo: trasformare un turismo spesso “mordi e fuggi” in un motore economico stabile, capace di generare valore anche quando la permanenza è breve.

Perché il punto non è quanto resta il turista, ma quanto resta del suo passaggio. Un caffè sul lungolago, un pranzo in trattoria, un noleggio bici, un ingresso a un sito archeologico, un gelato al tramonto, un parcheggio pagato, un acquisto in un negozio di artigianato: ogni gesto, anche minimo, attiva una microeconomia che, moltiplicata per migliaia di presenze, diventa linfa per il territorio. E in un momento storico segnato da una crisi economica che costringe molte famiglie a rinunciare alle vacanze tradizionali, questo territorio può diventare una valvola di respiro, un luogo di evasione accessibile, sostenibile, raggiungibile senza costi proibitivi.

Il lago, con le sue acque balneabili e la sua quiete, offre un’alternativa immediata all’afa cittadina. I boschi di Manziana, Oriolo e Canale Monterano regalano ombra e silenzio. I siti etruschi di Cerveteri e le spiagge di Ladispoli completano un’offerta che nessun altro territorio così vicino a Roma può vantare. È un patrimonio che non ha bisogno di essere inventato: ha solo bisogno di essere messo in relazione, raccontato, organizzato.

Le amministrazioni locali lo sanno: ogni visitatore è anche un potenziale benefit comunale. Più presenze significano più entrate indirette, più rotazione commerciale, più servizi che diventano sostenibili, più investimenti privati che trovano terreno fertile. Il turismo, se ben gestito, diventa una forma di fiscalità diffusa, capace di alleggerire il peso sui residenti e di finanziare manutenzioni, eventi, cultura, decoro urbano.

Ma per trattenere davvero il valore del turismo serve una visione che superi i confini amministrativi. Il turista non distingue tra Bracciano e Anguillara, tra Trevignano e Manziana, tra Cerveteri e Ladispoli: vive il territorio come un’unica esperienza. Servono quindi percorsi integrati, mobilità intelligente, segnaletica chiara, comunicazione coordinata, eventi distribuiti, servizi minimi ma essenziali. Serve, soprattutto, la consapevolezza che questo territorio può diventare un modello di turismo di prossimità, capace di intercettare chi cerca una pausa breve ma rigenerante, chi non può permettersi una vacanza lunga, chi vuole scappare per qualche ora dal caldo e dal rumore della città.

Il futuro del turismo locale non si misurerà sul numero di presenze, ma sulla capacità di trasformare il passaggio in valore, la visita in relazione, la curiosità in ritorno. E questo territorio — con la sua bellezza stratificata, la sua storia millenaria, la sua natura ancora integra — ha tutte le carte per riuscirci.

Il turismo non è una promessa: è già qui. La domanda è se sapremo, finalmente, trattenerne i frutti.

Ludovica Di Pietrantonio, direttore L’agone

A Campo di Mare Marco Bonini presenta “Maschi, si salvi chi può”: il protagonista di “Noi e la Giulia” ospite di Mondadori ad Etruria Village

Comunicato stampa

Attore, sceneggiatore e regista, protagonista di Smetto quando voglio e coautore di Noi e la Giulia, Marco Bonini torna con ‘Maschi si salvi chi può’. Mercoledì 1° luglio alle ore 19:00, sarà ospite a Campo di Mare, sul Lungomare dei Navigatori Etruschi, all’interno della rassegna letteraria estiva promossa dalla Mondadori Bookstore di Cerveteri, organizzata in collaborazione con il “Banana Village” e “Nostro” nell’Etruria Village.
“Dopo l’ottimo esordio con Caterina Battilocchio della scorsa settimana, la nostra rassegna estiva prosegue con un grande ospite, un protagonista del cinema, della regia, del teatro e della scrittura quale Marco Bonini – hanno dichiarato Andrea Oliva e Tarita Vecchiotti di Mondadori Bookstore Cerveteri – nel suo libro, edito da Santelli e che vedrà il nostro concittadino Igor Artibani come moderatore, Bonini rileggerà la Genesi, mitologia greca e grandi racconti fondativi con ironia e rigore filologico, interrogandosi sulle origini della cultura patriarcale e sul ruolo del maschile contemporaneo. Un nuovo capitolo nel percorso creativo di un autore che continua a muoversi tra cinema, teatro e letteratura”.
“Gli appuntamenti proseguiranno per tutti i mercoledì di luglio e agosto – proseguono Andrea e Tarita – ogni settimana, un nuovo autore, una nuova storia da scoprire e da conoscere. Con ‘Maschi, si salvi chi può!’, Bonini conferma la sua natura multidisciplinare e la sua poliedricità: negli ultimi anni in più occasioni ha alternato il lavoro davanti e dietro la macchina da presa e la produzione letteraria. Un incontro affascinante, con un volto noto, da vivere in riva al mare, in compagnia di un tramonto suggestivo”.
Ingresso e partecipazione alla presentazione libera e gratuita.

SIGFRIDO RANUCCI AD “AGORA’ ESTATE” (RAI 3) SU ARRESTI: “ADESSO BISOGNERA’ CAPIRE I DETTAGLI DI TUTTA QUESTA VICENDA E SE CI SONO ALTRI LIVELLI”

Comunicato stampa

“Sapevo che sarebbe avvenuto qualcosa, ma ovviamente dalle indagini non è trapelato nulla. Adesso aspettiamo gli sviluppi. Ho voluto ringraziare personalmente il Nucleo investigativo dei Carabinieri e il dottor Carlo Villani, che mi aveva promesso che avrebbe chiuso le indagini ed è stato di parola. Adesso bisognerà capire i dettagli di tutta questa vicenda e capire se ci sono altri livelli”. Lo ha affermato il giornalista e conduttore di Report, Sigfrido Ranucci, raggiunto telefonicamente da “Agorà Estate, la trasmissione in onda su Rai 3 e condotta da Giulia Di Stefano con Marco Carrara.

“Da quello che ho capito c’è chi ha organizzato, chi è stato complice, chi ha fornito assistenza legale, chi ha provato a distruggere le SIM”, ha detto Ranucci, “Vedremo cosa accadrà ancora”.

“Fate un salto al lago”, l’invito del sindaco di Bracciano

Dal profilo Facebook del sindaco di Bracciano

Le panchine ci sono davvero!
E insieme a loro ci sono persone, famiglie, bambini e un lungolago che finalmente si vive.
Nel video vi raccontiamo cosa è stato fatto, cosa è stato completato e cosa arriverà nelle prossime settimane.
Guardatelo, poi fate un salto al lago.
Per il video, cliccare nel link sottostante
https://www.facebook.com/reel/1506228751247062
Marco Crocicchi, sindaco di Bracciano

GARLASCO. COLLEGA DEL TESTIMONE: “AVEVA SUBITO INIZIATO A DIRCI QUELLO CHE AVEVA VISTO, MA AVEVA PAURA DI RACCONTARE ALLE FORZE DELL’ORDINE”

Comunicato stampa

Massimo sosteneva, nel 2007, di aver visto una ragazza in bicicletta. Aveva iniziato a dirlo quando sono uscite le prime cose su Garlasco. Non mi aveva mai detto di volersi rivolgere alle forze dell’ordine. Anzi, era più che altro timoroso di quello che poi avrebbero potuto chiedergli”. È quanto ha rivelato un collega del testimone Massimo Mattiuz nell’intervista raccolta dalla giornalista Serenella Bettin per il programma condotto da Antonino Monteleone con Adele Grossi, andata in onda questa sera nel corso della terza puntata di «Filorosso», su Rai 3 e RaiPlay.

La trasmissione è tornata sul caso di Mattiuz, che il 13 agosto 2007 si sarebbe trovato a Garlasco, proprio durante le ore del delitto di Chiara Poggi, perché aveva un appuntamento di lavoro per un evento alla discoteca Le Rotonde. Testimonianza che nei giorni scorsi ha generato anche alcune polemiche.

«Adesso non ci stiamo più frequentando, però negli anni sì, e per questo lo conosco bene», ha spiegato il collega che il 13 agosto 2007 doveva partecipare alla riunione per l’organizzazione della festa alle Rotonde di Garlasco, «Lui era al cellulare», ha ricordato, «ha detto: “Esco, vado a fare una passeggiata!”. Quello me lo ricordo. Lui di solito camminava mentre telefonava».

Quando è rientrato ha detto «di aver visto questa ragazza. Ma comunque in quel momento nessuno gli ha dato attenzione. Lui diceva di aver visto questa ragazza in bicicletta, che andava forte e ha dato una breve descrizione di com’era vestita».

Mattiuz avrebbe poi iniziato a confidarsi nei giorni successivi, quando sono uscite le prime indiscrezioni sul caso di Garlasco. «Non so dirti se a fine agosto, il 1° settembre», prosegue, confermando che il collega di lavoro aveva più di un numero di telefono. «Più numeri li ha sempre avuti, quello è vero», ha concluso, «quindi bisognerebbe controllarli tutti. Magari non erano neanche intestati a lui, magari li hanno intestati alla mamma e quindi non risulta».

GIANNI ALEMANNO A FILOROSSO (RAI 3): “DENTRO IL CARCERE LA REPUBBLICA ITALIANA PERDE LA FACCIA. LA SICUREZZA DEI CITTADINI PASSA DA UN CARCERE EFFICIENTE”

Comunicato stampa

“Dentro il carcere la Repubblica italiana perde la faccia. Ogni società ha il carcere che si merita. Io mi auguro che la società italiana sia migliore di questo carcere. Il problema vero è un’emergenza democratica”. Lo ha affermato questa sera a Filorosso su Rai 3 l’ex ministro delle Politiche agricole ed ex sindaco di Roma, Gianni Alemanno, nel corso della terza puntata del programma condotto da Antonino Monteleone con Adele Grossi.

Alemanno ha raccontato la propria esperienza della detenzione, definendola “un’esperienza strana”, caratterizzata “dalla lentezza, dai pochi contatti” e da “una vita rallentata”. “Poi improvvisamente ti trovi in mezzo a un ritmo mille volte superiore. Spesso si spegne proprio il cervello”. Tra gli aspetti più difficili del ritorno alla libertà ha indicato la riscoperta della luce: “Dei cinque sensi, il primo che viene investito dalla ritrovata libertà è la vista. In carcere non avevo mai l’orizzonte”.

Secondo l’ex sindaco di Roma, i problemi della giustizia italiana finiscono per gravare interamente sul sistema penitenziario. “I problemi della giustizia italiana si scaricano tutti sul carcere”, ha detto, richiamando anche la presenza di persone in attesa di giudizio insieme ai detenuti con condanna definitiva e criticando l’attuale gestione del sistema carcerario.

Particolarmente toccante il racconto del rapporto tra detenuti e famiglie. “Ho nel cuore un ragazzino calabrese di otto anni che faceva la Prima Comunione. Il padre aveva chiesto un permesso per partecipare e gli è stato negato. Quel bambino si è sentito male perché il padre non c’era e non ha più voluto andare ai colloqui. Cosa costava concedere un permesso di sei ore?”.

Alemanno ha anche descritto la quotidianità della vita in cella, spiegando come la televisione rappresenti uno dei pochi momenti di svago e su come si decideva cosa guardare la sera: “Io egemonizzavo i telegiornali, i film erano scelti dagli altri detenuti. Non ho visto più un talk show. L’unica certezza era “Affari Tuoi”, che metteva d’accordo tutti”.

Sul piano giudiziario ha ricordato di avere ancora un procedimento aperto: “Non ho ancora concluso, perché ho fatto ricorso alla Corte di giustizia europea. Nei prossimi mesi spero mi venga data quella giustizia che non ho ottenuto a livello italiano», sottolineando anche che «il reato è stato cancellato”.

L’ex ministro ha quindi ribadito la propria idea di riforma del sistema penitenziario: “Quello che ho cercato di spiegare è che la sicurezza del cittadino ha bisogno di un carcere efficiente. Il carcere che funziona riabilita le persone, mentre un carcere che non funziona diventa un’università del crimine. Se vogliamo difendere la sicurezza dei cittadini abbiamo bisogno di carceri efficienti come nel resto d’Europa”. E ha aggiunto: “Con la situazione della giustizia italiana chiunque può avere un’esperienza carceraria”.

Intervenendo sul dibattito politico, Alemanno ha commentato le posizioni del generale Roberto Vannacci: “Vannacci ha sottolineato con forza la necessità della certezza della pena e io non la metto in dubbio. Ha anche sottolineato che ci vuole più rispetto dell’articolo 27 della Costituzione. Ci vuole la pena, ma ci vuole anche il merito: chi vuole cambiare, studiare, imparare un lavoro, deve essere aiutato”. Ha quindi richiamato il problema del sovraffollamento delle carceri e della procedura di infrazione europea aperta nei confronti dell’Italia.

Infine, parlando del dibattito nel centrodestra, Alemanno ha osservato: “Ho notato che c’è una particolare attenzione della sinistra a Futuro Nazionale”. E sul fatto che il consenso nei sondaggi di Futuro Nazionale possa fare perdere la coalizione di centrodestra, ha aggiunto: “Il presidente del Consiglio deve prendere il telefono e parlare con Vannacci. Se non lo chiama, la responsabilità di una eventuale sconfitta ricade sulla presidente del Consiglio”. Concludendo: “Il merito di Vannacci è di aver rotto il politicamente corretto”.

WALTER VELTRONI A FILOROSSO (RAI 3): “PENSO CHE LE SCISSIONI SIANO SBAGLIATE. PERO’ SBAGLIATO SOTTOVALUTARE CHI ESCE”

Comunicato stampa

“Io penso che le scissioni siano sbagliate. Il Partito Democratico dopo la fondazione ha conosciuto varie scissioni, nessuna delle quali ha prodotto dei risultati clamorosi. Però penso che sia sbagliato sottovalutare chi esce. Il PD è nato per tenere insieme una pluralità di culture. Se l’ambizione è quella di conquistare il consenso questa capacità non deve venire meno”. Lo ha affermato l’ex segretario del Partito Democratico, ex sindaco di Roma ed ex ministro della Cultura Walter Veltroni, nel corso della terza puntata di “Filorosso”, il programma condotto da Antonino Monteleone con Adele Grossi, in onda su Rai 3 e RaiPlay.

Veltroni è intervenuto a tutto campo sui principali temi di attualità politica. “Le Repubbliche cambiano quando cambiano le Costituzioni. Noi invece abbiamo cambiato la legge elettorale tantissime volte. Per quello dovremmo essere alla Repubblica 112. La verità è che non abbiamo ancora trovato un equilibrio perché i due schieramenti non riescono a dialogare”, ha detto. Nel suo intervento Veltroni ha attribuito la crisi del sistema politico italiano alla mancanza di un dialogo tra gli schieramenti, ricordando che “l’errore che hanno fatto tutti e due, centrodestra e centrosinistra», è stato quello di non riuscire a costruire regole condivise e un equilibrio istituzionale stabile.

L’ex segretario del PD ha poi richiamato il tema della partecipazione democratica: “La quantità di astensionismo è cresciuta ed è cresciuta ovunque. La gente non è motivata a partecipare alle elezioni”. Per questo, ha osservato, “i due schieramenti devono anche alimentare un sogno”. Il dato più preoccupante, secondo Veltroni, è il drastico calo del consenso elettorale: “Il PD quando è nato aveva 12 milioni di voti. Adesso se ne calcolano 6. La prima cosa che bisogna fare è parlare con quei sei milioni di italiani”.

Sul tema delle riforme istituzionali ha ricordato l’elezione di Carlo Azeglio Ciampi al Quirinale come esempio di convergenza tra forze politiche contrapposte: “Ne discutemmo con Fini e Casini, e loro ne parlarono con Berlusconi. E lo eleggemmo alla prima votazione, con il massimo del consenso possibile”. Un episodio che, a suo giudizio, dimostra come sia possibile condividere le scelte fondamentali dello Stato. “Il paradosso dell’Italia è che destra e sinistra hanno fatto governi insieme. Si governa insieme, cosa che è un’anomalia, e non si riesce a fare ciò che dovrebbe essere la regola: scrivere insieme le regole”.

Veltroni ha quindi ricordato la nascita del Partito Democratico, “unico partito nato per fusione e non per scissione”, ribadendo il valore delle primarie e della vocazione maggioritaria. “Nel 2008 credo che si dovesse uscire da quell’antiberlusconismo. Su quella base il PD prese il 33%”. Per l’ex segretario democratico “non bisogna dire male di chi c’è” e la sinistra non deve pensare che esistano “colonne d’Ercole del consenso oltre le quali non si può andare”, perché «”a storia della sinistra ha dimostrato che si può andare oltre”.

Guardando al futuro, Veltroni si è detto fiducioso: “Il ciclo politico, spero a partire da novembre, con le elezioni negli Stati Uniti, cambierà. Il PD in Italia ha una sua forza e spero riesca ad aggregare”.