Bracciano, 10 agosto 2026 – L’Unione di Centro (UDC) annuncia l’imminente svolgimento di un evento pubblico a Bracciano dedicato all’ufficializzazione e alla presentazione della nuova struttura cittadina del partito. L’appuntamento segnerà un passaggio fondamentale per il rilancio della presenza politico-amministrativa scudocrociata sul territorio del Lago di Bracciano e dei Comuni limitrofi.
La nascita del coordinamento e i valori popolari
L’iniziativa rappresenta l’avvio formale delle attività sul piano locale, con l’obiettivo di offrire un punto di riferimento solido a tutti i cittadini, alle forze civiche e al mondo dell’associazionismo che si riconoscono nei valori del popolarismo europeo, del riformismo e della tradizione democratico-cristiana promossi a livello nazionale dall’UDC Italia. Durante la manifestazione verranno presentati i componenti della squadra e i referenti territoriali.
Un vento di freschezza: Spazio ai Giovani e alle Politiche Giovanili
Un pilastro centrale del nuovo corso dell’UDC sarà rappresentato da un forte impegno sulle politiche giovanili, pensate per portare idee innovative, energia e un autentico vento di freschezza nella vita pubblica della città.
Il partito annuncia la totale apertura alle adesioni di ragazze e ragazzi provenienti da tutto il comprensorio: l’invito a partecipare attivamente è rivolto ai giovani di Bracciano, Trevignano Romano, Manziana, Canale Monterano e Anguillara Sabazia. L’obiettivo è creare una rete giovanile d’area capace di elaborare proposte concrete su lavoro, formazione, cultura, aggregazione e tutela dell’ambiente.
Le priorità programmatiche
L’azione del coordinamento si articolerà su direttrici chiare per la crescita del territorio:
Politiche Giovanili e Innovazione: Creazione di spazi di aggregazione, supporto alle iniziative culturali e incentivi all’imprenditoria giovanile locale.
Sostegno alle Famiglie e alle Fasce Deboli: Potenziamento dei servizi alla persona e centralità delle politiche sociali.
Sviluppo Economico e Turismo Comprensoriale: Valorizzazione integrata del bacino del Lago, del commercio e delle eccellenze locali.
Infrastrutture e Vivibilità: Particolare attenzione al decoro urbano, alla viabilità e alla gestione dei servizi essenziali per quartieri e frazioni.
Apertura alle iscrizioni e modalitá di contatto
In vista dell’ufficializzazione, l’UDC apre ufficialmente le iscrizioni e le nuove adesioni a tutti i cittadini e ai giovani dei Comuni del territorio che intendono impegnarsi in prima persona per la crescita della comunità.
Chi desidera aderire, portare il proprio contributo o collaborare con il gruppo giovanile e con il coordinamento locale può contattare direttamente i seguenti recapiti:
Telefono / WhatsApp: +39 334 797 8291
Email:bracciano@udcromamtropolitana.it
I dettagli relativi a data, orario e sede dell’evento pubblico di presentazione verranno resi noti a breve tramite i canali d’informazione ufficiali.
Contatti Stampa e Adesioni:
Unione di Centro (UDC) – Sezione di Bracciano e Comprensorio Sabatino
Venerdì 14 agosto, dalle 18:00 fino a mezzanotte, il Lungolago Argenti si anima per una serata tutta da vivere, proprio alla vigilia di Ferragosto.
E per rendere l’atmosfera ancora più speciale, arriva anche il cinema itinerante: nella spiaggia libera sarà proiettato Il Marchese del Grillo, per una suggestiva serata di cinema sotto le stelle, in via Lungolago Argenti n 57 alle ore 21,30.
Evento realizzato con il finanziamento della Regione Lazio nell’ambito del progetto Cinema Itinerante nei Borghi del Lazio.
Musica, lago, cinema e una notte d’estate da vivere insieme, aspettando Ferragosto.
Vi aspettiamo venerdì 14 agosto sul Lungolago Argenti!
Sul tema “Respiro al centro” le coreografie di prestigiosi maestri internazionali animano una quattro giorni imperdibile. Per l’assessore alla Cultura del Comune di Bracciano Biancamaria Alberi: “occasioni di rara bellezza e creatività offerte alla comunità braccianese”
“Le esibizioni di danza contemporanea al tramonto al belvedere della Sentinella rappresentano occasioni di rara bellezza offerte alla comunità braccianese dall’associazione Canova 22 alla quale va il ringraziamento sincero dell’amministrazione comunale per la grande qualità dei suoi progetti. Un fine agosto ricco di suggestioni quest’anno, la voglia di bellezza e di creatività si trasforma in eventi diversi in cui l’arte è al centro”.
Con queste parole Biancamaria Alberi, assessore alla Cutura del Comune di Bracciano anticipa l’evento in programma dal 27 al 30 agosto a Bracciano con l’edizione 2006 del Festival Dancescreen in The Land. Quattro giorni di grande danza sul tema “Respiro al centro” quale invito a riscoprire il respiro come gesto originario che mette in relazione il corpo con l’ambiente.
Negli spazi di Borgo Acqua Paola, nel cuore dei boschi di Pisciarelli, si tiene dal Creation in the Land, workshop internazionale guidato dagli interpreti della Hofesh Shechter Company Attila Rónai, Justine Gouache e Oscar Jinghu Li. Un ritiro creativo immersivo nel corso del quale professionisti e giovani danzatori condividono ricerca tra natura, pratica coreografica e creazione collettiva.
L’edizione 2026 si apre giovedì 27 agosto alle 19 a Borgo Acqua Paola con lo spettacolo L’Altro, con Moreno Guadalupi della compagnia ResExtensa. Una riflessione sul rapporto tra individuo e collettività che intreccia danza contemporanea e house dance in una scrittura fisica intensa e coinvolgente.
Il Festival, come già avvenuto per le passate edizioni, esce poi nel territorio con tre imperdibili appuntamenti nel borgo di Bracciano.
Venerdì 28 agosto alle 20 La Luna Dance Theater presenta Odissea – Naufragi dell’Anima, spettacolo itinerante che culminerà al Belvedere di Bracciano con la rilettura contemporanea del mitico viaggio di Ulisse come percorso interiore di ricerca, perdita e trasformazione.
Sabato 29 agosto alle 20, in Piazza Belvedere, il collettivo Lunatics, composto da giovanissimi interpreti, porta in scena Echoes of the King, spettacolo dedicato all’eredità artistica di Michael Jackson: danza urbana e linguaggi contemporanei in un dialogo tra memoria, ritmo e identità.
Domenica 30 agosto dalle 19 nel centro storico di Bracciano è in programma un momento di forte valore comunitario. Dopo l’esibizione del Coro Polifonico di Bracciano, diretto dalla maestra Martina Paciotti, col maestro Andrea Bosso al pianoforte, il pubblico assisterà alla restituzione finale di Creation in the Land, a coronamento del percorso dei giorni di workshop.
La performance sarà il momento culminante dell’esperienza condivisa tra i tre coreografi internazionali, i partecipanti e il territorio, restituendo attraverso il corpo il dialogo costruito con il paesaggio di Borgo Acqua Paola.
L’Amministrazione Comunale di Cerveteri comunica con grande soddisfazione la definitiva risoluzione delle annose problematiche idriche che per lungo tempo hanno interessato la frazione di Furbara e la zona di Due Casette. Grazie a un complesso accordo sottoscritto il 6 agosto tra Comune, Rete Ferroviaria Italiana (RFI), Acea Ato 2 ed EgATO 2, è stato definito il superamento del contenzioso esistente e tracciato il cronoprogramma che porterà al completamento delle opere di allaccio alla rete idrica pubblica entro il 12 gennaio 2027.
”Abbiamo risolto un problema di vitale importanza per la nostra comunità”, ha dichiarato il Sindaco di Cerveteri, Elena Gubetti. “Con la conclusione di questo iter burocratico, Furbara passa ufficialmente sotto la gestione di Acea Ato 2, garantendo ai cittadini acqua potabile certificata e tariffe regolate, mettendo fine a anni di disagi, autobotti e ordinanze di non potabilità. Ma il nostro lavoro non si ferma qui: l’attenzione è ora rivolta alla frazione de I Terzi, dove le reti idriche sono di proprietà di Arsial, per la quale stiamo già seguendo un iter analogo finalizzato all’acquisizione e alla cessione del servizio al gestore unico”.
Questo traguardo si inserisce in una strategia più ampia che la nostra Amministrazione ha perseguito fin dal primo giorno di mandato, impegnandosi concretamente per portare l’acqua in tutte quelle zone che, negli anni precedenti, hanno sempre sofferto gravi difficoltà di approvvigionamento. Un impegno costante che ha già visto i suoi frutti a Campo di Mare, Pian della Carlotta e il Sasso, territori oggi regolarmente serviti. Parliamo di circa 5.000 abitanti che prima avevano difficoltà estreme che si trascinavano da tempo. Adesso resta da chiudere definitivamente il problema ai Terzi e avremo completamente definita ogni carenza idrica e ogni questione di depurazione.
A completamento di questa visione strategica, infatti, l’Amministrazione ha raggiunto un altro obiettivo fondamentale per la tutela del territorio e dell’ambiente: l’accensione del depuratore di Ceri del Sasso e la dismissione di quello di Campo di Mare, chiudendo così l’intero ciclo della depurazione della città.
Il Sindaco Gubetti ha voluto esprimere un sentito ringraziamento a tutte le figure che hanno reso possibile questo risultato. Un plauso va agli Uffici Comunali dell’Area V, in particolare al Dirigente Architetto Fabrizio Bettoni e all’Ufficio Ambiente per la gestione dell’emergenza, all’Avvocato Valerio Morini dell’Ufficio Legale per la sapiente conduzione delle trattative, ad Acea Ato 2 per il supporto operativo, alla Segreteria Tecnico Operativa di EgATO 2 per il fondamentale raccordo istituzionale e a Rete Ferroviaria Italiana per lo spirito di collaborazione dimostrato. Nelle more del completamento dei lavori, RFI continuerà a garantire la fornitura per usi non potabili, mentre l’Amministrazione continuerà a informare i cittadini su ogni sviluppo fino al definitivo allaccio alla rete pubblica.
È stato approvato martedì 11 agosto dal consiglio comunale di Colleferro (Roma) il progetto per la realizzazione di un data center di ultima generazione dedicato all’intelligenza artificiale. Il Comune di Colleferro, durante la precedente consiliatura, aveva avviato un bando internazionale per candidare il territorio ad attrarre investimenti innovativi, tra cui i data center ed i supercomputer.
Nell’area di circa 76 ettari compresa tra l’autostrada A1, la via Casilina e la linea ferroviaria AV, a soli 3 chilometri dal centro logistico di Amazon, sorgerà il campus data center, con circa 57.800 metri quadrati coperti e impianti fotovoltaici per una potenza complessiva di circa 34 MW.
“Guidare il processo e non subirlo è stata la filosofia dell’amministrazione”, spiega il sindaco di Colleferro, Giulio Calamita, “Dopo due anni di percorso amministrativo il consiglio comunale ha deliberato senza nessun voto contrario il progetto che prevede la costruzione di un data center di ultima generazione per l’IA con 150MW di potenza elettrica assegnata dal gestore di rete Terna.
L’energia utilizzata sarà fornita da fonti rinnovabili attraverso contratti PPA con gestori green ed anche da 34MW di impianti fotovoltaici in loco. Il data center porterà una ricaduta occupazionale importante sia in fase di costruzione con una media di 700 persone impiegate contemporaneamente, sia in fase di gestione con circa 220 impiegati diretti ed altrettanti indiretti. Si tratta di occupazione di alta specializzazione per la quale il Comune d’accordo con la società proponente avvierà programmi di formazione in loco ai fini delle future assunzioni. Dal punto di vista ambientale e sul tema del consumo idrico la società proponente si è avvalsa dell’eccellenza internazionale di Mitsubishi Electric per un sistema di raffreddamento a circuito chiuso ed ha optato per gruppi elettrogeni a gas per l’alimentazione di emergenza con l’intervento di una eccellenza italiana, l’AB Energy di Brescia, con l’infrastruttura di approvvigionamento messa a disposizione dalla SGI (Società Gasdotti Italia) che renderà non necessario alcuno stoccaggio”.
Il progetto architettonico è stato realizzato dallo studio Lombardini 22 di Milano mentre la Telecom Sparkle ha progettato l’infrastruttura di connessione dati alla rete fotonica nazionale.
“Un ringraziamento al Comune di Segni che con spirito collaborativo ha dato il via libera alla nuova viabilità per il Data Center ed alla Regione Lazio”, ha concluso il sindaco Giulio Calamita, “Ora al via l’ultimo step autorizzativo con il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. Colleferro ancora una volta procede secondo una visione chiara dello sviluppo del territorio nella direttrice dell’innovazione tecnologica e dello sviluppo sostenibile”.
Soddisfatto per il risultato conseguito Federico Sutti, managing partner e chairman del board europeo dello Studio Dentons in qualità di legal advisor della società di progetto Cobra Green Hyperscale. “Tutti i team tecnici e legali”, ha spiegato Sutti “sono già pronti per il deposito della documentazione presso il MASE necessaria all’ultimo step autorizzativo introdotto di recente dal Governo con il DL 21/2026”.
Antonio Ranalli
Coordinatore Centro Italia Italian Travel Press- FNSI
La Giunta Regionale del Lazio ha approvato la finalizzazione della seconda parte di finanziamenti per sostenere il dopo di noi e le case famiglia che assistono persone con disabilità. Le risorse stanziate sono di 47,5 milioni di euro per il biennio 2025-2026.
«Sono stati finalizzati i restanti 23 milioni di euro per il 2026, dopo i 24,5 già stanziati per l’anno 2025. Tengo a precisare, inoltre, che di questi 23 milioni di euro per l’anno 2026, quasi 20 saranno destinati a Roma Capitale, mentre i restanti saranno suddivisi tra gli altri ambiti territoriali sociali» ha dichiarato l’assessore all’inclusione sociale e servizi alla persona della Regione Lazio, Massimiliano Maselli.
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ritiene che l’attuale fase inflazionistica, sempre più condizionata da tensioni geopolitiche, shock energetici e criticità delle catene internazionali di approvvigionamento, imponga una riflessione più rigorosa sul rapporto tra retribuzione nominale, potere d’acquisto e costi sostenuti dal personale docente di ruolo che presta servizio lontano dal proprio territorio di residenza.
Il quadro macroeconomico del 2026 evidenzia una dinamica particolarmente significativa. A giugno l’ISTAT registra un’inflazione del 3% su base annua, con incrementi del 9,2% per gli energetici regolamentati e del 13,3% per quelli non regolamentati. Nel secondo trimestre la crescita dei prezzi misurata dall’IPCA raggiunge inoltre il 3,7% per le famiglie con livelli di spesa più bassi, contro il 2,6% per quelle con livelli di spesa più elevati. Banca d’Italia prospetta per il 2026 un’inflazione media del 3,1%, prevalentemente riconducibile alla componente energetica, in presenza di una crescita reale del PIL contenuta intorno allo 0,5-0,6%.
La combinazione tra debole crescita e pressione inflazionistica incide in misura maggiore sui redditi caratterizzati da un’elevata quota di spese incomprimibili. Quando abitazione, energia e mobilità assorbono una parte crescente della retribuzione, la perdita di potere d’acquisto si traduce direttamente in una contrazione della capacità di risparmio e dei consumi discrezionali.
La condizione dei docenti di ruolo fuori sede assume, sotto questo profilo, una specifica rilevanza economica. A parità di inquadramento, anzianità e trattamento retributivo, chi presta servizio stabilmente lontano dalla propria residenza può essere chiamato a sostenere un secondo canone di locazione, utenze, trasporto locale, collegamenti ferroviari o aerei e spese periodiche necessarie per raggiungere il proprio nucleo familiare. Una parte del reddito viene pertanto assorbita non da autonome scelte di consumo, ma da oneri direttamente connessi alla localizzazione della prestazione lavorativa.
Si determina così un differenziale tra retribuzione nominale e reddito professionale effettivamente disponibile, riconducibile a quello che il CNDDU propone di definire costo professionale della distanza. Il sistema scolastico beneficia della mobilità necessaria a compensare gli squilibri territoriali nella distribuzione del personale, mentre il relativo onere economico rimane prevalentemente internalizzato dal lavoratore.
La risposta non può consistere nell’introduzione di differenziazioni territoriali dello stipendio. Il valore economico e professionale della funzione docente deve rimanere nazionale. Occorre invece distinguere la remunerazione della prestazione dal costo necessario per renderla, riconoscendo il differenziale economico prodotto dalla mobilità senza alterare l’uniformità del trattamento fondamentale.
Per questa ragione il CNDDU propone di sottoporre a uno studio tecnico l’introduzione, per i docenti di ruolo fuori sede, di un Coefficiente di compensazione della mobilità professionale, determinato attraverso parametri oggettivi e verificabili quali distanza dalla residenza, tempi di percorrenza, costo dell’abitazione nella sede di servizio, accessibilità dei collegamenti, incidenza delle spese documentabili sul reddito e durata continuativa del servizio di ruolo prestato fuori sede.
Proprio la durata dovrebbe costituire l’elemento maggiormente innovativo. Una permanenza limitata non produce gli stessi effetti economici di una condizione protratta per cinque, dieci o quindici anni. Con il trascorrere del tempo si cumulano i costi abitativi e di trasporto, si riduce la capacità di accumulazione del risparmio e aumenta l’esposizione del reddito familiare alle variazioni dei prezzi.
Il coefficiente potrebbe pertanto tradursi in un’indennità compensativa progressiva per fasce di permanenza, entro un limite massimo predeterminato e senza modificare strutturalmente lo stipendio tabellare. Soglie di accesso, massimali, requisiti oggettivi e verifiche periodiche renderebbero la misura selettiva e finanziariamente programmabile, con cessazione dell’indennità al momento del rientro nel territorio di residenza o del venir meno dei relativi presupposti.
La compensazione economica non dovrebbe, tuttavia, trasformarsi nello strumento attraverso il quale rendere sostenibile a tempo indeterminato la lontananza. Alla progressività economica deve corrispondere una progressività della tutela nelle procedure di mobilità.
Il CNDDU ritiene pertanto necessario che l’anzianità continuativa di servizio di ruolo fuori sede acquisisca una specifica rilevanza nelle procedure di riavvicinamento al territorio di residenza. Non si propone un diritto automatico a una determinata istituzione scolastica, che dovrebbe necessariamente confrontarsi con la disponibilità dei posti, con gli organici, con le precedenze vigenti e con le altre posizioni giuridicamente tutelate, ma una priorità crescente e regolata nell’ambito delle effettive disponibilità.
La proposta si fonda quindi su un meccanismo unitario: con l’aumentare degli anni di permanenza fuori sede dovrebbero crescere sia la compensazione economica sia il peso riconosciuto alla richiesta di rientro. In questo modo il tempo trascorso lontano cesserebbe di essere una variabile amministrativamente neutra e acquisirebbe una propria rilevanza economica e giuridica.
Una simile impostazione produrrebbe anche un effetto di efficienza allocativa. Se il prolungamento della permanenza determinasse un maggiore onere compensativo, l’amministrazione avrebbe un incentivo economico e organizzativo a migliorare la programmazione dei flussi di personale e dei rientri. La mobilità potrebbe così evolvere da una gestione prevalentemente annuale a una programmazione pluriennale fondata sui pensionamenti attesi, sui fabbisogni territoriali, sull’andamento demografico, sulle classi di concorso e sulle disponibilità prevedibili.
Anche il tema delle vacanze estive deve essere sottratto a rappresentazioni stereotipate. Non sono disponibili rilevazioni ufficiali riferite al 2026 che consentano di quantificare la quota dei docenti di ruolo fuori sede costretta a rinunciarvi per ragioni economiche, ed è quindi corretto evitare percentuali prive di evidenza statistica. Il meccanismo economico sottostante è tuttavia evidente: all’aumentare dell’incidenza delle spese fisse e incomprimibili diminuisce la quota di reddito destinabile a turismo, attività ricreative e consumi culturali.
Per molti docenti di ruolo fuori sede, il rientro estivo nella propria abitazione non coincide necessariamente con una vacanza, ma con la temporanea riduzione della duplicazione dei costi sostenuti durante l’anno scolastico. È una distinzione rilevante anche sul piano economico: il ritorno alla propria residenza non rappresenta necessariamente consumo turistico, ma può costituire semplicemente una contrazione temporanea degli oneri derivanti dalla mobilità professionale.
Il CNDDU ritiene pertanto necessaria una rilevazione nazionale specifica che misuri la consistenza del personale docente di ruolo fuori sede, la durata media della permanenza, l’incidenza delle spese di locazione e trasporto sul reddito disponibile, le domande reiterate di trasferimento non soddisfatte e gli effetti sulla capacità di consumo e di risparmio. Disporre di tali informazioni consentirebbe inoltre di stimare ex ante la platea dei potenziali beneficiari, calibrare il coefficiente e determinarne la sostenibilità finanziaria.
La questione, infatti, non consiste nell’aumentare indistintamente la spesa pubblica, ma nel rendere misurabile un onere che il sistema già produce e definire criteri più efficienti per la sua distribuzione. Se la mobilità territoriale costituisce uno strumento necessario per garantire il funzionamento nazionale del servizio scolastico, non appare economicamente razionale che il relativo costo venga sostenuto per un periodo indefinito quasi esclusivamente dal lavoratore.
Il principio da introdurre è quello della reciprocità istituzionale: alla disponibilità territoriale richiesta al docente di ruolo deve corrispondere una responsabilità del sistema nella sostenibilità economica della mobilità e, dopo un periodo significativo di servizio, nella costruzione di una concreta prospettiva di rientro.
Il Coefficiente di compensazione della mobilità professionale e la priorità progressiva di riavvicinamento costituirebbero così due componenti complementari della medesima politica pubblica. Il primo renderebbe economicamente visibile un costo oggi scarsamente contabilizzato; la seconda impedirebbe che la compensazione finanziaria si trasformi nella stabilizzazione permanente della lontananza.
L’obiettivo non deve essere finanziare indefinitamente la distanza, ma governarla.
Dopo molti anni di servizio di ruolo fuori sede, il rientro verso il territorio di residenza dovrebbe cessare di dipendere esclusivamente dalla contingenza annuale e assumere progressivamente rilevanza nella programmazione del personale, compatibilmente con le disponibilità effettive e con le altre posizioni tutelate dall’ordinamento.
Una politica moderna della mobilità scolastica deve essere in grado di misurare il costo della permanenza, valutarne la sostenibilità finanziaria e attribuire al tempo trascorso lontano una rilevanza crescente. Quando la mobilità individuale viene utilizzata per compensare uno squilibrio territoriale del sistema, il relativo onere non può rimanere indefinitamente estraneo alla contabilità delle decisioni pubbliche.
È su questo terreno che il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ritiene necessario aprire un confronto tecnico con le istituzioni competenti: non per introdurre l’ennesima misura una tantum, ma per trasformare un costo individuale oggi poco visibile in una variabile misurabile della politica economica e della programmazione del personale scolastico.
Attribuire un valore economico alla distanza significa, in definitiva, riconoscere che il tempo professionale trascorso lontano dalla propria residenza non è una grandezza neutra. Compensarlo progressivamente e, nello stesso tempo, rendere progressivamente più concreta la possibilità di rientro può rappresentare un nuovo punto di equilibrio tra sostenibilità della finanza pubblica, esigenze organizzative della scuola e legittime aspettative di chi ha garantito per anni il funzionamento del sistema lontano dal proprio territorio.
Giannini e Di Gennaro: “Un intervento immediato per garantire la fruizione in questi giorni d’estate, a settembre la sistemazione definitiva”
Una scaletta provvisoria per garantire da subito l’accesso al mare e un intervento di sfalcio e pulizia dell’area: il Piccolo Paradiso, uno dei luoghi del cuore di tanti civitavecchiesi, torna ad essere più curato e facilmente fruibile.
L’intervento è stato realizzato dall’Assessorato all’Ambiente, guidato da Stefano Giannini, a seguito dell’interlocuzione della consigliera comunale Valentina Di Gennaro, che aveva raccolto e portato all’attenzione dell’Amministrazione le segnalazioni relative alle condizioni dell’area e alla difficoltà di accesso al mare.
Un ringraziamento va al sindaco Marco Piendibene per l’interessamento e l’attenzione dimostrati, che hanno contribuito a rendere possibile una risposta tempestiva alle richieste dei cittadini.
La scaletta installata in questi giorni ha carattere provvisorio ed è stata predisposta per consentire ai cittadini di accedere al mare già durante queste giornate di agosto, senza dover attendere la realizzazione dell’intervento definitivo. A settembre sarà infatti posizionata una nuova scaletta, più stabile e adeguata alla fruizione dell’area.
«Abbiamo scelto di intervenire subito – dichiarano Giannini e Di Gennaro – perché agosto è il momento in cui questo tratto di costa viene maggiormente vissuto. La soluzione di questi giorni è provvisoria, ma permette di garantire l’accesso al mare nell’attesa della nuova scaletta che verrà installata a settembre».
Contestualmente è stato effettuato lo sfalcio dell’erba e la pulizia dell’area, restituendo maggiore decoro e fruibilità a uno spazio particolarmente caro alla città.
«Il Piccolo Paradiso è uno di quei luoghi che fanno parte della memoria e delle abitudini di Civitavecchia. Prendersene cura significa non dimenticare quei piccoli spazi che magari sono lontani dai grandi progetti, ma vicinissimi alla vita quotidiana delle persone.
Non servono sempre grandi opere: a volte servono attenzione, manutenzione, ascolto e soprattutto la capacità di intervenire quando c’è un problema. Il Piccolo Paradiso porta già nel nome quello che rappresenta per tanti civitavecchiesi: un pezzo di mare, di ricordi e di città da custodire.»
Appuntamento per venerdì 14 agosto alle ore 21:30, ingresso gratuito. A Ferragosto invece, arriva Enrico Capuano e la “tammurriata rock”, domenica c’è Briga
Uno degli scrittori, sceneggiatori e registi più prolifici della seconda metà del ‘900 in Italia. Andrea Camilleri, il “padre” del “Commissario Montalbano”, rivive a Cerveteri in una serata che mescolerà teatro e improvvisazione Jazz, con lo spettacolo “Un filo di fumo”, riadattamento del romanzo dell’autore siciliano. L’appuntamento è per venerdì 14 agosto alle ore 21:30 al Parco della Legnara a Cerveteri, con ingresso gratuito.
“La vita, la carriera di Andrea Camilleri raccontata tra teatro e grande improvvisazione jazz – ha dichiarato Francesca Cennerilli, Assessore alla Cultura del Comune di Cerveteri – non un canonico “reading” celebrativo, ma un happening musicale in cui voce e musica interagiscono e creano in tempo reale, rendendo ogni serata irripetibile.
Sul palco, l’attrice Barbara Bovoli, anche speaker e doppiatrice, protagonista di numerose serie Tv e spettacoli di successo, Paolo Damiani, direttore d’orchestra e polistrumentista e Alessandro Papotto, clarinettista, sassofonista e flautista.
Gli appuntamenti dell’Estate Caerite proseguono poi nei giorni seguenti: la sera successiva, giorno di Ferragosto, sabato 15 agosto, ad accendere il palco del Parco della Legnara sarà Enrico Capuano e “la tammurriata rock” in concerto, mentre domenica sera sarà il turno di Briga in concerto, sempre ad ingresso gratuito.
Ne parliamo con Adelia Lucattini, Ordinario della Società Psicoanalitica italiana (SPI)
Intervista di Marialuisa Roscino
L’estate, tradizionalmente celebrata come un tempo di leggerezza, vacanze e socialità, si rivela spesso per gli anziani il periodo più critico e insidioso dell’anno. Lo spopolamento delle città, la chiusura dei centri di aggregazione, la partenza dei familiari e le ondate di calore che costringono a una clausura forzata in casa trasformano la solitudine in un vero e proprio isolamento fisico ed esistenziale.
Al riguardo, la psicoanalista Adelia Lucattini offre una chiave di lettura profonda e rigorosa, evidenziando come l’estate amplifichi il senso di sgomento e vulnerabilità psicologica. La rottura della routine quotidiana e il vuoto relazionale li rende senz’altro più fragili. Diventa pertanto, fondamentale comprenderne i meccanismi psicologici di questo disagio e attivare una rete di protezione fatta di ascolto, presenza e attenzione, anche clinica, mirata. Lo vediamo in questa intervista con Adelia Lucattini, Ordinario della Società Psicoanalitica italiana e dell’International Psychoanalytical Association.
Lucattini: Il silenzio dell’anziano non va interpretato come disinteresse, può essere una difesa mentale dal dispiacere di dipendere da qualcuno, dalla paura di essere un peso, dalla preoccupazione di non essere ascoltato con attenzione e interesse
Dott.ssa Lucattini, l’estate è generalmente un periodo gioioso, fatto di relax, di riposo, tempo libero per dilettarsi in attività piacevoli di svago, all’insegna dello sport e della vita sociale, ma per molti anziani, coincide purtroppo con una fase di profonda crisi. Perché, la stagione estiva, amplifica così tanto il senso di solitudine degli anziani?
Quando questa trama relazionale si interrompe, il vuoto esterno può riattivare vissuti interni di perdita, abbandono e precarietà. Le persone anziane, soprattutto i grandi anziani, che possono avere già affrontato lutti, riduzione dell’autonomia e cambiamenti di ruolo, la rarefazione delle relazioni può accentuare la fragilità emotiva e il sentimento di non essere più sufficientemente “tenuti nella mente” di qualcuno. Il caldo in sé e le ondate di calore in aumento, limitano drasticamente la possibilità di uscire e incidono sull’autonomia fisica che può concorrere ad aumentare ulteriormente l’isolamento relazionale.
La letteratura recente conferma che nell’età avanzata, isolamento sociale e solitudine sono associati a depressione, ansia e declino cognitivo da deprivazione, ovvero da mancanza di rapporti sociali. Inoltre, a contribuire a questo stato di malessere, si aggiungono i cambiamenti di vita soprattutto se repentini, basti pensare alle improvvise ondate di caldo anomalo, i merricane e le piogge intense, insorti sempre più precocemente, già a partire dalla primavera, quando il clima è solitamente mite e favorisce le uscite dopo le temperature rigide dell’inverno. Naturalmente, per ciò che concerne, le condizioni di vulnerabilità personale, è noto che gli anziani abbiano maggiori problematiche fisiche e psicologiche dovute all’età, che di conseguenza, ne influenzano la cronicizzazione. (Clinics in Geriatric Medicine, 2025).
In questo contesto di vuoto relazionale, in che modo, in particolare, la solitudine si trasforma in un vero e proprio vissuto di sgomento?
La solitudine diventa sgomento quando non è più soltanto assenza di compagnia, ma è percepita come perdita di un legame interiore affettuoso e rassicurante. In termini psicoanalitici, la presenza dell’altro non svolge solo una funzione di socializzazione ma contribuisce a mantenere un senso di continuità, sicurezza e appartenenza.
Quando i legami si rarefanno, soprattutto negli anziani, possono riattivarsi angosce di separazione, perdita e abbandono, anche molto antiche, avvenute nell’infanzia e nella giovinezza che si vanno a sommare a quelle più recenti. Gli anziani possono allora sentirsi non soltanto soli, ma anche non più importanti per nessuno, dimenticati o creduti morti, quest’ultimo è un pensiero molto più frequente di quel che non si pensi, poiché è una proiezione sugli altri sulla sensazione interiore di assenza, depressione, morte psichica. È in questi passaggi, che il vuoto relazionale può trasformarsi in sgomento, una sensazione di disorientamento, precarietà e impotenza.
Uno studio pubblicato sul Journal of Affective Disorders mostra la stretta correlazione negli anziani, tra sentirsi esclusi, sentirsi isolati e sintomi ansiosi e depressivi, particolarmente evidente nelle persone più fragili fisicamente, anche se lo si riscontra anche in alcune forme di demenza senile.
Quali sono, a Suo avviso, i campanelli d’allarme più sottili che i familiari e i caregiver dovrebbero cogliere durante i mesi estivi?
I campanelli d’allarme più importanti sono spesso piccoli cambiamenti rispetto al comportamento abituale, il telefonare di meno, il rinunciare alle visite, perdere interesse per ciò che prima dava piacere, disinteresse per la cura di se stessi, dormire o mangiare di meno, diventare più suscettibili e irritabili, avere un’accentuazione e quindi lamentarsi più frequentemente dei disturbi fisici, anche minimi.
Particolarmente significativo, è quando l’anziano ripete di non volere disturbare o essere di peso. In una lettura psicologica profonda, può trattarsi di un “ritiro difensivo”, per proteggersi dal timore di essere rifiutati o di sentirsi dipendenti, gli anziani rinunciano in anticipo a cercare l’altro con il rischio, più che fondato, che il disinvestimento progressivo dalle relazioni alimenti ulteriormente solitudine e sentimenti depressivi. Per questo, i familiari dovrebbero osservare soprattutto ciò che cambia, anche quando l’anziano continua a dire che “va tutto bene” (Journals of Gerontology. B. Psychological Sciences and Social Sciences, 2025).
Spesso si pensa che basti regalare loro una distrazione momentanea. Quali sono invece, gli interventi psicologici e relazionali davvero efficaci per restituire sollievo alle persone anziane, soprattutto in estate?
Sicuramente non basta distrarre o intrattenere l’anziano in modo formale e distaccato, quello che aiuta è soprattutto una presenza affettiva stabile e prevedibile, emotivamente costante. Telefonate regolari, visite concordate insieme, piccoli appuntamenti quotidiani, attività da fare insieme e occasioni di incontro con i loro coetanei, aiutano a ricostruire quella continuità esistenziale che durante l’estate tende a interrompersi.
In termini psicoanalitici, è importante offrire contenimento e rispecchiamento, ovvero fare sentire la persona pensata, ascoltata e ancora capace di suscitare interesse nell’altro. Anche coinvolgerli nelle decisioni, scegliere le attività, organizzare un incontro, mantenere piccole responsabilità personali, sostiene e rinforza l’autoefficacia e l’autostima contrastando la passività e la dipendenza.
Quando compaiono ritiro marcato, perdita d’interesse o sintomi depressivi, è invece opportuno un vero intervento psicologico, psicoterapeutico e psiconalitico, non soltanto dare una maggiore compagnia. Questo è confermato da uno studio, che dimostra che interventi strutturati di pieno supporto e coinvolgimento sociale, negli anziani possono ridurre la solitudine e i sintomi depressivi, favorendo anche autoefficacia e capacità di adattamento. (Studio pubblicato sull’American Journal of Geriatric Psychiatry (2025).
Nello specifico, come possono i familiari decodificare questo silenzio e trovare invece, la chiave giusta per aprire un canale di comunicazione autentico?
Il silenzio dell’anziano non va interpretato come disinteresse, può essere una difesa mentale dal dispiacere di dipendere da qualcuno, dalla paura di essere un peso, dalla preoccupazione di non essere ascoltato con attenzione e interesse. Per aprire un canale autentico di dialogo, quindi, è importante non incalzare con domande, ma offrire una presenza affettiva disponibile, capace anche di tollerare lunghe pause, divagazioni, allentamenti della memoria, silenzi.
Nei momenti di maggiore fragilità o isolamento estivo può essere particolarmente prezioso ascoltare i ricordi che emergono spontaneamente. Raccontare il proprio lavoro, gli affetti, episodi familiari, viaggi, amicizie o momenti particolarmente cari, permette agli anziani di ritrovare un filo tra ciò che è stato e ciò che è oggi. In termini psicoanalitici, la narrazione autobiografica può sostenere la continuità del Sé, l’identità e il sentimento del proprio valore, soprattutto quando l’invecchiamento comporta perdite di ruoli, di persone o di autonomia.
È fondamentale, però, che i ricordi siano liberi e mai forzati, non bisogna trasformare il dialogo in un interrogatorio né pretendere necessariamente ricordi felici. L’ascolto autentico consiste nel seguire ciò che l’Altro desidera raccontare, rispettando anche le reticenze. In questo modo, può sentirsi ancora depositario di una storia che non solo interessa qualcuno ma che continua ad avere significato, trasmettere esperienze, narrazioni, fatti, impressioni fanno parte di un fondamentale bagaglio transgenerazionale che dovrebbe essere cercato e certamente mai perduto.
Una ricerca pubblicato sul Journal of Contemporary Psychotherapy (2025), specificamente dedicata alla psicoterapia psicodinamica e psicoanalitica nell’anziano sottolinea proprio l’importanza dell’esplorazione delle esperienze passate, delle perdite, delle relazioni e delle trasformazioni dell’identità; evidenzia inoltre come questo lavoro possa favorire autoriflessione, comprensione di sé, relazioni e senso di valore personale.
Quali consigli si sente di dare ai familiari e ai caregiver?
-Mantenere una presenza regolare. Meglio contatti brevi ma costanti, che visite sporadiche: la continuità affettiva rassicura e riduce il senso di abbandono;
-Ascoltare senza fare troppe domande. Lasciare spazio ai silenzi e alle parole spontanee, evitando domande pressanti o atteggiamenti troppo direttivi;
-Prestare attenzione ai piccoli cambiamenti. Ritiro, irritabilità, perdita di interesse, trascuratezza o frasi tipo “non voglio disturbare”, possono essere segnali di disagio;
-Favorire i ricordi spontanei. Parlare liberamente di lavoro, affetti, amicizie e momenti significativi può sostenere la continuità del Sé e il sentimento del proprio valore, senza mai forzare la memoria;
-Non infantilizzare e mantenere un dialogo formale e cortese. Coinvolgere l’anziano nelle decisioni quotidiane e rispettarne desideri, tempi e autonomia protegge l’autostima e la dignità personale;
-Conservare gelosamente le piccole routine. Pasti, telefonate, passeggiate compatibili con il caldo e appuntamenti condivisi aiutano a mantenere riferimenti temporali e relazionali stabili;
-Chiedere aiuto quando il ritiro persiste. Se compaiono isolamento marcato, tristezza prolungata, perdita d’interesse o forte angoscia, è importante rivolgersi al medico e agli specialisti curanti e, quando necessario, a uno psicologo o allo psicoanalista.