Il 22 e 23 marzo 2026 saremo chiamati a votare su una riforma costituzionale della giustizia. Un passaggio importante, che merita di essere capito prima ancora che giudicato.
Per questo giovedì 19 febbraio alle ore 18:00, nella Sala del Carroccio in Campidoglio, abbiamo organizzato insieme all’associazione CINET e promosso un momento di approfondimento e confronto pubblico: Dialoghi sulla Giustizia.
Sarà l’occasione per entrare nel merito dei contenuti della riforma, chiarire dubbi e distinguere tra slogan e realtà.
Proprio per questo informarsi è fondamentale.
Ne discuteremo insieme a Andrea ORLANDO, già Ministro della Giustizia, e all’avvocato Gian Domenico CAIAZZA, presidente del comitato “Sì Separa”, in un confronto aperto e accessibile a tutti.
Credo che le scelte sulla Costituzione debbano nascere da cittadini consapevoli, non da tifoserie.
I posti sono limitati: per partecipare è necessario prenotarsi scrivendo a
Cittadini esposti a pericoli per le buche presenti sulle strade, il Sindaco nicchia, l’Ufficio Tecnico non vede e il rischio di infortuni si eleva sempre più
Roma 4 febbraio 2026: Il movimento politico dei Diritti De Pierro torna a occuparsi di Anguillara Sabazia e attraverso la responsabile per l’Area del Lago di Bracciano Ylenia Massimini segnala il dissesto del manto stradale in via San Francesco:” Purtroppo sono costretta nuovamente a segnalare strade dissestate e quindi pericolose ad Anguillara Sabazia. Questa volta ci occupiamo di via San Francesco dove si notano delle vere e proprie voragini che rendono pericoloso il transito sia veicolare che pedonale.
Il disinteresse per una corretta manutenzione delle strade da parte di questa amministrazione purtroppo ci porta molto spesso a denunciare disagi per i residenti esposti – conclude la Massimini – a pericoli che possono sfociare in infortuni gravi”. Immancabile il commento di Carlo Spinelli segretario provinciale romano e responsabile nazionale per la Politica Interna del movimento presieduto dal giornalista Antonello De Pierro:”
Dalle numerose segnalazioni dei nostri responsabili territoriali, Ylenia Massimini in primis, e dalle continue lamentele dei cittadini di Anguillara Sabazia esposti a pericoli dovuti alle infrastrutture fatiscenti, si evince come nel comune lacustre ci sia la necessità di un cambio di rotta e anche da qui, nasce la candidatura della nostra Sandra Germogli come sindaco di Anguillara Sabazia.
Troppe cose non vanno in questo comune a iniziare dalla tutela della sicurezza dei cittadini, messa a rischio da cantieri improponibili e strade dissestate. Alle elezioni della prossima primavera – conclude Spinelli – i cittadini saranno chiamati a promuovere o bocciare questa maggioranza con la speranza che finalmente Anguillara Sabazia sia guidata da un’amministrazione virtuosa “.
Ufficio stampa Italia dei Diritti De Pierro
Disciplina nata in Messico alla fine degli Anni Sessanta per per iniziativa di Enrique Corcuera, il padel è diventato da alcuni anni uno fra gli sport più praticati ad ogni età. Le sue origini sono interessanti e sembrano risalire ai Paesi Baschi dove esisteva un gioco che consisteva nel colpire una palla contro un muro alto fino a quattro metri.
Ma Enrique Corcuera, nella sua villa di Acapulco, in Messico, nel 1962 andò oltre. “Non avevo grandi idee per quel terreno che misurava circa venti metri per dieci, – ha dichiarato più volte – pensavo a qualcosa di simile alla pelota basca, poi mi ricordai di aver visto giocare negli Stati Uniti a paddle-tennis, un gioco che però non prevedeva l’uso delle pareti. Conservai quelle racchette di legno e lasciai la rete nel mezzo; restava solo da stabilire a quale distanza dalla parete di fondo aveva senso disegnare delle righe per il servizio.
Alla fine ne uscì un gioco molto divertente, facile e che i miei amici e invitati apprezzavano molto”. “Il padel si è diffuso moltissimo nel mondo ed è diventato molto popolare anche in Italia per la sua accessibilità e facilità di apprendimento. – sottolinea il Prof. Giancarlo Polini, Docente di Scienze Motorie all’Alberghiero di Ladispoli –
E’ una disciplina che favorisce il gioco di squadra e la strategia oltre la sola forza fisica, ed è considerato unanimemente uno sport divertente e adatto a tutte le età. Per questi motivi – ha aggiunto il Prof. Polini – ho pensato di dar vita ad un Progetto che coinvolgesse dapprima gli studenti dell’Alberghiero, poi anche quelli della Sede centrale dell’Istituto Superiore “Giuseppe Di Vittorio”.
E’ un’attività in cui i ragazzi si divertono, fanno gruppo e apprendono comportamenti ispirati al fair play. Dunque sono anche ore di educazione civica e di attività cooperativa: si tratta di un lavoro peer-to-peer, molto interessante perché cerchiamo di indurre gli allievi più abili ad “addestrare” i meno abili e sappiamo bene quanto l’apprendimento fra pari ottenga spesso risultati migliori di quello tradizionale”.
“Il Padel è uno sport che negli anni sta prendendo sempre più piede e che deriva dal tennis. È un’iniziativa molto interessante – hanno sottolineato i Responsabili dell’Academy Ladispoli – perché coinvolge ragazzi di diverse età che hanno modo di confrontarsi tra loro e di imparare i principi fondamentali dello sport e del fair play, oltre al fatto che c’è la possibilità di imparare una nuova disciplina. Alcuni fra gli studenti sono tornati a giocare anche nei giorni successivi, al di fuori dell’orario scolastico”.
“Desidero ringraziare la Dirigente scolastica Prof.ssa Lidia Cangemi, – ha aggiunto il Prof. Giancarlo Polini – l’Academy Ladispoli che ci ha accolti, dal primo giorno, con straordinaria disponibilità e professionalità, e tutti i colleghi di Scienze Motorie coinvolti: il Prof. Alessio Orlandini, membro dello Staff di Vicepresidenza, la Prof.ssa Bruna Calato, il Prof. Sirio Gatti e il Prof. Francesco Marino.
Un grazie speciale anche ai colleghi del Sostegno che hanno consentito di trasformare questo progetto in un’esperienza realmente inclusiva. Ci vediamo in campo!”
“La Regione Lazio, ancora una volta, si conferma maglia nera degli infortuni sul lavoro. Come più volte abbiamo denunciato nel corso dell’anno si confermano tutti i trend negativi. Da gennaio a dicembre 2025, sulla base dell’ultimo aggiornamento da parte dell’Inail, nel Lazio le denunce di infortunio sono state 44.385, con un incremento del 7,2% rispetto allo stesso periodo del 2024. Nel frattempo, anche il 2026 è iniziato nel peggiore dei modi con tre persone morte sul lavoro.” Così, in una nota, la Cgil Roma e Lazio.
“Le denunce d’infortunio – prosegue la nota – aumentano in tutte le province del Lazio, in modo particolare nell’area metropolitana di Roma, dove si concentra la maggioranza delle lavoratrici e dei lavoratori della regione. Nel dettaglio a Roma le denunce sono state 35.314 (+8,3%), a Frosinone 2.486 (+6,3%), a Viterbo 1.956 (+3,0%), a Latina 3.519 (+1,3%) e a Rieti 1.110 (+0,5%). I settori in cui si registrano più denunce d’infortunio sono i trasporti, la sanità, il commercio, la vigilanza, le attività di ristorazione e ricezione e le costruzioni.
A preoccupare particolarmente è che l’incremento degli infortuni è trainato soprattutto dalle fasce di età più avanzate. Tra i 65 e i 69 anni l’aumento è del 19%, tra i 70 e i 74 del 29% e tra gli over 75 l’incremento è dell’88%. Questi sono casi in cui le persone coinvolte negli incidenti hanno un’età in cui dovrebbero essere già in pensione eppure, sia per l’inasprimento dei requisiti di accesso da parte del Governo, che per ragioni economiche sono costrette a continuare a lavorare.”
“Per quanto riguarda gli incidenti mortali, – aggiunge la Cgil di Roma e Lazio – da gennaio a dicembre 2025 risultano 89 casi, ad eccezione della provincia di Roma, in tutte le province del Lazio non si registra nessuna inversione di tendenza. Costruzioni, trasporti e commercio i settori più colpiti. Inoltre, anche tra gli infortuni crescono i casi tra le lavoratrici e i lavoratori più anziani tra gli over 65 passano complessivamente da 3 nel 2024 a 10 nel 2025.”
“Durante lo scorso anno – precisa il sindacato – un infortunio mortale su cinque è avvenuto nel mese di luglio. Mese in cui il caldo estremo, come ricordano numerose notizie, è stato associato a malori letali che hanno colpito alcuni lavoratori.”
“Dietro ognuno di questi numeri c’è una persona per cui il lavoro è stato causa di dolore e sofferenza e non lo strumento con cui realizzarsi e determinare il proprio futuro perché c’è un modello di fare impresa in cui l’umanità non solo non è al centro ma dove la perdita di una vita umana viene ritenuta accettabile per aumentare i margini di profitto. Questo è il modello da scardinare, contro cui dobbiamo continuare a mobilitarci e contro cui le istituzioni devono fare la loro parte, ad iniziare dalla filiera degli appalti, dove si verificano la maggioranza degli infortuni.
Per queste ragioni, sabato 7 febbraio, saremo in piazza a Colleferro alla manifestazione indetta dalle amministrazioni comunali di Artena e Colleferro per ricordare i morti sul lavoro e per la salute e la sicurezza sui luoghi sul lavoro”, conclude la Cgil di Roma e Lazio.
Progetto “Scuola e artigianato”, la prova all’Itt preceduta da una lezione sui rischi alla guida
“Un’esperienza divertente, utile e formativa, che ha coinvolto i ragazzi in maniera attiva. Non solo di teoria e di pratica, ma anche e soprattutto di testa”. Progetto “Scuola e artigianato” della Cna di Viterbo e Civitavecchia, il segretario Attilio Lupidi commenta così il secondo appuntamento con gli studenti dell’Istituto tecnico tecnologico statale “Leonardo da Vinci” di Viterbo. Stavolta a salire in cattedra è stato l’Automobile Club Viterbo, con una lezione sulla guida e una prova al simulatore.
Oltre a Lupidi erano presenti il direttore dell’Aci Lino Rocchi, Luca Fanelli, responsabile della categoria dei meccatronici, Valerio Vella, istruttore di guida Aci, Alessandro Fanelli, titolare autoscuola Aci di Viterbo, Andrea Cutigni, titolare nel capoluogo dell’omonima autofficina e presidente del mestiere Meccatronici di Cna Viterbo e Civitavecchia, e Luciano Ronca, già presidente della categoria, anche formatore e titolare dell’autofficina Autogas di Montefiascone.
Ad aprire la giornata è stato Vella, con una lezione del tutto particolare, in cui ha interagito per tutta la durata con gli studenti. Alcuni dei quali freschi di patente di guida, gli altri in procinto di raggiungere l’età per ottenerla. L’istruttore Aci è riuscito a tenere sempre alta l’attenzione, spiegando – attraverso una serie di domande ai ragazzi e servendosi delle loro risposte – tutti i possibili rischi che si corrono su strada, molti dei quali legati a un’errata percezione del pericolo.
E dopo la teoria, spazio alla pratica, con un simulatore di guida fatto arrivare nei laboratori dell’istituto per l’occasione. Una prova alla quale non si è sottratto neanche il segretario Lupidi. Il “virtual reality simulator” dell’Aci ha consentito di replicare in tutta sicurezza l’esperienza al volante grazie a un visore, guidati da Fanelli attraverso un tablet che mostrava anche errori e numero di punti sulla patente tolti in base alle varie infrazioni commesse durante la simulazione di guida.
“I prossimi appuntamenti saranno ancora insieme a Cutigni e Ronca. Nella parte teorica spiegheranno il funzionamento del motore e delle centraline che regolano l’auto, in quella pratica arriverà anche un mezzo: i ragazzi – conclude Lupidi – potranno provare così a riparare loro stessi un guasto”.
Il Teatro Traiano di Civitavecchia arricchisce la propria programmazione con quattro prestigiosi spettacoli fuori abbonamento, confermando la volontà dell’Amministrazione comunale di offrire alla cittadinanza una proposta culturale ampia e variegata, capace di coniugare intrattenimento, arte, spettacolo e momenti di profonda riflessione.
Il primo appuntamento, in programma il 2 marzo prossimo, vedrà protagonista il giornalista e conduttore televisivo Sigfrido Ranucci con “Diario di un trapezista”, uno spettacolo teatrale e un racconto inedito che porta sul palco alcune delle sue inchieste giornalistiche più complesse e significative. Ranucci propone una narrazione intensa che intreccia vita personale e professionale, offrendo al pubblico uno sguardo autentico sul valore della ricerca della verità e sulle responsabilità del giornalismo d’inchiesta.
Il 29 marzo sarà la volta di Stefano Fresi con “Dioggene”, opera teatrale che esplora l’animo umano tramite un triplo monologo che attraversa epoche e situazioni diverse, mescolando comicità e riflessione. Lo spettacolo affronta con profondità e con originalità alcuni dei mali della società contemporanea, come la violenza dei maschi, l’umana stupidità, la guerra e il bisogno di bellezza e di amore.
Il cartellone proseguirà il 5 maggio con “La notte delle leggende del rock”, uno show musicale eseguito dalle band Impulse, Estro e Re Queen, che rievocheranno i leggendari Pink Floyd, Genesis e Queen. Lo spettacolo offrirà al pubblico un viaggio musicale travolgente e suggestivo, capace di far rivivere atmosfere e sonorità che hanno segnato la storia della musica internazionale.
L’ultimo appuntamento previsto sarà il 24 maggio con Edoardo Leo, il protagonista di “Ti racconto una storia”. Attraverso un fluire continuo di parole e di musica, l’attore condurrà gli spettatori in un percorso tra comicità e poesia, risate e riflessioni. In scena si alterneranno testi di autori celebri come Stefano Benni, Italo Calvino, Gabriel García Márquez, Umberto Eco e Francesco Piccolo, insieme ad articoli di giornale, racconti di giovani scrittori contemporanei e pensieri originali dello stesso Leo.
Uno spettacolo dinamico e sempre diverso, che invita il pubblico a condividere emozioni e suggestioni, rivelando il lato più personale e autentico di uno degli attori più apprezzati del panorama italiano.
«Il Teatro Traiano rappresenta un presidio culturale fondamentale per la nostra città – dichiara il Sindaco Marco Piendibene –. La programmazione fuori abbonamento testimonia la volontà dell’Amministrazione di offrire un ventaglio di proposte capace di coinvolgere pubblici diversi, spaziando dal teatro civile alla riflessione sociale, fino alla grande musica e alla narrazione contemporanea. Investire nella cultura significa rafforzare l’identità della nostra comunità e offrire occasioni di crescita e di partecipazione».
«Abbiamo costruito una proposta culturale che unisce qualità artistica e varietà di contenuti – aggiunge l’Assessora alla Cultura Stefania Tinti –. Gli spettacoli in programma rappresentano linguaggi diversi ma che sono tutti accomunati dalla capacità di emozionare, di far riflettere e di coinvolgere il pubblico. Il nostro obiettivo è quello di rendere il Teatro Traiano uno spazio sempre più inclusivo e dinamico, in grado di intercettare interessi e sensibilità differenti».
Con questa programmazione, il Teatro Traiano si conferma punto di riferimento culturale del territorio, capace di proporre eventi di elevato livello artistico e culturale.
Il 27 Gennaio, due giorni dopo la frana di Niscemi, chiesi al mio amico Geologo (Alessandro Mecali) se esistevano rischi simili nelle nostre zone. Mi diede una risposta molto tecnica ma chiara, spiegandomi che nella nostra zona troviamo un altro tipo di litologia rispetto a quella di Niscemi e che nei nostri terreni le sabbie esistono sotto forma di piroclastiti e non innescano movimenti così profondi e violenti.
Parlammo però del fatto che anche il nostro territorio è comunque interessato da colamenti e piccoli crolli nello specifico nella zona della Curva del Pizzo e sulla strada per Trevignano, che vanno monitorati e su cui è importante mantenere alta la guardia destinando comunque risorse.
Questa mattina proprio la strada tra Anguillara e Trevignano è stata chiusa perché interessata da uno di questi fenomeni.
Arrivo al punto, il cambiamento climatico e le piogge torrenziali e violente come quelle di ieri, oltre a distruggere le strade e di conseguenza le auto (𝐀𝐧𝐠𝐮𝐢𝐥𝐥𝐚𝐫𝐚 𝐢𝐧 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐨 𝐞̀ 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐚𝐭𝐢𝐬𝐭𝐚 𝐦𝐨𝐧𝐝𝐢𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐢 𝐛𝐮𝐜𝐡𝐞) mettono a rischio seriamente la salute del territorio e di conseguenza quella delle persone. L’abbandono della lavorazione di molte campagne, in atto ormai da tempo, accelera questa situazione. Vanno affrontati questi discorsi a livello Comunale avendo chiaro però che ci vuole anche un respiro territoriale affinché si destinino energie condivise e si facciano opere di messa in sicurezza idraulica continue e costanti.
𝐒𝐦𝐞𝐭𝐭𝐞𝐫𝐞 𝐝𝐢 𝐥𝐚𝐯𝐨𝐫𝐚𝐫𝐞 𝐢𝐧 𝐞𝐦𝐞𝐫𝐠𝐞𝐧𝐳𝐚 stimolando progetti e cercando per tempo fondi e risorse da mettere in campo avendo la capacità (e l’umiltà) di circondarsi di persone competenti, è l’unica soluzione.
Saranno Nicola Gratteri, Procuratore di Napoli, i genitori di Paolo Mendico e Tapia Oney i protagonisti dell’edizione 2026 del Nomadincontro – Tributo ad Augusto Daolio, in programma sabato 14 e domenica 15 febbraio a Novellara (Reggio Emilia). Un appuntamento storico, promosso dal fondatore del gruppo I Nomadi, Beppe Carletti che ogni anno unisce musica, cultura e impegno sociale nel nome di Augusto Daolio, fondatore e voce storica dei Nomadi.
Il Nomadincontro è una manifestazione unica nel panorama italiano: non un semplice festival musicale, ma un evento culturale e civile che da anni richiama a Novellara migliaia di persone, trasformando il ricordo di Augusto Daolio in un’occasione concreta di riflessione su legalità, diritti, solidarietà e responsabilità collettiva.
Tra i momenti centrali dell’edizione 2026, sabato 14 febbraio alle ore 16, al Teatro “F. Tagliavini” di Novellara, è in programma l’incontro “Cartelli di sangue” con Nicola Gratteri, Procuratore di Napoli, che dialogherà con Beppe Carletti, fondatore e tastierista dei Nomadi, e Pierluigi Senatore. A Gratteri verrà inoltre conferito, in serata, al teatro tenda, il 7° Premio Augusto Daolio – Città di Novellara, riconoscimento assegnato a personalità che incarnano i valori civili e morali cari all’artista.
Un altro momento di forte impatto umano e simbolico è previsto domenica 15 febbraio, alle ore 16, al Teatro Tenda, con la consegna del Premio “Uno come noi” ai genitori di Paolo Mendico. Il riconoscimento è dedicato a storie di vita segnate dal dolore ma capaci di trasformarsi in testimonianza e impegno, e sarà accompagnato dall’intervento di Luca Massaccesi, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Bullismo e Disagio Giovanile. Nel corso della stessa giornata verrà assegnato anche il Premio “Nomade dell’Anno” al campione paralimpico Tapia Oney, figura simbolica di un percorso umano e sociale in sintonia con lo spirito del Nomadincontro.
Accanto ai momenti di riflessione e ai riconoscimenti civili, il programma 2026 dedica ampio spazio all’arte di Augusto Daolio. Sabato 14 febbraio alle ore 18, presso l’Ex Convento dei Gesuiti di Novellara, verrà inaugurata la mostra “Augusto Daolio – Quadri in concerto”, che presenta opere e disegni inediti dell’artista. L’esposizione offre uno sguardo prezioso sul lato pittorico di Daolio, testimoniando la sua ricerca espressiva anche al di fuori della musica, e sarà visitabile per tutta la durata della manifestazione.
Entrambe le giornate saranno caratterizzate dal concerto dei Nomadi, la band più longeva della musica italiana, guidata da Beppe Carletti, con una scaletta che ripercorre i grandi successi di oltre sessant’anni di carriera. Alla musica dei Nomadi si affiancheranno ospiti e giovani artisti, confermando la vocazione del Nomadincontro a sostenere nuove voci e nuovi linguaggi. Completano il programma incontri culturali, momenti dedicati alla memoria di Augusto Daolio e la consegna di contributi a favore della ricerca oncologica universitaria, attraverso l’attività dell’Associazione Augusto per la Vita. Il Nomadincontro 2026 si conferma così come un evento capace di unire musica popolare, cultura e impegno civile, offrendo alle comunità e al pubblico nazionale un’occasione di riflessione e partecipazione nel segno di Augusto Daolio.
La scuola contemporanea non è più soltanto il luogo della trasmissione del sapere, ma un ecosistema complesso, dove il successo formativo si intreccia indissolubilmente con il benessere psicologico.
In classe, la sfida importante è passare dall’integrazione all’inclusione: non si tratta di far sedere lo studente in aula, ma di permettergli di partecipare attivamente attraverso l’uso di strumenti compensativi e misure dispensative. In questo scenario, le sigle BES (Bisogni Educativi Speciali) e DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento) non rappresentano semplici etichette burocratiche, ma rappresentano una mappa importante per orientare con fiducia gli studenti con Bes e DSA all’apprendimento, nonché al loro successo scolastico. Di questo e molto altro, ne parliamo in questa intervista con Adelia Lucattini, Ordinario della Società Psicoanalitica Italiana e dell’International Psychoanalytical Association.
Lucattini: “Quando le difficoltà vengono riconosciute per tempo, è possibile introdurre strumenti compensativi e modalità didattiche personalizzate che permettono allo studente di apprendere e di dimostrare ciò che sa con modalità più adatte al proprio funzionamento cognitivo. Questo produce un effetto decisivo sull’autostima: il bambino non si sente più inadeguato, ma messo nella condizione di riuscire”.
Dott.ssa Lucattini, può delineare un quadro della scolarizzazione in Italia oggi, in relazione ai Disturbi specifici dell’apprendimento?
Negli ultimi quindici anni la scuola italiana ha compiuto progressi importanti nel riconoscimento dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) – dislessia, disgrafia, disortografia e discalculia – offrendo a molti studenti strumenti didattici più adeguati. Oggi disponiamo di dati più affidabili rispetto al passato, ma il quadro presenta ancora elementi di sottostima.
Secondo le rilevazioni più recenti del Ministero dell’Istruzione e del Merito (2025), circa il 6% degli studenti italiani presenta una certificazione di DSA, con percentuali che aumentano nei gradi scolastici superiori: più basse nella scuola primaria e più elevate nella scuola secondaria (Ministero dell’Istruzione e del Merito, 2024).
Questo incremento non indica necessariamente che i disturbi siano oggi più frequenti, quanto piuttosto che scuola e famiglie sono diventate più capaci di riconoscerli e diagnosticarli, grazie a una maggiore sensibilità educativa e clinica e a normative più attente all’inclusione (MIUR, 2024).
Tuttavia, la fotografia resta parziale, perché le statistiche includono solo gli studenti con certificazione e con Programma Didattico Personalizzato. Molti adolescenti e adulti possono aver attraversato il percorso scolastico senza una diagnosi, vivendo difficoltà spesso interpretate come scarso impegno o disinteresse.
Anche all’università cresce lentamente la presenza di studenti con DSA certificati, ma la percentuale resta inferiore rispetto alla scuola secondaria, suggerendo che le difficoltà di apprendimento possono influenzare le scelte formative e professionali, soprattutto quando non vengono riconosciute precocemente (ANVUR, 2023). Dietro molte difficoltà scolastiche non c’è mancanza di capacità, bensì un diverso modo di apprendere che necessita di strumenti adeguati.
Il passaggio dall’infanzia all’adolescenza è già di per sé un “passaggio emotivo e fisico delicato”, ritiene che per un adolescente con DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento), questa fase possa aggiungere ulteriori livelli di complessità legati all’identità e alla sua autonomia se non supportato con efficacia dalla famiglia e dalla Scuola?
La crescita comporta naturalmente momenti di crisi e quella che possiamo definire una “depressività evolutiva”, distinta però dalla depressione clinica che richiede un trattamento specialistico. Nei ragazzi con Disturbi Specifici dell’Apprendimento questo passaggio può risultare più complesso, perché le difficoltà scolastiche si sommano alle normali fragilità emotive dell’adolescenza.
La ricerca più recente mostra infatti che ansia, sintomi depressivi e ritiro sociale sono più frequenti nei giovani con DSA, soprattutto quando la diagnosi arriva tardi e lo studente ha accumulato anni di insuccessi e frustrazioni scolastiche (Annals of General Psychiatry, 2025).
Spesso il disagio nasce dal fatto che la scuola continua a richiedere modalità di apprendimento e verifica poco adatte alle loro caratteristiche, ma anche da un vissuto più profondo: molti ragazzi interiorizzano la propria difficoltà come un limite personale e si sentono “diversi”. Da piccoli, non riuscendo a spiegarsi questa fatica, possono persino credere di avere un handicap. Per questo, diagnosi precoce, strumenti didattici adeguati e sostegno psicoterapeutico sono fondamentali, perché permettono gli studenti di riconoscere la propria specificità senza trasformarla in un senso di inferiorità.
Quali sono i Disturbi specifici dell’apprendimento attualmente noti e certificabili?
In Italia, i Disturbi Specifici dell’Apprendimento riconosciuti e certificabili sono quelli indicati dalla Legge 8 ottobre 2010, n. 170: dislessia, disgrafia, disortografia e discalculia, condizioni di origine neuroevolutiva che riguardano rispettivamente la lettura, la correttezza ortografica, la scrittura sul piano grafico e le abilità di calcolo. Oggi sappiamo che queste difficoltà non dipendono da scarsa intelligenza o mancanza di impegno, ma da un diverso funzionamento dei processi cognitivi coinvolti nell’apprendimento, come confermato anche dalle più recenti ricerche internazionali sui disturbi del neurosviluppo e sull’apprendimento scolastico (Journal of Child Psychology and Psychiatry, 2025).
Accanto ai DSA propriamente detti, la scuola può attivare un Programma Didattico Personalizzato (PDP) anche in presenza di altre condizioni che interferiscono con la capacità di apprendere. Tra queste rientra, ad esempio, il Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività (ADHD), caratterizzato da difficoltà di concentrazione, impulsività e problemi di autoregolazione, condizioni che rendono faticoso mantenere l’attenzione e organizzare lo studio (The Lancet Psychiatry, 2025).
Anche i disturbi delle funzioni esecutive, che incidono sulla memoria di lavoro, sulla pianificazione e sull’organizzazione delle attività scolastiche, possono compromettere significativamente il rendimento. Inoltre, difficoltà di attenzione e concentrazione possono comparire in modo secondario a condizioni emotive importanti, come stati depressivi o ansiosi, che interferiscono con la continuità scolastica e la capacità di studio. Possono inoltre essere riconosciute situazioni temporanee legate a malattie croniche o trattamenti medici che richiedono assenze frequenti o comportano affaticamento e difficoltà di concentrazione, rendendo necessario un adattamento temporaneo del percorso didattico.
Infine, il Programma Didattico Personalizzato può essere previsto anche per studenti impegnati in attività sportive agonistiche o percorsi musicali professionali, quando l’intensità degli impegni rende difficile sostenere i ritmi scolastici ordinari.
Perché è importante riconoscere e trattare precocemente i Disturbi Specifici dell’Apprendimento per favorire un’adeguata inclusione scolastica?
La diagnosi precoce dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento rappresenta un passaggio fondamentale per garantire ai bambini un percorso scolastico sereno e realmente inclusivo. Le prime difficoltà negli apprendimenti possono emergere già durante la scuola dell’infanzia, anche se solitamente la valutazione diagnostica viene effettuata nella scuola primaria, intorno alla terza classe, quando le richieste scolastiche diventano più strutturate e permettono di distinguere meglio le normali differenze nei tempi di maturazione dalle reali difficoltà di apprendimento.
Le ricerche internazionali mostrano che un intervento precoce consente ai bambini di sviluppare strategie di apprendimento adeguate prima che si consolidino vissuti di insuccesso e frustrazione, con effetti positivi non solo sulle competenze scolastiche ma anche sul benessere emotivo e sulla motivazione allo studio (Psychological Science in the Public Interest, 2025).
Quando le difficoltà vengono riconosciute per tempo, è possibile introdurre strumenti compensativi e modalità didattiche personalizzate che permettono allo studente di apprendere e di dimostrare ciò che sa con modalità più adatte al proprio funzionamento cognitivo. Questo produce un effetto decisivo sull’autostima: il bambino non si sente più inadeguato, ma messo nella condizione di riuscire.
La letteratura sottolinea inoltre che gli interventi tempestivi riducono il rischio di successive difficoltà emotive e scolastiche, migliorano la partecipazione alla vita di classe e favoriscono un atteggiamento positivo verso la scuola e lo studio (Journal of Child Psychology and Psychiatry, 2025).
Quando uno studente riesce finalmente a sperimentare il successo nell’apprendimento, nasce quasi spontaneamente il desiderio di partecipare, collaborare e sentirsi parte del gruppo classe. Ed è proprio questa esperienza di appartenenza che rende possibile una vera inclusione scolastica.
Il Piano Didattico Personalizzato (PDP) non è solo un documento burocratico, ma un vero e proprio “piano formativo” che trasforma il percorso scolastico da un ostacolo insormontabile a un terreno di crescita. In che modo, a Suo avviso, può preparare gli studenti con Bes e con Dsa per le sfide future nell’università e nel mondo del lavoro?
Il Programma Didattico Personalizzato (PDP) rappresenta uno strumento fondamentale per permettere agli studenti con Bisogni Educativi Speciali e con Disturbi Specifici dell’Apprendimento di affrontare il percorso scolastico con modalità più adatte alle loro caratteristiche cognitive e ai loro ritmi di apprendimento.
Il PDP non abbassa gli obiettivi di apprendimento, ma modifica le modalità attraverso cui lo studente può raggiungerli e dimostrare le proprie competenze, prevedendo ad esempio tempi più adeguati nelle verifiche, strumenti compensativi, modalità di studio “personalizzate” e criteri di valutazione più attenti ai contenuti che non alle difficoltà strumentali. Quindi ogni studente BES utilizza questi mezzi nelle modalità di cui necessita. Non esistono due PDP identici proprio per queste ragioni, come spiegato dai ricercatori e recepito dal MIM.
Le ricerche più recenti mostrano che quando l’insegnamento viene adattato ai bisogni individuali, gli studenti con difficoltà di apprendimento sviluppano maggiore autonomia nello studio, migliori strategie di organizzazione e una maggiore fiducia nelle proprie capacità, elementi che risultano decisivi anche nel passaggio all’università e successivamente nel mondo del lavoro (Journal of Child Psychology and Psychiatry, 2025). Inoltre, un percorso scolastico sostenuto da strumenti adeguati riduce il rischio di abbandono e favorisce la costruzione di competenze trasversali – come problem solving, capacità di adattamento e gestione delle difficoltà – che risultano fondamentali nella vita adulta e professionale (The Lancet Psychiatry, 2025).
In questo senso, il PDP non è soltanto un supporto scolastico temporaneo, ma diventa un percorso che aiuta lo studente a conoscere il proprio modo di apprendere e a sviluppare strategie personali efficaci, competenze che lo accompagneranno nelle scelte universitarie e nel futuro lavorativo.
Quando la scuola riesce a riconoscere non solo le difficoltà, ma anche le capacità individuali, l’impegno, la creatività e le risorse personali dello studente, crea le condizioni perché il ragazzo possa sentirsi parte integrante del gruppo classe e non semplicemente un alunno “in difficoltà”. L’attenzione educativa non si limita quindi al rendimento scolastico, ma riguarda il benessere emotivo e relazionale, elementi fondamentali soprattutto durante l’adolescenza.
Le ricerche più recenti mostrano che un clima scolastico inclusivo e la presenza di insegnanti capaci di adattare le modalità didattiche ai diversi bisogni favoriscono non solo i risultati scolastici, ma anche la partecipazione sociale e la salute emotiva degli studenti con difficoltà di apprendimento (Journal of Child Psychology and Psychiatry, 2025).
Un aspetto particolarmente importante è permettere agli studenti di mostrare le proprie competenze, non soltanto di dimostrarle attraverso prove standardizzate che spesso penalizzano chi presenta difficoltà strumentali. Quando lo studente viene messo nelle condizioni di esprimere i propri punti di forza, aumenta la motivazione allo studio e diminuisce il senso di inadeguatezza.
Sempre più studi suggeriscono inoltre che le strategie didattiche adottate per gli studenti con BES – come maggiore flessibilità nelle verifiche, attenzione ai tempi di apprendimento e valorizzazione delle modalità espressive individuali – risultano utili per tutti gli studenti, non solo per quelli con diagnosi, contribuendo a creare un ambiente meno competitivo e meno stressante (The Lancet Psychiatry, 2025).
In questo senso, la scuola inclusiva non beneficia soltanto chi presenta una difficoltà, ma favorisce un clima di classe più collaborativo, riducendo lo stigma legato alle etichette diagnostiche e promuovendo dialogo, cooperazione e rispetto delle differenze. Il compito degli adulti di riferimento diventa quindi quello di accompagnare bambini e adolescenti nella scoperta delle proprie capacità, aiutandoli a trasformare le difficoltà in strumenti di conoscenza di sé e di crescita personale.
Quali consigli si sente di dare in particolare agli adolescenti?
-Ricordarsi che le difficoltà si possono affrontare. Avere un DSA o un BES non significa essere meno capaci, ma avere bisogno di strumenti e strategie diverse;
-Parlane con adulti di fiducia. Confrontarsi con genitori e insegnanti può aiutarti a trovare soluzioni prima che le difficoltà diventino troppo pesanti;
-Chiedere aiuto quando serve senza vergognarsi. Se lo studio diventa troppo faticoso, una valutazione specialistica o un supporto psicologico possono fare la differenza;
-Non credere di essere solo con la propria difficoltà;
-Imparare a organizzarti. Usare calendari, mappe e strumenti digitali ti aiuta a gestire meglio studio e impegni;
-Trovare ciò che riesce bene e farne punti di forza e luogo dove ricaricarsi energeticamente; Coltivare quindi passioni e talenti rafforza la fiducia in te stesso anche quando la scuola è impegnativa;
-Avere sempre pazienza con se stessi. Ognuno ha tempi diversi di crescita e apprendimento. È per questo bene concedersi il diritto di sbagliare e migliorare facendo un passo alla volta.
Autorizzazione alla pubblicazione
Si autorizza la pubblicazione, la diffusione e l’utilizzo dei contenuti della presente intervista, sia in forma integrale sia parziale, su qualsiasi mezzo e canale di comunicazione, senza limiti di tempo, nel rispetto del senso e del contenuto delle dichiarazioni rese.
Solo qualche giorno fa è stata intervistata in TV in una delle tante trasmissioni in cui si parlava delle nuove generazioni violente; come suo costume, ha spostato le responsabilità dai giovani agli istituti educanti, con il garbo che l’ha caratterizzata per tutta una intera vita professionale.
“Sono vecchia”, ha detto in un passaggio della sua intervista, intendendo rimarcare il divario generazionale con cui bisogna essere molto più accorti nell’indagare le nuove adolescenze.
Maria Rita Parsi, psicoterapeuta, psicopedagogista dall’inestimabile valore culturale, non sarà mai vecchia, come le stelle, le buone abitudine, i rimedi della nonna; se n’è andata in silenzio, come ha vissuto ed esercitato la sua professione anche dopo essersi guadagnata a giusto titolo la notorietà tra i professionisti e le istituzioni.
Non sono certo io a dover tessere le lodi di chi ha speso l’esistenza a comprendere, rieducare e soprattutto prevenire comportamenti e situazioni che potessero compromettere la serenità, lo sviluppo psico emotivo degli adolescenti.
Posso, e voglio, ricordare invece quel tempo privilegiato in cui ho avuto il beneficio di fare alcuni interventi accanto a lei, in progetti ambiziosi realizzati in ambito istituzionale e di giustizia.
La sua disponibilità e la sua apertura sono ciò che ricordo di più e meglio, quello che lasciava respirare la vastità della sua conoscenza, la luce dei suoi occhi comunicava una visione che arrivava oltre e prima; aveva presagito la tracimazione della violenza tra i più giovani eppure mai una volta ho sentito pronunciarle un: “lo avevo previsto”.
So che migliaia, forse più, di ragazzi le devono il risorgimento da pantani da cui si sarebbero fatti inghiottire senza il suo intervento.
Come le stelle, appunto, resterà al di là del tempo, in quel per sempre che va oltre lo “è stata, è e sarà”; una stella a cui guardare ed esprimere il desiderio, che sono sicuro era anche il suo, che sapremo essere adulti migliori per ragazzi più sorridenti, rispettosi, benvoluti e benvolenti, ma soprattutto sorridenti e sereni, ebbri della loro giovinezza.
Ciao Maria Rita, mi avresti rimproverato, come hai fatto già, se ti salutata con un “arrivederci dottoressa”.