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Trasporto Pubblico Cerveteri – Aeroporto di Fiumicino, Parroccini: “Cotral ha accolto la nostra richiesta, le linee soppresse saranno ripristinate”

Comunicato stampa

L’Assessore Parroccini: “Un servizio che coinvolge oltre 150 lavoratori residenti nella nostra città”

“Nei giorni scorsi insieme al Sindaco Elena Gubetti, avevo preso a cuore le esigenze e le necessità di oltre 150 lavoratori dell’aeroporto di Fiumicino residenti nella nostra città. L’eliminazione di due corse del servizio di trasporto pubblico garantito da Cotral, aveva causato non poche difficoltà nel raggiungere il posto di lavoro e nel fare rientro a casa. Sebbene non direttamente competenti, come Amministrazione comunale ci siamo fatti carico delle loro istanze, inviando una nota ufficiale al gestore del servizio.

Oggi, la bella notizia: a partire dal prossimo 1°luglio, data in cui sarà avviata l’Unità di Rete 1 del nuovo Trasporto Pubblico Locale, le corse delle ore 13:45 con partenza da Cerveteri e delle ore 23:15 con partenza da Fiumicino saranno riattivate”. A dichiararlo è Manuele Parroccini, Assessore del Comune di Cerveteri, che aggiunge:

“Nella nostra città sono moltissimi i cittadini che lavorano all’Aeroporto di Fiumicino. Con il Sindaco Gubetti, che ringrazio per il sostegno e la pronta disponibilità offerta, abbiamo accolto le loro istanze inviando una nota ufficiale alla quale abbiamo avuto immediato riscontro da parte di Cotral. Come noto il Servizio Pubblico Locale in questi mesi subirà enormi cambiamenti e anche se il trasporto pubblico locale di Cotral non rientra nelle nostre dirette responsabilità, ci è sembrato doveroso dare sostegno a tutti loro”.

“L’impegno – conclude Parroccini – è quello di essere sempre al fianco di tutti i cittadini su ogni tematica: questa del trasporto pubblico rientra tra quelle”.

PONTE GALERIA: LA POLITICA DEL FARE CONTRO IL BUSINESS DELLA SOFFERENZA

Comunicato stampa


La situazione a Ponte Galeria non è più solo un’emergenza gestionale, è lo specchio di un sistema fallimentare che REA denuncia da tempo. Mentre le strutture cadono a pezzi e gli animali restano prigionieri di una burocrazia immobile, assistiamo al solito spettacolo di un certo mondo associativo che sembra più interessato alla spartizione dei bandi che al reale benessere degli ospiti a quattro zampe. È ora di dire basta: la tutela degli animali non può e non deve essere un’occasione di profitto o un ufficio di collocamento per sigle in cerca di fondi pubblici.

Su questo punto, la posizione di Gabriella Caramanica, Segretario Nazionale REA, è netta e senza sconti:  “C’è una distinzione fondamentale che i cittadini devono comprendere: REA non è un’associazione, è una forza politica. Noi non partecipiamo a bandi, non gestiamo canili e non viviamo di donazioni per l’assistenzialismo. Il nostro compito è scrivere leggi, controllare chi gestisce il denaro pubblico e smantellare quel ‘business della sofferenza’ che alimenta troppe realtà del terzo settore. A Ponte Galeria, come altrove, vediamo soggetti che si professano animalisti ma che, nei fatti, diventano ingranaggi di un sistema che mantiene lo status quo per non perdere introiti economici.”

REA rivendica la propria totale estraneità a quel circuito di interessi privati che, dietro la maschera dell’associazionismo, alimenta il business della sofferenza. La nostra missione è istituzionale: trasformare la rabbia dei volontari onesti in atti legislativi concreti, portando nelle sedi opportune la voce di chi non ha voce. Non siamo qui per gestire il degrado, siamo qui per abbatterlo e restituire dignità agli animali attraverso la forza della politica vera, quella che non scende a compromessi con i profitti dei privati mascherati da associazioni.

Il tempo delle passerelle e del pietismo a scopo di lucro è finito. I canili debbono essere un luogo  di transito verso l’adozione e non un deposito di vite dimenticate per far quadrare i bilanci di chi ha trasformato l’animalismo in una professione commerciale.

Vigili del Fuoco di Cerveteri, istituita una corsia d’emergenza su Largo Roma per i mezzi di soccorso

Comunicato stampa

Il Vicesindaco Riccardo Ferri: “Misura necessaria per garantire maggiore operatività e libertà di spostamento ai mezzi in caso di necessità”

Una corsia dedicata esclusivamente ai mezzi di soccorso dei Vigili del Fuoco della Caserma di Largo Roma a Cerenova. Un accorgimento alla viabilità resosi necessario a seguito del guasto al cancello principale della caserma dei pompieri, che di fatto in caso di emergenze, avrebbe potuto rallentare i tempi di intervento delle squadre operative. La nuova corsia è riservata solo ed esclusivamente ai Vigili del Fuoco: per tutti gli altri mezzi, automobili e motocicli, persiste il senso unico già presente.

“Nelle scorse settimane, accompagnato dalla Sindaca Elena Gubetti, dalla Comandante di Polizia Locale Cinzia Luchetti e dal Geometra Federico Feriozzi, che ringrazio per il supporto e sostegno, abbiamo effettuato un sopralluogo proprio sul tratto di strada in questione, deliberando l’unica azione possibile, concreta, funzionale e coerente possibile e capace di coincidere con le reali esigenze del posto – ha spiegato il Vicesindaco e Assessore alla Polizia Locale Riccardo Ferri – ovvero realizzare una corsia dedicata solo ed esclusivamente ai messi di soccorso, in questo caso quelli dei Vigili del Fuoco, che così potranno andare in entrambi i sensi di marcia e giungere dunque con maggiore rapidità sui luoghi in cui si verificano le emergenze. Una modifica alla viabilità che ci ha consentito di attuare la soluzione migliore nell’interesse della pubblica sicurezza”.

“Una risposta immediata su un tema importante che riguarda tutti – conclude il Vicesindaco Ferri – anche in risposta ad alcune ipotesi fantasiose emerse nei giorni scorsi sui social network”.

Vigili del fuoco istituiscono corsia emergenza su Largo Roma

Riqualificazione della rete pedonale e servizi urbani: proseguono gli interventi per sicurezza e decoro

Comunicato stampa

Prosegue il percorso di miglioramento della sicurezza urbana e della qualità dei servizi pubblici attraverso una serie di interventi inseriti nella programmazione dell’Assessorato ai Lavori Pubblici.
Tra le priorità individuate, rientra l’avvio del piano di riqualificazione della rete pedonale urbana, con interventi mirati nelle aree a maggiore frequentazione, nelle zone caratterizzate da intenso traffico veicolare e nei quartieri a più alta densità abitativa. La finalità è quella di migliorare la fruibilità degli spazi pubblici e di garantire maggiori livelli di sicurezza per i pedoni.
”Stiamo portando avanti un lavoro strutturato e progressivo – dichiara l’Assessore ai Lavori Pubblici Patrizio Scilipoti – con l’obiettivo di rendere la città più sicura, accessibile e funzionale per tutti. La riqualificazione della rete pedonale rappresenta un passaggio fondamentale per migliorare la qualità della vita urbana e per restituire centralità agli spazi pubblici”.
In questo contesto, l’Amministrazione comunale intende intervenire anche sugli elementi che ostacolano la percorribilità dei marciapiedi, come pensiline o cartelloni pubblicitari, valutandone la rimozione o la ricollocazione. Si tratta di un tema che richiede un necessario coordinamento con altri enti e società partecipate, al fine di programmare interventi condivisi ed efficaci.
”Il nostro intento – prosegue Scilipoti – è quello di garantire percorsi pedonali realmente fruibili, soprattutto per le persone con disabilità, per gli anziani e per le famiglie con passeggini. Per farlo è indispensabile un confronto costante con tutti i soggetti coinvolti, così da individuare soluzioni equilibrate e rispettose delle esigenze della collettività”.
Per quanto riguarda i servizi cimiteriali, sono stati effettuati sopralluoghi presso il nuovo cimitero cittadino in vista della piantumazione di nuove alberature. Diversa è la situazione del cimitero storico, interessato da vincoli della Soprintendenza che rendono necessari approfondimenti specifici e interventi compatibili con il valore storico e artistico del sito.
”Anche sul fronte dei servizi cimiteriali stiamo lavorando con attenzione e con rispetto dei luoghi – sottolinea Scilipoti – prevedendo interventi di miglioramento del decoro e del comfort, nel pieno rispetto delle normative e dei vincoli esistenti”.

11 febbraio, Giornata Internazionale per le Donne e le Ragazze nella Scienza – 33% ricercatrici nel mondo, 16,8% laureate STEM in Italia: il divario che frena lo sviluppo

Comunicato stampa

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani, in occasione della Giornata Internazionale per le Donne e le Ragazze nella Scienza, 11 febbraio, istituita dall’United Nations con la Risoluzione A/RES/70/212, richiama con determinazione l’attenzione dell’opinione pubblica su una delle fratture più rilevanti del nostro tempo: la persistente sotto-rappresentazione femminile nei percorsi scientifici e tecnologici, proprio mentre la scienza determina gli equilibri economici, politici e sociali globali.

Secondo i dati più recenti dell’UNESCO, le donne rappresentano circa il 33% dei ricercatori nel mondo. Questo significa che la produzione di conoscenza scientifica globale è ancora guidata in larga maggioranza da uomini. Il divario si amplia nei settori più strategici e ad alta innovazione: nell’ambito dell’intelligenza artificiale la presenza femminile scende intorno al 22%, una percentuale che solleva interrogativi non solo sulla parità di accesso, ma sulla qualità e sull’imparzialità degli algoritmi che sempre più influenzano il lavoro, l’istruzione, la salute e la giustizia.

La questione non è simbolica: è strutturale. Studi internazionali dimostrano che team di ricerca più diversificati producono risultati più innovativi e soluzioni più inclusive. La scarsa presenza femminile nei luoghi in cui si progettano tecnologie, farmaci, infrastrutture digitali e politiche energetiche rischia di generare prodotti e servizi meno aderenti ai bisogni reali della popolazione. Non si tratta quindi soltanto di equità, ma di efficacia sistemica.

In Italia il fenomeno assume contorni ancora più significativi. Sebbene le donne conseguano complessivamente più lauree degli uomini, solo il 16,8% delle giovani tra i 25 e i 34 anni possiede un titolo in discipline STEM, contro circa il 37% degli uomini nella stessa fascia d’età. Meno del 30% delle studentesse sceglie percorsi universitari scientifico-tecnologici, con divari territoriali che amplificano la distanza tra regioni, incidendo direttamente sulla competitività economica locale. Questo significa che intere aree del Paese rischiano di rinunciare a una quota rilevante di capitale umano qualificato proprio nei settori che trainano la crescita e l’occupazione ad alta specializzazione.

Il problema non nasce all’università, ma molto prima. Numerose ricerche internazionali evidenziano che già nella scuola primaria si consolidano stereotipi impliciti che associano le competenze logico-matematiche al genere maschile. Eppure, le rilevazioni comparative mostrano che le ragazze ottengono risultati scolastici pari o superiori ai coetanei nelle discipline scientifiche. Il divario emerge al momento della scelta, quando aspettative sociali, modelli culturali e carenza di role model femminili incidono sull’orientamento.

La progressione di carriera aggrava ulteriormente il quadro. Il fenomeno noto come “leaky pipeline” descrive la progressiva riduzione della presenza femminile man mano che si sale verso posizioni apicali nella ricerca e nell’accademia. Le donne risultano meno presenti nei ruoli di direzione di dipartimenti scientifici, nei comitati di valutazione, nelle posizioni di governance universitaria. Permangono disparità nell’accesso ai finanziamenti competitivi e nei riconoscimenti scientifici di maggiore prestigio, con effetti diretti sulla visibilità pubblica e sulla costruzione di modelli aspirazionali per le nuove generazioni.

In un contesto globale segnato dalla transizione ecologica, dalla rivoluzione digitale e dall’urgenza di soluzioni sostenibili, escludere o scoraggiare una parte significativa del talento femminile non è solo ingiusto: è inefficiente. Secondo analisi economiche internazionali, una maggiore partecipazione femminile nei settori tecnologici potrebbe contribuire in modo sostanziale alla crescita del PIL e alla riduzione del divario occupazionale qualificato. La questione, dunque, riguarda direttamente lo sviluppo nazionale e la coesione territoriale.

Per il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani, promuovere la piena partecipazione delle donne nella scienza significa rafforzare il diritto all’istruzione, al lavoro qualificato e alla partecipazione alla vita pubblica. Significa anche riaffermare che la scienza è un bene comune e che l’accesso alla sua produzione non può essere condizionato da stereotipi culturali o barriere strutturali.

L’11 febbraio deve diventare un momento di verifica concreta delle politiche educative, delle strategie di orientamento e delle misure di sostegno alla carriera scientifica femminile. Occorre investire in programmi di mentoring, in percorsi di orientamento precoce, in una revisione dei materiali didattici che valorizzi le figure femminili della scienza e in politiche di conciliazione che rendano sostenibili le carriere di ricerca.

Finché solo una ricercatrice su tre sarà donna e meno di una giovane su cinque in Italia conseguirà una laurea STEM, questa Giornata non potrà essere considerata una celebrazione compiuta. Resterà un indicatore di una responsabilità collettiva: trasformare i dati in politiche efficaci e la consapevolezza in cambiamento strutturale.

prof. Romano Pesavento

presidente CNDDU

Giornata di Raccolta del Farmaco a Bracciano

Consorzio Cerveteri – Ladispoli, Gubetti: “Nessun taglio e nessuna interruzione di servizi nella nostra città”

Comunicato stampa

Il Sindaco Gubetti chiarisce: “Discussione rinviata per approfondire gli emendamenti, ma i servizi e i fondi regionali sono blindati”

“In queste settimane sui social e sui media locali stanno circolando notizie non vere e allarmistiche riguardanti la costituzione del Consorzio delle politiche sociali tra il Comune di Cerveteri e il Comune di Ladispoli. Vengono denunciate perdite di fondi e interruzioni di servizi essenziali: mai notizia fu più sbagliata e fuorviante. Ai fini della verità, è doveroso fornire chiarimenti utili a ristabilire la realtà dei fatti”. A dichiararlo è Elena Gubetti, Sindaco di Cerveteri, che interviene per fare luce sul percorso amministrativo dell’ente.

Il Sindaco smentisce categoricamente ogni ipotesi di danno economico o sociale:

I Fondi Regionali 80mila euro che abbiamo richiesto per la costituzione del consorzio non sono andati persi, ma risultano regolarmente stanziati e accantonati nel bilancio regionale pronti per essere stanziati al momento della Costituzione del Consorzio.

Sulla Continuità dei Servizi bisogna ribadire che non è stato tagliato alcun servizio né ridotta l’assistenza all’utenza più fragile. “Chi afferma il contrario — sottolinea la Gubetti — sta riportando informazioni del tutto infondate”.

Il Sindaco rivendica il valore politico dell’accordo raggiunto con l’Amministrazione vicina:

“Il Consorzio è un tema sul quale abbiamo lavorato intensamente. Voglio ringraziare personalmente il Sindaco Alessandro Grando e l’Assessore ai Servizi Sociali Gabriele Fargnoli: il documento che abbiamo scritto insieme è frutto di una sinergia profonda e riesce a coniugare perfettamente le esigenze dei nostri due Comuni. Proprio per tutelare questo equilibrio, la decisione di ritirare temporaneamente il punto nasce dalla presentazione di alcuni emendamenti: poiché il requisito fondamentale del Consorzio è l’identicità degli atti, ogni modifica richiede una verifica tecnica per garantire che il testo resti condiviso e speculare tra Cerveteri e Ladispoli che voglio ricordare ha già approvato all’unanimità del Consiglio tutti gli atti”.

“L’aspetto fondamentale è uno — conclude la Gubetti — anche se l’iter richiede un approfondimento tecnico dovuto agli emendamenti, nessun servizio è stato interrotto. Speculare sul sociale e sulle fasce più deboli della popolazione, diffondendo timori infondati, è un atto che non rende giustizia al grande lavoro che le due amministrazioni stanno portando avanti per il territorio”.

La festa degli innamorati (parte 1 di 4) – I Lupercalia

La celebrazione degli innamorati

Sebbene San Valentino, come celebrazione degli innamorati, sia un fenomeno di origine medievale e post-medievale, numerosi storici hanno messo in relazione la data del 14 febbraio con le antiche celebrazioni dei Lupercalia, che avevano luogo fra il 13 e il 15 febbraio e presentavano evidenti elementi legati alla fertilità e al rinnovamento della vita. Tuttavia, non è attestata alcuna continuità storica diretta tra i Lupercalia e la festa di San Valentino; il legame che le unisce è prevalentemente culturale e simbolico, elaborato e consolidato nel corso del Medioevo e successivamente sedimentato nella tradizione popolare.

 

I Lupercalia

La festa dei Lupercali (dal latino Lupercalia) era un’importante festa religiosa dell’antica Roma, celebrata ogni anno fra il 13 e il 15 febbraio, con l’obiettivo di purificare la città e favorire la fertilità umana, animale e agricola. Era una delle feste più antiche e durature della religione romana, osservata dall’epoca arcaica fino all’età imperiale.

La festa, associata alla protezione dei pastori e alla fertilità, aveva inizio presso il Lupercale, grotta sacra ai piedi del Palatino, sacello del dio Fauno detto Luperco (Lupercus), luogo leggendario in cui la cesta nella quale i gemelli Romolo e Remo erano stati adagiati si sarebbe arenata in una pozza d’acqua sulla riva, presso la palude del Velabro, tra Palatino e Campidoglio, in un luogo chiamato Cermalus. Quando le acque del fiume si ritirarono, la cesta rimase all’asciutto ai piedi di un albero di fico, il ficus Ruminalis, e lì Faustolo avrebbe rinvenuto i gemelli, secondo il mito, allattati da una lupa, per poi affidarli alla moglie Acca Larentia.

Occorre qui chiarire che secondo Tertulliano, e secondo l’interpretazione di altri autori antichi, Acca Larentia stessa sarebbe stata la “lupa” (in latino la parola lupa era anche il termine usato per indicare una prostituta) che salvò e curò o gemelli. Interpretazione non priva di disprezzo: per Tertulliano, il fondatore di Roma era un imbroglione, fratricida e stupratore. Il senso di lupa come prostituta è attestato sia sul piano linguistico sia su quello culturale e la radice compare in termini come “lupanare” (luogo di prostituzione).

Nella grotta del Lupercale venivano immolati capri e un cane, mentre le Vestali offrivano focacce rituali preparate con il grano delle prime spighe della passata mietitura. Per alcuni studiosi, i Lupercalia presentavano anche elementi di rito di passaggio per i giovani maschi, legati alla virilità e alla transizione all’età adulta. I giovani iniziati venivano toccati sulla fronte con il coltello bagnato del sangue dei capri immolati; il sangue veniva poi asciugato con un fiocco di lana bianca immerso nel latte, mentre gli iniziati dovevano iniziare a ridere, gesto simbolico di rinascita.

A questo punto i giovani indossavano, sul corpo nudo, la pelle degli animali sacrificati e, con strisce di quella stessa pelle (dette februa o, anche, amiculum Iunonis), tutti i Luperci (letteralmente “fratelli del lupo”) correvano attorno alla base del Palatino e percuotevano chi incontravano, in particolare le donne le quali si offrivano volontariamente al colpo, ritenuto propiziatorio, per ottenere la fecondità. Erano gesti simbolici che servivano a epurare la città e i suoi abitanti dalle impurità dell’anno passato. Per i Romani, infatti, l’anno aveva inizio con la primavera e non è casuale che februatio significasse “purificare”, concetto da cui deriva il nome del mese di februarius (febbraio).

Le fruste non erano intese come strumenti di violenza, ma come mezzi propiziatori: colpire era ritenuto di buon auspicio per la fertilità e la salute, un gesto che simbolicamente poteva favorire concepimenti felici e parti robusti. Era un modo ritualizzato e ludico di stimolare la vitalità e la capacità riproduttiva. Alcune ipotesi moderne collegano la festa alla trasformazione dei giovani maschi in membri adulti della comunità, con una forte associazione simbolica alla figura del lupo.

Secondo alcuni storici antichi, la celebrazione sarebbe stata introdotta a Roma da Evandro, eroe arcadico che avrebbe portato usanze greche in Italia, incluso un rito affine ai Lupercali greci dedicati al culto del lupo e di Pan.

In epoca cristiana, sotto papa Gelasio I (494 d.C.), la festa fu ufficialmente condannata e abolita come residuo di paganità. Alcuni autori cristiani dell’epoca cercarono di sostituirla con nuove celebrazioni cristiane collocate nello stesso periodo dell’anno, nel tentativo di riorientare simbolicamente pratiche profondamente radicate nella tradizione romana.

 

Per leggere la seconda parte

 

Riccardo Agresti

ROMA: LA FONDAZIONE BAMBINO GESÙ PREMIA IL DIVINA CLUB, I PARTNER E MAX TONETTO PER IL SUCCESSO DEL “PROGETTO ACCOGLIENZA E CURE UMANITARIE”

Comunicato stampa

Una serata all’insegna della solidarietà e della riconoscenza ha fatto da cornice all’evento ospitato sabato scorso dal Divina Club, che ha accolto la Fondazione Bambino Gesù per un momento di celebrazione e ringraziamento. Nel corso della serata, la Fondazione ha premiato ufficialmente il Divina Club, i suoi partner e Max Tonetto, ex calciatore della AS Roma e testimonial dell’iniziativa, per lo straordinario successo del “Progetto Accoglienza e Cure Umanitarie”.

L’iniziativa, realizzata durante il periodo natalizio, ha permesso di raccogliere 10.080 euro, un risultato significativo frutto dell’impegno condiviso e della grande generosità dimostrata da tutti i soggetti coinvolti.

Il “Progetto Accoglienza e Cure Umanitarie” rappresenta uno dei pilastri dell’attività della Fondazione Bambino Gesù e ha l’obiettivo di garantire assistenza, cure e accoglienza a bambini e famiglie in condizioni di particolare vulnerabilità, offrendo loro supporto concreto e un segno di speranza nei momenti di maggiore difficoltà.

Durante la serata sono stati inoltre consegnati gli attestati di riconoscimento al Divina Club, ai partner coinvolti e a Max Tonetto. Un momento particolarmente toccante è stato dedicato alla consegna dei disegni realizzati dai bambini seguiti dalla Fondazione per l’occasione: piccoli capolavori carichi di colore, emozione e gratitudine, che hanno reso ancora più tangibile il valore umano del progetto.

Giorno del Ricordo, Grando: “La memoria è un dovere civico e morale”

Comunicato stampa

In occasione del Giorno del Ricordo, istituito dallo Stato italiano per commemorare le vittime delle foibe e l’esodo giuliano-dalmata, il Comune di Ladispoli rinnova il proprio impegno nel preservare la memoria di una delle pagine più dolorose della nostra storia nazionale.
Questa giornata, celebrata ogni anno il 10 febbraio, richiama l’attenzione sulla tragedia delle foibe e sull’esodo forzato di migliaia di cittadini italiani dalle terre dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia nel secondo dopoguerra, un evento che ha segnato profondamente famiglie, comunità e l’identità culturale italiana.
«Ricordare quei fatti – dichiara in una nota il sindaco Alessandro Grando – non è solo commemorazione, ma un dovere civico e morale nei confronti di chi ha subito sofferenze indicibili e di tutte le famiglie costrette ad abbandonare le proprie case. La memoria di questi eventi deve contribuire a rafforzare i valori della pace, della tolleranza e della convivenza civile».
Nel ribadire l’importanza di questa ricorrenza, l’Amministrazione comunale di Ladispoli si unisce al sentimento nazionale di commemorazione e riflessione, sottolineando la necessità di trasmettere alle nuove generazioni la conoscenza di questi fatti storici, per costruire una società più giusta e rispettosa dei diritti umani.
Il Comune esprime inoltre la più profonda vicinanza ai discendenti degli esuli giuliano-dalmati e a quanti portano nel cuore il ricordo di queste vicende, affinché la memoria collettiva resti viva e costante nel tempo.
Ufficio Stampa Comune di Ladispoli