NellβAula Magna del liceo scientifico βIgnazio Vianβ, il giorno 23 marzo 2023 ha avuto luogo un incontro con lβassociazione Acqui. Hanno partecipato: Massimo Sepielli, presidente dellβassociazione Acqui di Roma, Maria Massullo anche lei membro dellβassociazione, Giuseppina Allegrini, che oltre a far parte dellβassociazione, ha divulgato la testimonianza di suo padre, fatto prigioniero durante lβeccidio di CorfΓΉ e Cefalonia, la preside Lolli, la professoressa Di Santo, la professoressa Ettorri e la professoressa Fiorani.
Lβassociazione nazionale divisione Acqui
Lβassociazione nazionale divisione Acqui nasce con lo scopo di ricordare gli eccidi di Cefalonia e CorfΓΉ avvenuti subito dopo lβarmistizio dellβ8 settembre del 1943. In queste isole greche erano presenti circa dodici mila soldati tra cui ufficiali della Marina Militare, della Finanza, dei Carabinieri e tanti altri. Lβobiettivo principale di questa associazione Γ¨ quello di ricordare, avere la memoria di ciΓ² che accadde e di queste persone. Lβassociazione ha sede Nazionale a Verona, dove risiedeva la maggior parte dei caduti in guerra. Sono presenti sul territorio nazionale circa 22 sezioni.
Ogni anno questa associazione presenta nuovi progetti di diversa natura da portare nelle scuole per coinvolgere gli studenti nel tener vivo il ricordo degli eventi e per commemorare i caduti.
Questβanno, a settembre, si celebreranno gli 80 anni dallβeccidio di Cefalonia e per lβanniversario si terrΓ una cerimonia ufficiale con la partecipazione del Presidente della Repubblica.
La professoressa Fiorani apre lβincontro presentando un quadro generale della situazione storica prima dellβeccidio di Cefalonia.
Quando Hitler il 1 settembre del 1939 invase la Polonia, Mussolini rimase stupito e in un primo momento si tirΓ² fuori perchΓ© lβItalia non era preparata per un conflitto di questo genere. Quando vide che Hitler aveva conquistato tutta lβEuropa centrale decise di entrare nel conflitto, pensando fosse una guerra lampo. Il 28 ottobre del 1940 in Grecia cominciΓ² la sua campagna militare di occupazione ritenendo che i greci non avrebbero resistito molto, convinto di intraprendere questa guerra come βprotagonistaβ.
Quando effettivamente gli italiani arrivarono in Grecia si trovarono in una situazione difficile a causa della resistenza greca; perciΓ² lβesercito tedesco decise di aiutare lβesercito italiano. Nel 1941 alla situazione difficile seguΓ¬ una fase di stabilitΓ , che durΓ² fino allβestate. Mentre la guerra da tutte le altre parti era devastante, qui si creΓ² una situazione di equilibrio nellβambito della quale greci e italiani incominciarono a fraternizzare tra loro. Infatti dal 1941 fino al 1943 si registrarono circa 200 matrimoni.
La situazione cambiΓ² nella primavera del 1943. LβItalia perse su tutti i fronti e iniziarono in Italia settentrionale scioperi e proteste, nei confronti della dittatura. Ormai il governo di Mussolini aveva le ore contate e ciΓ² divenne chiaro anche ai vertici tedeschi. Tra il 24 e il 25 luglio 1943 Benito Mussolini venne esautorato dal Gran Consiglio del Fascismo e subito dopo gli americani sbarcarono in Italia.Β A ciΓ² seguΓ¬ lβ8 settembre del 1943 data in cui venne reso noto lβarmistizio firmato con le forze alleate qualche giorno prima. Γ stato reso noto dopo perchΓ© in tutta lβEuropa cβerano presidi italiani che combattevano vicino a presidi tedeschi. CiΓ² successe anche a Cefalonia: la divisione Acqui, affidata al generale Gandin, si trovava nel presidio occidentale dove erano presenti circa 13 mila italiani e 2 mila tedeschi.
Sia i soldati italiani che il popolo greco erano contenti che la guerra fosse finita, si suonarono anche le campane. Fu una situazione paradossale perchΓ© subito dopo si verificΓ² lβeccidio di Cefalonia.
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Successivamente Massimo Sepielli ci ha presentato un video da lui realizzato relativo allβeccidio di Cefalonia.
Di questo video ricordiamo in particolare una scena molto significativa: si tratta di quando le truppe presero, con un atto estremo di coraggio, la decisione di combattere contro i tedeschi per salvare lβonore e attenersi al giuramento di fedeltΓ verso lβesercito italiano.
Inoltre nel video si parla del βDopo armistizioβ: l’Italia si trovΓ² di fatto divisa in due, al Centro-Nord cβerano i nazisti insieme al governo della Repubblica di SalΓ², a Sud gli americani, sostenuti dal governo Badoglio, che risalivano lentamente la penisola, con battaglie e bombardamenti per riportare la libertΓ , causando perΓ² anche distruzione e nuove morti.
I tedeschi misero in opera operazioni di rastrellamento e riuscirono a catturare oltre 600 mila soldati che vennero portati in campi di concentramento.
In seguito Giuseppina Allegrini ci ha presentato la storia di suo padre attraverso una lettera che lei stessa gli ha scritto provando ad immaginare un dialogo.
Lei ricorda i racconti di sofferenza del padre che gli avevano segnato lβesistenza. Quando lui ne parlava le persone lo ascoltavano interessate, ma lei a volte lo rimproverava pensando che li disturbasse, solo dopo ha realizzato quanto gli episodi vissuti lo avessero impressionato. Racconta di aver ritrovato il foglio matricolare del padre emesso dallβesercito italiano per coloro che si erano arruolati dal 1937 al 1945.
La sua odissea iniziΓ² il 10 giugno con la partenza per la Grecia; arrivΓ² a CorfΓΉ presso il 18Β° reggimento della divisione Acqui. Quando i tedeschi diventarono nemici, chiesero agli italiani la consegna delle armi, ma il comandante Lusignani rifiutΓ², perciΓ² iniziarono a bombardare e quindi si chiesero dei rinforzi per fronteggiarli. Siccome non arrivarono, si arresero. Molti dei suoi compagni morirono; nonostante suo padre e gli altri italiani lottassero per il presidio, fu una battaglia persa per carenza di mezzi. Suo padre si considerava fortunato per essere sopravvissuto, ma era disperato per lβingiustizia della guerra. Venne catturato e fatto prigioniero dai tedeschi, mentre il generale Lusignani ed altri suoi compagni vennero fucilati.
Rimase in Germania fino a quando non venne liberato dai Russi. NavigΓ² nel Mar Nero per 28 giorni durante i quali mangiΓ² solo sette volte.Β Sopra le zattere si trovava in condizioni esistenziali disastrose, gli passΓ² alla mente il pensiero di scappare ma gettarsi in mare avrebbe significato per lui e i suoi compagni annegare o essere fucilati. Venne condotto in un campo di prigionia e lavoro a Rostov vicino allβattuale Ucraina. Ricorda che questo campo era molto vasto e circondato da un filo spinato con delle torrette di guardia. Era un campo sovraffollato e non cβera posto per dormire al chiuso, perciΓ² trovΓ³ una tavola dove dormire in una baracca. Durante il giorno lavorava per la costruzione di una ferrovia e dβinverno il freddo russo lo paralizzava. Un giorno rischiΓ² di morire per il freddo e la fame, una donna gli donΓ² un pezzo di pane e lui, non essendo piΓΉ abituato a mangiare, si sentΓ¬ male tutta la notte. Inoltre le guardie si prendevano gioco dei prigionieri gettando loro dei secchi di acqua addosso. La condizione di vita era decisamente disumana in quanto il freddo provocava loro il congelamento di mani e piedi. Alla conclusione della guerra non avevano nΓ© viveri nΓ© vestiario; riuscirono a sopravvivere al viaggio di ritorno grazie allβaiuto del popolo polacco che riempΓ¬ di patate i vagoni dei treni. AttraversΓ² la Polonia, la Germania, lβAustria e infine arrivΓ² in Italia, a Bologna, dove cambiΓ² il suo vestiario grazie ai rifornimenti della Santa Sede; solo dopo proseguΓ¬ il viaggio fino a casa dove si ricongiunse con la sua famiglia. CosΓ¬ si chiuse un capitolo drammatico della sua vita, per aprirsene un altro, di sicuro difficile ma felice in unβItalia libera e democratica.
Attraverso questa sua lettera immaginaria Giuseppina Allegrini Γ¨ riuscita a trasmetterci a pieno tutta la sua emozione, le sue parole e la sua commozione che ci hanno colpito nel profondo e ci hanno fatto capire il dolore provato dal padre.
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Quali sono stati i sentimenti provati dai vostri genitori davanti a tutte le ingiustizie che hanno subito?
Massimo Sepielli: βMio padre Γ¨ stato un ufficiale di artiglieria e anche lui fu mandato in un reparto a CorfΓΉ ma Γ¨ stato βfortunatoβ perchΓ© ebbe un problema fisico serio prima dellβArmistizio, perciΓ² fu rimpatriato a Bari. Mio padre ha sofferto molto perchΓ© su quellβisola erano presenti tutti i suoi compagni e amici che purtroppo furono fucilati. Il ricordo dei compagni lo ha accompagnato per tutta la vita.
Γ stato presidente della sezione del Lazio quando Γ¨ nata lβassociazione divisione Acqui nazionale. Ha supportato la memoria dei reduci e dei caduti. Ha anche fatto realizzare un monumento per omaggiare i caduti, al laghetto dellβEur a Roma nel 1988 dallo scultore Vinci. Mentre a Verona si trova il monumento nazionale dove tutti gli anni ha luogo la commemorazioneβ.
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Giuseppina Allegrini: βMio padre ha sempre parlato della guerra come morte e distruzione che segna profondamente lβanimo umano. Era perΓ² orgoglioso di essere stato un soldato e di aver combattuto per la patria, ma si Γ¨ reso conto che era una guerra di conquista. Diceva sempre di aver conosciuto lβEuropa anche se in unβoccasione tragica e drammaticaβ.
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Per concludere la professoressa Ettorri ricorda brevemente un altro episodio della Resistenza legato alla figura di Ignazio Vian, a cui Γ¨ intitolato il nostro liceo.
In una cittadina in provincia di Cuneo di nome Boves, dopo lβ8 settembre, ha luogo una delle prime stragi compiute dai nazisti. Sul monte Bisalta il giovane tenente Ignazio Vian, partigiano di origine veneziana, raggruppa intorno a sΓ© un gruppo di volontari. Il maggiore Joachim Peiper, a capo di SS tedesche, minaccia tutti coloro che avrebbero aiutati i militari fuggiaschi; solo alcuni giorni dopo lβarmistizio, il 16 settembre vengono fatti prigionieri due tedeschi. In un successivo scontro, muoiono un partigiano e uno dei due tedeschi.Β Il maggiore Peiper chiede subito che venga riconsegnato ai tedeschi il corpo del soldato tedesco ucciso oltre che il prigioniero. Quindi inizia una trattativa tra il maggiore e gli abitanti di Boves. Ci sono due figureΒ Β importanti che agiscono da mediatori: il parroco del paese Don Giuseppe Bernardi e lβingegnere Antonio Vassallo. Grazie alla loro mediazione riescono ad ottenere che il Maggiore non avrebbe ucciso i partigiani prigionieri se loro avessero consegnato il corpo del soldato. Ma le SS non mantengono la parola data, perciΓ² dopo aver ottenuto ciΓ² che avevano chiesto, iniziano unβazione di rappresaglia. Incendiano la cittadina di Boves e uccidono anche molti civili, se ne contano 23, tra cui gli stessi mediatori. Ignazio Vian riesce a salvarsi e continua la sua attivitΓ di partigiano, a Torino ma nella primavera del 1944 (il 19 aprile) mentre si trova in missione, Γ¨ arrestato dai tedeschi e portato nelle carceri.Β In seguito viene portato in una caserma e torturato perchΓ© volevano sapere i nomi dei suoi compagni partigiani e i loro nascondigli. Lui resiste a tutte le torture senza fare nomi. Tenta persino il suicidio pur di non cedere. Alla fine viene condannato a morte per impiccagione insieme ad altri 5 compagni: i tedeschi non hanno voluto dare sepoltura al suo corpo perchΓ© doveva servire da monito per tutti gli altri. Dopo la Liberazione, nel mese di maggio del 1945 lβalbero dove fu impiccato viene ricoperto di fiori, lettere e messaggi da parte della popolazione. Ignazio Vian Γ¨ stato poi insignito della medaglia dβoro al valore militare. La nostra scuola Γ¨ intitolata a lui, al suo sacrificio, alla sua forza e alla sua resistenza.
Vi invitiamo per maggiori approfondimenti a consultare il sito web: associazioneacqui.it dove ci sono notizie, immagini, eventi, medaglie dβoro, argento, bronzo e informazioni.
Ringraziamo lβAssociazione Acqui e le docenti per la partecipazione e la divulgazione delle loro conoscenze per la realizzazione di questo articolo.
Sara Ferretti, Valentina DβAttilio e Marta Sborzacchi


