Per assecondare lβalleanza strutturale tra Pd e M5S proposta da Beppe Grillo, avallata da Luigi Di Maio e ratificata dalla piattaforma Rousseau, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte β in unβintervista al Fatto β ha invitato gli esponenti di entrambi i partiti a Β«non sprecare lβoccasioneΒ» e a trovare un accordo in vista delle Regionali del 20 e 21 settembre. In particolare nelle Marche e in Puglia. Dal momento che mancavano poche ore alla consegna delle liste, lβappello di Conte Γ¨ parso unβesortazione ai pentastellati a fare marcia indietro e a sostenere i concorrenti del Pd. Non era pensabile, infatti, che i candidati dem, Maurizio Mangialardi (Marche) e Michele Emiliano (governatore uscente della Puglia), si ritirassero per cedere il passo a qualche personalitΓ estratta allβultimo minuto dai cilindri di Nicola Zingaretti e Vito Crimi. Ma a quel che si Γ¨ potuto constatare non cβera alcunchΓ© di predisposto in tal senso. La strana sortita del capo del governo ha cosΓ¬ sortito lβunico effetto di mettere in imbarazzo i democratici e soprattutto i grillini. Dal fronte pentastellato, la pugliese Antonella Laricchia e il marchigiano Gian Mario Mercorelli hanno riferito che, dopo la sollecitazione di Conte, i candidati Pd li hanno chiamati per proporre loro di ritirarsi in cambio di qualche Β«compensazioneΒ». Laricchia, si Γ¨ irritata con i vertici del Movimento (Β«Non chiedetemi di piegare la testa, semmai trovate il coraggio di tagliarlaΒ», li ha sfidati).
La candidata dei Cinque Stelle ha anche espresso stupore per lβesortazione di Conte con il quale, ha rivelato, Β«ci eravamo intesiΒ» sul fatto che Β«in Puglia non esistono le condizioni per un accordo con il Partito democraticoΒ». Ha poi definito Β«pateticoΒ» il comportamento di Emiliano (che solo adesso, ha detto, Β«si Γ¨ ricordato di avere il mio numero di telefonoΒ») e ha bollato lβintero Pd come un partito capace solo di offrire posti: Β«Mi hanno promesso poltrone certe e prestigio assicuratoΒ». Le offerte del Pd non devono essere state considerate neanche appetitose tantβΓ¨ che Mercorelli, nel dichiararsi anche lui indisponibile al ritiro, ha lasciato intendere che considerava offensivo gli fosse stata proposta β ha specificato β Β«una poltroncinaΒ». Il vicecapogruppo dem alla Camera, Michele Bordo, ha provato a rivoltare la frittata imputando la mancata intesa allβeccessivo Β«attaccamento alle poltroneΒ» di Laricchia e Mercorelli.
A noi sembra che, poltrone o poltroncine, la via che dovrebbe portare a una riedizione del compromesso storico β stavolta tra Pd e M5S β sia stata imboccata con il piede sbagliato. Il M5S dovrebbe forse sforzarsi di offrire unβimmagine meno strumentale del passo epocale che sarebbe intenzionato a compiere. Unβalleanza organica con la sinistra che vada perfino al di lΓ dellβelezione del Capo dello Stato β oltrechΓ© sullβattivitΓ di governo, su giunte (Di Maio giΓ propone intese per le Comunali del 2021), nomine negli enti pubblici β un accordo di tale ampiezza che si proietti financo sulla prossima legislatura, non puΓ² avere basi fragili. NΓ© affidarsi allβestemporaneitΓ .
Lo stesso discorso vale per il Pd che sbaglierebbe se pensasse di risolvere un problema del genere offrendo qui e lΓ poltrone, poltrone e ancora poltrone. Il partito di Zingaretti non puΓ² illudersi di sciogliere ogni nodo con lβelargizione di qualche vicepresidenza, di qualche assessorato o della guida di una municipalizzata. Γ possibile che alcuni interlocutori accettino questo genere di scambio. Ma non tutti. Il Pd peraltro, prima di avventurarsi a costruire unβalleanza organica con il M5S, dovrebbe essere in grado di diventare un riferimento stabile per la sinistra di Leu e Italia viva (che giΓ fanno parte della maggioranza di governo) ma anche per le formazioni guidate da Carlo Calenda e da Emma Bonino. CosΓ¬ da poter prospettare ai Cinque Stelle lβintegrazione in un progetto durevole che goda giΓ di una sua armonia. La meccanica riproposizione del Β«fronte unito per impedire che Matteo Salvini prenda i pieni poteriΒ» rischia, un anno dopo, di non essere bastevole per un progetto cosΓ¬ ambizioso.
Si tratta di unβimpresa ardua per un partito, il Pd, abilissimo nel dar vita ad alchimie parlamentari (anche allβindomani di brucianti sconfitte elettorali) ma assai poco capace β lo si Γ¨ constatato negli ultimi decenni β di costruire alleanze in grado di durare nel tempo. Difetto che il Pds prima, Ds e Pd poi hanno ereditato dal Pci. Il Partito comunista italiano, consapevole di questa propria carenza che lo faceva diverso da tutti gli altri partiti socialisti europei, si Γ¨ sempre sottratto allβimpegno di edificare uno schieramento alternativo idoneo a sfidare gli avversari sul terreno della competizione elettorale. Il partito della falce e martello optava in genere per grandi alleanze e grandi compromessi (giustificati, volta per volta, da una qualche emergenza) cosΓ¬ da essere dispensato dal doversi cimentare in quel genere dβimpresa. Quando poi, nella Seconda Repubblica, gli eredi di Togliatti e Berlinguer sono stati costretti da leggi elettorali maggioritarie a dar prova di attitudine nella costruzione di unβalternativa allo schieramento berlusconiano, hanno sprecato lβoccasione giocando sulle rivalitΓ tra gli alleati, piegandoli (talvolta con brutalitΓ ) e producendo, con tali sistemi, lβeffetto di disseccare le sorgenti da cui sgorgavano i voti. TantβΓ¨ che, pur avendo ereditato gran parte di quel che restava delle formazioni del centro sinistra degli anni Sessanta, Settanta e Ottanta (soprattutto della Dc ma anche del Psi e del Pri e altri partiti laici), oggi i dem galleggiano β nei sondaggi β attorno al 20% . Davvero poco.
La capacitΓ di rendere le alleanze strutturate, durature e feconde appartenne alla Democrazia cristiana ma non al Partito comunista che dai compagni di strada ha sempre preteso (e spesso ottenuto) subalternitΓ , eventualmente compensata, appunto, con Β«poltroneΒ». Adesso non Γ¨ detto che questo sistema funzioni con il pur duttile M5S. Proprio perchΓ© i Cinque Stelle si sono mostrati disponibili a cedere pressochΓ© su tutte le decennali istanze programmatiche (presto, presumibilmente, saranno costretti a farlo anche sul Mes) Γ¨ immaginabile che abbiano difficoltΓ a barattare le loro prossime Β«evoluzioniΒ» con qualche vicepresidenza qua e lΓ . Cercare un accordo con i Cinque Stelle comporta dunque per il Pd farsi carico di questo problema e individuare il modo di rendere allettante per i grillini la prospettiva di unβalleanza organica. Come? Lβunica via sarebbe quella di rinunciare alla follia del ritorno ad un sistema proporzionale puro, conservando una pur piccola quota di parlamentari β il 10% (60 su 600) β da eleggere con il maggioritario. Cosa che, tra lβaltro, renderebbe il sistema di voto per le elezioni politiche piΓΉ omogeneo a quello in vigore da ventisette anni per Comuni e Regioni. Un vincolo di questo genere potrebbe forse invogliare i seguaci di Grillo alla costruzione di accordi piΓΉ stabili. In ogni caso il Pd non puΓ² limitarsi a incrociare le dita nella speranza di trovare in futuro interlocutori piΓΉ arrendevoli di Laricchia e Mercorelli.
(Corriere della Sera β Mieli 23 Agosto 2020)


