Lβestate Γ¨ la stagione della luce, delle vacanze, dei sorrisi. Ma dietro questa immagine collettiva di spensieratezza si nasconde un lato meno visibile: quello della solitudine, dellβemarginazione e della frustrazione sociale. Per molti, infatti, il periodo estivo non Γ¨ sinonimo di riposo, ma di isolamento. Chi non puΓ² permettersi una vacanza, chi vive solo, chi non ha reti familiari o amicali solide, si ritrova improvvisamente a fare i conti con un vuoto che puΓ² diventare pericoloso.
Le statistiche lo confermano: secondo lβOMS e lβISTAT, i suicidi e gli omicidi familiari tendono ad aumentare nei mesi estivi. Il caldo, la sospensione delle routine, la chiusura di servizi e centri di ascolto, la riduzione delle interazioni quotidiane creano un contesto in cui disagi psichici e fragilitΓ di personalitΓ possono esplodere. La criminologia parla di acting out, ovvero di comportamenti impulsivi e distruttivi che nascono da una tensione interna non piΓΉ gestibile. In estate, questa tensione trova meno argini: la luce prolungata, il caldo, la perdita di sonno e lβaumento del consumo di alcol o sostanze riducono i freni inibitori e favoriscono il passaggio allβatto.
Dietro molti episodi di violenza o autolesionismo non cβΓ¨ solo la malattia mentale, ma anche la disperazione sociale. LβimpossibilitΓ di partecipare al βrituale collettivoβ delle vacanze, di sentirsi parte di un mondo che sembra vivere solo di leggerezza, puΓ² generare sentimenti di esclusione, rabbia e invidia. In chi Γ¨ giΓ fragile, questi vissuti possono trasformarsi in autoaggressivitΓ (suicidio) o eteroaggressivitΓ (omicidio), spesso allβinterno delle mura domestiche, dove il disagio trova il suo sfogo piΓΉ immediato.
La psicologia della devianza insegna che la solitudine non Γ¨ mai neutra: puΓ² diventare un fattore di rischio quando si accompagna a povertΓ relazionale, mancanza di scopi e percezione di inutilitΓ . In estate, tutto questo si amplifica. La societΓ rallenta, i servizi si riducono, le persone si allontanano. Chi resta indietro si sente invisibile, e lβinvisibilitΓ Γ¨ uno dei piΓΉ potenti generatori di dolore psichico.
La prevenzione passa da qui: dal riconoscimento della fragilitΓ come parte della vita sociale. Servono reti di ascolto attive anche nei mesi estivi, campagne di sensibilizzazione che contrastino lo stigma e favoriscano la richiesta di aiuto. Serve, soprattutto, una cultura della prossimitΓ , capace di vedere chi resta solo mentre gli altri partono.
PerchΓ© dietro ogni gesto estremo non cβΓ¨ solo la follia di un individuo, ma spesso il silenzio di una comunitΓ che non ha saputo β o voluto β ascoltare.
Gianluca Di Pietrantonio, criminologo forense


