MariaΒ
Maria Γ¨ divina perchΓ© il suo amore Γ¨ infinito; perchΓ©, come ciascuna donna, Γ¨ un miracolo vivente: creatura meravigliosa capace di amore senza fine. Un amore che permette al soffio della vita di distaccarsi da sΓ© per volare oltre, libero da catene. Un amore che genera, che accoglie, che trasforma. Un amore che dimentica il dolore antico, quello che ci accompagna fin dalla nascita, e lo muta in speranza. Un amore che non misura, che non calcola, che si offre come acqua alla sete, come luce nellβombra.
Il suo nome Γ¨ destino: ΧΦ΄Χ¨Φ°ΧΦΈΧ, Maria, Γ¨ tradizionalmente interpretato come βamataβ, ma piΓΉ ancora βcolei che amaβ. Ama come solo le madri sanno amare: senza condizioni, senza riserve, senza calcolo. San Girolamo interpreta Maria, Miryam, come βStilla Marisβ, βGoccia del mareβ, solo che successivamente, un copista lo trascrive come βStella Marisβ e questo errore di trascrizione Γ¨ divenuto di uso comune: Maria guida nel buio, luce che orienta i naufraghi dellβanima.
Γ la Madre universale, archetipo che Jung chiamava βGrande Madreβ: nutrice e custode, ma anche forza che puΓ² soffocare. In Maria, questo archetipo si fa luminoso, compassione pura, ponte tra umano e divino.
Il suo amore Γ¨ canto corale, quello delle madri di ogni tempo che trasformano la sofferenza in speranza: Demetra che piange Persefone, la Madre Terra che nutre e accoglie.
Ogni donna porta in sΓ© il segreto di Maria: la capacitΓ di amare oltre il dolore, di trasformare la ferita in dono, di rendere la vita un atto di grazia. In questo amore senza misura, la sofferenza diventa canto, la perdita diventa rinascita, la notte diventa aurora.
Di questo amore ha parlato, con lucida dolcezza, Jorge Mario Bergoglio, per gli amici papa Francesco, durante lβudienza generale del 7 gennaio 2015:
βLe madri sono lβantidoto piΓΉ forte al dilagare dellβindividualismo egoistico. βIndividuoβ vuol dire βche non si puΓ² dividereβ. Le madri invece si βdividonoβ, a partire da quando ospitano un figlio per darlo al mondo e farlo crescere.β.
Indole di Maria
Lo pseudo-Matteo ci descrive dettagliatamente lβindole di Maria, genuina e pura, una giovane fanciulla dolce e delicata:
βHanc nemo irascentem vidit, hanc maledicentem numquam ullus audivit. Omnis autem sermo ejus ita erat gratia plenaβ (6,3)
ovvero βNessuno la vide adirata, nessuno mai lβudΓ¬ maledire, ma ogni suo discorso era pieno di graziaβ.
La immaginiamo quindi come una fanciulla che sorride, perchΓ© solo il sorriso rivela la grazia e irradia dolcezza.
βIl sorriso Γ¨ una carezza, un dono che ha grande valoreβ.
cosΓ¬ afferma Papa Francesco, nel suo βTi auguro il sorriso per tornare alla gioiaβ.
Una ragazzina
Ho scritto βfanciullaβ, e in effetti, parlando di Maria, facciamo davvero riferimento a una ragazzina. Sebbene non disponiamo di dati storici certi sulla sua etΓ al momento della nascita di GesΓΉ, secondo le usanze ebraiche dellβepoca, era prassi che le giovani donne si fidanzassero e sposassero tra i 12 e i 16 anni. NellβantichitΓ non esistevano leggi contro il celibato o il nubilato, ma la pressione dellβopinione pubblica era tale da far biasimare chi non si fosse sposato. Possiamo quindi ragionevolmente supporre che Maria avesse tra i 13 e i 16 anni al momento del parto.
Lo stesso βProtovangelo di Giacomoβ ci racconta che
βQuando Maria compΓ¬ dodici anni, si tenne un consiglio di sacerdoti; dicevano: βEcco, Maria Γ¨ giunta all’etΓ di dodici anni nel tempio del Signore. Adesso che faremo di lei affinchΓ© non contamini il tempio del Signore?ββ (8,2)
Maria Γ¨ dunque una giovinetta travolta dal prodigio di una gravidanza soprannaturale e di un parto miracoloso, che oltretutto potrebbe esporla a un pericolo mortale. Infatti, il figlio non Γ¨ del suo legittimo marito e in quel tempo lβadulterio era punito con la lapidazione, secondo la Legge mosaica (Deuteronomio 22,23-24), anche se, di fatto, raramente applicata, soprattutto sotto il dominio romano.
Gli abiti
Ma torniamo alla situazione rappresentata nel presepe: Maria e il suo Giuseppe si trovano ad affrontare una condizione di emergenza e di pericolo, per via del parto imminente e dellβassenza di un luogo idoneo dove dare alla luce il piccolo GesΓΉ. I loro abiti parlano piΓΉ delle parole. Sono logori, impolverati: stoffe da viandanti. Eppure, in alcuni presepi, li si immagina ornati, splendenti, come se lo spirito, nella sua purezza, potesse mutare anche lβumiltΓ in regalitΓ . Il βVangelo dellβinfanzia di Giacomoβ (XII, 2) chiarisce, proprio per bocca di Giuseppe, la situazione di seria necessitΓ , raccontando che, una volta arrivati a Betlemme, Giuseppe decise di usare una spelonca come ricovero per Maria, prossima al parto.
Il ΞΌΞ±ΟΟΟΞΉΞΏΞ½ (maphorion), dal greco α½¦ΞΌΞΏΟ (spalla) e ΟΞΟΟ (porto) βciΓ² che si porta sulla spallaβ, il mantello di Maria, Γ¨ il lungo scialle femminile che avvolge tutta la figura, dalla testa ai piedi. Si tratta di un ampio rettangolo di stoffa, che i Romani indossavano sopra la tunica, fermandolo sotto il mento o su una spalla con una fibbia. Nellβarte bizantina, questo mantello, decorato ai bordi, presenta sfumature tra il rosso e il viola per indicare che Γ¨ sposa e madre. In particolare, quando si voleva sottolineare la dignitΓ regale, si usava la porpora; quando si intendeva evidenziare la maternitΓ verginale, si prediligeva lo scarlatto, colore tradizionalmente associato alle donne sposate nelle comunitΓ cristiane siriache.
In Occidente, soprattutto a partire dal XII secolo, il ΞΌΞ±ΟΟΟΞΉΞΏΞ½ assume il colore azzurro, a simboleggiare il cielo, il sovrannaturale, la purezza, la fedeltΓ , la spiritualitΓ della divinitΓ e la sua elevazione sopra il mondo materiale. Questo azzurro divenne sempre piΓΉ intenso, soprattutto nelle raffigurazioni di Maria, poichΓ© era uno dei colori piΓΉ costosi da ottenere (derivava dal lapislazzuli, importato dallβAfghanistan) e, per questo, il suo utilizzo onorava la figura della Vergine.
Il maphorion αΌΟιλΡίΟΞΉΞΌΞΏΞ½ si narra sia stato conservato dal 474 nel tempio di Blacherne, a Costantinopoli, dove rimase fino alla conquista turca del 1453. Secondo altre fonti, non sarebbe rimasto a Costantinopoli oltre il 568, quando fu portato a Imola, nella chiesa di Santa Maria in Regola. Secondo altri ancora, nel 1319 sarebbe stato donato alla chiesa di San Francesco ad Assisi.
Spesso, ad ornare il manto di Maria, sono presenti tre stelle, che simboleggiano la sua verginitΓ prima, durante e dopo il parto.
Sotto il manto blu, Maria viene spesso raffigurata con una tunica rossa, colore che rappresenta la sofferenza, l’amore divino, il sacrificio, la passione, la vita e la natura umana. Questa scelta cromatica sottolinea lβaspetto umano di Maria e la sua partecipazione alle sofferenze di GesΓΉ.
La tunica Γ¨ stretta in vita da una cintura. Alcune tradizioni, che risalgono al V-VI secolo, sostengono che questa cintura sia rimasta nel sepolcro di Maria dopo la sua assunzione in cielo, come testimonianza per san Tommaso, o che lei stessa gliela abbia lanciata dal cielo durante una visione. Vari luoghi rivendicano il possesso di questa cintola; una di queste, in stoffa di pelo di capra, color verdolino, broccata in filo dβoro, con delle piccole nappe terminali, Γ¨ conservata nella basilica di Santo Stefano a Prato, ed Γ¨ oggi simbolo religioso e civile della cittΓ .
Spesso, sul capo, Maria porta un velo bianco, simbolo di purezza.
Nel Presepe
Nel presepe napoletano, Maria Γ¨, in genere, posta alla destra di GesΓΉ (vista dallo spettatore, risulta a sinistra) e la sua postura Γ¨ solitamente inginocchiata, con le mani giunte in preghiera, per simboleggiare lo stupore, lβaccoglienza della nascita e lβadorazione del figlio di Dio.
Tuttavia, non Γ¨ stato sempre cosΓ¬. Nei primi secoli, invece, Maria veniva raffigurata seduta, a simboleggiare un parto senza dolore nΓ© conseguenze, spesso alludendo alla sua regalitΓ , da cui nascono le rappresentazioni delle βMaestΓ β.
Occorre precisare che la postura inginocchiata o seduta non Γ¨ esattamente quella che ci si attende da una madre appena uscita dal parto. Infatti, nella tradizione bizantina, e poi in Occidente, fino al XIV secolo, Maria era ritratta sdraiata accanto al figlio proprio allo scopo di contrastare le eresie nestoriana e monofisita (relative alla natura umana o divina di Cristo) e rendere evidente la nascita umana di GesΓΉ. Un esempio significativo Γ¨ la piΓΉ antica raffigurazione conosciuta di Maria in questa posizione, riportata su un’ampolla del VI secolo, proveniente dalla Palestina e conservata nel tesoro del Duomo di Monza. Altra rappresentazione emblematica Γ¨ visibile nel capolavoro dei magnifici affreschi di Giotto nella Cappella degli Scrovegni a Padova, in cui Maria Γ¨ distesa su un giaciglio, mentre il figlio giace nella mangiatoia.
Rosa Giorgi, nel suo βIl Presepe nellβarteβ, precisa che, il cambiamento avviene in epoca medievale, quando le βRevelationesβ di Birgitta di Svezia (Birgersdotter) e gli scritti devozionali dello pseudo-Bonaventura, come ad esempio nel passo:
βAllora la madre si inginocchiΓ² e sΓ¬ lβadorΓ², e fece grazie a Dioβ (Meditationes vitae Christi (VII 8:9),
indussero a un deciso cambio di postura di Maria, che venne sempre piΓΉ frequentemente rappresentata inginocchiata, come avviene, definitivamente, nel presepe napoletano. Nel suo testo, la storica dellβarte osserva inoltre che, spesso:
βSecondo una tradizione che si rifΓ ai testi delle βMeditationes vitae Christiβ dello pseudo-Bonaventura, il velo bianco e il manto azzurro servono da lenzuolino e da pannicelli per il neonato, raffigurato nudo seguendo la consuetudine rinascimentale di mostrare completamente la natura umana del figlio di Dioβ.
Il colore rosa
Occorre sottolineare che non ha alcun senso lβutilizzo del colore rosa, divenuto simbolo di femminilitΓ solo dopo la campagna pubblicitaria per le famose bambole Barbie, lanciate sul mercato il 9 marzo 1959 (anche se il colore rosa era giΓ associato alle bambine prima di Barbie, soprattutto negli USA dagli anni β40). Si pensi che Michelangelo, nella Cappella Sistina, colora di rosa il manto di Dio. In effetti, nella pittura, il rosa e lβazzurro sono utilizzati senza alcuna distinzione di genere, per i vestiti di nobili e personaggi vari. Se vogliamo definire un colore femminile per eccellenza, riferendoci a Maria, dobbiamo considerare il blu, non il rosa. Anzi, nel XVIII secolo, i maschi indossavano spesso il rosa, poichΓ© esso Γ¨ una variante del rosso, ritenuto piΓΉ aggressivo, rispetto al βcalmoβ blu, associato invece al femminile.
Madonne nere
βMadonnaβ, βmia donnaβ Γ¨ lβantico titolo dβonore usato anticamente per rivolgersi rispettosamente a una donna o per riferirsi a lei. Oggi Γ¨ riferito soprattutto a Maria.
Molti avranno notato che ancora oggi, non si parla di una sola Madonna, ma di tante specifiche βMadonneβ, la Madonna del Carmelo, del Soccorso, del Rosario, della Neve β¦ ciascuna con il proprio volto, ognuna con la sua storia, che celano ereditΓ remote, culti derivati, per sincretismo, da quello di dee femminili venerate nei luoghi di culto locali. Infatti, cosΓ¬ come la data di nascita di GesΓΉ sostituisce e richiama quella del Dies Natalis Solis Invicti, la venerazione della Madonna si associa ad una rilettura simbolica e ad una assimilazione iconografica principalmente, il culto di Iside, la Vergine, raffigurata con Horus bambino in braccio, e appellata Regina del Cielo, Stella del Mare, Madre di Dio, titoli tutti associati anche a Maria.
Iside rappresentava la notte che partorisce l’alba, ovvero il Dio Sole, per cui molte sue statue erano nere, e questo potrebbe spiegare lβesistenza delle βMadonne nereβ. Con la diffusione del Cristianesimo, infatti, si verificΓ² un’identificazione del culto isiaco con quello mariano, e molte chiese furono costruite proprio sui templi precedentemente dedicati a Iside.
La sostituzione della devozione avvenne anche con molti altri culti femminili, specialmente se legati alla fertilitΓ della terra, che, se nera, denota maggiore feconditΓ .
Anche la dea Hera, venerata nel magnifico tempio di Poseidonia (lβodierna Paestum), ha finito per essere assimilata a Maria. Un esempio emblematico Γ¨ la Madonna del Granato (melograno) di Capaccio Antica (Salerno).
Brano tratto dal libro βIl senso nascosto del Presepeβ disponibile solo on line al link: https://bookabook.it/libro/il-senso-nascosto-del-presepe/
Riccardo Agresti


