Il dopo Trump visto da Dan Feferman, ricercatore per il Jewish People Policy Institute, consulente strategico per lβEsercito israeliano e co-fondatore del Uae-Israel Business Council
Israele continua a seguire con attenzione i cambiamenti che potrebbero – o non potrebbero – essere innescati dalla svolta alla Casa Bianca. La conservazione degli βAccordi di Abramoβ con i Paesi del Golfo, il destino delle annessioni in Cisgiordania (processi, questi, avviati da Donald Trump nei mesi scorsi) la questione Iran e le frizioni con l’ebraismo americano sono i punti nodali su cui si attendono le prime mosse di Biden.
Β«Lβapproccio del neo-presidente Γ¨, come prevedibile, controtendente rispetto a quello del suo rivaleΒ», commenta Dan Feferman, ricercatore per il Jppi (Jewish People Policy Institute), consulente strategico per lβEsercito israeliano, co-fondatore del Uae-Israel Business Council per la promozione dei rapporti commerciali e culturali tra Israele ed Emirati.
Β«Tuttavia, a causa della pandemia, non credo che Biden metterΓ in agenda una revisione degli equilibri regionali raggiunti sino a qui. Piuttosto, questo sΓ¬, dovrΓ adottare una precisa visione sullβIranΒ». Il Jcpoa, lβaccordo sul nucleare stipulato nel 2015, con Trump era stato congelato: lβalleato oltreoceano vedeva in Teheran un enorme pericolo non solo per Israele ma per lβintera regione in cui, proprio in questi mesi, si sono consolidati legami di grande importanza strategica.
Β«Ma nellβepoca post-coloniale – sottolinea Feferman – non sempre i leader del partito democratico hanno orientato il loro mandato secondo la vecchia scuola di pensiero volta a garantire la supremazia americana nella mappa geopolitica internazionale. Se Biden decidesse di confermare lβorientamento progressive left del suo predecessore democratico – Obama – questo potrebbe creare forti preoccupazioni per la sicurezza dello Stato ebraico, e conseguenze sensibili sul piano dei rapporti bilateraliΒ».
Bisogna attendersi, dunque, una certa freddezza, in futuro, sullβasse tra i due alleati, come Γ¨ stato tra il premier Benjamin Netanyahu e l’allora presidente Obama? Β«Bibi Γ¨ un uomo determinato, ed Γ¨ innegabile che negli ultimi ventβanni, con lβascesa del suo Likud, Israele abbia sempre preferito lavorare al fianco di unβAmministrazione repubblicana. Ma se, come credo, alla fine Biden dovesse scegliere un orientamento classic centrist, alla Clinton, optando per la via moderata, sia nella politica interna che in quella internazionale, si troverΓ sicuramente un terreno comune su cui confrontarsiΒ».
CβΓ¨ poi un ultimo aspetto centrale da seguire. Β«Molti – conclude Feferman – si aspettano, lecitamente, viste le note doti di mediatore riconosciute a Biden, che sappia ricucire quella ferita, aperta dal suo antagonista, con gli ebrei americaniΒ», cha hanno una visione decisamente piΓΉ liberal di Netanyahu. Una questione cruciale, nel lungo periodo, soprattutto in merito al diverso approccio nei confronti del processo di pace tra israeliani e palestinesi, e che potrebbe portare a un passo indietro rispetto alle annessioni, e a uno avanti verso la soluzione a due Stati.
(Avvenire)


