22 Marzo, 2026
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Zingaretti: “Dopo il Referendum. Qualche riflessione e proposta”

“Quali sono stati i motivi di una cosรฌ potente affermazione del No? Dopo il risultato referendario questa domanda non รจ riuscita a imporsi nel dibattito del partito democratico. In assenza di analisi avanzano scenari e soluzioni utili a disegnare e garantire assetti ma, credo, poco utili a risolvere i problemi e a dare risposte ai nostri militanti.

รˆ evidente che ci sono stati nostri errori e sottovalutazioni. รˆ difficile, tuttavia, trovare il modo di parlarne serenamente. Anche in un momento cosรฌ drammatico, comunichiamo separatamente con il nostro popolo. Non come un “collettivo”, come una comunitร  e un partito impegnati in un confronto. Intervengono i “leader”, i capi corrente: il piรน delle volte attraverso dei twitter e comunicati stampa, raramente in un rapporto diretto con le persone; oppure si alimentano i gossip giornalistici, elevati a commento e analisi politica.

รˆ difficile confrontarsi sulle idee, perchรฉ si punta principalmente a criticare o distruggere chi le idee ha il coraggio di esprimerle: una deriva, questa, irresponsabile e autodistruttiva. Vorrei provare a uscire da questo schema.

1. Credo che il motivo piรน evidente dell’affermazione del No e del sentimento che lo ha sostenuto, lo abbia suggerito l’Istat nelle ore successive al risultato elettorale: un aumento incredibile delle disuguaglianze sociali. Una situazione economica mossa e diversificata, ma nella quale prevale un mix tra incertezza sul futuro, una bassa produttivitร  e una moltitudine di giovani economicamente emarginati.

Una recente analisi del Mckinsey Global Institute (poorer than their parents) illustra che tra il 2005 e il 2014 una quota che va dal 65 al 70% delle famiglie, in 25 economie avanzate, ha visto ridursi o non crescere il proprio reddito; nel periodo 1993 – 2005, invece, questa quota era solo del 2%.

L’Italia, inoltre, รจ risultato il paese con la piรน alta percentuale di famiglie che non ha visto crescere il proprio reddito disponibile: il 97%. Potrei continuare, ma รจ evidente che su questo tema c’รจ stata una grandissima sottovalutazione dello sconvolgimento sociale che sta avvenendo in occidente, mentre le grande potenze asiatiche continuano a crescere con impeto e minacciosamente. Qui รจ radicata la rabbia e la paura.

Ciรฒ spiega perchรฉ il racconto di Renzi, del tutto legittimo, rispetto allo sforzo compiuto per il rinnovamento, ai risultati ottenuti per il miglioramento del paese, pieno di speranza e di ottimismo, non ha coinciso fino in fondo con ciรฒ che milioni di persone percepiscono quotidianamente: la fatica del vivere, la precarietร , una sensazione di esclusione e di abbandono. Ecco la delusione per qualcosa che la politica ha promesso e che, se in parte realizzato, riguarda solo gli altri.

Non abbiamo saputo parlare alla marcata dualitร  dell’Italia; rivolgendoci contemporaneamente alla parte produttiva, ricca, integrata alle aree piรน forti dell’Europa e a quella, geograficamente trasversale, piรน dolente, povera, con scarse prospettive. Qualcosa evidentemente non ha funzionato se non siamo riusciti a tenere insieme nel nostro discorso i ricchi e i poveri e il sostegno alle energie piรน forti con l’accorciamento delle distanze tra chi ha e chi non ha. Non รจ poca cosa; perchรฉ la sinistra ha in questo la sua ragione fondamentale per esistere.

2. Il secondo motivo che ha inciso non poco รจ stato il nostro isolamento. Giร  nelle amministrative c’era stato un campanello di allarme. Nella prima repubblica un missino non avrebbe mai votato Pci, nel nostro tempo gli elettorati si sommano. รˆ, dunque, di fondamentale importanza, anche a fronte del lavoro per una nuova legge elettorale, capire come rigenerare un campo progressista e una rete di alleanze politiche che non rendano solitario, nella sua battaglia, il partito democratico.

Ciรฒ non significa tornare alle coalizioni infinitamente numerose di partiti, rissose, eterogenee, insieme per ragioni esclusivamente elettorali, avide di potere e dominate dai calcoli egoistici di ogni componente. Significa piรน semplicemente ragionare in termini di un campo largo democratico e progressista, aperto, plurale, capace di decidere attraverso forme rapide ed efficaci di democrazia di coalizione e anche attraverso un rapporto diretto con gli iscritti e gli elettori.

Con questo spirito abbiamo vinto in tante cittร ; penso all’esperienza di Pisapia a Milano, di Zedda a Cagliari, di Merola a Bologna e potrei continuare; e penso anche al risultato nel Lazio, seconda regione italiana, dove grazie allo spostamento verso di noi del 12% dell’elettorato, abbiamo potuto governare per 4 anni con una alleanza ampia e, mi sembra, all’insegna dell’innovazione, del cambiamento e della giustizia sociale.

3. Infine, il partito. Nella riunione della direzione del Pd non si รจ discusso e nei giorni successivi รจ emerso un drammatico quadro di frammentazione. L’attivismo di gruppi, sottogruppi, correnti e infuocati “capi locali” รจ stato piรน forte dell’identitร  unitaria e di ogni capacitร  di ascolto. รˆ prevalso il rifiuto pregiudiziale delle ragioni dell’altro, che sta rendendo il post referendum addirittura peggio del risultato: cadere รจ grave, non riuscire a reagire e rialzarsi รจ addirittura peggio.

Vengono al pettine problemi emersi da anni e paghiamo il prezzo dello scarso investimento sul partito e il suo rinnovamento dei gruppi dirigenti che si sono susseguiti fino a oggi. Per altro le attuali correnti, in assenza di visione, garantiscono solo nicchie di potere, al contrario di un tempo, quando nella prima repubblica, avevano almeno il merito di garantire rapporti di massa con la societร  e custodire profili politici. Questo schema va spezzato e nessuno di noi puรฒ essere chiamato a rafforzarlo, schierandosi in modo meccanico. Sarebbe come imitare quel film del 1983 War Games: alla fine del gioco nessun vincitore.

Dobbiamo, al contrario, superare una degenerazione che per responsabilitร  di tutti, ha trasformato e ridotto i militanti in tifosi e ha diviso i dirigenti tra quelli al “servizio” o “contro” il capo. Probabilmente l’autonomia culturale, la libertร  e la responsabilitร  che ne scaturisce, le abbiamo buttate insieme alle cose del passato che effettivamente andavano superate. Ma esse non erano un problema, semmai, un valore e una ricchezza.

Detto questo, e per le ragioni dette, oggi sarebbe illusorio e sbagliato pensare che un rilancio della forza e delle ragioni della sinistra passi dalla caduta di Renzi. La Cnn dopo il voto ha intervistato Di Maio, non Fassina. Il teorema secondo il quale la sinistra per risorgere deve cannibalizzare e uccidere i suoi leader, รจ un film tristemente giร  visto.

Non ho mai votato per Matteo Renzi e dopo i suoi trionfi non ho mendicato intorno alla sua corte; ma oggi con serenitร  dico che รจ profondamente ingiusto negare che rappresenti una grande forza e che grazie alla sua leadership il Pd si รจ ricollocato al centro della scena politica e ha avuto di nuovo un chance. Cosรฌ come credo sia un errore fuorviante pensare che mandare fuori la sinistra dal Pd garantirebbe una identitร  “pura”, vincente e finalmente innovativa. Un partito di uguali equivale a un partito di pochi e spesso mediocri. Il pluralismo si organizzerebbe fuori in forme autonome e il Pd rimarrebbe Pd solo nel nome.

Oggi si tratta di affrontare l’enormitร  dei temi che abbiamo davanti e non di scaricare le responsabilitร  su contrapposti capri espiatori. Dopo la battaglia referendaria che il segretario ha combattuto con tenacia e forza, e che io ho condiviso, tocca proprio a Renzi riaprire il discorso. E tutti con occhio sereno e senza pregiudizio, hanno il dovere di ascoltare e valutare se in questa riapertura di discorso ci sono quelle correzioni e la svolta che ritengono necessarie.”

Cosรฌ in una nota Nicola Zingaretti, Presidente della Regione Lazio.

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