I giovani che animano le proteste di questi giorni hanno cercato di farlo capire in tutti i modi, le opportunità che la nostra “nazione” dà alla futura classe dirigente, in termini di avanzamento delle conoscenze, sono sempre di meno. Anche se anno dopo anno viene sbandierato l’aumento dei fondi per la pubblica istruzione messi a disposizione nelle varie finanziarie, la difficoltà a trovare alloggio ad un prezzo ragionevole nelle città scelte per i propri studi rende impossibile per alcuni frequentare l’università in una città lontana dalla propria residenza. E’ inutile girarci intorno, l’aumento del costo della vita e degli affitti selezionano i giovani in base al reddito familiare, chi ha una famiglia con una condizione economica tale da poter mantenere un figlio che studia in una delle città divenute simbolo per le proteste, – Milano, Torino, Roma, Bologna – ha l’occasione di coltivare le proprie aspirazioni, altrimenti si deve rassegnare. Ma come si fa a non capire che si sta rinunciando ad una fetta sempre più consistente di giovani intelligenze che, messe nelle opportune condizioni, potrebbero dare un valido contributo allo sviluppo del paese. In Europa la situazione non è certo migliore, i giovani francesi e spagnoli sono scesi in piazza, con motivazioni diverse, ma che hanno in comune con quelle italiane il forte disagio generazionale dovuto soprattutto al loro essere invisibili, al fatto di dover pagare, sulla propria pelle, la condizione di un mondo che non hanno certo voluto, fatto di guerre, di rinuncia alle proprie legittime aspirazioni e di incertezza del futuro prossimo, quello che più li riguarda. Hanno deciso quindi di riacquistare una propria visibilità, e quando i movimenti studenteschi si mettono in moto fanno paura alla classe politica, la mettono in discussione nel profondo. Puntualmente, come il dissenso prende corpo e vengono indette le manifestazioni di piazza, compaiono i gruppi militarmente organizzati che si infiltrano nei cortei e fanno degenerare la manifestazione con atti che nulla hanno a che vedere con le ragioni e i modi di protestare della maggioranza degli studenti. E puntualmente i mezzi di comunicazione si concentrano sui disordini e altrettanto puntualmente l’unica risposta che viene data è l’aumento del numero dei reati per decreto, l’inasprimento delle pene e l’esibizione di una forza muscolare che non risolve nessuno dei problemi che si continua ad ignorare.
Il disagio non è solo degli studenti, ma classi importanti dell’economia del Paese stanno protestando, tutti quelli che hanno a che fare con il caro carburanti sono in strada, l’Italia del sud, per ora, vede la protesta dei trasportatori così come degli agricoltori che subiscono direttamente i rincari degli ultimi mesi.
La realtà di una politica di destra che per quattro anni non ha saputo prevedere quello che la “nazione” stava attraversando è ormai sotto gli occhi di tutti, soffiare sul fuoco degli incendi non ha mai portato bene, nemmeno per chi li provoca.
Salvatore Scaglione


