La storia di Vecchiarelli Editore: un’avventura culturale nata a Manziana

A Manziana, negli anni Ottanta, quando ancora “a quel tempo si campava facendo le comparse nelle produzioni dei film”, un giovane bibliotecario, poi anche docente universitario a contratto, capì che la sua vera strada non sarebbe stata quella del ministero. Non era un gesto di rinuncia, ma di libertà: la scelta di dedicarsi anche alla parte attiva del libro e non solo alla sua conservazione. Così, nel 1983, nacque, con l’aiuto del socio Roberto Gennari libraio in Roma, una piccola impresa artigianale chiamata Gela Editrice Reprints, un laboratorio di ristampe anastatiche che aveva il sapore delle cose fatte per passione, senza mezzi, senza protezioni, senza un vero piano industriale.

La storia di Vecchiarelli Editore comincia qui, con un Macintosh da 450k che oggi farebbe sorridere, e con un affidamento di venti milioni di lire che non rese ricco il suo fondatore, ma unitamente al suo impegno di bibliotecario e di docente, gli permise di vivere decentemente. “Stampavo per passione imitando, ovviamente utilizzando attrezzature moderne, il modello editoriale-tipografico di Gutenberg di cui ho adottato una xilografia come logo editoriale (la ‘pistrice’, mitico animale metà pesce e metà istrice che cavalca un vascello)”, ci dice Varo Augusto Vecchiarelli. È un dettaglio rivelatore: l’editoria come mestiere nato da una mancanza apparente, da un vuoto che si riempie di libri, di carta, di caratteri tipografici.

Nel 1988 la casa editrice assume il nome che oggi conosciamo: Vecchiarelli Editore. Da quel momento, la sede di Piazza dell’Olmo diventa un punto di riferimento per studiosi, bibliotecari, docenti universitari. La direzione di Varo Augusto Vecchiarelli imprime una linea chiara: cura filologica, attenzione al testo, dialogo con il mondo accademico. Le collane crescono, si moltiplicano, si specializzano. Nasce la prestigiosa Cinquecento. Testi e Studi, diretta da Paolo Procaccioli, che porta a Manziana studiosi di letteratura italiana da tutta Italia e dall’estero. Si consolidano le serie dedicate alla bibliografia, alla biblioteconomia, alla storia del libro. Nel tempo, il catalogo oggi sfiora il migliaio di edizioni se si considerano le ristampe e le edizioni speciali.

Tra le collane nasce nel 2023 Biblioteca farnesiana. Studi e Testi. Ad oggi sono già state pubblicate undici opere che illustrano le iniziative della potente famiglia Farnese che ha arricchito nei secoli la letteratura, l’architettura, la pittura e la cultura italiana in genere.

 

Accanto ai testi accademici, Vecchiarelli pubblica anche opere che raccontano il territorio: i libri di Livio Vecchiarelli, padre del fondatore, scritti in una lingua “fintamente povera, ma raffinata come sintassi con l’uso frequente di termini ormai desueti tratti dalla migliore letteratura maremmana fondamentale nella formazione culturale di mio padre”, dedicati alla storia e all’archeologia locale. È un modo per restituire identità a un luogo che spesso rischia di essere percepito solo come periferia di Roma. Non è un caso che Livio e Varo Vecchiarelli fossero amici di Gianni Rodari: avevano lo stesso talento nel trasformare la provincia in un laboratorio culturale.

Per anni la stampa avvenne direttamente nel locale di Manziana, con una produzione di circa trecento copie per edizione. Era un lavoro fisico, quotidiano, che richiedeva macchine, inchiostro, pazienza. Oggi i costi non lo permettono più, e la stampa avviene altrove, ma la filosofia resta la stessa: ogni libro è seguito passo passo, dalla ricezione del manoscritto alla verifica delle citazioni, dalla correzione alla impaginazione.

Oggi, in un’epoca in cui l’intelligenza artificiale può generare un intero volume, il controllo umano diventa ancora più necessario. Un libro, per Vecchiarelli, non è mai un prodotto industriale: è un oggetto culturale che richiede tempo, responsabilità, cura.

La casa editrice ha attraversato trasformazioni importanti. Nel 2010 è diventata una S.r.l., poi nel 2020 si è trasformata in Associazione culturale. Una scelta che ha permesso di alleggerire i costi, coinvolgere studiosi come soci, e rafforzare il legame con il territorio del Lago di Bracciano. Oggi, attorno a Vecchiarelli Editore, ruota una comunità fatta di docenti, ricercatori, studenti, cittadini. Il parco della sede è diventato un luogo simbolico: qui si tengono presentazioni, giornate di studio, incontri che portano a Manziana un livello di discussione culturale raro per un piccolo comune.

La distribuzione dei libri è cambiata, Amazon ha rivoluzionato il mercato, ma la casa editrice ha saputo adattarsi senza perdere la propria identità. Gestisce anche un sito dedicato alla psicologia sociale, dove i contributi migliori diventano libri. Pubblica saggi moderni, testi accademici, opere di ricerca. E continua a innovare: il prossimo volume sarà, dedicato a un gesto antico, l’anasyrma, vale a dire l’ostensióne del sesso alzando la veste, gesto reso famoso da Caterina Sforza e amplificato da Machiavelli, fatica di Frédérique Dubard de Gaillarbois, docente di letteratura italiana alla Sorbonne, che lo studia da anni.

Oggi Varo Vecchiarelli ha ottantuno anni. Lavora ancora, con l’aiuto del figlio Saverio che cura e gestisce i quattro siti (OBLIO, MOD on line, La modernità nella scuola e Psicoanalisi e sociale) e cura l’amministrazione. La casa editrice non è diventata un impero, ma è diventata qualcosa di più raro: una forma di resistenza culturale. Un luogo dove il libro non è un prodotto, ma un atto di fiducia. Un presidio che ha saputo trasformare Manziana in un punto di incontro tra territorio e accademia, tra memoria e ricerca, tra passato e futuro.

In un’Italia dove molte piccole realtà editoriali hanno chiuso, Vecchiarelli Editore continua a esistere. E questo, forse, è il suo risultato più importante: dimostrare che la cultura può nascere anche in un paese di collina, crescere tra gli alberi di un parco, e diventare un patrimonio condiviso. Una storia che non si misura in fatturati, ma in libri che continuano a essere letti.

Riccardo Agresti

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