Caro affitti e rinunce alle immissioni in ruolo: finalmente una consapevolezza condivisa su un problema segnalato da anni. Ora occorrono misure strutturali

Comunicato stampa

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU) interviene sui dati diffusi dalla stampa relativi alle rinunce alle immissioni in ruolo registrate in diverse regioni del Centro-Nord e sulle conseguenti prese di posizione delle organizzazioni sindacali in ordine all’incidenza dei canoni di locazione, dei trasporti e, più in generale, del costo della vita sulla sostenibilità economica della permanenza dei docenti nelle sedi di servizio.

I dati riportati, pur dovendo essere esaminati con la necessaria prudenza e senza ricondurre automaticamente ogni rinuncia alla sola componente economica, evidenziano una criticità che non può più essere considerata episodica. Quando il costo necessario per stabilirsi nella sede di servizio incide in misura rilevante sulla retribuzione disponibile, il problema supera la dimensione individuale e investe l’efficienza del sistema di reclutamento, la capacità di copertura dei posti autorizzati e la stabilità degli organici.

Il CNDDU valuta pertanto con favore la maggiore attenzione che le organizzazioni sindacali stanno finalmente riservando al rapporto tra retribuzioni, locazioni e mobilità del personale. Si tratta di una presa di coscienza importante, perché converge su questioni che il Coordinamento ha posto ripetutamente all’attenzione pubblica e istituzionale ben prima che l’attuale criticità assumesse le dimensioni oggi registrate.

La documentazione pubblicamente consultabile consente infatti di rilevare una significativa continuità tra le proposte formulate negli anni dal CNDDU e alcune delle misure oggi considerate necessarie nel dibattito sindacale. Il Coordinamento ha già prospettato sostegni economicamente quantificati per le spese di locazione e di mobilità dei docenti fuori sede. Nel 2022 aveva proposto, in presenza di determinate condizioni, un intervento temporaneo compreso tra 300 e 400 euro mensili per spese documentabili di locazione o connesse al ricongiungimento familiare. Nel 2023 aveva nuovamente richiamato l’attenzione istituzionale sull’incidenza dei costi abitativi per il personale scolastico fuori sede.

La posizione è stata ulteriormente sviluppata negli anni successivi. Nel 2025 il CNDDU ha prospettato un modello di locazione a canone calmierato per i docenti fuori sede, individuando quale parametro di riferimento un importo mensile di 300 euro e ipotizzando un intervento sulla quota eccedente. Ancora nel 2026 il Coordinamento è intervenuto sulla crescente sproporzione tra dinamica dei canoni e capacità reddituale del personale scolastico, formulando ulteriori ipotesi di sostegno economico.

Non interessa al CNDDU rivendicare una priorità meramente formale. È invece motivo di soddisfazione constatare che questioni sulle quali il Coordinamento ha insistito nel tempo trovino oggi una più ampia condivisione. Quando soggetti diversi giungono a riconoscere la medesima criticità e a prospettare strumenti in larga parte convergenti, si determinano le condizioni per trasferire il problema dal piano della denuncia a quello della regolazione.

Proprio per questo occorre adesso una risposta tecnicamente corretta.

La questione non dovrebbe essere affrontata attraverso una generica differenziazione territoriale delle retribuzioni. Il rapporto di lavoro del personale scolastico è inserito nel sistema del pubblico impiego contrattualizzato disciplinato dal decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165; il trattamento economico deve pertanto essere ricondotto alle fonti legislative e contrattuali competenti. Qualunque intervento deve rispettare tale assetto e distinguere con precisione il trattamento retributivo dagli strumenti fiscali, dalle politiche abitative e dalle misure di welfare connesse alla mobilità professionale.

È su quest’ultimo terreno che il CNDDU ritiene possibile costruire una disciplina efficace. Il criterio non dovrebbe essere quello di attribuire un vantaggio economico in ragione del territorio nel quale si presta servizio, bensì quello di riconoscere, secondo requisiti predeterminati, verificabili e non discriminatori, l’incidenza dei costi aggiuntivi effettivamente sostenuti dal lavoratore a causa dell’assegnazione della sede di servizio.

Canone di locazione effettivamente corrisposto, condizione di fuori sede, distanza dalla residenza e spese di mobilità costituiscono elementi oggettivamente accertabili sui quali è possibile costruire misure selettive, evitando automatismi, duplicazioni di benefici e trattamenti non adeguatamente giustificati. Gli strumenti potrebbero operare sul piano fiscale, abitativo o della mobilità oppure, qualora assumano natura retributiva, essere definiti attraverso le fonti e le sedi negoziali previste dall’ordinamento.

La questione presenta inoltre un preciso rilievo economico-finanziario. Ogni intervento pubblico richiede una preventiva quantificazione dell’onere e l’individuazione della relativa copertura. Una corretta valutazione, tuttavia, non può considerare soltanto il costo della misura proposta, ma deve comprendere anche quello derivante dal mancato intervento.

Posti autorizzati e non stabilmente coperti, reiterazione delle procedure di conferimento, ricorso ai contratti a tempo determinato, turnover e discontinuità degli organici producono costi amministrativi e organizzativi che devono essere rilevati e quantificati. La sostenibilità finanziaria di una misura di supporto dovrebbe pertanto essere valutata anche in rapporto alle economie conseguibili attraverso una maggiore stabilità del personale.

Per questa ragione il CNDDU ritiene necessario che il Ministero dell’Istruzione e del Merito, di concerto con le amministrazioni competenti e attraverso il confronto con le parti sociali, proceda a una rilevazione sistematica delle rinunce alle immissioni in ruolo, distinguendone le cause e mettendole in relazione con il costo delle locazioni, la distanza dalla residenza, la disponibilità abitativa e il successivo ricorso ai contratti a tempo determinato.

Solo una base informativa attendibile e omogenea può consentire di determinare l’effettiva dimensione economica del fenomeno e di valutare quali strumenti presentino il migliore rapporto tra onere finanziario, efficacia della misura e capacità di stabilizzazione degli organici.

Il CNDDU considera quindi positivamente il fatto che le organizzazioni sindacali abbiano portato con maggiore forza al centro del confronto temi che il Coordinamento sostiene da tempo. Le proposte oggi avanzate in materia di affitti, mobilità e sostegno ai docenti fuori sede presentano punti di significativa convergenza con interventi già formulati e pubblicamente documentati dal CNDDU.

Questa convergenza costituisce un’opportunità istituzionale. Non è più sufficiente constatare che in alcune aree del Paese una parte del personale rinuncia alla stabilizzazione anche in ragione della difficile sostenibilità economica della permanenza nella sede assegnata. Occorre acquisire i dati, individuarne le cause, quantificare gli effetti e predisporre strumenti normativi e contrattuali coerenti.

Un sistema di reclutamento, infatti, non può essere valutato esclusivamente sulla base del numero dei posti autorizzati o delle nomine disposte, ma anche sulla sua capacità di trasformare quelle nomine in rapporti di lavoro effettivamente sostenibili e stabili.

È su tale risultato che deve essere misurata l’efficacia dell’intervento pubblico.

Il CNDDU auspica pertanto che l’attuale presa di coscienza possa tradursi in un confronto tecnico con il Ministero, le amministrazioni competenti e le organizzazioni sindacali, recuperando e valutando anche le proposte già formulate negli anni, affinché dalla convergenza delle analisi si possa finalmente passare alla definizione di strumenti normativi, contrattuali e finanziari concretamente applicabili.

Prof. Romano Pesavento

Presidente CNDDU

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