Tra cielo e acqua: il ritorno dell’idrovolante sul lago di Bracciano

Ieri si è svolta, presso il Museo dell’Aeronautica Militare di Vigna di Valle, “Tra cielo e acqua” un’importante manifestazione che già nell’efficace titolo mostrava tutto il proprio fascino. In occasione del passaggio della settima tappa del Gidro (Giro d’Italia in idrovolanti) le autorità militari e civili, gli invitati, i visitatori, (poiché il Museo è rimasto aperto in via eccezionale pur essendo un lunedì) e i proprietari delle affascinanti auto d’epoca parcheggiate sul piazzale H, si sono ritrovate di fronte alla superficie del lago in attesa dell’arrivo degli idrovolanti, velivoli che hanno costruito una storia fatta d’innovazione, ambizioni industriali e orgoglio aeronautico.

Soprattutto sul lago di Bracciano, soprattutto in questa base, anticamente chiamata idroscalo, dove l’acqua ha sempre avuto uno stretto connubio con la storia dell’aeronautica italiana. Vigna di Valle ha ancora questo sapore di altri tempi, perché ha contribuito in modo determinante alla nascita dell’idroaviazione italiana.

Un’ampia documentazione fotografica testimonia tra queste acque la lunga serie di presenze di velivoli e di uomini che, attraverso esperimenti, record, missioni, intuizioni, hanno scritto pagine decisive fin dai primi anni del secolo scorso.

Dopo la deposizione di una corona alla base del monumento dedicato a tutte le vittime della sfortunata impresa del generale Umberto Nobile e la lettura della Preghiera dell’Aviatore, ha preso la parola il comandante del Centro Storiografico e Sportivo di Vigna di Valle, colonello Dario Bovino, che ha ringraziato tutti i presenti, in modo particolare  il sindaco di Anguillara, l’assessora di Bracciano e il direttore del Parco Bracciano Martignano, sostenendo che la realizzazione di questo evento è la dimostrazione di un rapporto fondamentale tra le realtà del nostro territorio. Dopo aver espresso un sentito ringraziamento all’Aviazione Marittima Italiana, ha espresso la necessità: “Oggi più che mai, di rimanere saldi ai nostri valori, in un periodo di grandi turbolenze internazionali, sullo sfondo di grandi temi, tra cui la sostenibilità e la salvaguardia dell’ambiente”  tematiche che saranno poi affrontate nella conferenza che farà seguito al suo intervento.

Ha preso poi la parola per un breve saluto il Generale Giulio Mainini: “ M’inchino davanti al medagliere dell’aviazione aeronautica” ha detto prima di ringraziare tutti gli ufficiali, i sottufficiali, il comandante e il direttore del Museo.

Anche per dare un senso di continuità lo stesso generale Mainini ha introdotto i lavori della conferenza nella sala conferenze del Museo Storico dell’Aeronautica Militare, rilevando che vedere la sala piena è una cosa bellissima e vuol dire che, nonostante il caldo, le persone sono state attratte da questo avvenimento che deve continuare nel tempo. Ringraziando i trasvolatori, ricordando la presenza delle macchine antiche, ha poi lasciato la parola alle: “Eccellenze che sono qui e che ci illustreranno qualcosa di molto interessante”.

La conferenza è entrata nel vivo con l’intervento introduttivo del dott. Orazio Frigino, presidente dell’Aviazione Marittima Italiana che ha subito affermato che quest’anno la Gidro 2026 (Giro d’Italia in Idrovolante) è dedicata all’ambiente: “Quando entriamo in acqua ossigeniamo, muoviamo l’ossigeno. Non credo ci siano mezzi più economici rispetto al nostro, al momento. Abbiamo collaborato con Lega Ambiente, con il CNR Napoli nel settore Politiche forestali. L’ambiente per noi è importante, perché viviamo in un’area a sud di Gallipoli, dove l’attenzione all’ambiente è colonna portante. Il nostro obiettivo è fare rete, creare una sinergia che possa fruttare e possa svilupparsi in lavoro proficuo”.

Ha poi presentato i piloti: Antonio Carati, gli svizzeri Giustino Scalfo e Franz e il team leader Sergio Scaramuzzi. Il dott. Frigino ha infine ringraziato Roberto Minnucci che ha permesso agli idrovolanti di atterrare all’aviosuperficie di Anguillara Sabazia.

Ha preso poi la parola il prof Enrico Cestino spiegando di essere presente giacché il Politecnico di Torino ha patrocinato l’evento del 2026, perché le tematiche si sposano molto bene con le questioni studiate al Politecnico dove esiste una vasca aerodinamica e un piccolo lago dove possono volare dei prototipi in scala: “Le sfide progettuali del futuro sono legate alla digitalizzazione del velivolo del futuro, tutto connesso alla tematica della sostenibilità e del rispetto dell’ambiente, nucleo centrale del Gidro 2026”. Il professore non ha nascosto che ci sono dei limiti evidenti legati al rumore e alle emissioni di gas effetto serra ma le strategie sono legate alla trasformazione in elettrico dei velivoli spiegando che l’idea base è quella legata alla propulsione a idrogeno: “Noi del Politecnico” ha concluso il prof. Cestino “abbiamo fatto volare, nel 2010, un velivolo elettrico, il primo nella categoria airplay. Intorno al 2030 dovremmo avere un velivolo a idrogeno per trasporto di passeggeri, questo è l’obiettivo”.

Subito dopo c’è stato l’intervento, non in presenza, del Dott. Ascenzo Forte, Direttore Relazioni Istituzionali e Comunicazioni dell’ENAC che, dopo aver ringraziato il Comandante Frigino per essere stato invitato, ha voluto sottolineare che Gidro non è soltanto un viaggio attraverso le bellezze, durante il quale si celebra l’incontro tra il cielo e l’acqua, ma è anche un impegno che l’aviazione porta avanti da oltre vent’anni attraverso la valorizzazione del volo anfibio: “L’idrovolante non rappresenta soltanto una pagina del nostro passato ma può contribuire allo sviluppo di nuove modalità di trasporto aereo. Manifestazioni come quella odierna “ ha concluso “ avvicinano il grande pubblico al mondo dell’aviazione e permettono di diffondere l’idea che il patrimonio del passato può e deve continuare a ispirare il futuro. L’essenza di Gidro è questa: tenere insieme memoria e innovazione, tradizione e sviluppo”.

A seguire, c’è stato l’intervento del dott. Umberto Pessolano, direttore del Museo del Fiume di Nazzano che ha voluto subito specificare di rappresentare il museo del fiume che parla di vita lungo l’acqua e che i primi esseri viventi ad aver avuto un volo scelto sono comparsi nel periodo Carbonifico: “Oggi l’uomo è in grado di volare e il Carbonifico ci ha fornito i primi mezzi. L’ossigeno è un carburante e proprio con l’ossigeno i primi insetti hanno iniziato a produrre strutture di grandi dimensioni (la Meganeura è il primo esempio). Il volo è stato un momento importante nella vita dei viventi. La natura ha fatto vari tentativi con diversi gruppi, ha dato vita ad animali che si spostavano con getti d’acqua (i parenti dei calamari, dei polpi. L’uomo in sei milioni di anni è riuscito a costruire una tecnologia che ha letteralmente trasformato il mondo”.

Il direttore dell’Ente Parco Regionale Bracciano-Martignano Arch. Massimo Sabatini ha voluto confermare, nel suo intervento, che l’impatto, dal punto di vista ambientale, non può che essere ridotto con i velivoli a propulsione a idrogeno: “La nostra collaborazione con il MUSAM sarà portata avanti perché è necessaria una sinergia tra sviluppo e sostenibilità. Cercherò di trovare una strada, nella speranza che si possa creare un rapporto stabile e proficuo con le istituzioni, per avviare un percorso che insieme possa dare soluzioni nell’ottica di un connubio tra tradizione e innovazione sostenibile” questo, a conclusione del suo intervento, l’impegno del direttore del Parco.

E’ intervenuto poi il Presidente dell’Aviosuperficie Anguillara Sabazia, Roberto Minnucci che, dopo aver affermato che l’aviosuperficie è certificata ENAC, ha voluto specificare che l’associazione  non è a scopo di lucro e che vive con l’aiuto di tutti i soci: “Il museo storico dell’aeronautica custodisce la grande storia dell’aviazione italiana e la nostra aviosuperficie permette di mantenere viva la tradizione. È attiva e funzionale, nel corso dell’anno organizziamo una serie di eventi, d’incontri, l’ultimo è stato un evento sulla sicurezza, incentrato su come sensibilizzare il volo. L’aviosuperficie è un fulcro nevralgico, un punto di riferimento sul nostro territorio che ha anche attivato, già da qualche anno, la collaborazione con l’Istituto Tecnico Aeronautico di Castel Giuliano”.

Ha chiuso poi la serie d’interventi previsti il Direttore del Museo Tenente Colonello Paolo De Vita, che ha voluto sottolineare che la parola che unisce quanto espresso in questo convegno è Passione: “Da questo aeroporto tanti anni fa volavano i primi dirigibili. L’idrovolante ha quel fascino unico perché al volo, oltre l’aria e il cielo si unisce l’acqua. Siamo riusciti anche quest’anno a creare una bella sinergia e tutti i partecipanti sono accumunati dalla passione per il volo, che si unisce, quest’anno, alla passione per la natura. Oggi abbiamo visto quanto sia importante il fattore umano, al quale, inevitabilmente si unisce l’innovazione tecnologica”.

Dopo il  saluto e il ringraziamento da parte del sindaco di Anguillara Angelo Pizzigallo e dell’assessora di Bracciano Ida Maria Nesi, il Comandante Dario Bovino ha invitato i partecipanti ha continuare la visita nei locali espositivi, mentre sotto di noi, nell’hangar Velo, i quattro velivoli colorati di rosso, il “Rosso Corsa”, il colore della velocità: i Macchi M39 e M67, il Macchi Castoldi M.C. 72 che detiene ancora il record di velocità per idrovolanti a pistoni 709,202Km/h, record tuttora imbattuto e il Fiat C29, tutti partecipanti, o progettati per partecipare, alla Coppa Schneider, e il maestoso Cant Z 506 S Airone, poco distante, nell’hangar Badoni, se ne stavano in bella vista a testimoniare una lunga presenza tra i locali del Museo Storico dell’Aeronautica Militare, inaugurato nel lontano 24 maggio 1977 dal Presidente della Repubblica Giovanni Leone. Idrovolanti di ogni tipo, ormai al tramonto, eppure capaci di lasciare un’impronta profonda nella storia di questo lembo di lago e l’evento Tra cielo e acqua dimostra che la storia vuole continuare, ancora scritta sull’aria e sull’acqua.

Ludovica Di Pietrantonio, direttore L’agone

Lorenzo Avincola, redattore L’agone

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