La Lampada della Pace e il cammino di tre comunità

Mattinata speciale nell’Aula consiliare del Comune di Manziana, dove amministratori, associazioni e cittadini si sono ritrovati per la presentazione della Marcia della Pace, iniziativa condivisa dai Comuni di Manziana, Canale Monterano e Oriolo Romano nell’ambito del più ampio Giro d’Italia per la Pace.

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C’era l’attesa delle occasioni importanti, quelle in cui una comunità si riconosce, come se il territorio si aprisse a un orizzonte comune. Il vicesindaco di Manziana, Remo Fiorucci, ha preso la parola per primo. Il sindaco Alessio Telloni non era presente, trattenuto da un lutto familiare che ha attraversato la sala come un pensiero silenzioso, un moto di vicinanza condivisa. Sono seguiti gli interventi dei sindaci di Canale Monterano e di Oriolo Romano Alessandro Bettarelli e Emanuele Rallo, introdotti da Enrico Pilotti, presidente della Banca del Tempo: parole diverse, ma unite da un filo che parlava di responsabilità, di impegno, di comunità. Poi è arrivato il momento che tutti attendevano.

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La Lampada della Pace è stata accesa lentamente, quasi con un gesto rituale. Una fiamma sottile, sospesa in cima a un’ampolla di vetro trasparente, ha iniziato a tremare, riflettendo la luce e il senso stesso del simbolo: fragilità e forza insieme, come la pace quando prova a farsi strada nel mondo. Le letture di Luigia De Michele hanno aggiunto un tono più intimo. Le poesie scelte, dedicate alla pace, hanno attraversato la sala nel silenzio assoluto, come si fa quando una parola tocca un punto sensibile.

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Poi la voce dell’esperienza: Pier Paolo Baretta, assessore al bilancio del Comune di Napoli e membro del Coordinamento Enti Locali per la Pace e i diritti umani e Flavio Lotti, Presidente della fondazione Perugia Assisi per la Cultura della pace, da remoto, hanno riportato la discussione su un piano più ampio, ricordando che la pace non è un concetto astratto, ma un lavoro quotidiano, una mobilitazione che riguarda i rapporti tra gli esseri umani e la salvaguardia del pianeta. Le loro parole hanno dato profondità all’iniziativa, come se la mattinata si allargasse oltre i confini della sala.

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A chiudere è intervenuto Francesco Mancuso, con proposte concrete per portare la cultura della pace nelle scuole: un seme piantato nel terreno più fertile. Il pomeriggio attende ora il Corteo della Pace, che partirà dal Convento Sant’Antonio da Padova a Oriolo Romano. Il percorso sarà punteggiato da soste, letture, musiche: una a Montevirginio, in Piazza Sant’Egidio, e una ai Prati del Ponte a Manziana.

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Il cammino si concluderà in Piazza T. Tittoni, dove la comunità ritroverà ancora una volta il proprio passo comune. Una giornata che non si limita a essere raccontata: mentre il corteo si prepara a muovere i primi passi, resta nell’aria la sensazione che questa giornata abbia acceso qualcosa di più di una semplice fiamma simbolica. È il desiderio, fragile ma ostinato, di un cammino condiviso: un passo dopo l’altro, perché la pace, prima di essere un traguardo, è un modo di stare al mondo.

Lorenzo Avincola redattore de L’agone

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