Comunicato stampa
Transizione energetica – riconversione dell’area di Torrevaldaliga Nord e
necessità di un percorso istituzionale coordinato per Civitavecchia.
Signor Ministro, ho seguito con attenzione le dichiarazioni che Ella ha reso in occasione dell’incontro
svoltosi a Civitavecchia, dedicato alla transizione energetica e al futuro industriale del nostro
territorio.
Devo tuttavia rappresentarLe, con spirito istituzionale e con chiarezza, la forte
preoccupazione della città per un confronto che, allo stato, non sembra aver aperto una prospettiva
concreta per la decarbonizzazione e la reindustrializzazione di Civitavecchia.
Il nostro territorio ha già dato moltissimo al sistema energetico nazionale. Per decenni
Civitavecchia ha ospitato infrastrutture strategiche, sopportandone costi ambientali, sanitari, sociali e
industriali. Per questo oggi non basta definirla “laboratorio della transizione energetica”: servono
decisioni, strumenti, tempi certi e investimenti effettivamente cantierabili.
A corollario della fine della stagione del fossile, inoltre, il territorio è interessato da tempo
da contraccolpi occupazionali, che potrebbero acuirsi nel brevissimo periodo e che questo stato di
incertezza alimenta.
Preoccupa in particolare l’ipotesi, peraltro non sorretta da provvedimenti definiti, di
considerare la centrale a carbone di Torrevaldaliga Nord come una “riserva fredda”, cioè come un
impianto da mantenere teoricamente disponibile per un eventuale ritorno in esercizio in caso di
necessità del sistema energetico nazionale. Una simile impostazione non appare percorribile. Non si
tratterebbe di una semplice manutenzione conservativa, né della riaccensione rapida di un impianto
già pronto. Sarebbero necessari, generali tempi lunghi e interventi di riparazione, ripristino e
ristrutturazione costosi e complessi.
Gli impianti e le infrastrutture risultano infatti fortemente ammalorati; la centrale è ferma da
tempo; la logistica del carbone, le strutture portuali, i sistemi ausiliari e gli apparati industriali
richiederebbero verifiche tecniche approfondite e interventi rilevanti. Anche l’Autorizzazione
Integrata Ambientale per l’esercizio a carbone è scaduta e dovrebbe essere rinnovata, con i relativi
tempi, adempimenti istruttori, verifiche e possibili prescrizioni.
Non siamo quindi davanti a un impianto semplicemente “in attesa”, riattivabile con una
manutenzione limitata. In queste condizioni, il richiamo alla “riserva fredda” rischia di produrre due
effetti negativi: alimentare un’aspettativa tecnicamente fragile e rallentare le scelte di riconversione,
che dovrebbero invece essere assunte con urgenza. Proprio perché Ella ha sollecitato la presentazione
di progetti per la riconversione dell’area industriale, ritengo necessario richiamare un dato importante:
nell’ambito della richiesta pubblica del MIMIT, formulata nel quadro del lavoro del Comitato per il
coordinamento del phase out dal carbone della centrale ENEL di Civitavecchia, istituito ai sensi
dell’articolo 24-bis del decreto-legge n. 50 del 2022, risultano presentate manifestazioni di interesse
di grande valore industriale e strategico.
Alcune di queste proposte, per quanto è noto, risultano ambientalmente compatibili e
riguardano funzioni coerenti con la transizione energetica e con la sicurezza del sistema elettrico
nazionale: sistemi di accumulo su larga scala, integrazione con fonti rinnovabili, manifattura e
assemblaggio di tecnologie per l’accumulo, infrastrutture digitali, testing e certificazione, riciclo di
batterie e moduli fotovoltaici, ricerca applicata, formazione di competenze e servizi avanzati per la
gestione intelligente dell’energia.
A queste direttrici va aggiunto il tema dell’eolico off-shore, per il quale il paese ha bisogno
di un chiaro indirizzo che ad Ella compete circa gli incentivi FER2 al fine di colmare la differenza di
costi tra le tecnologie dell’eolico installate a terra o in mare. Civitavecchia non può però essere solo
luogo di produzione di energia rinnovabile perché il porto e il retroporto possono diventare il
baricentro di una filiera industriale dedicata all’assemblaggio, alla manutenzione, alla logistica e ai
servizi tecnologici connessi agli impianti in mare. È una prospettiva che consentirebbe di legare la
transizione energetica alla creazione di lavoro qualificato, competenze tecniche e nuova capacità
manifatturiera.
Queste linee di sviluppo possono rafforzare la resilienza dell’infrastruttura elettrica,
valorizzare le connessioni già esistenti, ridurre la dipendenza da fonti fossili importate e assegnare al
territorio una nuova funzione nazionale. Alcune delle proposte presentate appaiono inoltre idonee a
generare rilevanti volumi occupazionali qualificati, con ricadute nella fase realizzativa e nella
successiva gestione industriale, tecnologica, energetica e digitale delle attività.
Particolare rilievo assume anche la possibile sinergia con un incubatore di imprese, un
“Open Innovation Hub” (oggetto di altra manifestazione di interesse di cui si ha notizia), capace di
ospitare attività di ricerca, trasferimento tecnologico, startup, prototipazione, formazione e sviluppo
di tecnologie replicabili. Un simile presidio consentirebbe di mantenere sul territorio attività ad alto
valore aggiunto, competenze qualificate e capacità di innovazione, evitando che Civitavecchia resti
soltanto luogo di installazione di impianti.
È questa, a mio avviso, la direzione giusta: utilizzare il patrimonio infrastrutturale,
energetico e portuale di Civitavecchia per costruire una piattaforma nazionale della transizione
energetica, della sicurezza elettrica e dell’innovazione industriale, superando definitivamente la
dipendenza dal fossile. Per tali ragioni, Le chiedo formalmente di promuovere, con la massima
urgenza, un incontro istituzionale dedicato alla riconversione dell’area di Torrevaldaliga Nord, con la
partecipazione del MASE, del MIMIT, di Invitalia, del Commissario straordinario per la
reindustrializzazione dell’area di Civitavecchia, della Regione Lazio, del Comune, dell’Autorità di
Sistema Portuale, di ENEL e delle associazioni datoriali e sindacali del territorio.
L’obiettivo dell’incontro dovrebbe essere duplice: acquisire piena e condivisa conoscenza
delle manifestazioni di interesse già presentate e definire un percorso accelerato per la loro eventuale
realizzazione. Civitavecchia chiede che la transizione energetica diventi finalmente una prospettiva
concreta: investimenti, lavoro qualificato, bonifiche, innovazione, sicurezza energetica e nuova
capacità industriale. Il Comune è pronto a fare la propria parte. Occorre però una regia nazionale
chiara, tempestiva e coerente. Ogni ulteriore ritardo rischia di disperdere opportunità industriali già
oggi disponibili e di lasciare il territorio in una condizione di incertezza non più sostenibile.
Confidando nella Sua attenzione e nella disponibilità ad avviare rapidamente il confronto
richiesto, Le porgo cordiali saluti.
Il Sindaco, Marco Piendibene


