18 Aprile, 2026
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IL LAZIO TORNA A MUOVERSI: INIZIATIVA SUL SISTEMA DELLA MOBILITÀ

Comunicato stampa

Questa è la prima iniziativa verso la Conferenza Programmatica del PD Lazio. Insieme ai nostri alleati abbiamo bisogno di costruire una proposta alternativa  da offrire ai cittadini di questa Regione per superare l’esperienza di un’amministrazione debole, quasi irrilevante.

Partiamo da un tema cardine per lo sviluppo e la qualità della vita delle persone: la mobilità. La mobilità nel Lazio non è un tema settoriale.

 

È una infrastruttura sociale, economica e civile. Ogni giorno centinaia di migliaia di cittadini si spostano per lavoro, studio, cura, accesso ai servizi. Quando il sistema non funziona, non produce un disagio marginale: sottrae tempo alla vita, riduce competitività ai territori, aggrava le disuguaglianze e alimenta sfiducia nelle istituzioni.

Il Lazio che si muove ogni giorno significa numeri enormi: 700.000 pendolari ferroviari, 200.000 utenti del trasporto extraurbano su gomma con Cotral e oltre un milione di spostamenti quotidiani per lavoro e studio. Sono numeri che spiegano meglio di qualsiasi slogan perché la mobilità sia una delle grandi questioni sociali, economiche e civili della nostra Regione.

Il punto politico da cui partiamo è semplice. Il Lazio non ha ereditato il nulla. Ha ereditato una dote importante di programmazione, risorse e interventi già impostati. Eppure, in oltre tre anni di governo Rocca, questa dote non si è trasformata in una vera stagione di cantieri, opere concluse e miglioramento percepibile della qualità del servizio. Questo vale sulle ex concesse, sui fondi ferroviari, sui raddoppi, sull’anello ferroviario, sulle Unità di Rete e sulla capacità generale di governo della mobilità.

Roma, dentro questo quadro, appare quasi un’eccezione. Mentre la Regione arretra, Roma Capitale ha mostrato una capacità di visione e di utilizzo delle risorse nettamente superiore, pur restando penalizzata da un sistema di finanziamento non adeguato al suo ruolo nazionale e internazionale. Anche per questo, oggi, parlare di trasporti significa parlare di un nuovo progetto di Regione. Un progetto che rimetta insieme Roma e le province, il ferro e la gomma, la Capitale e le aree interne, la programmazione e i cantieri.

 Il trasporto ferroviario deve (dovrà) tornare a essere l’asse portante della mobilità laziale

Il Lazio si regge sul ferro. La rete ferroviaria regionale e metropolitana è la struttura che tiene insieme la Capitale, le province, i quadranti produttivi e una parte decisiva dei flussi pendolari. Proprio per questo, quando il sistema ferroviario si inceppa, si inceppa una parte rilevante della vita della Regione.

Negli anni precedenti era stata avviata una traiettoria chiara: rinnovo del materiale rotabile, investimenti progressivi, potenziamento dell’offerta, rafforzamento del rapporto con RFI, centralità del ferro nella programmazione regionale. Oggi quella traiettoria si è arrestata. Il problema non è soltanto comprare nuovi treni. Il problema è aumentare la capacità della rete, sbloccare i colli di bottiglia, completare i raddoppi, investire nei nodi più saturi e difendere politicamente le opere strategiche del Lazio dentro il confronto con il Governo e con RFI.

C’è poi un punto su cui la Regione deve tornare ad avere una postura molto più ferma nei confronti di Trenitalia e, più in generale, nella gestione della capacità ferroviaria sul nodo romano e sulla direttrice verso Firenze. Le richieste di maggiore penetrazione dei servizi Alta Velocità sulle direttissime non possono essere assecondate in modo debole quando questo rischia di comprimere ulteriormente gli spazi di circolazione del trasporto regionale.

 Le ferrovie ex concesse: una grande eredità lasciata, che non è stata trasformata in una vera svolta

Il caso più chiaro è quello delle ferrovie ex concesse, in particolare Roma-Lido/Metromare e Roma-Viterbo. Qui la giunta Zingaretti non ha lasciato annunci ma una base concreta di cose da fare e realizzare: un piano da 350 milioni di euro, per la gestione regionale, cronoprogramma dei cantieri, revamping dei treni, interventi sulle stazioni e obiettivo di rilancio complessivo della linea.

Sulla Roma-Viterbo, c’era un piano da 154 milioni di euro per l’intervento Riano-Morlupo e una gara per 355 milioni di euro per 38 nuovi treni destinati alle due linee.

Quindi il punto politico è semplice: la giunta Zingaretti ha lasciato programmazione, fondi, gare espletate, strumenti attuativi e una traiettoria chiara. La giunta Rocca cosa ha fatto in quasi 4 anni? Sulla Roma Lido i lavori sono tutti in ritardo e il cronoprogramma sostanzialmente è saltato; il servizio è sempre disastroso; delle tre stazioni da rifare solo una è completata (erano previste finite tutte e tre per il 2025 mentre le nuove stazioni Torrino-Mezzocammino, Giardini di Roma e Ostia Antica con il sovrappasso sono state finanziate con Fondi Giubilari del Comune di Roma. E qui i cantierti sono aperti.

Sulla Roma Viterbo (per tutti conosciuta come la Roma Nord) il cantiere per il raddoppio è stato inaugurato a giugno del 2025 ma è durato un giorno con un contraccolpo sul territorio violentissimo e un servizio sempre più scadente.

I treni da acquistare sono diventati un argomento di polemica e propaganda per via di un fatto tecnico amministrativo relativo alle fidejussioni. Peccato che in 4 anni non si è trovata una soluzione efficace in grado di garantire la commessa da parte di una azienda che fornisce treni a tutti, a partire da FS e che già dal 2022 era un’azienda semipubblica partecipata dal ministero del tesoro. Oggi diventa del gruppo ferrovie dello stato. Domanda: non si poteva sbloccare subito? Invece per 4 anni si è inseguito solo la polemica trasformando le difficoltà dell’azienda in un problema politico.

 Raddoppi ferroviari e chiusura dell’anello: opere strategiche che il Lazio non ha saputo difendere abbastanza

La stessa dinamica si vede sui raddoppi ferroviari e sulla chiusura dell’anello ferroviario di Roma. Ed è qui che bisogna essere molto chiari: c’era una programmazione fatta da noi che prevedeva con fondi PNRR e ministeriali il finanziamento di opere strategiche:

●       chiusura dell’anello ferroviario di Roma;

●       raddoppio Cesano-Bracciano della FL3 la Roma Orte Viterbo;

●       raddoppio Campoleone-Aprilia FL8;

●       raddoppio Aprilia-NettunoFL8;

●       raddoppio Lunghezza-Guidonia;

●       quadruplicamento Ciampino-Capannelle FL4;

●       quadruplicamento Capannelle-Roma Casilina FL6.

Di tutte questi interventi non c’è traccia, nessun intervento va avanti. Questo è il vero bilancio della giunta Rocca che di queste situazioni non si è mai occupata. Ricordate un’intervista o un intervento del presidente su questi temi che attengono allo sviluppo del lazio e al miglioramento della qualità della vita delle persone? Non c’è nulla, Rocca ha parlato solo di sanità e pure male.

3. Roma Capitale e la questione nazionale delle risorse

Roma svolge una funzione nazionale e internazionale, ma continua a non essere finanziata come una vera capitale europea. Questo pesa in modo diretto anche sulla mobilità del Lazio, perché il sistema regionale ruota intorno alla capacità di Roma di funzionare come nodo metropolitano, ferroviario e intermodale. Per questo noi continuiamo a sostenere la necessità di una riforma per Roma Capitale che consenta tra le varie cose anche finanziamenti diretti e strutturali sul trasporto pubblico e sulle infrastrutture.

 

La mobilità di Roma non è un affare solo romano: riguarda il Lazio e riguarda l’Italia ed è per questo che la Regione deve essere amica e alleata di Roma. Se cresce Roma cresce il Lazio.

 Fallimento trasporto pubblico su gomma

Oltre alle infrastrutture il bilancio sul servizio pubblico regionale su gomma è altrettanto negativo. Il Cotral con noi aveva compiuto un salto di qualità riconoscibile: rinnovo della flotta, più affidabilità, più credibilità industriale, maggiore fiducia da parte degli utenti. Oggi quel patrimonio rischia di disperdersi: pochissimi investimenti, assenza di strategia e politiche industriali nulle. C’è stato solo un proliferarsi di promozioni ad amici ed amici degli amici (ma su questo approfondiremo). L’esempio più clamoroso è stato l’avvio del processo del nuovo modello su gomma: le Unità di Rete. Questo modello di servizio nuovo nasceva dall’esigenza di adeguare il trasporto pubblico locale del Lazio a un quadro normativo europeo e nazionale. Non si trattava, dunque, di una riforma opzionale, ma di un passaggio necessario per arrivare a un assetto del servizio coerente, efficiente e giuridicamente solido ma, soprattutto, socialmente corretto. Se quel percorso non viene portato a compimento, non si mette a rischio soltanto una riforma amministrativa: si indebolisce l’intero impianto del trasporto pubblico regionale e si espone anche Cotral, che svolge oltre l’80 per cento della propria attività nei confronti della Regione nel quadro del contratto di servizio, a conseguenze molto serie sul piano della stabilità industriale e contrattuale. Dopo tre anni di immobilismo sono partiti con i primi due lotti senza aver fatto nessuna verifica sulla rete e senza nessun confronto con i territori e hanno generato il caos. Quindi per non avere altri problemi hanno bloccato tutto e gli altri bacini non partono anche se tutte le gare sono state espletate. Anche in questo caso, nascondono le inefficienze di un Assessore, Ghera, che non ha il coraggio di prendere delle scelte che non siano concordate con i politici locali. la loro difesa è stata è colpa di chi c’era prima. Patetici. Noi invece pensiamo che la riforma non sia soltanto necessaria ma può rappresentare una grande opportunità se ben guidata e accompagnata per i cittadini.

 Le aree interne: non un problema da gestire, ma una leva di sviluppo da connettere

Le aree interne del Lazio non sono marginali per natura. Diventano marginali quando restano isolate. Un territorio senza mobilità perde giovani, servizi, lavoro, attrattività. Un territorio connesso, invece, può diventare una leva di sviluppo. Per questo noi proponiamo un modello fondato su tre pilastri: collegamenti efficienti con i nodi del ferro, sistemi reali di intermodalità e servizi flessibili nelle aree a domanda debole, a partire dal trasporto a chiamata e dai collegamenti di adduzione infracomunale.

La mobilità nelle aree interne non è una voce secondaria. È politica industriale, coesione sociale e diritto a restare. Per noi quindi, ogni strategia per sostenere le aree interne non può prescindere dal tema del trasporto e delle infrastrutture.

Proviamo a definire qualche proposta.

 Cinque misure immediatamente attuabili e a basso costo, una per provincia

Qui dobbiamo essere concreti.

Roma: proponiamo di introdurre la tariffa metropolitana per la prima cintura, per i comuni confinanti con la Capitale ossia un bacino di circa 400 mila residenti per incentivare l’uso del mezzo pubblico. Oggi chi vive a Ciampino o a Guidonia è costretto ad acquistare un abbonamento metrebus di 3 fasce dal costo di oltre 400 euro all’anno mentre un residente romano magari per una strada di confine rispetto al suo vicino paga circa la metà. Bene se la regione sostenesse questa differenza quanti pendolari che usano la macchina per arrivare in città avremmo in meno? Penso molti. Con una cifra non insostenibile si può fare.

 Frosinone: proponiamo di aggiungere due treni pendolari nelle fasce più critiche sulla Roma-Cassino per agevolare i pendolari di quel versante. (8 milioni di euro annui.)

 Viterbo: proponiamo di attivare dei  bus veloci da  Viterbo destinazione Orte sincronizzati con i treni per facilitare l’uso della FL3, una misura a basso costo che può nell’immediato avere efficacia. (4 milioni di euro annui.)

 Rieti: rafforzare il servizio regionale di trasporto pubblico a chiamata per le aree interne che oggi è ancora sperimentale. (3 milioni di euro annui.)

 Latina: pensiamo a delle navette Cotral dalle località interne per raggiungere rapidamente i treni della Roma-Formia la FL7.

Stanziamento politico proposto: 5 milioni di euro annui.

 Nel complesso, parliamo di un pacchetto di misure che per il bilancio regionale è assolutamente compatibile.

 Cinque opere infrastrutturali di visione, una per provincia

Accanto alle misure subito attuabili pensiamo a cinque scelte strategiche, una per provincia da condividere con il governo del Paese perché è ciò che il Lazio chiede all’Italia:

Roma: la chiusura dell’anello ferroviario, la chiave per cambiare il sistema metropolitano su ferro, rendere ogni linea ferroviaria regionale un pezzo del sistema urbano e trasformarlo interamente interconnesso a tutte le altre infrastrutture di trasporto.

 Frosinone:il potenziamento strutturale della Roma-Cassino e del nodo est di Roma, perché la direttrice sud-est ha bisogno di nuova capacità e nuova affidabilità.

 Viterbo: il completamento del programma di rilancio della ferrovia ex concessa Roma-Viterbo con il raddoppio completo di tutta la linea.

 Rieti: pensiamo che debba essere affrontato con serietà il collegamento ferroviario Passo Corese-Rieti, perché una provincia senza collegamento ferroviario moderno con la Capitale continua a restare strutturalmente più debole.

 Latina: proponiamo il raddoppio della Aprilia-Nettuno FL8 dentro una strategia più ampia di trasformazione della direttrice sud in un vero sistema metropolitano di superficie.

 A questa, infatti, si collega una scelta trasversale che va messa in evidenza: la trasformazione delle linee Roma-Nettuno e Roma-Civitavecchia in vere linee metropolitane di superficie, con frequenze più alte, cadenzamento stabile, integrazione tariffaria e adeguamento delle stazioni.

 8.      Infrastrutture viarie strategiche: il piano per ricucire il Lazio

Il Lazio non ha bisogno solo di ferro. Ha bisogno di un piano viario regionale capace di ricucire territori ancora separati, ridurre tempi di attraversamento e sostenere sviluppo economico.

Avevamo lasciato, pronto per essere approvato Il Piano Regionale per la Mobilità Trasporti e Logistica (PRMTL) redatto coinvolgendo le Università, le Associazioni di categoria e i mondi Sindacali. In quattro anni non sono riusciti ad approvarlo e sapete perché? Perché quel Piano individuava dove destinare le risorse economiche in base alle esigenze effettive delle nostre comunità e non secondo logiche differenti di consensi e preferenze.

La prima priorità è la trasversale Lazio Sud Tirreno-Adriatica, asse strategico tra Gaeta, Formia, Cassino, Sora e il collegamento verso l’Adriatico.

La seconda è la Rieti-Torano, cioè la dorsale appenninica che serve a connettere meglio il Reatino con i grandi assi nazionali.

La terza è un programma organico di messa in sicurezza e potenziamento della Cassia, soprattutto nei tratti urbani e periurbani più critici.

La quarta riguarda i collegamenti viari della provincia di Roma con gli assi autostradali e i grandi nodi di scambio. La quinta è la tangenziale dei Castelli e il rafforzamento del corridoio verso Latina.

Su questo fronte la proposta politica deve essere semplice: un Piano viario regionale decennale con una dotazione-obiettivo di 5 miliardi di euro in 10 anni tra Stato, Regione e fondi europei.

Infine, lasciatemi spendere due parole sul corridoio Intermodale Roma-Latina e Cisterna-Valmontone. Se oggi, grazie allo straordinario lavoro del Commissario straordinario, abbiamo un bando di circa 1,3 miliardi di euro per i lavori della Cisterna-Valmontone il merito è nostro. Non sono impazzito, ma siamo stati noi che abbiamo fatto si che l’opera non fosse considerata unica e abbiamo preteso dall’allora Governo che la Cisterna-Valmontone venisse “stralciata” e considerata prioritaria. E, per questo, abbiamo stanziato anche 100 milioni di euro di risorse regionali.

 Porti, aeroporti e logistica

Sul sistema aeroportuale e portuale il Lazio continua a muoversi senza una visione regionale.

Fiumicino è un grande hub internazionale e nazionale, ma proprio per questo non può continuare a svolgere da solo tutte le funzioni, comprese quelle low cost, senza che si affronti seriamente il tema del secondo scalo civile della regione. Un sistema moderno non concentra tutto su un solo punto. Distribuisce funzioni, organizza specializzazioni, pianifica la crescita.

Per questo il tema del secondo scalo non può essere eluso.

Sul versante portuale, il Lazio ha in Civitavecchia uno dei principali nodi logistici e crocieristici europei. Ma anche qui manca una regia. Il porto non può essere pensato come punto isolato: va connesso al sistema ferroviario, alla rete stradale, alla logistica regionale.  Dalla Giunta Rocca nessuna ricetta né sul sistema portuale ne su quello della logistica tanto che il piano predisposto dalla precedente amministrazione il PRMTL è rimasto sostanzialmente inattuato.

 Una cabina di regia regionale vera

Infine, proponiamo l’insediamento di una cabina di regia permanente sulla mobilità e le infrastrutture, presieduta dalla Regione Lazio con Province, Roma Capitale, Comuni capoluogo, attraverso i loro assessorati di competenza in grado di monitorare e concordare iniziative su:

●       stato di avanzamento delle opere,

●       integrazione tra ferro e gomma,

●       la qualità del servizio,

●       l’uso delle risorse statali ed europee,

●       i cronoprogrammi dei cantieri,

●       le priorità territoriali.

Il problema del Lazio, oggi, non è solo la mancanza di risorse. È la mancanza di regia.

 Conclusione. Il programma dei trasporti del PD perché il Lazio torni a muoversi

Noi oggi vogliamo dire una cosa molto chiara.

La giunta Zingaretti ha lasciato una eredità importante:

●       153 milioni per i treni sulle ex concesse,

●       un piano da 350 milioni sulla Roma-Lido,

●       circa 570 milioni di programma sulla Roma-Viterbo,

●       interventi già indicati su raddoppi, nodo di Roma e anello ferroviario.

La giunta Rocca, in oltre tre anni, non è riuscita a trasformare questa eredità in una stagione di opere e risultati all’altezza dei bisogni del Lazio.

Ma noi oggi non siamo qui solo per denunciare. Siamo qui per dire che esiste una strada alternativa. Una strada fatta di scelte chiare, di opere difese fino in fondo, di misure immediate per i pendolari, di investimenti per le province, di intermodalità vera, di attenzione alle aree interne, di una Regione che torna finalmente a governare.

Questo è il senso della nostra proposta sui trasporti del Partito Democratico. Non un libro dei sogni. Non un elenco di slogan. Ma una piattaforma politica concreta, fondata su tre pilastri: difendere e sbloccare le grandi opere strategiche, migliorare subito la vita quotidiana dei pendolari, ricucire il Lazio tra Roma, province e aree interne.

Perché quando colleghi meglio un territorio non stai soltanto spostando persone. Stai riducendo disuguaglianze. Stai creando sviluppo. Stai tenendo insieme una comunità.

Ed è esattamente per questo che il claim di questo convegno non è solo un titolo. È un impegno politico.

 Il Lazio torna a muoversi se torna ad avere una Regione che sceglie.

Il Lazio torna a muoversi se il ferro torna ad essere la priorità.

Il Lazio torna a muoversi e difendiamo i pendolari prima delle convenienze di altri.

Il Lazio torna a muoversi se smettiamo di lasciare sole le province.

Il Lazio torna a muoversi se colleghiamo le aree interne invece di condannarle al declino.

Il Lazio torna a muoversi se la politica torna finalmente a governare le infrastrutture e non a inseguire le emergenze.

 Noi scegliamo questa strada. E da qui ripartiamo.

 Massimiliano Valeriani

 

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