1 Aprile, 2026
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Crisi energetica: cosa possono fare le amministrazioni comunali con famiglie e imprese

I prezzi dei carburanti e dell’elettricità, che già in condizioni “normali” sono i più alti d’Europa, stanno subendo una ulteriore impennata, determinando un generale rincaro del costo della vita. Petrolio e gas non saranno più disponibili come prima, penalizzando i più deboli soprattutto per i paesi con scarsa autonomia energetica.

E’ necessario agire subito, con una riduzione temporanea delle accise e calmierando tariffe di luce e gas: le risorse ci sono, basterebbe tassare gli extraprofitti energetici e ridurre gli extraintroiti dall’IVA.

Regione e Comuni devono fare la loro parte, sia evitando rincari delle tariffe pubbliche, sia con misure strutturali volte ad accelerare la transizione energetica per contrastare la crisi climatica e ridurre l’importazione di petrolio e gas.

I Comuni dovrebbero innanzitutto adottare in tutti gli appalti pubblici i “criteri ambientali minimi” (CAM) che sono i requisiti specifici e obbligatori volti a promuovere prodotti, servizi e lavori a basso impatto.

Per l’efficienza energetica c’è moltissimo da fare, puntando sull’isolamento termico degli edifici e promuovendo l’elettrificazione (rinnovabile) per i servizi domestici.

Le Fonti rinnovabili sono l’alternativa ai fossili, con l’impiego di sistemi fotovoltaici che forniscono energia elettrica a costi bassissimi, anche per sostituire il riscaldamento a gas con sistemi a pompe di calore più efficienti e meno costose, utilizzabili pure per il raffrescamento estivo, e pannelli solari termici per il riscaldamento dell’acqua.

Vi è, poi, uno strumento potentissimo per accelerare questo processo, purtroppo contrastato dal governo nazionale e snobbato dalle amministrazioni locali: le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER), che permettono a cittadini, imprese e PA di produrre, consumare e condividere energia rinnovabile localmente, con vantaggi economici e ambientali. L’energia autoprodotta viene usata in parte dallo stesso produttore e per la parte rimanente da altri utenti facenti parte della CER: in questo modo, favorendo il bilanciamento tra consumi e produzione, si evita di prelevare energia dalla rete ma anche di immettere nella rete stessa l’eccesso di energia prodotta e non utilizzabile dal produttore, con vantaggi in termini di efficienza (minori perdite)  e di maggiore stabilità della rete, minimizzano le “congestioni” e gli squilibri che possono causare black-out. L’impego di batterie, poi, tende a rendere il sistema quasi autosufficiente.

I vantaggi possono essere enormi, sia per i membri della CER, ma anche per tutti i cittadini perché quante più CER si realizzano tanto meno gas viene importato, con evidenti benefici sulla bolletta di tutti: ritorna il principio del “pensare globale e agire locale”, che richiama alle proprie responsabilità amministrazioni comunali, ma anche i cittadini, per adottare modelli di consumo sostenibili.

Giuseppe Girardi

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