Il tema della violenza contro gli infermieri è un argomento del quale si parla sempre pochissimo poiché gli infermieri e gli operatori socio sanitari sono due figure tese a ricevere e ad accudire e mai si penserebbe che in un ospedale, luogo dove di norma ci sono persone che soffrono o che hanno sofferto, possano avvenire delle aggressioni.
In realtà il maggior numero di aggressioni viene riscontrato, oltre che negli ospedali psichiatrici, soprattutto nei pronti soccorsi. Il pronto soccorso è un luogo dove regnano insieme l’affollamento e l’attesa oltre che il dolore, senza contare la preoccupazione che hanno i parenti dei degenti; ma il pronto soccorso è fatto di attese anche per medici e infermieri, l’attesa di una diagnosi oppure l’attesa del risultato delle varie indagini fatte.
Questa mancanza di informazioni porta spesso la perdita di pazienza e di controllo degli accompagnatori dei degenti. C’è anche da considerare, peraltro, che se l’infermiere al triage non è abbastanza empatico questo può inasprire molto gli animi ma non sempre è possibile essere accudenti quando c’è molto lavoro da svolgere. Spesso le condizioni di lavoro di infermieri e medici sono precarie e instabili dove vige un malcontento, spesso per le turnazioni troppo lunghe o per un salario non appropriato alle competenze e alle responsabilità e questo porta ad ulteriori tensioni nello staff e nei degenti.
Un tempo il rapporto paziente-infermiere era molto più familiare, i ricoveri erano più lunghi e si creava confidenza; con l’avvento del protocollo di comportamento indetto nei non troppo lontani anni 80, con l’arrivo delle malattie infettive e in particolare con l’H.I.V, i rapporti si sono fatti più distanti anche per via dell’uso di molte più precauzioni sanitarie.
Si è indetta inoltre una associazione a favore dei pazienti ospedalieri per una maggiore tutela del paziente; è stato creato infatti il tribunale dei diritti del malato, progetto partito per migliorare le condizioni del paziente nell’ospedale e ad oggi ancora operante e funzionale.
Ilaria Morodei


