20 Marzo, 2026
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NEURODIVERGENZE EMERGENTI NEI BAMBINI: RICONOSCERLE E AFFRONTARLE

 

NE PARLIAMO CON ADELIA LUCATTINI, PSICHIATRA E PSICOANALISTA DELLA SOCIETÀ PSICOANALITICA ITALIANA

Intervista di Marialuisa Roscino

 Il Disturbo delle funzioni procedurali e il Disturbo da compromissione della ‘velocità e comprensione del testo’ sono disturbi neuropsicologici o neurodivergenze, che compromettono la lettura fluente e la comprensione del testo, pur consentendo di comprendere le singole parole. Tale tipologia di disturbo non rappresenta una malattia e fa parte dei Bisogni Educativi Speciali (BES), insieme a dislessia, disgrafia, disortografia e discalculia (DSA).

Negli ultimi anni, l’aumento delle diagnosi riflette una maggiore sensibilizzazione e strumenti di rilevazione più accurati.

In Italia, i dati parlano chiaro: con una prevalenza che sfiora il 7% della popolazione scolastica, solo per i Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA), è che chiaro che non sono più un’eccezione ma una realtà strutturale che la Legge 170/2010 riconosce e tutela, insieme a tutti i Bisogni educativi Speciali (BES).

Ne parliamo oggi, in occasione della Settimana Nazionale del Cervello 2026 con la Dott.ssa Adelia Lucattini, Ordinario della Società Psicoanalitica Italiana e dell’International Psychoanalytical Association.

 Lucattini:“Ridurre il carico emotivo legato allo studio. Creare un clima più sereno, con pause e modalità flessibili, aiuta il bambino a non associare l’apprendimento a un’esperienza negativa”.

 Dott.ssa Lucattini, quali sono i segnali più comuni che possono intercettare precocemente il disturbo delle funzioni procedurali?

 Quando parliamo di disturbo delle funzioni procedurali, ci riferiamo a qualcosa di molto presente nella vita di un bambino: la difficoltà a trasformare l’apprendimento in qualcosa di spontaneo, fluido, “naturale”. Ci sono bambini che capiscono, che si impegnano, che desiderano fare bene, ma che restano come “ancorati” a uno sforzo continuo. Ogni azione richiede attenzione, ogni passaggio deve essere pensato. È come se mancasse quel meccanismo interno che permette di dire: “ormai lo so fare, mi viene da sé”. Nella quotidianità, questo si traduce in bambini che possono apparire lenti, incerti, facilmente affaticabili, che faticano a seguire sequenze o a rendere automatiche abilità come la lettura, la scrittura o anche semplici routine. A volte, si osserva anche una certa goffaggine o una difficoltà nel sentirsi “a proprio agio” nel fare (BMC Neuroscience, 2025).

 Come si manifesta, il disturbo delle funzioni procedurali, in particolare, nei bambini durante gli anni della scuola primaria?

 Nei bambini con questa difficoltà, il problema non è capire o apprendere, ma automatizzare: ciò che per altri diventa naturale, per loro continua a richiedere impegno, attenzione e fatica.

Questo può manifestarsi in diversi modi. Ad esempio, il bambino può essere più lento nell’eseguire compiti, avere difficoltà a seguire sequenze di azioni (come vestirsi o organizzare lo zaino), oppure faticare a rendere fluida la lettura o il linguaggio. Anche dopo aver imparato, ha bisogno di pensare passo dopo passo, senza riuscire a “fare in automatico”. Durante la scuola primaria queste difficoltà diventano più visibili, perché è proprio in questa fase che al bambino viene richiesto di rendere automatiche molte competenze: leggere in modo fluido, scrivere senza dover pensare a ogni singola lettera, eseguire calcoli con rapidità, organizzarsi nel lavoro.

In che modo è possibile aiutarli?

È importante sottolineare che non si tratta di una mancanza di intelligenza, ma di un modo diverso di apprendere. Questi bambini hanno bisogno di più tempo, di ripetizione e di strategie mirate, ma possono sviluppare pienamente le loro competenze se adeguatamente supportati. È importante allora spostare lo sguardo: non si tratta di mancanza di impegno, ma di un diverso modo di apprendere.

I bambini con fragilità nelle funzioni procedurali spesso appaiono costantemente in affanno. Non perché non abbiano capito, ma perché ogni attività richiede uno sforzo intenzionale. La lettura può restare lenta e poco fluida, la scrittura faticosa, con errori che persistono nel tempo, e anche operazioni semplici richiedono passaggi pensati uno per uno.

Si osserva frequentemente una difficoltà nelle sequenze: seguire istruzioni in più passaggi, organizzare il materiale scolastico, portare a termine un compito in autonomia può risultare complesso. Anche ciò che è già stato appreso non diventa stabile: il bambino può sapere una cosa oggi averla “persa” il giorno dopo.

Dal punto di vista emotivo, questo funzionamento espone il bambino a una condizione delicata. Il confronto con i coetanei, per cui molte abilità diventano rapidamente automatiche, può generare frustrazione, senso di inadeguatezza o ritiro. Alcuni bambini reagiscono con evitamento, altri con agitazione o oppositività: modalità diverse di esprimere la stessa fatica interna (Reading and Writing. An Interdisciplinary Journal, 2026).

 Che cos’è e come si manifesta il “Disturbo da compromissione della ‘velocità e comprensione del testo’” (DCT) nei bambini, soprattutto in età scolare?

 Il Disturbo da compromissione della velocità e comprensione del testo (DCT) riguarda quei bambini che, pur sapendo leggere, non riescono a farlo in modo fluido e, soprattutto, faticano a comprendere pienamente ciò che leggono. Non è quindi una difficoltà nel riconoscere le parole, ma nel trasformare la lettura in un processo scorrevole e significativo. La lettura resta lenta, frammentata, richiede uno sforzo continuo, e questo finisce per interferire con la comprensione: il bambino è così impegnato a leggere che perde il senso di quello che sta leggendo.

Sicuramente la spiegazione rende la comprensione del contenuto molto più rapida e immediata che non la lettura autonoma lascità al bambino.

È importante anche cambiare prospettiva: non si tratta di scarso impegno, ma di un diverso modo di funzionare mentalmente. Riconoscere questa particolarità permette di intervenire con strategie adeguate e, soprattutto, di sostenere il bambino nel mantenere fiducia nelle proprie capacità, evitando che la lentezza diventi un’esperienza di fallimento (Frontiers in Psychology, 2026).

Qual è l’importanza dell’intervento precoce?

 E’ fondamentale perché agisce in un momento in cui lo sviluppo è ancora plastico, aperto, modificabile. Intervenire presto significa non attendere che la difficoltà si strutturi e si consolidi, ma accompagnare il bambino mentre la sua mente e le sue capacità sono ancora in evoluzione.

Quando un bambino incontra precocemente difficoltà nell’automatizzazione, nella lettura o nella comprensione, il rischio non è solo didattico. Con il tempo, infatti, la fatica ripetuta può trasformarsi in qualcosa di più profondo: frustrazione, senso di inadeguatezza, perdita di fiducia nelle proprie capacità. Il bambino può iniziare a pensarsi “non capace”, e questo può influenzare il suo modo di stare a scuola e nelle relazioni. Intervenire precocemente permette invece di interrompere questo circolo negativo offrendo strumenti adeguati, strategie mirate, ma anche uno sguardo che riconosce e dà senso alla difficoltà. In questo modo, il bambino può fare esperienza di riuscita, mantenere la motivazione e costruire un’immagine di sé più solida. Dal punto di vista clinico, sappiamo che lavorare precocemente sulle competenze di base — come la consapevolezza fonologica e la capacità di organizzare sequenze — ha un impatto significativo sugli apprendimenti successivi. Intervenire presto non significa solo “correggere” una difficoltà, ma prendersi cura di uno sviluppo, permettendo al bambino di trovare il proprio modo di apprendere senza che la fatica diventi un’esperienza di fallimento (Frontiers in Pediatrics, 2025).

 Perché è importante il trattamento psicoanalitico in casi di Disturbo delle funzioni procedurali e di Disturbo da compromissione della velocità e comprensione del testo (DCT)?

 Il trattamento psicoanalitico è importante in questi disturbi perché consente di intervenire su un livello che va oltre la prestazione, toccando il modo in cui il bambino vive e dà senso alla propria difficoltà.

Nel disturbo delle funzioni procedurali e nel DCT, il bambino vive quotidianamente un’esperienza faticosa, ciò che per altri è automatico, per lui resta difficile, incerto, mortificante. Questa discrepanza, nel tempo, può trasformarsi in vissuti di vergogna, inadeguatezza, e incidere profondamente sulla costruzione dell’immagine di Sé.

La psicoanalisi permette di lavorare proprio su questo versante. Non si limita a “correggere” la difficoltà, ma si occupa di comprendere come il bambino si rappresenta ciò che gli accade, quali significati attribuisce ai propri insuccessi, quali difese mette in atto per proteggersi. Alcuni bambini evitano, altri si oppongono, altri ancora si ritirano: sono modi diversi di organizzare la sofferenza emotiva. L’ansia, il timore di sbagliare, lo sguardo critico dell’altro possono amplificare la difficoltà. Il sintomo, allora, si intreccia con la vita psichica e l’identità del bambino.

Il lavoro psicoanalitico offre uno spazio in cui questa esperienza può essere pensata, simbolizzata, trasformata. Attraverso la relazione, il bambino può costruire un senso diverso della propria difficoltà, meno legato al fallimento e più aperto alla possibilità.

In questo modo, il trattamento agisce sulla velocità di lettura o sull’automatizzazione attraverso la tenuta emotiva del bambino di fronte all’apprendimento, tenuta che spesso permette anche un miglior utilizzo delle risorse personali e maggiore partecipazione agli interventi riabilitativi.

In una prospettiva integrata, quindi, il trattamento psicoanalitico non sostituisce gli interventi specifici, ma li affianca, offrendo al bambino la possibilità di non identificarsi con la propria difficoltà e di continuare a investire nel proprio percorso di crescita.

Quali consigli si sente di dare ai genitori?

 – È importante comprendere che il bambino non è pigro, né disattento e che sta facendo uno sforzo reale. Ricorrere subito agli specialisti neuropsichiatri infantili e psicoanalisti per una diagnosi precoce;

-Dare tempo, rispettare i ritmi. Anticipare le richieste o sollecitare continuamente la velocità può aumentare l’ansia e peggiorare la prestazione;

-Sostenere con empatia l’autonomia senza sostituirsi. Aiutare non significa fare al posto suo, ma accompagnarlo nei passaggi di crescita e apprendimento;

-Valorizzare i punti di forza. Coltivare le sue competenze e i suoi interessi aiuta a costruire un’immagine di sé più equilibrata;

-Ridurre il carico emotivo legato allo studio. Creare un clima più sereno, con pause e modalità flessibili, aiuta il bambino a non associare l’apprendimento a un’esperienza negativa;

-Utilizzare strumenti adeguati chiedendo il PDP a scuola. Mappe, lettura condivisa, supporti audio o tempi più lunghi sono strumenti che permettono al bambino di accedere realmente ai contenuti;

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