Canale Monterano, Dante il multiforme ingegno visto da una studentessa

Il giorno 29 ottobre 2021, dopo due lunghi anni senza uscite didattiche, io (Ludovica Iannozzi) e la mia classe 4ยฐB del Liceo Scientifico Ignazio Vian, ci siamo recati a Canale Monterano per celebrare lโ€™immensa figura di Dante Alighieri attraverso lโ€™ascolto di una conferenza.

Il titolo di questโ€™ultima era โ€œDante il multiforme ingegnoโ€ ed era presieduta da quattro esperti professori che nominerรฒ in seguito.

Come sappiamo bene โ€œmultiforme ingegnoโ€ รจ un appellativo che generalmente non si attribuisce a Dante, ma ad una figura mitologica, quella di Ulisse, senonchรฉ osservando bene entrambi i personaggi possiamo ritrovare delle evidenti somiglianze.

Non hanno forse entrambi viaggiato oltre il limite della realtร ?

Non hanno forse entrambi avuto la grande curiositร  del sapere o la voglia di conoscenza?

Si, ed entrambi ci hanno fornito la concezione di un sapere universale e di una conoscenza unita di tutto ciรฒ che ci circonda. Il primo intervento del filosofo Esper Russo รจ stato utile a capire lโ€™analogia tra queste due famose figure della letteratura italiana.

 

Il viaggio di Dante nellโ€™immenso tormento dellโ€™inferno dร  spazio proprio alla figura di Ulisse nel XXVI canto. Ci troviamo nellโ€™ottava bolgia dellโ€™ottavo cerchio dedicato ai consiglieri di frode e per la prima volte Dante, vedendo la fiamma a due lingue contenente Ulisse e Diomede, non si incuriosisce sul perchรฉ i due siano lรฌ, dando per scontato che utilizzeranno il loro ingegno per ingannare i troiani con il celebre cavallo, ma piuttosto dal sapere quale fu lโ€™ultimo viaggio di Ulisse.

Dante immagina e ci racconta che Ulisse, finalmente tornato a casa ad Itaca e ripreso il potere, prende lโ€™ardua decisione di ripartire. Si, la sua voglia di conoscenza e la sua sensazione di incompletezza sono piรน forti dellโ€™amore per la moglie Penelope, della pietร  per il padre Laerte e della dolcezza per il figlio Telemaco.

Ulisse vuole conoscere piรน di quello che รจ concesso ai limiti dellโ€™umanitร ; vuole navigare, perchรฉ in fondo la vita รจ un viaggio e la realtร  รจ che non importa qual รจ la fine, ma il processo del viaggio stesso. Come diceva anche un famoso verso latino โ€œnaufragi feci, bene navigavi“. Ulisse dopo aver oltrepassato le colonne dโ€™Ercole, oltre le quali cโ€™รจ lโ€™ignoto, fa naufragio e non ritornerร  mai piรน a casa.

L’Ulisse omerico e lโ€™Ulisse dantesco hanno un sostanziale elemento che divide i loro destini, la nostalgia, il dolore per la voglia di tornare a casa. Lโ€™Ulisse di Omero fa un viaggio mosso dallโ€™idea del ritorno in patria, mentre lโ€™Ulisse di Dante fa un viaggio mosso dalla cultura; crede che il vero viaggio non sia quello attraverso il mare, ma quello allโ€™interno di noi stessi, lโ€™ispirazione alla massima elevazione della nostra anima che si puรฒ ottenere solo tramite la conoscenza, del possibile si, ma anche dellโ€™impossibile.

Ringrazio profondamente la professoressa Lucrezia Ercoli per avermi fatto capire questo, tramite le sue parole e lโ€™arte.

Successivamente il professor Battafarano ci fa riflettere sul luogo in cui si trova Dante, lโ€™inferno, e sul perchรฉ Dante sia cosรฌ spaventato nel ritrovarsi in quel posto pieno di fiamme nel XXVI canto. Dante ci descrive questo scenario facendo una similitudine con le notti estive colme di lucciole, riesce a creare unโ€™atmosfera tetra, ma anche calma, angosciante, ma silenziosa. Dante ha paura di quello che sta facendo, perchรฉ come il cavallo di Troia era stato fatto passare come un โ€œdono di Dioโ€ lui si sta completamente sostituendo ad esso nel decidere le anime che saranno punite eternamente. Dante vuole conoscere come Ulisse, che con la sua ultima “orazion picciolaโ€ riesce a convincere la sua ciurma a spingersi “piรน in lร โ€ di quello che era concesso da Dio. Vedono la montagna del Purgatorio, quella che Ulisse, stando allโ€™Inferno, non avrร  mai piรน la possibilitร  di vedere. Ci sorge perรฒ spontanea una domanda :โ€la nostra conoscenza, se porta allโ€™inferno รจ diabolica?โ€

Come diceva anche il grande filosofo Aristotele lโ€™uomo puรฒ arrivare alla felicitร  solamente con lโ€™eudaimonia e quindi la conoscenza di se stesso e la buona riuscita del proprio โ€œdemoneโ€ e cioรจ del genio che si trova in ognuno di noi. Secondo Dante conoscere se stessi non รจ abbastanza, lโ€™uomo non puรฒ essere il valore assoluto di se stesso, ma cโ€™รจ qualcosa di piรน che si deve sapere, per questo viene definito antimoderno.

Dellโ€™intervento finale del professor Antonio Torzolini capiamo che il motore della vita รจ lโ€™amore, lโ€™amore per la conoscenza, per la nostra passione, meravigliarsi delle cose piรน semplici ed essere onorati di intromettere nella nostra anima anche i piรน piccoli semi di sapere, solo in questo modo potremo sentirci liberi, liberi di fare a meno delle cose di cui non abbiamo realmente bisogno, liberi di goderci a pieno la vita e liberi di amare. Solo in questo modo avremo la possibilitร  di essere veramente felici.

Ludovica Iannozzi

 

 

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