22 Marzo, 2026
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Neanderthal, Franceschini: “Dalla Grotta Guattari al Circeo nuove straordinarie scoperte”

A oltre ottantโ€™anni dalla scoperta della Grotta Guattari a San Felice Circeo (LT), nuovi rinvenimenti fondamentali per lo studio dellโ€™uomo di Neanderthal e del suo comportamento. Nel corso di ricerche sistematiche della Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Frosinone e Latina in collaborazione con lโ€™Universitร  degli studi di Roma Tor Vergata, iniziate nellโ€™ottobre del 2019, sono emersi significativi reperti fossili attribuibili a 9 individui di uomo di Neanderthal: 8 databili tra i 50mila e i 68mila anni fa e uno, il piรน antico, databile tra i 100mila e i 90mila anni fa. Questi, insieme agli altri due trovati in passato nel sito, portano a 11 il numero complessivo di individui presenti nella Grotta Guattari che si conferma cosรฌ uno dei luoghi piรน significativi al Mondo per la storia dell’uomo di Neanderthal.

โ€œUna scoperta straordinaria di cui parlerร  tutto il mondo โ€“ ha dichiarato il Ministro della Cultura, Dario Franceschini โ€“ perchรฉ arricchisce le ricerche sullโ€™uomo di Neanderthal. รˆ il frutto del lavoro della nostra Soprintendenza insieme alle Universitร  e agli enti di ricerca, davvero una cosa eccezionaleโ€.

โ€œCon questa campagna di scavo โ€“ ha detto Mario Rubini, direttore del servizio di antropologia della SABAP per le province di Frosinone e Latina – abbiamo trovato numerosi individui, una scoperta che permetterร  di gettare una luce importante sulla storia del popolamento dellโ€™Italia. Lโ€™uomo di Neanderthal รจ una tappa fondamentale dellโ€™evoluzione umana, rappresenta il vertice di una specie ed รจ la prima societร  umana di cui possiamo parlareโ€.
โ€œSono tutti individui adulti โ€“ ha rilevato Francesco Di Mario, funzionario archeologo della SABAP per le province di Frosinone e Latina e direttore dei lavori di scavo e fruizione della grotta Guattari โ€“ tranne uno forse in etร  giovanile. รˆ una rappresentazione soddisfacente di una popolazione che doveva essere abbastanza numerosa in zona. Stiamo portando avanti gli studi e le analisi, non solo genetiche, con tecniche molto piรน avanzate rispetto ai tempi di Blanc, capaci di rivelare molte informazioniโ€.
โ€œLo studio geologico e sedimentologico di questo deposito – ha evidenziato Mario Rolfo, docente di archeologia preistorica dellโ€™Universitร  degli studi di Roma Tor Vergata – ci farร  capire i cambiamenti climatici intervenuti tra 120 mila e 60 mila anni fa, attraverso lo studio delle specie animali e dei pollini, permettendoci di ricostruire la storia del Circeo e della pianura pontinaโ€.

La caratteristica di questo luogo รจ quella di permettere un vero e proprio viaggio nel tempo: le condizioni di oggi sono sostanzialmente le stesse di 50 mila anni fa e la presenza di fossili rende la grotta unโ€™eccezionale banca dati. I recenti scavi hanno restituito migliaia di reperti ossei animali che arricchiscono la ricostruzione del quadro faunistico, ambientale e climatico. Sono stati determinati oltre ad abbondanti resti di iena, diversi gruppi di mammiferi di grande taglia tra cui: lโ€™uro, il grande bovino estinto, che risulta una delle specie prevalenti insieme al cervo nobile; ma anche i resti di rinoceronte, di elefante, del cervo gigante (Megaloceros), dellโ€™orso delle caverne, e di cavalli selvatici. La presenza di queste specie si accorda bene con lโ€™etร  di circa 50 mila anni fa, quando la iena trascinava le prede nella tana usando la grotta come riparo e deposito di cibo. Molte delle ossa rinvenute mostrano infatti chiari segni di rosicchiamento.

Le indagini sono ancora in corso e vedono coinvolti numerosi studiosi di diversi e importanti enti di ricerca nazionali: INGV, CNR/IGAG, Universitร  di Pisa, Universitร  di Roma La Sapienza. Si lavora per ricostruire il quadro paleoecologico della pianura Pontina tra i 125.000 e i circa 50.000 anni fa, quando i nostri โ€œcuginiโ€ estinti frequentavano il territorio laziale.

Le ricerche, per la prima volta, hanno inoltre riguardato parti della Grotta mai studiate, tra cui anche quella che l’antropologo Alberto Carlo Blanc ha chiamato โ€œLaghettoโ€ per la presenza di acqua nei mesi invernali. Proprio in quellโ€™area sono stati rinvenuti diversi resti umani, tra cui una calotta cranica, un frammento di occipitale, frammenti di cranio (tra i quali si segnalano due emifrontali), frammenti di mandibola, due denti, tre femori parziali e altri frammenti in corso di identificazione.

Analisi biologiche e ricerche genetiche permetteranno di ricostruire la vegetazione, il clima e lโ€™ambiente in cui vivevano i nostri antenati. Analisi isotopiche permetteranno di ricostruire la dieta delle specie animali esaminate e lโ€™alimentazione antica dellโ€™uomo di Neanderthal.

Gli scavi e le indagini sono stati estesi anche allโ€™esterno della grotta dove sono state individuate stratigrafie e paleosuperfici di frequentazione databili tra i 60 mila e i 125 mila anni fa che testimoniano i momenti di vita dellโ€™uomo di Neanderthal, i luoghi dove stazionavano e dove, accendendo il fuoco e si cibavano delle proprie prede. Il ritrovamento di carbone e ossa animali combuste autorizza infatti a ipotizzare la presenza di un focolare strutturato.

Le ricerche che il Ministero della Cultura sta tuttora conducendo nellโ€™area affrontano in modo sistemico tutti gli aspetti della vita dei neanderthaliani e del territorio laziale e confermano, ancora una volta, l’importanza del Circeo per la conoscenza dell’uomo di Neanderthal al livello europeo e mondiale.

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