Aperitivo al Four Friends

Il Four Friends a quell’ora aveva la sua luce migliore: il sole del pomeriggio filtrava dalle vetrate e accendeva i colori dei cocktail come fossero lanterne. Il profumo degli agrumi, la musica morbida, i tavolini in legno chiaro… tutto invitava a rilassarsi.

Sara e Martina erano lì, come ogni giovedì, con il loro rito: un Hugo cocktail per la prima, un Tropical spritz per la seconda.

“Guarda che oggi sei tu che devi raccontarmi tutto”, disse Martina, appoggiando il bicchiere. “La scorsa volta hai monopolizzato la conversazione con il tuo collega palestrato.”

“Non era palestrato, era definito, ribatté Sara ridendo. Comunque sì, oggi tocca a me ascoltare.”

Stavano chiacchierando così, leggere, quando il telefono di Sara vibrò. Un messaggio WhatsApp.

Lo schermo mostrava il nome di Martina. La Martina seduta davanti a lei.

‘Ehi, puoi aiutarmi? È urgente.’

Sara sollevò appena lo sguardo verso l’amica, che stava sorseggiando il cocktail senza alcun segno di aver scritto qualcosa.

‘Dimmi’, rispose lei, senza tradire nulla.

La risposta arrivò immediata:

‘Mi servono dei soldi. Un paio di centinaia di euro. Puoi farmi un bonifico?’

Sara sentì un brivido. Non era la richiesta in sé, era il tono. Non era quello di Martina.

‘Come te li mando?’

Arrivò un IBAN. Lungo, anonimo, senza alcun riferimento.

Martina, quella vera, la guardò incuriosita.

“Che c’hai? Sei diventata improvvisamente seria.”

Sara decise di giocare la carta più semplice.

“Mi dici il tuo IBAN?”

“Il mio IBAN?” Martina scoppiò a ridere. “Ma che sei, l’Agenzia delle Entrate? Comunque sì, aspetta che te lo dico.”

Glielo recitò. Diverso. Completamente diverso.

Sara le mostrò il messaggio.

Martina sgranò gli occhi.

“Ma questo non è il mio IBAN! Il numero di telefono sì, è il mio, ma non sono io! Aho, ma che è ’sta storia?”

“È la storia del giorno”, disse Sara, cercando di sdrammatizzare. “Prima truffavano le nonne con il finto nipote, ora puntano alle apericene.”

Martina si portò una mano al petto.

“Ma davvero pensavano che io ti chiedessi soldi mentre sto bevendo un cocktail da dodici euro? Se devo chiedere soldi, almeno che sia per una borsa firmata!”

Risero.

Il cameriere del Four Friends, che aveva sentito qualcosa, si avvicinò con discrezione.

“Tutto bene?”

“Sì, sì”, rispose Sara. “Solo che qualcuno ha provato a fregarci.”

Lui annuì.

“Succede più spesso di quanto pensiate. Qui al Four Friends lo diciamo sempre: prima il cocktail, poi la prudenza. Se vi arriva un messaggio strano, controllate due volte.”

“Direi che oggi ci è andata bene”, commentò Martina.

“Già”, aggiunse Sara. “E comunque, se un giorno avrai davvero bisogno di soldi, promettimi che non me lo chiederai via WhatsApp mentre siamo sedute una di fronte all’altra.”

Martina alzò il bicchiere.

“Promesso. Te lo chiederò guardandoti negli occhi, così almeno posso vedere la tua faccia disperata.”

Brindarono.

Il sole calava, il locale si riempiva e il Four Friends continuava a fare ciò che sapeva fare meglio: creare un’atmosfera perfetta.

Ma mentre ridevano, entrambe guardarono il telefono con un’ombra di consapevolezza nuova. Perché se una volta le truffe erano storie da raccontare alle zie, ora erano sedute lì, con loro.

La conclusione arrivò da Martina, con la sua ironia tagliente:

“Oh, Sara… se domani ti scrivo per chiederti un bonifico, controlla che io non sia seduta davanti a te. E se non ci sono… fammi un bonifico lo stesso, che non si sa mai. Ma all’IBAN mio e non a quello che ti scrivono!”

Sara, con un mezzo sorriso, scrisse al numero falso:

‘Va bene, ti aiuto. Però ho problemi con l’app della banca. Se vuoi i soldi subito, vieni qui al Four Friends. Sono al tavolo 12, accanto alla finestra. Ti aspetto.’

Martina scoppiò a ridere.

“Ma sei matta?”

Poi la guardò con un sopracciglio alzato.

“Tavolo 12? Ma noi siamo al 7!”

“Appunto. Voglio vedere se indovina allo stesso modo in cui ha pensato di usare il tuo nome.”

Martina la fissò.

“E se si presenta davvero?”

“Tranquilla. Vedrai che non si presenta. E se anche fosse, gli faccio vedere che non siamo sceme. Quel giovanotto che sta al tavolo 11 con la sua ragazza è un mio amico poliziotto.”

Passarono cinque minuti. Dieci. Quindici.

Poi arrivò la risposta:

‘Eh… sei una bella amica. Oggi non posso. Ho… un impegno. Chiederò ad una amica vera.’

Martina lesse e suggerì:

“Digli che la sua amica vera è davanti a te al tavolo e che, se vuole, venga qui al Four Friends dove sono bravissimi con i cocktail, ma con le truffe non hanno pazienza.”

Sara scrisse:

‘Perfetto. Ora sono con la mia vera amica, se vuoi il bonifico lo farà lei. Passa domani. Così ti offriamo anche un aperitivo. Magari un Lago Breeze. È ottimo per chi ha la coscienza pulita.’

Il truffatore non rispose più.

Martina concluse:

“Ecco, vedi? Prima truffavano le nonne. Ora truffano noi. Ma almeno noi abbiamo il vantaggio di bere meglio.”

Riccardo Agresti

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