Comunicato stampa
È rottura senza mezzi termini tra lavoratori e amministrazione della Fondazione Policlinico Gemelli. Il COINA, Sindacato delle Professioni Sanitarie, alza il livello dello scontro dopo mesi di attesa e un confronto che ha certificato, da parte dei vertici del Gemelli, una chiusura totale sui contenuti portati dai professionisti sanitari, in un contesto già segnato da criticità strutturali e da impegni non rispettati.
«Abbiamo rispettato tempi, procedure e strumenti di confronto, ma di fronte abbiamo trovato prima il silenzio e poi un “no” netto. A questo punto non possiamo più accettare rinvii, né ambiguità o risposte evasive», dichiara il Segretario Nazionale del COINA, Marco Ceccarelli.
LA MOZIONE DEI LAVORATORI IGNORATA E LA ROTTURA DEL CONFRONTO
Alla base della vertenza c’è una recente assemblea partecipata dei lavoratori, già portata anche all’attenzione pubblica e mediatica, da cui è scaturita una mozione assembleare formale e dettagliata, contenente richieste precise su diritti, organizzazione e condizioni di lavoro. Il documento è stato trasmesso all’amministrazione con un termine chiaro e non negoziabile: quindici giorni per fornire risposte puntuali su ogni singolo punto.
Il termine è scaduto venerdì 13 marzo senza alcun riscontro, né scritto né sostanziale. Per questo motivo, il 17 marzo, il COINA ha chiesto un incontro diretto con l’amministrazione per ottenere un chiarimento definitivo sulla volontà della Fondazione di dare seguito alle richieste avanzate dai lavoratori.
Nel corso del confronto, il sindacato ha posto una domanda semplice e inequivocabile: la Fondazione intende accogliere o almeno discutere i punti della mozione? La risposta è stata negativa, senza aperture né disponibilità a un percorso condiviso.
«Non si tratta di un rinvio tecnico o di una difficoltà operativa, ma di una scelta precisa di non dare seguito alle richieste dei lavoratori. Questo segna una frattura grave nei rapporti sindacali e impone una risposta altrettanto netta», afferma Ceccarelli.
STATO DI AGITAZIONE E QUADRO DI CRITICITÀ NON PIÙ TOLLERABILE
Di fronte a questa chiusura, il COINA ha formalizzato la proclamazione dello stato di agitazione, avviando tutte le procedure previste e aprendo ufficialmente una fase di mobilitazione che coinvolge direttamente i professionisti sanitari della struttura. La decisione non nasce da un episodio isolato, ma da un quadro complessivo di criticità che si trascina da mesi e che riguarda sia il rispetto degli accordi sia le condizioni concrete di lavoro.
In particolare, il sindacato evidenzia come non abbiano trovato attuazione gli accordi sottoscritti nel 2023 e nel 2024, con il mancato avvio del rinnovo contrattuale entro i termini previsti, l’assenza di tavoli tecnici fondamentali – a partire da quello sull’orario di lavoro – e il mancato riconoscimento degli arretrati. A questo si aggiungono problematiche operative che incidono quotidianamente sull’attività dei lavoratori e che configurano un sistema non più sostenibile.
Le altre criticità riguardano anche il mancato rispetto delle norme sull’orario di lavoro, inclusi i riposi obbligatori, il mancato riconoscimento pieno dello straordinario e delle attività effettivamente svolte e la gestione delle ferie e della formazione in modo non coerente con le previsioni normative e contrattuali.
A ciò si somma una carenza strutturale di personale, che determina un aumento dei carichi di lavoro e porta all’utilizzo di strumenti organizzativi che, secondo il COINA, finiscono per scaricare sui lavoratori responsabilità e pressioni che dovrebbero essere affrontate a livello aziendale. In questo contesto, emergono anche applicazioni unilaterali di procedure con impatto economico e contrattuale e situazioni che mettono in discussione il pieno esercizio dei diritti, compreso quello di sciopero.
«Non siamo di fronte a singole anomalie, ma a un sistema che continua a non rispettare gli impegni assunti e a comprimere diritti fondamentali. Questo è il punto politico e sindacale della vertenza», sottolinea Ceccarelli.


