17 Marzo, 2026
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Oltre le Sbarre. Prevenire il suicidio e custodire la memoria, perché nessuno sia dimenticato.

Comunicato stampa

Biolghini: “tema gravissimo e sempre più attuale, che deve trovare unita ogni forza politica”. Michetelli: “necessità di un sistema alternativo alla detenzione”
Riflettere sul fenomeno dei suicidi in carcere e sulle complessive condizioni di detenzione, quando le istituzioni competenti non sembrano all’altezza di indicare soluzioni adeguate, limitandosi a interventi che non considerano pienamente le condizioni di vita all’interno del carcere e limitano l’accesso a percorsi di rieducazione e riabilitazione sociale.
Questo il tema del confronto di ieri, 16 marzo, a Villa Altieri, promosso dalla Consigliera delegata Pari opportunità, politiche sociali e inclusione Tiziana Biolghini e organizzato insieme a CONOSCI Aps, il coordinamento nazionale operatori per la salute nelle carceri italiane.
Di poche settimane l’ultimo report del Garante nazionale per i diritti delle persone private della libertà personale, che mostra numeri complessivi 2025 ancora troppo elevati: cresce il sovraffollamento del 127%, con quasi 63 mila detenuti, circa 12 mila in più dei posti regolamentari, 76 i suicidi e altre 50 le morti per cause da accertare.
Nelle pieghe dell’invisibilità e delle ombre del sistema, le persone dietro ai numeri: la storia da cui parte la riflessione di oggi è quella di Flavio E., raccontata da sua madre, Ivonne Liberati, attraverso la lettura dei testi scritti dal ragazzo che sei mesi fa si è tolto la vita nel carcere di Rebibbia. Una delle tante persone che, oltre ad essere detenuto, era anche tossicodipendente e malato oncologico.
 
Inadeguatezza dei sistemi di tutela sanitaria e del sostegno psicologico, ridotte possibilità di accesso a percorsi di rieducazione e reinserimento sociale per mancanza di risorse, strutture e personale, difficoltà nell’applicazione delle pene sostitutive, che senza un adeguato accompagnamento rischiano di essere inefficaci e difficilmente gestibili.
Ne hanno parlato in un confronto aperto numerosi rappresentanti istituzionali di diverse parti politiche, oltre a medici, tecnici e operatori del settore penitenziario, tra cui: Cristina Michetelli, avvocata e Consigliera Delegata al Bilancio di Città metropolitana; Marina Finiti, Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Roma; Anna Baffo, Psicologa penitenziaria; Silvia Di Giovanni, Polizia penitenziaria; Sandro Libianchi, Medico Presidente Co.N.O.S.C.I Aps; la Senatrice Mariolina Castellone (M5S); Andrea Catarci, Responsabile dell’Ufficio di scopo partecipazione e Quartieri; Giovanni Quarzo, Consigliere Roma Capitale Capogruppo Fratelli d’Italia e Walter Verini, Senatore del Partito Democratico.
“Raccogliere testimonianze importanti come quelle di una vicenda così dolorosa è parte della costruzione di un futuro migliore. Ivonne, madre di Flavio, si fa oggi portatrice di un messaggio importante diventando parte di una rete che non dimentica: quella che opera ‘oltre le sbarre’ nel conservare la memoria di tutte quelle storie che vengono dalle carceri. Come politici è nostro dovere promuovere momenti di confronto come quello di oggi che portino alla creazione di una rete per l’attuazione dell’art. 27 della Costituzione.
 
Dalla storia di Flavio siamo ripartiti tutti quanti insieme, seguendo il percorso tracciato da Ivonne per guardare il carcere con altri occhi: non solo strumento di contenimento ma anche mezzo di inclusione sociale e reintegrazione. Luoghi che rimettano al centro le vite stesse dei detenuti, innescando processi che guardino all’affettività e ad una revisione del sistema carcerario italiano. Ripartiamo da qui, nelle parole e nei disegni di Flavio e nelle voci di chi lo ha conosciuto e di chi vive nel quotidiano questo mondo”
Così la Consigliera Delegata di Città metropolitana di Roma Capitale alle Pari Opportunità, Politiche Sociali, Cultura, Partecipazione, Trasparenza e Anticorruzione, Tiziana Biolghini.
“Vi ringrazio per aver realizzato questa iniziativa: ai numeri degli ultimi anni si sommano i 13 suicidi del 2026. È fondamentale mettere in luce le storture del sistema, con un focus specifico sulle carceri romane e sulla gestione dei minori.
Un paese che non dialoga più con i ragazzi e la cui unica forma di reazione è la repressione è un paese con poco futuro: dopo il decreto Caivano è aumentato del 50% il sovraffollamento nelle carceri minorili. Siamo al terzo decreto sicurezza e si continuano ad aumentare le pene come le figure di reato, andando ad aggravare una situazione già sull’orlo del collasso.
Rispetto alle istanze rivolte alla Magistratura di Sorveglianza, le meno di 250 unità in organico sono insufficienti. C’è bisogno di investire veramente in un sistema alternativo, e su questo gli enti locali possono fare molto. Abbiamo riportato l’Assemblea capitolina a Rebibbia, cercando di ricucire lo strappo tra il dentro e il fuori e garantire anche ai detenuti i diritti di cittadinanza e la possibilità di partecipare alla vita attiva.
È una visione trasversale e condivisa da molte forze politiche. Guardando alle proposte, siamo assolutamente d’accordo sul DDL 1064, avente per oggetto le Case territoriali di Reinseimento Sociale, sottoscritto anche dal Partito Democratico, sulla base del quale si potrebbe procedere alla riconversione delle caserme dismesse, che sono 1500 in Italia, attraverso il passaggio delle stesse dal Demanio al Ministero della Giustizia e da lì agli enti locali, insieme con le risorse necessarie per il loro recupero, per essere poi affidate con bandi a soggetti del terzo settore, con l’intento di  realizzare luoghi di accoglienza dove costruire una vera e più salutare alternativa al carcere, specie per chi in carcere non deve stare, come tossicodipendenti, malati e condannati sotto ai 4 anni senza residenza né domicilio.
È una delle strade possibili e concretamente percorribili per iniziare a ridurre davvero la carcerizzazione e le criticità del sistema e riportare umanità nella gestione delle pene”, ha dichiarato la Consigliera Michetelli.

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