Comunicato stampa
Se ne è parlato giovedì 26 febbraio 2026, in una intervista della RSI – Radiotelevisione svizzera, alla dottoressa Antonella Litta di ISDE-Viterbo e al dottor Famiano Crucianelli presidente del Biodistretto della via Amerina e delle Forre
Il giornalista Marco Pagani della Radiotelevisione svizzera- RSI in lingua italiana, giovedì 26 febbraio u.s., ha intervistato la dottoressa Antonella Litta dell’Associazione medici per l’ambiente- ISDE di Viterbo e il dottor Famiano Crucianelli, presidente del Biodistretto della via Amerina e delle Forre.
L’argomento oggetto di approfondimento è stato: “Nocciole, monocolture e salute: il caso Ferrero nella Tuscia”.
L’ intervista completa è disponibile ai link
https://www.isdenews.it/nocciole-monoculture-e-salute-il-caso-ferrero-nella-tuscia/
https://www.rsi.ch/rete-due/programmi/cultura/alphaville/La-guerra-delle-nocciole–3551383.html
Di seguito anche una sintesi degli argomenti trattati nel corso dell’intervista.
Nota per la stampa a cura di ISDE-Viterbo
Viterbo, primo marzo 2026
La crescita della produzione di nocciole legata alla filiera di Ferrero – il gruppo dolciario creatore della Nutella – sta trasformando profondamente interi territori italiani, in particolare la Tuscia e il Viterbese, tra Toscana e Lazio.
Negli ultimi dieci anni l’espansione dei noccioleti intensivi ha ridisegnato il paesaggio agricolo, concentrando la produzione in funzione di un unico grande acquirente. Quando un territorio dipende quasi esclusivamente da un solo compratore, è quest’ultimo a dettare condizioni economiche e modelli produttivi.
Monocolture e impatti ambientali
L’affermazione della monocoltura intensiva ha comportato un aumento dell’uso di diserbanti e pesticidi, con effetti che – secondo comitati e operatori sanitari – riguardano suolo, acque e biodiversità. La progressiva sostituzione di colture diversificate con impianti specializzati di nocciolo ha ridotto la resilienza agricola e alterato gli equilibri ecosistemici di aree di pregio naturalistico.
Il tema non è solo ambientale, ma anche socio-economico: la concentrazione del potere contrattuale lungo la filiera rischia di comprimere l’autonomia degli agricoltori e di uniformare i sistemi produttivi, con ricadute sulla qualità del lavoro e sul tessuto rurale.
Le voci dal territorio
A denunciare da anni questa situazione è Famiano Crucianelli, presidente del Biodistretto della Via Amerina e delle Forre, che parla di una trasformazione “irreversibile” del territorio e di un modello agricolo sempre più dipendente dalle logiche dell’industria dolciaria globale.
Accanto alle criticità ambientali, emergono preoccupazioni per la salute pubblica. La dottoressa Antonella Litta, medico impegnata sui temi ambiente-salute, richiama l’attenzione sugli effetti dell’esposizione cronica ai fitofarmaci, sottolineando la necessità di applicare con rigore il principio di precauzione e di rafforzare i sistemi di monitoraggio epidemiologico.
Una questione di modello agricolo
Il caso della Tuscia riporta al centro un interrogativo più ampio: quale modello agricolo vogliamo per i nostri territori? La crescente domanda globale di materie prime per l’industria alimentare può essere compatibile con la tutela della biodiversità, della salute e delle economie locali?
Per ISDE – Medici per l’Ambiente, il tema delle monocolture intensive e dell’uso massivo di pesticidi si inserisce pienamente nell’approccio One Health, che lega indissolubilmente salute umana, salute degli ecosistemi e modelli produttivi sostenibili.


