3 Febbraio, 2026
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PD Regione Lazio. Dalla parte del Diritto Internazionale: riflessioni sulla situazione geopolitica globale

La situazione internazionale è in questo momento più frammentata che mai. Dalle macerie di Gaza alle pianure dell’Ucraina, fino alle piazze al Venezuela e alle proteste iraniane, il panorama globale vive una situazione di caos come mai dalla fine della seconda guerra mondiale.

Il sistema internazionale nato dalle ceneri del secondo conflitto mondiale sta infatti affrontando un importante momento di crisi. Il disordine globale non è più solo una categoria geopolitica, così come la messa in discussione dell’ordine internazionale liberale su cui si sono fondati gli ultimi 80 anni, ma una realtà quotidiana fatta di violazioni del diritto internazionale che relegano le Nazioni Unite a un ruolo come non mai minoritario. In questo scenario, il Partito Democratico, a ogni livello, sa da che parte stare con grande chiarezza: quella della difesa del diritto internazionale riconosciuto come bussola attraverso la quale ogni attore geopolitico dovrebbe muoversi.

Il caos generato dall’invasione dell’Ucraina da parte della Russia di Vladimir Putin ha posto l’Occidente e l’Unione Europa davanti a delle scelte irrimandabili. Il conflitto in Ucraina non è apparso, sin da subito, solo come una disputa territoriale, ma come un attacco frontale all’ordine geopolitico globale in violazione della Carta delle Nazioni Unite. Su questo la nostra posizione è sempre stata chiara: non si può giustificare in alcun modo un tentativo di mettere a repentaglio l’integrità territoriale di un paese sovrano. Ciò che ne deriva è inoltre il fatto che, da posizioni europeiste, l’Unione Europea dovrebbe e potrebbe fare di più, affiancando al sostegno a Kiev anche un recupero di un certo protagonismo diplomatico. Non possiamo rimanere a guardare, puntando solo ed esclusivamente sul riarmo. Occorre scegliere chi vogliamo essere, da ora in futuro.

Lo stesso vale riguardo al dossier mediorientale. Anche qui sulla difesa del diritto internazionale non possiamo transigere in alcun modo. Il massacro portato avanti dal governo di Netanyahu ha mostrato tutto il cinismo del governo Meloni e delle destre mondiali, nel perseguire una difesa a oltranza delle azioni del premier israeliano e dei suoi ministri. “Il diritto internazionale non è un menu alla carta che si applica solo agli amici”, come ricordato dalla segretaria Elly Schlein. E dal 7 ottobre qualsiasi linea rossa è stata superata. Il cessate il fuoco annunciato in pompa magna da Donald Trump tiene sul filo di lana e a Gaza si continua ancora oggi a morire, con continue ingerenze coloniali in Cisgiordania e attacchi nella Striscia. Il cessate il fuoco deve essere immediato e permanente, in linea con quanto richiesto dalle Nazioni Unite. E il riconoscimento dello stato palestinese dovrebbe essere una diretta conseguenza di tutti questi fatti. La soluzione due popoli, due stati, è l’unica realmente perseguibile ed attraverso questa linea che le potenze internazionali dovrebbero muoversi. Senza quei finti equilibrismi ben rappresentati dalle parole e azioni di Giorgia Meloni.

Gli stessi principi di diritto internazionale valgono per quello che è accaduto in Venezuela. È naturale e ovvio per noi sostenere che la volontà popolare non possa essere calpestata dalla repressione, riferendoci all’opposizione interna al regime di Maduro. Qualsiasi repressione delle libertà ci vede schierati dalla parte degli oppressi: il diritto internazionale, in questa visione, protegge l’individuo dallo Stato oppressore. E anche l’azione militare di Trump in Venezuela si configura in un’aggressione a uno Stato sovrano che viola palesemente la legge internazionale. Abbiamo sempre condannato il regime di Maduro e le sue azioni repressive. Le sue ripetute violazioni di diritti umani in Venezuela non possono però giustificare altre gravi violazioni come l’aggressione militare e la violazione della sovranità venezuelana. La democrazia non si esporta con le bombe, questo la storia lo ha già dimostrato e con costi drammatici. Afghanistan e Iraq sono lì a testimoniarlo. Ci auguriamo che il popolo venezuelano possa avere il diritto di una transizione pacifica verso la democrazia.

L’attacco militare di Trump non ha alcuna base legale e rischia di legittimare altre azioni unilaterali che possono generare ulteriori conflitti e caos a livello regionale e globale. Cosa accadrebbe se la Cina decidesse di invadere Taiwan? Stabilire questi precedenti è molto pericoloso e i principi del diritto internazionale vanno fatti valere sempre e verso tutti, a garanzia di qualsiasi sicurezza regionale e globale. Questo esplicito ritorno a categorie imperiali (ammesso che sia un ritorno) a discapito del multilateralismo rappresenta un pericolo e una fonte di possibili altri futuri conflitti.

Non dobbiamo rassegnarci a un ordine mondiale che sostituisca la legalità internazionale con la legge del più forte e del più ricco. Per questo riteniamo grave la posizione del governo italiano, così come le parole di Meloni nella parte in cui definiscono legittima l’azione militare di Trump in Venezuela. Ci aspetteremmo invece che l’Unione europea e il governo italiano si esprimessero duramente contro queste violazioni, difendendo il diritto internazionale e le sedi multilaterali.

Anche per l’Iran applichiamo lo stesso metro di giudizio. Il Partito Democratico è al fianco del popolo iraniano che sta dando in questi terribili giorni una lezione di coraggio al mondo intero. La manifestazione in Piazza del Campidoglio a Roma lo testimonia. Una lotta straordinaria per sconfiggere un regime che opprime, anche attraverso l’utilizzo della forza, il popolo. Questi movimenti vanno sostenuti e ci dicono con chiarezza che sarà la volontà popolare, dall’interno, a portare un cambiamento e non gli interventi unilaterali esterni. Il nostro compito è sostenere, nella legalità internazionale, la lotta contro il regime teocratico, con sanzioni vere, richiamando le Nazioni Unite all’urgenza di fermare il massacro. Dobbiamo dare voce a questo popolo, alla sua volontà di cambiamento. Serve politica, per stare ai tavoli negoziali, anche con l’obiettivo di porre condizioni che portino alla fine del regime teocratico.

E pure il diritto – quel diritto internazionale che per noi ancora conta – ha strumenti per fare la massima pressione per salvare le vite. Sanzioni per tutti coloro che ordinano di sparare al popolo. E che l’Unione europea deve far rispettare. Così come il perseguimento dei crimini presso le corti internazionali di giustizia che andrebbero difese, non sanzionate o delegittimate come fatto da Trump.

Serve politica per portare l’orrore dell’Iran alle Nazioni Unite, spingendo per una presa di posizione del mondo intero. Rassegnarsi all’idea di un “poliziotto del mondo” che agisce fuori da ogni legge, proprio come nei regimi, non solo tradisce i principi di fondo che tengono insieme le nostre istituzioni e il sentimento radicato dei cittadini italiani, ma rende il nostro pianeta un posto più insicuro e pericoloso. Per tutti.

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