16 Aprile, 2024
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Radiologia domiciliare, un’idea che va incontro ai pazienti

Il covid ha posto in luce molte criticità della nostra società, una di queste è il fatto che molte persone hanno difficoltà nel raggiungimento degli ospedali. Per questo abbiamo intervistato Arturo Colantuono, un tecnico di radiologia che ha puntato sulla radiologia domiciliare per poter aiutare al meglio le persone bisognose di cure.

Come è nata l’idea di promuovere la radiologia domiciliare?
«Più che un’idea è stata una considerazione. La radiologia domiciliare si è sempre fatta in maniera artigianale e la possibilità di usare mezzi tecnici, che rendono paritario l’esame domiciliare a quello ospedaliero, ha dato la possibilità di offrire un servizio che risulta essere, non solo conveniente, ma anche pratico.

Ciò ha creato i presupposti per un servizio utile in ambito sanitario, a cui ci si dovrà abituare sempre più.

Va detto, infatti, che molte delle situazioni nelle quali offriamo i nostri servizi sono caratterizzate da famiglie che vivono un estremo disagio provocato dalla convivenza con persone non autosufficienti e che, per questo, ricercano aiuto in figure professionali, come noi e altri operatori sanitari».

Come siete strutturati e in cosa consiste quello che fate?
«Prima di tutto la struttura tiene conto delle direttive regionali che definiscono le modalità su come erogare il servizio e su come l’operatore deve strutturarsi.

Non mi dilungherò sull’aspetto burocratico, ma mi limiterò a dire che abbiamo creato una squadra di tecnici di radiologia, capaci, disponibili h24 e pronti a eseguire un esame a poche ore dalla chiamata.

L’attrezzatura tecnologica a nostra disposizione consente di vedere in tempo reale le radiografie e di poterle inviare sul momento al medico referente, facendo risparmiare tempo al paziente.

Per spiegare il nostro modus operandi userò un caso realmente accaduto.

Una volta ricevemmo una chiamata, riguardava un signore anziano caduto in casa, e l’ortopedico, dopo aver sentito i parenti, ci chiese di poter eseguire una radiografia. Noi ci attivammo, contattando un membro della squadra disponibile che partì.

Tutto questo avvenne di mattina, un’oretta dopo si fece l’esame a casa del paziente e dopo aver inviato al medico l’esame si potè chiamare l’ambulanza che prelevò il paziente».

Il vostro è un lavoro che si basa sui rapporti di fiducia che instaurate con altre figure del settore: quanto è importante mantenere saldi questi rapporti?

«La telemedicina, cioè la scomposizione di una struttura che da localizzata e fissa diventa qualcosa di diverso andando incontro all’utente, ha bisogno di personale preparato che sappia compiere azioni che poi il medico valuterà. Se non si è pronti, o se non si è preparati, il medico si troverà in difficoltà. Quindi conoscere chi è stato chiamato ad operare è importante, va oltre i normali rapporti di lavoro, ci deve essere fiducia. Da qui nasce una rete di contatti interpersonali dove, a fare da collante, è la capacità e la voglia di fare al meglio il proprio lavoro».
Cla. Co.

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