22 Marzo, 2026
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Federico Fellini, il significato oltre La Maschera

Il 20 gennaio 1920 nasceva a Rimini il maestro Federico Fellini, uno dei registi italiani che piรน รจ stato amato allโ€™estero dove era celebre per i suoi lavori cinematografici che hanno fatto conoscere il costume italiano nel mondo. La dolce vita (1960) dipinge un affresco a tuttotondo di quel determinato spaccato spazio-temporale con una narrazione destrutturata e libera – per il tempo che era – da quei tabรน fino a quel momento mai abbattuti, in cui il regista mette in continuo dialogo il sacro con il profano attraverso i suoi personagg* che hanno un denominatore comune che li/le caratterizza, tanto da appellarli โ€˜fellinianiโ€™.ย  Indagando ancora possiamo dire che tali personagg* diventano una strada percorribile per una ricostruzione del sentimento del bel paese nel corso dei decenni, nonostante siano estremamente personali e filtrati da uno sguardo autobiografico che conduce a una deformazione esasperata di autobiografismo che genera quel grottesco che diviene marca stilistica nellโ€™estetica dei lungometraggi del cineasta.

Dopo i suoi primi due film Sceicco bianco (1952), su commissione da un trattamento di Michelangelo Antonioni, e I vitelloni (1953) una sorta di ripiego perchรฉ i produttori tergiversavano per produrre altro, lavora alla regia dei due primi film pluripremiati, La strada (1954) e Le notti di Cabiria (1957), lavori che lo portano, in cima a tutti gli altri premi ricevuti, allโ€™Oscar.ย  Con La strada, film vincitore della statuetta dโ€™oro come miglior film straniero, Fellini crea il film che lui stesso dichiarerร , nel corso degli anni, di girare nuovamente ogni volta, come narra Gianfranco Angelucci in Giulietta Masina (Edizioni Sabinรฆ):

ยซ[โ€ฆ] โ€œHo sempre fatto lo stesso filmโ€, ripeteva con il tono di esporre una veritร  quasi banale, sotto gli occhi di tutti, eppure mai presa seriamente in considerazione. Voleva dire, tra il compiacimento e un poโ€™ di tedio, che un artista non puรฒ esprimersi altrimentiยป. Per quanto riguarda lโ€™assegnazione del ruolo da protagonista di Giulietta Masina in La strada, ci sono testimonianze diverse. In entrambi i casi pare che Dino De Laurentiis volesse Silvana Mangano con la sua femminilitร  provocante da poco portata sullo schermo con Riso amaro (1949) di Giuseppe De Santis, e che, in una delle due versioni Fellini per proporre la Masina non abbia detto a De Laurentiis il nome dellโ€™attrice che andava a proporre ma gli fece vedere un breve girato con lโ€™attrice giร  calata nei panni e nel trucco del personaggio (personaggia, nel rispetto di genere del linguaggio) che interpretava, questo pare che lo convinse immediatamente (da una intervista a Dino De Laurentiis, in contributi extra allโ€™interno del DVD del 2003 di La Strada). La seconda versione รจ che Fellini, alla notizia datagli da parte di De Laurentiis alla firma del contratto, della Mangano come protagonista, abbia lanciato e strappato con molta determinazione i fogli dellโ€™accordo da sottoscrivere. Tanta determinazione di Fellini convinse subito il: ยซtycoon napoletanoยป, cosรฌ narra Angelucci nel libro menzionato precedentemente. Le due versioni potrebbero essere entrambe vere e potrebbero essersi “susseguite” in un lasso temporale oppure si รจ voluta indorare la pillola nel racconto di una delle due. Secondo il regista solo Giulietta Masina avrebbe potuto dare corpo e voce alla protagonista di questa โ€œfavola truceโ€ e senza tempo, accompagnata da un tema musicale โ€˜spacca cuoreโ€™ creato da Nino Rota. A film ultimato Cabiria, allโ€™attrice Giulietta Masina, rese i complimenti del grande Charlie Chaplin e la nomina, in Inghilterra, di โ€˜Female Chaplinโ€™ (Charlot al femminile). Con La strada e Gelsomina interpretata dalla Masina inizia quellโ€™elevazione ad Icona Sacra, voluta da Federico Fellini che si accingeva a realizzare il suo sogno irrinunciabile, e che vedremo sarร  ancora piรน evidente in Le notti di Cabiria. Giulietta รจ una chiave magica clownesca che Fellini ha continuato a disegnare negli anni, avvolta da una magia che rappresentava una sorta di ideale angelico; non dimentichiamo che Fellini muove i primi passi nellโ€™ambiente culturale romano, dopo essersi trasferito a 18 anni dalla provincia della sua Rimini, attraverso le riviste di satira, in particolare al Marcโ€™Aurelio in cui lui era disegnatore e vignettista.

La strada รจ una metafora visiva, attraverso uno specchio deformante, della relazione tra Fellini e Masina, con dei tratti coincidenti tra Gelsomina e la genesi dellโ€™attrice, che lo vede confermare quellโ€™inclinazione allโ€™autobiografismo che come detto lo ha continuamente contraddistinto. La narrazione essenziale di questo lungometraggio lascia intendere che tutti i film successivi siano come derivazioni di questa stessa pellicola come fossero sequel o spin off, in particolar modo per Le notti di Cabiria dove troviamo una continuitร  tra Gelsomina e Cabiria.ย  A mettere in relazione le due donne, apparentemente cosรฌ diverse, รจ il loro animo, la loro timidezza e ingenuitร  angelica e infantile, come le due facce della โ€˜femme anfantโ€™ – la โ€˜donna bambinaโ€™- nellโ€™opera di Fellini, un concentrato di purezza e santitร  che trova in Giulietta Masina lโ€™interprete ideale tanto da sovrapporsi alla sua immagine pubblica. Lโ€™iconicitร  dei due personaggi femminili va osservata soprattutto da un punto di vista sacro come il regista ha voluto, un preludio a quella simbologia religiosa che sarร  marca stilistica in tutti i suoi film. Fellini crea attraverso la messa in scena dei forti richiami alle Icone Sacre evocando le immagini dei Santi delle chiese ortodosse (come scrive Jean-Max Mรฉjean in Giulietta Masina la – Muse de Fellini, di D. Delouche, J.-M. Mรฉjean e Z. Valdรฉs, La tour verte).ย  I foulards e le sciarpe usati come copricapo su Cabiria evocano nellโ€™immagine estetica il velo della Madonna, le spalle asimmetriche del malmesso cappotto, inquadrato da dietro, la croce come simbolo cristologico, le pose in ginocchio a mani giunte in un montaggio alternato con le immagini Sacre di Madonne e Croci portate in processione o adorate dai pellegrini al Santuario sono un continuo riferimento al Sacro. Troviamo poi non piรน simbolici ma espliciti riferimenti come per lโ€™inquadratura estrapolata dalla sequenza della processione in La strada, in cui il significato sfocia nellโ€™esplicitazione del simulacro attraverso una scritta che non lascia dubbi. La trasfigurazione a immagine sacra delle due donne protagoniste in La strada e Le notti di Cabiria, avviene anche attraverso lโ€™uso del maquillage in sinergia con il lavoro apportato dai due direttori della fotografia Otello Martelli e Aldo Tonti che nel bianco e nero giocano accentuando il contrasto tra il pallido della carne e lo scuro delle ombre per esaltare al meglio la figura della Masina, come se emanasse luce interiore alla maniera di una vetrata figurativa (Angelucci, 2021). Mi voglio soffermare sul ricordare quanto sia importante che i due operati, quello del truccatore e quello del direttore della fotografia producano effetti sinergici e quanto sia fondamentale che guardino nella stessa direzione e abbiano gli stessi obiettivi poichรฉ ciascuno ha, potenzialmente, la facoltร  di indirizzare diversamente, dallโ€™obiettivo posto, il lavoro dellโ€™altro, allo stesso modo lavorando in sinergia il risultato รจ potenziato. Non sono solo le ombre e la luce ben utilizzati a dare significato al sentimento sensibile delle due personagge ma tanti altri โ€˜trucchiโ€™: lโ€™uso di contorni scuri che bordano lโ€™occhio per dare durezza o infinita tristezza, sguardi eterei di occhi che si perdono nella vita come sul volto senza alcun contrasto con lโ€™incarnato, sopracciglia clownesche che esprimono dolcezza dโ€™animo per Gelsomina, che non sono solo caratterizzazione neanche per Cabiria maย  significano lโ€™evoluzione del suo stato dโ€™animo, ammorbidendosi nelle forma, sempre meno ascendente, man mano che lโ€™ascesa avviene interiormente alla personaggia e che la sua immagine si eleva al Sacro. Caetano Veloso nel 1987 ha dedicato un intero album alla coppia piรน famosa del cinema italiano, in un brano dal titolo Giulietta Masina racconta proprio di un occhio del quale si perdono i contorni, definendolo nebbioso, e della famosa lacrima nera dellโ€™ultima sequenza di Le notti di Cabiria.

Un momento molto suggestivo in cui il trucco assume una forte valenza significativa รจ proprio in questa sequenza finale in Le notti di Cabiria. Lo sguardo in macchina della protagonista rompe la quarta parete, non in modo dissacrante come avverrร  non pochi anni dopo in A bout de souffle di Godard, e neanche come interrogativo rivolto allโ€™interioritร  dello spettatore dopo la lunga corsa verso il mare e i suoi significati metaforici che bagnano letteralmente Antoine Doinel in Les 400 coups di Franรงois Truffaut, lo fa in un modo dolce e candido ma allo stesso tempo pieno di consapevolezza, in un congedo intriso come da uno stato di grazia, forse, quella stessa grazia che viene offerta a Marcello Mastroianni da โ€˜Paolinaโ€™ e che per incapacitร  di comunicazione non riuscirร  a cogliere in La dolce vita, (1960). Lโ€™elevazione spirituale raggiunta non verrร  scalfita dal dolore della vita simbolicamente espresso nella maschera con la lacrima nera che scende sul volto sereno e che le fa assumere un aspetto clownesco evocatore di Gelsomina come a voler comunicare che le bassezze altrui e le proprie sconfitte non potranno che essere la sublimazione proprio di quella sacralitร  raggiunta, a volte, in grado di portare sulla strada della redenzione chi vi si approccia.
Marzia Onorato
Redattrice L’agone

 

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