L’Italia alle urne. Ma non c’è più la partecipazione degli elettori

Dalla “passione elettorale” di Gaber all’indifferenza odierna

 Il 12 giugno si è svolta una tornata elettorale per 971 comuni, un totale di quasi nove milioni di abitanti. Il test si può considerare significativo anche se le elezioni amministrative e quelle a livello nazionale sono difficilmente paragonabili. Comunque la tentazione di generalizzare un risultato locale c’è sempre. Il dato più interessante su cui riflettere è però la partecipazione al voto, che ormai è in costante diminuzione, in questo primo turno di elezioni il dato medio di affluenza è stato del 54,79% a fronte del 60,12% delle precedenti elezioni, per non parlare dei referendum che hanno avuto una affluenza del 20.94% non raggiungendo quindi il quorum richiesto.

Le elezioni di… Gaber

Sono lontani i tempi in cui Giorgio Gaber cantava “Le elezioni”, in cui ci descriveva l’emozione nel recarsi al seggio, ricevere una matita ben temperata e come fa bene “un po’ di partecipazione”. Quasi un italiano su due ha rinunciato al proprio diritto di voto. Perché ciò avvenga è motivo di dibattito che non si esaurirà certo nei prossimi giorni, il fenomeno dell’astensionismo sembra avere ragioni profonde.

Evidentemente “la partecipazione” alle elezioni non viene più vista come l’occasione per “partecipare” alle scelte generali. Sembra tramontato il tempo in cui i grandi partiti elaboravano strategie su tutti gli aspetti della società, affrontando nel loro insieme, almeno formalmente, la complessità delle relazioni tra le varie componenti della società stessa.

Dal partito alla lista civica

La progressiva perdita della funzione dei partiti nella elaborazione di tale complessità, ha portato alla creazione di organizzazioni politiche e movimenti che si occupano di un tema particolare, non tenendo conto della interdipendenza che esiste tra tutti gli elementi della organizzazione sociale. Anche a livello locale, i partiti tendono ad essere sostituiti dalle liste civiche tanto che un cittadino-elettore non attento alle formazioni politiche cittadine, che il più delle volte si costituiscono per la specifica tornata elettorale, difficilmente sarà in grado di capire a quale schieramento appartiene il candidato a cui affidare il proprio voto. Un esercizio di chiarezza sarebbe necessario da parte della classe politica se si vuole veramente arrestare l’astensionismo crescente, con la scarsa partecipazione al voto ci perdiamo tutti.

L’area sabatina

Per quanto riguarda i comuni intorno al lago di Bracciano, il centrosinistra ne governa tre su quattro, il 12 giugno Manziana con il sindaco Alessio Telloni, si è aggiunta a Bracciano e Trevignano, che il centrosinistra si era aggiudicata lo scorso anno. Formello conferma il sindaco uscente, Gian Filippo Santi, con la sua lista di centrodestra. Anche Ladispoli conferma, direttamente al primo turno, il sindaco uscente Alessandro Grando. L’alleanza tra Partito Democratico e Movimento cinque stelle a Ladispoli non sembra aver funzionato. Potrebbe essere un segnale su come questa alleanza possa essere accolta dagli elettori, infatti il prossimo anno il Lazio dovrà eleggere il proprio governatore.  L’altro comune del comprensorio, Cerveteri è andato al ballottaggio, Maria Elena Gubetti (centrosinistra), con il 40,35% a contendersi la carica di sindaco con Giovanni Boscherini, 31,58% dei voti, appoggiato da una lista di centrodestra*.

Salvatore Scaglione

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